Le Lac

Categories: Strumentale
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Comments: 2 Comments
Published on: 4 February 2009

Questo Le Lac, per ensemble, composto nel 2001 da Tristan Murail è sicuramente un bel brano, ma, a mio avviso, è così tipico della sua produzione da sfiorare il manierismo. Traduzione: per me, è meno emozionante di altri brani, però è scritto proprio bene.

Le sonorità si susseguono e si sciolgono l’una nell’altra in un modo così perfetto che, a tratti, non sembrano nemmeno originate da strumenti, ma il risultato di un sapiente lavoro di missaggio e montaggio da studio.

Il brano occhieggia l’omonimo poema di Lamartine, ma è soprattutto musica che si ispira a modelli naturali: l’analisi acustica del suono della pioggia sul lago, una versione stilizzata di tuono, un grido di uccello non identificato, la texture elettronica delle rane in primavera…
E dietro a tutto questo, il lago. Una superficie sempre uguale e sempre cangiante, gioco di permanenza e di effimero, di movimento e di umore, la logica dell’inaspettato, l’ordine e la semplicità annidati all’interno del caotico e del complesso.

Update: certo che rileggendo quello che ho scritto e ascoltando il pezzo per la terza volta, mi rendo conto che è inutile dire che non è bello come gli altri. Forse in qualche punto ricorda in modo un po’ scoperto Ligeti, Messiaen e addirittura Debussy, ma è maledettamente bello. Il punto (e il problema) è che dentro ci sono quasi tutti – e qui potrei dire sia le modalità espressive (in positivo) che i manierismi (in negativo) – della fine del secolo scorso. Un bel modo di salutare il nuovo millennio.

Note finali:

  1. purtroppo, come al solito, il brano è diviso in tre parti che, comunque, vi metto tutte qui;
  2. continuo a non capire perché chi mette musica su You Tube non cita quasi mai gli interpreti;
  3. dato che l’unico elemento video è il faccione di Murail, ho ridotto al minimo le dimensioni: c’è molto da ascoltare e niente da vedere;
  4. in questa strana e forse barbarica era, sembra che la musica debba vestirsi di falsi video per essere ascoltata, ma invece questa è musica raffinatissima, a tratti quasi leziosa, ma sicuramente in grado di stare in piedi da sola.

Parte 1

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Parte 3
2 Comments
  1. Giovanni b. says:

    Murail quando era venuto a fare un corso qui da noi, aveva detto che il famoso lago… non è nient’altro che il lago dietro casa sua in america… che era bianco e scompariva in inverno, si popolava in primavera ecc. ecc.
    Comunque sono piuttosto d’accordo con la tua critica.
    Ciao!

  2. Cesare says:

    Adoro Murail. meglio 1000 Murail manieristici che i soliti milioni di piccoli Pierre Boulez (cito Murail stesso) che girano per il mondo e che non avranno mai la fama e i soldi del francese…

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