Musica Arte Tecnologia Storie Estreme

19

Jul

After the Summer Rain

Autore: Mauro @ 2008.07.19.00.01.25 — Categorie: Elettroacustica, GiapponePermalink

L’esplorazione estiva di Art of the States continua con questo brano per pianoforte amplificato e parte elettronica che ha alcuni momenti decisamente deliziosi, anche se a tratti si perde in qualche estetismo, ma nel complesso l’insieme mi sembra buono.

L’autore è Hideko Kawamoto, nata in Giappone nel 1969 e cresciuta musicalmente negli USA dove risiede.

Note di programma:

After the Summer Rain for amplified piano and two-channel tape, dedicated to the memory of Clarence Asher Peevey (17 July 2000 - 28 July 2000), was inspired by Rainer Maria Rilke’s poems ‘(Nos Pleurs)’ and ‘Before the Summer Rain’ (1906).

The visual images of a summer forest, including rain pouring onto trees, shiny silver spider webs, and dark wet ground … were transferred into sounds using piano as the basic sound source for creation of the tape part … The piano part represents a person who has been inside the wet forest after experiencing the heavy summer rain. The tape part represents the natural phenomenon of the summer forest.

This piece is Part II of Summer Rain, composed immediately after Part I, Summer Rain - Dawn (2000) for two-channel tape.”

[Hideko Kawamoto]

Hideko Kawamoto - After the Summer Rain (2000), for amplified piano and two-channel tape
Corey Jane Holt, piano

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18

Jul

Macchina da scrivere?

Autore: Mauro @ 2008.07.18.00.01.38 — Categorie: VariePermalink

No, oggetto di culto. Perché questa è la macchina con cui Douglas Adams scrisse Guida galattica per gli autostoppisti (The Hitch-Hiker’s Guide to the Galaxy) diffusa dapprima come serie radiofonica dalla BBC (1978) e poi ampliata in una famosissima serie di romanzi.

Adesso la sua macchina da scrivere autografata è in vendita a circa $ 25.000

macchina di douglas adams

Via Boing Boing Gadgets

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17

Jul

Mouse steampunk

Autore: Mauro @ 2008.07.17.03.17.56 — Categorie: SculturaPermalink

Un oggetto steampunk fra i più belli che abbia mai visto. L’immagine originale viene da un sito russo, forum.modding.ru, che però ora non sembra raggiungibile.

Update: adesso funziona. Altre immagini qui.

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17

Jul

Dynamic Architecture

Autore: Mauro @ 2008.07.17.02.29.59 — Categorie: ArchitetturaPermalink

I disegni e le foto non bastano più per illustrare un progetto. Ora servono i video.

David Fischer, che è cresciuto e ha studiato a Firenze, costruirà i primi edifici mobili di grandi dimensioni a Dubai e Mosca (per la verità esistono già alcune case ruotanti, ma sono delle curiosità).

La Rotating Tower, come è stata denominata, ha caratteristiche che la rendono assolutamente unica dal punto di vista architettonico, ingegneristico, costruttivo ed energetico. È il primo edificio al mondo che cambia la propria forma, è il primo ad essere prodotto in fabbrica, ed è l’unico autosufficiente dal punto di vista energetico. Infatti il grattacielo produrrà attraverso le turbine eoliche posizionate tra i piani un’ energia sufficiente per i propri consumi e per altri edifici vicini.

La Rotating Tower Dubai Development LTD ha annunciato l’apertura delle liste di prenotazione per la prima torre dinamica a Dubai. La torre avrà 80 piani e sarà alta 420 metri. Gli appartamenti, di notevole prestigio, partiranno da una superficie minima di 124 m2 alle ville di 1200 m2, dotate di parcheggio al piano.

L’architetto Fisher ha anche annunciato che la seconda torre dinamica, già in fase avanzata di progettazione, sarà costruita a Mosca, per diventare la nuova icona della capitale russa. Questo grattacielo, commissionato dalla Mirax, il gigante russo del Real Estate, guidato dall’investitore Sergei Polonski, avrà 70 piani e sarà alto 400m. La produzione del grattacielo di Mosca, sito presso il nuovo centro direzionale di Mosca City, avrà inizio nei prossimi mesi e sarà completata entro il 2010.

Questo il sito e qui un pdf in italiano. Ed ecco il video (un po’ pomposo, come è tipico dei venditori).

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15

Jul

Everest panorama

Autore: Mauro @ 2008.07.15.02.20.47 — Categorie: Asia, ViaggiPermalink

western cwmGuardate questo panorama realizzato dal danese Hans Nyberg e se non vi emoziona, preoccupatevi almeno un po’.

Perché questo è il mondo visto dal suo punto più alto. Un luogo che, per una strana ironia, è uno dei posti più inospitali del pianeta e forse proprio per questo, più emozionanti.

Quando si arriva in aereo a Kathmandu. si vede la cima delle montagne in distanza e ci si rende conto che i picchi più alti sono all’incirca alla stessa altezza dell’aereo. È incredibile e inquietante il pensiero che, scalando l’Everest, si mettono i piedi all’altitudine di crociera di un Boeing 747.

Io non ci sono mai arrivato sulla cima e nemmeno vicino, ma, quando ero giovane, ho camminato sul Western Cwm (nella foto, cliccatela), la valle del silenzio, oltre la seraccata del Khumbu, a 6000 + qualcosa metri e qui, circondati dal Nuptse, dal Lhotse e dall’Everest, ci si rende conto che il pianeta è incredibilmente più grande e potente di te e che merita un immenso rispetto…

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14

Jul

a pressure triggering dreams

Autore: Mauro @ 2008.07.14.01.08.48 — Categorie: ElettroacusticaPermalink

“a pressure triggering dreams” (1996-1997) è un brano del compositore americano David Felder (b.1953), per orchestra ed elettroacustica dal vivo nella forma di campioni di flauto elaborati elettronicamente e affidati a un campionatore per l’esecuzione. Completano la parte elettrica un basso elettrico e una amplificazione selettiva di alcuni strumenti.

Concettualmente ho qualche riserva (i.e. perché proprio suoni di flauto?), ma il risultato sonoro non è male, frenetico e ad alta energia, anche se gli interventi elettronici si sentono solo in particolari punti e a volte si fatica a discernerli nella massa orchestrale.

Ma forse questo è proprio quello che il compositore voleva. Comunque ognuno può farsi la propria opinione. Ecco le note di programma e il brano, tratti da Art of the States.

“The work a pressure triggering dreams was commissioned by the American Composers Orchestra for Carnegie Hall, for a premiere in May 1997 … [It] was to be a work that included electronics. I elected to respond to this request by incorporating a companion ‘orchestra’ consisting entirely of computer-processed flute sounds within the orchestral tapestry and to expand the orchestra by using live sampler keyboard, electric bass, and by selectively amplifying solo instruments. […]

“The title is a rough translation of some remarks made by Friedrich Nietzsche in The Birth of Tragedy (1870-1871) when he is speaking of the effect of Richard Wagner’s musical language upon the listener — this remark characterized my subjective response to the piece I was then composing and therefore serves as a kind of emblem for the composition. A wide variety of materials (extracted from my series of ‘Crossfire’ pieces — soloists, electronics, video, and computer processing of acoustic materials made by the individual musicians) is deliberately compressed in the attempt to create an atmosphere of saturation somehow related to the experience of persistent musical afterimages suggested by Nietzsche’s brilliant observations. […]”

David Felder - a pressure triggering dreams (1996-1997), per orchestra e elettronica
Buffalo Festival Orchestra, Harvey Sollberger, conductor

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13

Jul

Apocalypse Now

Autore: Mauro @ 2008.07.13.01.36.55 — Categorie: CinemaPermalink

apocalypse nowTornato un po’ tardi da Trento (dove piove), mi trovo catapultato in mezzo ad Apocalypse Now Redux (la versione del 2001), trasmesso sul terzo.

Non riesco mai a staccarmi da questo film quando lo vedo. Penso che sia uno dei film più potenti dell’intera storia del cinema. Credo di averlo visto ormai almeno 30 volte, non perché lo rimetta su continuamente (capita solo quando lo qualcun altro, tipicamente più giovane di me, lo vuol vedere), ma proprio perché non riesco a cambiare canale quando lo fanno in TV. Ormai so le battute a memoria.

La guerra del Vietnam non è stata solo storia per me. È iniziata quando avevo 10 anni ed è finita quando ne avevo 21. Sono andato a decine di funerali a quell’epoca. Padri e fratelli maggiori dei ragazzini americani con cui giocavo. Ho scritto altrettante lettere di partecipazione e condoglianze. Ho sentito i racconti di quelli che sono tornati, al punto da sognarmela.

Secondo me, la nuova versione del film, con tutte le scene che erano state tagliate nella versione precedente, non aggiunge un gran che al lavoro di Coppola, ma ha un pregio: lo rende più lungo e la storia del capitano Willard che risale il fiume su una PBR (una barchetta di plastica, peraltro ben armata) dall’assurdo nome in codice di “Street Gang”, ha bisogno di tempo.

Willard, risalendo il fiume in cerca di Kurtz, ad ogni passo, perde parte della sua umanità. I suoi compagni, uno dopo l’altro, perdono la vita, tranne uno che riesce ad astrarsi sufficientemente da restare vivo.

O forse no. Sono ancora indeciso.

Willard, risalendo il fiume in cerca di Kurtz, ad ogni passo, recupera parte della sua umanità andando oltre ogni convenzione sociale, ogni ipocrisia, ogni finta pietà, laggiù, dove Kurtz è già andato. La storia dei bambini vietnamiti vaccinati dagli americani a cui i vietcong tagliano il braccio vaccinato è tanto crudele quanto perfetta (“E allora ho capito che loro erano più forti di noi…”).
Willard matura il suo Cuore di Tenebra. Quello che, forse, sarebbe dovuto essere il vero titolo del film, come il romanzo di Joseph Conrad (uno dei più grandi scrittori in lingua inglese, che era, in realtà, polacco) da cui il film dice di essere “liberamente tratto” (così liberamente che in certi punti sono uguali perfino le battute).

Comunque, è solo per questo che alla fine riesce ad uccidere Kurtz. E quando esce, per tutti è il nuovo Kurtz secondo una consuetudine tribale che ha salde radici nella parte rettiliana del nostro cervello, largamente usata nei romanzi e nel cinema (e.g. “Chi uccide un capo Necromonger diventa il nuovo capo Necromonger”, The Chronicles of Riddick).

Ma Willard sfugge alla regola. Recupera Lance, l’unico sopravvissuto ormai perduto in un suo mondo allucinato, risale sulla PBR e punta la prua, dove?? Ridiscende il fiume tornando alla pseudo-civiltà che lo aveva spedito ad uccidere un colonnello dei berretti verdi, un suo compatriota, perché “I suoi metodi sono … malsani”, oppure si dirige contro corrente, verso la sorgente del fiume, verso il nulla?

Infine, due parole su RAI3 che riesce ad avere qualche sprazzo di intelligenza, ma per il resto si allinea alla spazzatura imperante.
Vi sembrerà un discorso inutile, ma, per me, vedere la pubblicità in questo film è come imbattersi in una merda in mezzo a una mostra di Kandinsky e non merda d’artista, ma merda e basta. L’idea, poi, di piazzarci in mezzo il TG testimonia della bassa considerazione, non solo del film, ma soprattutto del pubblico.
E alla fine, come ormai fanno tutti, niente più titoli di coda.

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12

Jul

Amok!

Autore: Mauro @ 2008.07.12.03.29.28 — Categorie: ElettroacusticaPermalink

Un’orchestra di gamelan campionati è quanto esce dalle mani di Evan Ziporyn, compositore americano nato nel 1959, che si dice fortemente influenzato dalla cultura balinese.

Il brano, in 6 movimenti, si intitola Amok! ed è del 1997. L’autore scrive

[Amok!] uses sample technology and the incredible virtuosity and dedication of the musicians to create an impossible musical landscape, a virtual gamelan and then some. Our voracious sampler eats up the whole gamelan and spits it out again, with chromatic gong scales, gigantic gangsa chord-clusters, six reong sections in different keys. Robert Black’s effect boxes and triggering devices allow his bass to match the 25-piece gamelan blow for blow. Melodies begin in the gamelan and find themselves someplace else; simple bass melodies, transformed by delay and harmonization, find their way to Bali and end up sounding almost traditional. The technology makes anything possible with enough megabytes of memory, and the exhiliration this creates is matched only by the terror of figuring out what to do with it. As soon as one abandons the safety of traditional form, western or Balinese, what is to be done? Nothing but to run amok and see what’s left standing when the smoke clears

Offerto da Art of the States

Robert Black, double bass
Gamelan Galak Tika
Evan Ziporyn, director, kendang (barrel drum)
with
Dan Schmidt, sampler
Alex Rigopulos, gamelan sampling

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10

Jul

I Am Not A Computer

Autore: Mauro @ 2008.07.10.04.09.10 — Categorie: MultimediaPermalink

Pur nella totale banalità post-minimale di una musica che ruota attorno a un centro vuoto senza privilegiare nessuna direzione, Paul Laino va un passo oltre Eno, Nyman e simili e riesce ad essere quasi emozionante in questo piccolo saggio multimediale in cui una macchina sembra cercare una umanità.

Composer’s Note:
Through juxtaposition, this piece comments on the struggles of intercommunication. The video displayed should not be looked upon as an accompaniment, but rather an essential member of the ensemble.

Music Composed and Recorded By: Paul T Laino
Video Shot and Directed By: Pete Bune
Edited By: Henry Quindara

Copyright 2008

Conductor: Christian Alonzo
Vibraphone: Patrick O’Reilly
Juno-60 Synthesizer: Originally Performed By: Gregory Post, Recorded by: Matthew Carrington
Cello: Matthew Vann

Video shot on location in Brooklyn, NY

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9

Jul

Schoenberg op.11 analisi

Autore: Mauro @ 2008.07.09.13.32.41 — Categorie: 900 storicoPermalink

Vi segnalo un dettagliato lavoro di analisi dell’op. 11 di Schoenberg (sono i Drei Klavierstücke), con tanto di partitura e ascolto in linea.

Lo trovate qui.

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