Il vero male non muore mai

DoomVi viene in mente niente?

Sì, per passare il tempo in qualche sera d’estate ho ricaricato Doom. La vecchia serie del 1994, con tutti gli episodi.

Non credo che esista un altro gioco che, come Doom, sia riuscito ad incarnare il male. I mostri di Doom possono anche far ridere di fronte alla grafica e al dettaglio di quelli odierni, ma hanno un qualcosa di perverso mai eguagliato da altri giochi e perfino dalle edizioni successive, come Quake.

E lo dimostra anche la sua popolarità. Wikipedia riporta che il fenomeno ebbe un impatto così grande che molte aziende (tra le altre Intel e Lotus Software) e università vietarono specificamente l’utilizzo del gioco nelle loro sedi, per evitare che venisse utilizzato in rete anche durante gli orari di lavoro. Non è conosciuto il numero totale di copie vendute, includendo tutti i giochi che hanno portato il nome Doom, ma potrebbe essere ben superiore ai quattro milioni; l’incasso delle vendite del solo Doom II è stato superiore a 100 milioni di dollari. Nel 1995 la popolarità era così alta che, secondo una stima, era presente in più computer Doom che Windows 95, nonostante l’enorme campagna pubblicitaria di quest’ultimo.

Essendo il primo “first person shooter”, il gioco suscito anche una serie di controversie che raggiunsero il massimo quando si scoprì che i due autori del massacro alla scuola di Columbine erano patiti del videogioco. Una leggenda metropolitana dice che uno di essi, Eric Harris, creò livelli aggiuntivi per prepararsi alla strage, con tanto di rappresentazione dell’edificio scolastico e dei compagni di classe.

Personalmente, penso che i mostri di Doom abbiano un impatto emozionale così alto perché non sono solo essere mostruosi, ma hanno degli elementi di archetipi significativi. Il Baron of Hell, letteralmente un minotauro, i cervelli con zampe robotiche da ragno (Arachnotron e Spider Mastermind), i teschi incorporei e volanti delle Anime Perdute (Lost Soul), l’Arch-Vile che resuscita i morti si collegano tutti a paure antichissime.

È casuale, ma interessante anche il fatto che John Romero, ideatore del gioco, abbia lo stesso cognome del George Romero della Notte dei Morti Viventi, forse il più celebre film horror di tutti i tempi. Ammazza, ammazza!

Nota: se guardate bene il contorno dell’immagine, noterete qualche elemento sospetto. In effetti è tratta dalla versione di Doom, ancora in lavorazione, per iPhone. Per ora più una proof of concept che un gioco vero e proprio. Ma vedremo….


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2 Responses to “Il vero male non muore mai”

  1. Doom non è stato il primo FPS (first person shooter), ancora prima c’ è il meraviglioso Wolfestein 3D, protagonista dei miei pomeriggi da adolescente sul 386 :-)

    Cmq, Doom è meraviglioso, ed è bellissimo rigocarlo adesso nella versione per windows (non mi ricordo come si chiama, credo jdoom o qualcosa di simile), con i modelli poligonali rifatti, le texture in alta risoluzione e soprattutto la combinazione mouse + tastiera, nata dagli sparatutto in vero 3D come il primo Quake.

    Oddio si risveglia il videogiocatore che è in me…
    :-D

  2. Paolo Ingraito on August 21st, 2008 at 15:49:06
  3. wolfenstein è sempre della id software, gli stessi di doom, però fra i due c’è un abisso
    io ci ho giocato, ma lo considero un po’ come la prova di doom
    inoltre wolfenstein era positivo, doom, invece, ti attira in un vortice per cui alla fine anche tu sei il male…

  4. Mauro on August 21st, 2008 at 16:20:09

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