Un problema di deciBel?

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Published on: 30 September 2006

Recentemente è apparsa una lettera aperta di un executive dell’industria musicale che ha sollevato un caso. Questo signore, tale Angelo Montrone, è il vice presidente del dipartimento A&R (Artists & Repertoire) della One Haven Music, che fa parte della Sony.
In breve, lui lamenta l’eccesso di compressione e di riempimento, con conseguente incremento di volume, nelle incisioni attuali, rispetto, per es., a quelle degli anni ’80. Il tutto condurrebbe a un eccessivo affaticamento dell’orecchio, che comporterebbe una prematura sensazione di stanchezza degli ascoltatori.
Cito un estratto:

There’s something . . . sinister in audio that is causing our listeners fatigue and even pain while trying to enjoy their favorite music. It has been propagated by A&R departments for the last eight years: The complete abuse of compression in mastering (forced on the mastering engineers against their will and better judgment).

Fra le altre prove, porta due incisioni dello stesso gruppo, Los Lonely Boys, a vari anni di distanza. Ascoltate i Lonely Boys vari anni fa e oggi. Notate che effettivamente le canzoni sono simili, ma l’arrangiamento attuale è molto più pieno e il livello medio è più alto.

La cosa mi ha incuriosito perché anch’io a volte ho questa sensazione.
Ci sono due modi di misurare l’ampiezza di un suono (quello che viene generalmente chiamato volume): l’ampiezza di picco e l’ampiezza RMS.
Il primo misura l’ampiezza istantanea dei picchi, cioè i punti con il volume più alto che però hanno durata minima. Fisiologicamente il dato è importante perché sono proprio i picchi improvvisi molto alti che possono provocare danni al timpano (il meccanismo difensivo del timpano, infatti, impiega circa 1/10 di secondo per entrare in azione).
Il secondo, invece, è una media che ha senso su lunghe durate (anche 1 minuto o più). Dal punto di vista fisiologico, un alto livello di ampiezza RMS affatica il sistema uditivo. Chiaramente è quest’ultimo che viene tirato in ballo da Mr. Montrone.
Trattandosi di CD, cioè di cose che non hanno un volume assoluto perché dipendono dall’amplificazione, tutte le misurazioni si fanno rispetto rispetto al massimo teorico del CD, che è uguale per tutti i dischi ed è la massima ampiezza possibile usando 16 bit, lo standard del CD audio.
Di conseguenza, si misura la distanza dal massimo possibile, definito come 0 dB. Si guarda, cioè, quanto l’incisione ha saturato l’ampiezza disponibile e per quanto tempo.

A questo punto, sono partite le misurazioni. Si è scoperto che, nella seconda metà degli ’80, l’ampiezza media (RMS) dei dischi di pop music era intorno ai -15 dB, cioè 15 deciBel sotto il massimo possibile. Attualmente, invece, la media si è alzata a valori he vanno da -12 a -9 dB, cioè l’incisione è molto più saturata (pensate che una differenza di 6 dB equivale al doppio).
Le mie misurazioni confermano questa tendenza. Bisogna considerare che io non ho molti dischi recenti e che in ogni caso i miei gusti sono un po’ particolari. Le cose più normali che ho sono i King Crimson o Peter Gabriel, mentre servirebbero dischi da top 10.
Comunque, posso aggiungere che, se effettivamente i dischi dei tardi anni ’80 sono incisi a circa -15 dB di media, nei primi ’80 eravamo a circa -19 e negli anni ’70 (rimasterizzati) a -22 dB.
La corsa al rialzo, quindi, non è solo recente, ma esiste da sempre.

Cos’è, è semplice dirlo. Si tratta del modo di comprimere. In pratica l’incisione viene prima compressa, riducendo le differenze fra i piano e i forte, poi la media viene alzata per occupare la parte superiore del range di ampiezza. Adesso, con la registrazione a 24/32 bit, si può fare ancora meglio.
In tal modo, il brano suona più forte, più grintoso, ma anche più piatto, con meno differenze dinamiche.
È più difficile, invece, capire perché sia nata questa mania. Non dipende solo da un mutamento di genere. Stiamo parlando delle top 10, non del punk.
Sembra dipendere, più che altro, dal modo di fruire la musica. Oggi si ascolta in un modo diverso da 20/30 anni fa. In macchina, in treno, mentre si corre, dal computer, etc. E così la musica deve competere con altri suoni. Forse.

Cosa ne pensate?

4 Comments
  1. Fede says:

    Per un periodo sono stato a chiedermi perchè ascoltare certa musica mi stancasse così in fretta, la compressione demente è la spiegazione che mi sono dato…
    Una pagina interessante a riguardo http://www.cdmasteringservices.com/dynamicdeath.htm

  2. federico says:

    Ho un disco degli australiani Go Betweens, Oceans Apart. L’ascolto non mi convinceva e ho aperto una delle loro tracce con un programma che mi visualizzasse l’onda.
    La traccia, come tutte le altre, è risultata una fascia di suono pressochè uniforme schiacciata fino agli zero db.
    Tuttora non mi spiego la scelta: il risultato è veramente pessimo.

  3. Leonardo says:

    è una cosa che pure io avevo notato (anche se non mi ci ero arrovellato sopra più di tanto)…
    La differenza (volumetrica, non entro in altri aspetti…) tra un CD dei Genesis dei primi anni ’70 e uno degli Slayer di metà anni 80 è palpabile, ma la differenza tra quest’ultimo ed un CD degli Slayer recente è molto, molto più accentuata…

    Credo pure io che questa “saturazione” della musica sia dovuta al diverso approccio che la gente ha adottato con la musica negli ultimi anni, al di là delle scelte stilistiche di un singolo artista o del genere che esso suona. Ed è lo stesso motivo per cui alla degli ultimi anni top 10 non abbiamo mai visto musica “particolare”: la musica è diventata da piacere a semplicemente contorno per altre cose… anche in questo momento sto ascolando della musica mentre sto scrivendo… e chiaramente tutto ciò che non è musicalmente semplice e “melodicamente pulito” (sto usando certamente termini assurdi, ma spero di rendere l’idea) difficilmente può essere usato come contorno…
    Questa “non ricerca” della musica (l’accontentarsi di ciò che passa il convento) è resa ancora più facile se ci si trova a che fare con musiche stordenti e piatte… senza contare che talvolta la musica è volgarmente usata appositamente come “strumento” stordente.

    In sincerità, dubito che il volume troppo alto dei CD possa portare a gravi conseguenze (anche se sicuramente non fa bene): sarebbe contro gli interessi stessi dell’azienda.

    In ogni caso, credo che chi oggi ancora fa musica non da “top 10″ continui, come un tempo, a fare canzoni la cui onda sonora non è un’unica lunga banda uniforme.

  4. Corrado Fiore says:

    D’accordissimo. Il problema è ancora peggiore in radio e in TV, purtroppo. Abbiamo i mezzi tecnologici per ascoltare bene e ci rifiutiamo di usarli. Pensa che una volta mi è capitato di vedermi rifiutare delle basi musicali perché non erano sufficientemente schiacciate. Vani tutti i tentativi di convincere il manager (che era pure musicista!) ad alzare il volume :-( ((

    Per completezza, segnalo questo bell’articolo di Bob Katz, credo sia stato uno dei primi a parlarne: http://www.digido.com/bob-katz/compression.html

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