Per Elisa non è di Ludwig van?

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Published on: 13 October 2009

In questo articolo, pubblicato su l’Unità online, Roberto Cotroneo ci fa sapere che, secondo lo studioso italiano Luca Chiantore, Per Elisa non sarebbe di Ludwig van, ma si tratterebbe di un falso realizzato da un giovane musicologo tedesco, tale Ludwig Nohl, che nel 1865 scoprì il manoscritto autografo con gli appunti di Beethoven a Monaco di Baviera. Appunti mai portati a compimento, non una partitura.

Lo studioso italiano Luca Chiantore ha presentato all’università di Barcellona i risultati di un lungo lavoro musicologico. Questo lavoro dice una cosa: il più celebre, il più suonato brano musicale per pianoforte, “Per Elisa”, non è stato scritto da Beethoven. Ma fu un’opera, uscita dai cassetti del grande compositore 40 anni dopo la morte, riscritta da un giovane musicologo tedesco Ludwig Nohl, che nel 1865 scoprì il manoscritto autografo con gli appunti di Beethoven a Monaco di Baviera. Si trattava semplicemente di appunti, e non di un’opera per pianoforte compiuta.

Poi Cotroneo continua dicendo che, in fondo, lui lo aveva sempre sospettato:

Ma è stato fino ad oggi un brano inspiegabile per un compositore come Beethoven. Strano, pieno di banalità compositive, persino bruttarello in quella terza parte del brano che sembra scimmiottare Beethoven senza averne né il genio e neppure le capacità. Chiunque ha eseguito le sonate per pianoforte del grande compositore, di fronte a “Per Elisa” rimane costernato.Come poteva aver scritto una cosa del genere, un genio come Beethoven?

Oddio, io al massimo ho pensato che alcune soluzioni erano un po’ banali, ma ho pensato anche che, in fondo, capita a tutti. O magari LvB temeva che la tipa a cui era dedicata (che fosse Therese Malfatti von Rohrenbach zu Dezza o Elisabeth Roeckl) non avrebbe apprezzato una elucubrazione complessa e così tutto lo sforzo sarebbe stato vano…

La stessa notizia, in formato più scarno, sul Corriere.

7 Comments
  1. nick the old says:

    quandoque bonus dormitat homerus, diceva orazio.

    pensare che un compositore prolifico come lvb non possa mai avere cadute di stile mi sembra assurdo.

    sarà ad ogni buon conto interessante leggere, prima o poi, lo studio di chiantore.

    però, secondo me, il fatto che per elisa sia urbi et orbi famoso è dovuto anche proprio alla sua “banalità” e “facilità”, e quindi la speranza di cotroneo che il brano possa tornarsene in un cassetto ed esser dimenticato è con ogni probabilità vana.

  2. Tania says:

    Tanto meglio per Beethoven, se non è stato lui a doversi rotolare nella tomba per “n” volte negli ultimi due secoli, ogni volta che l’ennesimo dilettante si è cimentato con questo pezzo…

  3. erri says:

    Sarà del “solito Luchesi” ;-) ))

  4. paolo alberto rismondo says:

    L’articolo stesso è una banalità.
    Si sa bene da lungo tempo che quel pezzetto non è di LvB, nella forma che ha attualmente; però è anche certo che alcuni frammenti si trovano tra i quderni di schizzi di LvB; si suppone che il ‘giovane musicologo tedesco’ sopracitato li abbia poi completati e collegati.
    Saluti
    PAR

  5. paolo alberto rismondo says:

    [continua]
    Alla banalità del ‘giovane musicologo tedesco’ si aggiunge ora quella del ‘giovane musicologo italiano’. Tutto qui.
    PAR

  6. Marina says:

    Vorrei sapere che altro ha scritto Nohl, magari ne vale la pena.

  7. Mauro says:

    C’è questa pagina su Nohl in wikipedia tedesca.
    http://de.wikipedia.org/wiki/Ludwig_Nohl
    Riporta solo libri, articoli e saggi. Nessuna composizione. Magari poi salta fuori che ha completato anche qualcosa di Mozart…

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