Frederic Rzewski

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Published on: 17 October 2006

Frederic Rzewski
Quante persone conoscete con un cognome così impronunciabile?
È perfino peggiore di quello di Jan Łukasiewicz, l’inventore della notazione polacca, poi applicata ai computer e tuttora in uso nei processori con il nome di “notazione polacca inversa”, proprio perché nessuno si ricordava quello dell’inventore.
Il nome di Rzewski, invece, si ricorda bene, anche perché non è un tipo che passa inosservato.

Nato nel 1938 nel Massachussets, ha studiato musica ad Harvard e Princeton, fra gli altri con Roger Sessions, e Milton Babbitt. Nel 1960 è venuto a Roma per studiare con Dallapiccola. Qui, a metà degli anni ’60, con Alvin Curran e Richard Teitelbaum, ha fondato MEV (Musica Elettronica Viva), un gruppo di americani a Roma (ed essere americani a Roma, in quegli anni, era perfino meglio che essere americani a Parigi) orientato verso la sperimentazione e l’improvvisazione e soprattutto verso la de-composizione di qualsiasi forma precostituita.
Mettendo insieme le avanguardie della musica contemporanea, dell’elettronica e del jazz, MEV sviluppa una estetica musicale basata su un processo collettivo spontaneo incredibilmente fecondo e condiviso con le altre formazioni di punta di quegli anni (penso al Living Theatre di Julian Beck e Judith Malina e alla Scratch Orchestra di Cornelius Cardew).

Amico anche di molti esponenti delle avanguardie americane (Cage, Wolff, Tudor, Behrman), le sue prime composizioni (Les Moutons de Panurge, Coming Together) sono fortemente influenzate da queste esperienze e mescolano stilemi sia della musica scritta che di quella improvvisata.
Attraversa poi il periodo delle partiture grafiche (Le Silence des Espaces Infinis, The Price of Oil) e negli anni ’80 esplora nuovi modi di utilizzare la tecnica seriale (Antigone-Legend, The Persians).
Le sue composizioni più recenti sono meno strutturate e più spontanee (Whangdoodles, Sonata e la sua partitura più impegnativa, The Triumph of Death, un oratorio di 2 ore basato su “L’istruttoria” di Peter Weiss).

Ma una particolarità di Rzewski, rara nel club della musica contemporanea, è il suo impegno politico, che, in questo senso, lo avvicina a personaggi come Nono, Pollini e Cardew. Ma Rzewski va più in la. È uno che durante un concerto è capace di smettere di suonare per gridare “Stop the War!” e questo non una, ma 12 volte nel corso di un pezzo, peraltro suo, come ha fatto sabato scorso a Kansas City.

Queste considerazioni, come nel caso di Cardew, lo portano anche a porsi il problema della incomprensibilità della musica contemporanea. Dice Rzewski:

Mi sembrava che non ci fosse ragione per cui le più intricate e complesse strutture formali non si potessero esprimere in una forma che riuscisse ad essere compresa da un largo numero di ascoltatori. Ero anche interessato a quella che mi sembrava un punto critico, non solo in musica, ma anche nelle scienze e nella politica: l’assenza di una teoria generale e di un comportamento critico. Ho incominciato a esplorare una forma in cui i linguaggi musicali esistenti potessero essere accostati.

Ed ecco le “36 Variazioni su El Pueblo Unido Jamas Sera Vencido” degli anni ’70, “Coming Together” (con dentro “Attica Blues”), basata sulle lettere dei prigionieri del carcere di Attica all’epoca della rivolta del 1971, con quella famosa frase ripetuta fina alla nausea “Attica is in front of me!”, fino all’Antigone che teorizza una opposizione di principio alle politiche di ogni stato, perché il problema è lo stato in sè.

Qui lo ascoltiamo come esecutore (è anche un ottimo pianista) in un estratto da un bel brano del Cornelius Cardew politico: “We Sing For The Future!” per piano (parte del tema; mi spiace per il finale, ma gli estratti non li faccio io). Sentite come, a dispetto dell’inizio tonale e fischiettabile, poi introduce gradualmente elementi di maggior complessità armonica.

Come altri intellettuali radicali (in senso americano), Rzewski ha lasciato gli USA. Dal 1977 insegna al Conservatorio di Liegi.

Resta sempre irrisolto l’interrogativo finale: qual’è la pronuncia corretta di Rzewski?

8 Comments
  1. nicola says:

    lasciando da parte la questione della pronuncia del nome (ho trasmesso un pezzo di rzewski l’altra settimana e credo di aver emesso un suono agghiacciante, al posto del nome) c’è da dire, imho, che – almeno per quel che ho sentito io di lui – il nostro dimostra che la teoria di Soho the Dog sui musicisti americani non è del tutto attendibile.
    Soho the Dog sostiene che i compositori americani cercano di superare il vecchio mondo, cioè l’europa e la sua musica, semplicemente ignorandolo.
    ascoltando le splendide variazioni su el pueblo unido si può notare invece come rzewski abbia ben presente la lezione europea, virtuosismo listziano incluso.
    sarà che ha studiato anche qui…

  2. Matthew says:

    Chiedo scusa per il mio italiano sospettoso. Ho un nome italiano, ma leggo il linguaggio molto più meglio di lo dico.

    Primo: la pronuncia corretta é: SHEV-ski.

    Secondo: Nicola é corretto riguardo a Rzewski e la tradizione europea. La mia teoria (una supergeneralazzione—é quella una parole reale?) è per una scuola particolare dei compositori americani sperimentali. Rzewski non appartiene ad alcuna scuola, realmente. È molto eclettico, che é perchè gradisco la sua musica. Lizst, minimalismo, serialismo, include tutto. La mia non molto seria teoria è troppo piccola per includerla.

    La mia favorita: sua North American Ballads.

    Grazie per l’occasione esercitarsi nel mio italiano! È un linguaggio grande.

  3. nicola says:

    per Matthew:
    1) grazie per la soluzione del problema pronuncia.
    2) dove e/o come è possibile ascoltare la musica che scrivi? credo che la cosa possa interessare anche altri oltre a me.

  4. Matthew says:

    Nicola,

    Non ho alcuna musica sul Internet ancora. Spero di fare quello presto; Devo trovare un server. Li informerò! Grazie, ancora.

  5. michele says:

    A proposito di Rzewski, provate con “Fred” dell’ ensemble “Eight Blackbird”.

    CDR 90000 084 © 2005 Cedille Records, trademark of The Chicago Classical Recording Foundation

  6. MEV says:

    La pronuncia corretta e’ JEV-ski, con G dolce francese e poi “evski”. Un’alternativa sarebbe di pronunciare il nome del portiere della nationale polacca ai mondiali 1974 e 1978, Jan Tomaszewski, togli “toma”, e c’hai il nome. Mi ricorda una lettera divertente dalla BBC, il pronounciation assistant chiesero anche loro qual’era la definitiva pronuncia, e tale lettera scannero’ e mettero sul sito web al piu’ presto.

  7. igino ponzetti says:

    L’avanguardia è sempre bene accetta.Un musicista che non
    ha questo principio sarà sempre un musicista.Il grande musicista è un’altra cosa.Ciao

  8. igino ponzetti says:

    La musica è di gran lunga superiore della filosofia…questo era il pensiero di L.V.Beethoven grande conoscitore della filosofia.Ciao

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