Chi ha scritto Scelsi?

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Published on: 21 February 2010

Fortunatamente sono sfuggito al festival nazional-popolare, ma ho passato la serata di sabato prima dormicchiando e poi riflettendo sulla vicenda di Giacinto Scelsi e del suo principale trascrittore, Vieri Tosatti. Riflessioni stimolate da una bella conferenza di Franco Sciannameo a cui ho assistito, nel pomeriggio, al Conservatorio di Trento, dove insegno.

La vicenda è ben nota agli addetti ai lavori (o almeno dovrebbe esserlo), ma vale la pena di riassumerla. In breve, Giacinto Scelsi (1905 – 1988), ormai riconosciuto come uno dei più importanti compositori contemporanei e anticipatore sia della minimal music che dello spettralismo (con i famosi Quattro pezzi per orchestra su una nota sola del 1959), in realtà non ha mai scritto materialmente una nota. Il suo lavoro, invece, consisteva nel registrare su nastro l’essenza delle proprie idee musicali eseguendole (spesso improvvisando) sull’ondiola (nome originale ondioline), una tastiera elettronica inventata dal francese Jenny, in grado di produrre anche quarti e ottavi di tono.

I nastri venivano poi passati a dei trascrittori che, in concerto con il compositore, trascrivevano il materiale su pentagramma, curando anche l’orchestrazione. Il principale fra costoro fu Vieri Tosatti (1920 – 1999) che, in verità, dopo la morte di Scelsi, creò anche una polemica con la dichiarazione “Scelsi c’est moi”, ma il cui contributo passò rapidamente in secondo piano.

E invece, secondo gli studi e i ricordi di Sciannameo, che fu violinista nel quartetto che curò la prima esecuzione dei brani orchestrati da Tosatti per questo organico, dovrebbe essere rivalutato perché il suo sodalizio trentennale con Scelsi lo pone in una posizione che va sicuramente al di là di quella del semplice trascrittore, al punto che molti critici che osannano la genialità sonora di Scelsi, dovrebbero invece ricordare che il “rendering audio” dei lavori di Scelsi è in gran parte opera di Tosatti, essendo quest’ultimo “l’arrangiatore” che ha materialmente orchestrato il materiale di base.

In realtà, anche secondo me, è giusto affermare che i nastri originali andrebbero stampati e diffusi (mi dicono sia in corso un lavoro di catalogazione e “pulitura” del suddetto materiale da parte della Fondazione Scelsi) perché sono proprio questi ad essere storicamente testimoni dell’idea originale di Scelsi, mentre la musica stampata dovrebbe essere considerata come una “trascrizione approvata dal compositore”.

Ma mi chiedo anche se sia proprio così. Il problema è: in che misura i nastri sono depositari dell’idea compositiva? Rappresentano la composizione in quanto unica testimonianza originale, oppure sono soltanto un ulteriore elemento di passaggio verso la formalizzazione di una idea musicale?

Sciannameo ha portato alla luce una corrispondenza risalente agli anni ’30 fra Scelsi e Walter Kline (descritto spesso come allievo di Schoenberg, ma, secondo Sciannameo, amico di Schoenberg, forse allievo di Berg) che testimonia come l’impostazione compositiva di Scelsi sia stata da sempre un po’ particolare, basata com’era sulla produzione di una idea musicale, lasciando a dei collaboratori il compito di orchestrare e a volte anche di sviluppare il concetto originario.

Questo metodo di lavoro, forse derivante anche dalla condizione aristocratica di Giacinto Scelsi, a mio avviso non ne sminuisce la genialità, ma induce a riflettere sulla genesi e sulla effettiva paternità dell’opera d’arte che, nella tradizione occidentale, è considerata un prodotto del tutto individuale, mentre spesso (e attualmente sempre di più) si rivela essere il prodotto dell’interazione di più di una mente.

Personalmente, devo aggiungere che, alla fine, quello che mi dispiace un po’ in questa vicenda è proprio il fatto che, a causa di un pregiudizio legato alla tradizione individualistica della composizione, il sodalizio Scelsi – Tosatti sia stato tenuto nascosto per molto tempo e sia ancora fonte di studi e polemiche, mentre, secondo me, sarebbe stato vissuto molto meglio dai protagonisti (soprattutto da Tosatti) se fosse stato trasparente e socialmente accettato come una collaborazione perfettamente normale fra due persone, ognuno con il proprio ruolo.

53 Comments
  1. seralf says:

    Verrebbe da riscrivere il post in “Chi ha scelto Scelsi?” :-)
    L’orchestrazione mi chiedo se sia una riscrittura (un po’ come nei processi di traduzione letteraria) o se sia in qualche misura paragonabile alla installazione del quadro all’interno di un percorso ragionato per una mostra? Se potesse passare questo abbinamento un po’ trapezista, mi sembra che l’idea di scegliere cosa conservare dell’impronta originale su nastro, diciamo così, di un brano possa somigliare alla “scelta” del pittore, che digerisce spesso persino cose nate quasi dal caso.
    E allora la comprimarietà o meno di Tosatti sfuma e viene semplicemente da chiedersi chi decida tra i due cosa è giusto sottolineare.
    Interessante e amletico dilemma, mi sembra di grande attualità in questa epoca di live-electronics dove spesso si “compone” tutto in tempo reale.

  2. Appunto per questo sarebbe bello confrontare i nastri originali con le trascrizioni.
    Comunque, da quello che si sa, le decisioni fondamentali erano prese di concerto (la formazione, quali punti evidenziare…), mentre la scrittura su pentagramma era del solo Tosatti che era pagato per questo lavoro (e questa è una delle ragioni per cui non gli è stato riconosciuto alcun diritto)

  3. nicola says:

    sarebbe interessante capire il perché di un tale comportamento.
    disdegno del lavoro materiale di scrittura, pigrizia, incapacità vera o presunta, altre motivazioni ancora?
    son ben strani, gli umani!

  4. cometa says:

    Ma chi di voi ha mai ascoltato o analizzato un pezzo di Tosatti?
    Secondo me, è un compositore mediocre, quando sulla carta mette le proprie idee, e non quelle di Scelsi.
    Per me questo è un argomento che fa vedere le cose nella giusta prospettiva.

  5. Quando scrissi il mio 1^libro “Vieri Tosatti, musicista e scrittore”,citai gli episodi in cui Tosatti dopo la lezione di armonia,mi congedava dicendomi:”Ora devo andare a fare Scelsi…”.(Fare,non trascrivere).
    La cosa era nota a tutti,tanto per fare nomi Roman Vlad e Franco Mannino e per tacere di tanti altri.
    Il libro venne scritto nel 1993,e vinse il premio “Diego Fabbri” nel 1994.
    A voi trarre le conclusioni

  6. cometa says:

    Caro Mauro, sono perfettamente d’accordo con la tua posizione espressa nell’ultimo capoverso.
    Il problema del fatto che in Italia è riconosciuta la “creazione intellettuale”, mentre le altre forme di partecipazione alla produzione musicale, dalla trascrizione all’esecuzione sono da poco e scarsamente tutelate dalla legge, secondo me crea lo squilibrio e la poca chiarezza.
    Quanto a ciò che scrive M. G. Teodori, cercherò il libro, ma per il momento io leggo l’aneddoto semplicemente come una dimostrazione della legittima frustrazione di Tosatti, non del fatto che dobbiamo attribuirgli la paternità dell’opera di Scelsi.

  7. @cometa
    guarda, secondo me non è una faccenda di pura e semplice trascrizione o orchestrazione. la cosa è più complessa e solo ascoltando i nastri si può arrivare a stabilire quanto Tosatti ci mettesse di suo…
    Comunque

    @mariagrazia
    avendo scritto un libro, ne sai sicuramente più di me, comunque, avendo lavorato come “esecutore informatico” per vari compositori fra cui Clementi, Donatoni e Nono, mi sono trovato in alcune situazioni, non simili, ma paragonabili, in cui qualcuno dava indicazioni precise, ma altri ne davano di molto vaghe, per cui, ovviamente, in qualche caso ci mettevo del mio. E qualche volta ho detto e pensato cose simili a quelle di Tosatti.
    Ciò nonostante, non mi passa neanche per l’anticamera del cervello di reclamare di aver avuto una funzione compositiva in quei pezzi, che pure mi piacciono, ma gli stimoli e le idee base arrivavano da altri…

  8. Ti posso assicurare che Tosatti non era per nulla frustrato anzi si faceva matte risate..!

  9. mi fa piacere per lui.
    resta il fatto, però, che, per il mondo, quello geniale è Scelsi, non Tosatti

  10. Anche quando furono trovate le facce di Modigliani in un fiume, il “genio” era Modigliani e non quattro
    studenti burloni…
    Con buona pace dei Critici musicali…

  11. non mi interessa rinfocolare una polemica di per sè futile quanto infantile.

    però alcune cose vorrei accennarle (chissà, magari possono pure divertire qualcuno)

    la prima è che maria grazia teodori ha ragione quando afferma che tosatti (vieri, per me…) era tutt’altro che frustrato. in fondo – come già asserito – veniva pagato per il lavoro che gli era richiesto da svolgere da un signore di notevolissima cultura generale e di notevolissima “tasca”…

    la seconda è che ***tutti*** (e intendo dire “tutti”) erano a conoscenza del fatto. e tutti spingevano tosatti affinchè lui rendesse “pubblica” la cosa. chiaramente tosatti si guardava bene dal dirlo primo perchè era pagato per quel lavooro (in realtà, dovevano essere – all’inizio – delle “lezioni di musica”; se non che, alla fine – vista la poca capacità di scelsi di apprendere la pratica musicale, divennero delle sedute di trascrizione o creazione ex-novo). secondo perchè tosatti vedeva invece in quello che faceva per scelsi (altro che frustrazione…) un ottimo esempio di “falsificazione/mistificazione” del pensiero musicale che potesse essere scambiato per “pensiero originale” al pari di ciò che circolava nell’accademia avanguardistica di quei tempi (magari fatto – nel caso di tosatti – anche con una maestria che i suoi stessi detrattori gli riconoscevano…)

    la terza cosa è che tosatti (che non ha mai voluto creare questa polemica, ma nella quale – ricordo benissimo – fu coinvolto controvoglia dalla stampa e dalla radio) ha da sempre invocato la pubblicazione dei “famosi nastri” (guarda caso mai tirati fuori fino a oggi) proprio per far capire i termini della questione…

    un’ultima cosa riguarda uno dei tanti esempi di “collaborazione” tra scelsi e tosatti: mi ricordo quando vieri mi raccontò di un disegno a lui mostratogli. si trattava di un cerchio da cui partivano quattro “raggi” ondulati del tipo dei disegni del sole che così di frequente si ritrovano in età infantile. scelsi chiese a tosatti se poteva essere una sorta di “composizione per archi”. di lì il lavoro di “collaborazione” tra i due si risolveva prima di tutto nello spiegare – da parte di tosatti – che sì, per esempio partendo da una nota (il cerchio), una voce poteva salire seguendo il percorso del raggio ascendente destro, mentre un’altra voce poteva procedere discendendo seguendo il percorso del raggio discendente destro. il problema, mi disse vieri, era far capire a scelsi che la musica procede in un tempo che scorre idealmente da sinistra verso destra e che quindi era quanto meno improbabile riuscire a far procedere “nel senso giusto” gli altri due “raggi” ascendente e discendente del lato sinistro così come sarebbe piaciuto al committente…

  12. MARIA GRAZIA TEODORI says:

    Confermo tutto quanto dichiarato da Andrea Riderelli,anche lui come me allievo di Vieri e “testimone diretto”,come tantissimi altri,della realtà meschina, della la mistificazione ammirata.Il maggiore divertimento di Vieri Tosatti era beffarsi con gli amici( e noi allievi eravamo considerati amici, Vieri non è mai stato un Barone!),dei vari “sopraffini” critici musicali,veri intenditori pronti a sedersi dalla parte di chi ” ha sempre ragione “.Noi, forse perchè giovani! preferivamo stare dalla parte di chi ha torto ma ci facevamo matte risate!!!

  13. rosa belli says:

    Ho avuto la fortuna, il piacere e l’onore di conoscere Tosatti, anche come allieva, negli ultimissimi anni della sua vita. Vieri (come tutti gli allievi, anche se per poco, anch’io l’ho chiamato così) è proprio così come lo hanno descritto Maria Grazia Teodori e Andrea Riderelli, un artista per nulla frustrato, divertito e irriverente, semmai tagliente nell’individuare e denunciare il vuoto dietro tante acclamate genialità.

  14. Tanto per precisare, vorrei chiarire che io simpatizzo con Tosatti, anzi mi piacerebbe che venissero pubblicati i famosi nastri proprio per capire chi ci ha messo cosa.
    Mi fa piacere sapere che Tosatti prendeva il suo lavoro con allegria, però quando sento dire che Scelsi era un grande compositore, penso sarebbe più giusto si dicesse che il duo Scelsi-Tosatti era un grande compositore e non che lo sapessero solo gli amici e qualche musicologo.
    Accidenti, c’è gente che passa il tempo a chiarire chi ha scritto cosa nei Beatles. Perché qui no?

  15. maria grazia teodori says:

    Forse perchè qui da noi è un pò più difficile far crollare i “miti”vera fonte di guadagno di certi critici musicali ( vedi il caso Pavarotti) mai pronti a rischiare e sempre proni verso chi gli assicura una comparsata in tv,un’intervista su Rai3,un invito in Rai in qualità di esperto ,anche se poi l’axpertize si riduce spesso e volentieri a raccontare la trama della “Tosca”.Da noi la critica musicale semplicemente non esiste, cosa che Vieri sapeva molto bene.Quando ero sua allieva,arrivavano moltissime telefonate di “critici” musicali che piativano una raccomandazione per diventatre Accademici di Santa Cecilia o all’Istituto di Musica Sacra.Gli stessi che poi alle spalle ne parlavano male sapevano di parlare con un grande musicista la cui parola sarebbe bastata per ottenere una carica onorifica che nelle proprie stentate carriere avrebbe contato moltissimo!!!

  16. cometa says:

    Non voglio insistere su un argomento su cui evidentemente non sono né competente né molto informato… ma ancora nessuno di voi ha risposto alla mia domanda: perché le composizioni di Tosatti non sono interessanti come quelle che lui ha “scritto” per Scelsi?

  17. e cosa vorrebbe dire “le composizioni di Tosatti non sono interessanti come quelle che lui ha “scritto” per Scelsi”?

    cosa intende per “interessanti”?

    capendo questo, forse, le potremmo rispondere.

  18. antonino says:

    Interessanti, per me, significa apprezzate per le importanti innovazioni (o riscoperte) introdotte nella musica occidentali in tempi in cui dominavano il serialismo e lo strutturalismo. Senza certe intuizioni di Scelsi non avremmo avuto probabilmente il piacere di conoscere i lavori di Tristan Murail (che conosceva e apprezzava Scelsi, a tutti consiglio di leggere i saggi in cui ne parla), certe cose di Nono (specie dell’ultimo periodo), se non addirittura di Ligeti.

    Mi pare infatti che Petrassi avesse un’opinione tutt’altro negativa della musica di Scelsi (o Scelsi/Tosatti…).

    Scelsi peraltro è eseguito e studiato (pensiamo a un certo Harry Halbreich…che non mi sembra certo uno sprovveduto) assai piu’ di quanto avvenga per Tosatti…

    chissa’ perche’…

    saluti
    antonino

  19. maria grazia teodori says:

    Mi pare che anche l’”Isola dei famosi” sia molto seguita!
    Non credo che “notorietà” e “qualità” siano sinonimi…

  20. max says:

    Mettere in relazione la notorietà di Scelsi con quella dell’ “isola dei famosi” mi pare una forzatura, e come tale assolutamente fuorviante.

    Mi pare che l’ambiente musicale internazionale (molto più di quello italiano) ha sempre mostrato un grande interesse per l’opera di Scelsi, in Francia è un autore eseguitissimo e studiatissimo. Molto più di altri compositori italiani e non.
    Tale interesse prosegue a più di vent’anni dalla morte, e pochi compositori possono vantare un simile privilegio.
    Personalmente leggo tali segnali come indice di qualità, non di notorietà.
    E non credo neppure che Scelsi sia stato uno dei compositori più presenti sulla scena italiana prima della sua morte, probabilmente era molto più conosciuto all’estero. Ricordo persone negli anni novanta che si stupivano per la poca considerazione in Italia nei confronti di Scelsi. Dunque il discorso sulla notorietà si rivela piuttosto ambiguo, forse in tal caso aiuta poco.

    cari saluti

    max

  21. leggendo i post di antonino e max capisco quanto poco si sappia in giro dell’affaire scelsi e delle “logiche” che regolano il mondo della musica contemporanea…

    il chiarire le quali per l’ennesima volta, oltre a ritenerlo ormai vano, esporrebbe anche al rischio di procedimenti legali da parte di ormai ben radicate, potenti e influenti “istituzioni” molto “interessate” a lasciar che le cose rimangano così come lo sono adesso…

    la qual cosa – non rivestendo per me attualmente alcun interesse – mi porta a lasciar il campo a più volenterose persone.

    io in passato, come si suol dire, “ho già dato”…

    buon proseguimento.

  22. cometa says:

    @ riderelli: beh, grazie dell’esauriente risposta. Se non hai interesse a comunicare, potesi risparmiarci anche tutti i tuoi interventi precedenti. Gran cosa l’autocensura!

  23. @ cometa: non è questione di non aver interesse a comunicare.

    questo di seguito era “solo” il lontano 1995…

    http://groups.google.com/group/rec.music.classical/browse_thread/thread/41aa35929f3e936d/df263037c31a5b97

    se da allora a oggi (2010), mi si ripropone ancora la tesi che, cito a caso, “ambiente musicale internazionale (molto più di quello italiano) ha sempre mostrato un grande interesse per l’opera di Scelsi, in Francia è un autore eseguitissimo e studiatissimo. Molto più di altri compositori italiani e non etc”, be’ allora – citando il “sommo poeta” – posso tranquillamente assicurarvi che “ne ho ben donde di siffatte ciuffole”…

    per questo lascio ad altri il piacere di dilettarsi e compiacersi con le favolette…

  24. e se vi piace il gossip (e siete armati di santa pazienza) ci sono anche queste cinque pagine

    http://www.videohifi.com/forum/topic.asp?ARCHIVE=true&whichpage=1&TOPIC_ID=57106

    che, alla fine, mi ricordano tanto la storia del marito cornuto che per fare dispetto alla moglie decise di tagliarsi il proprio membro…

  25. maria grazia teodori says:

    1^ Non sono stata io la prima a fare l’equazione quantità=qualità;
    2^ Ha ragione Andrea Riderelli nel dire che se la gente vuole per forza credere nelle favolette, padronissima!
    “…e noi ci sedemmo tranquillamente dalla parte di chi ha torto”
    Saluti.

  26. maria grazia teodori says:

    “…visto che tutti gli altri posti erano occupati!”
    (Bertolt Brecht)

  27. cometa says:

    Con tutte le cose terrificanti che succedono nel mondo, con il regime liberticida e mafioso che ci governa in Italia, usare questo aforisma per una questione di “gusto” musicale lo trovo veramente fuori luogo.
    Tenetevi il “vostro” Tosatti, visto che non avete fatto nulla per farmi cambiare idea. Preferisco farla finita io.
    Buon divertimento :-) ))))))))

  28. Calma, calma.
    @Riderelli: mi sono letto le tue precedenti discussioni ai link che hai indicato. Molto divertenti, però vanno sempre a finire sulla validità o meno della musica firmata GS.
    Invece, vorrei riportare la discussione sul tema di partenza che non era se la musica firmata Scelsi fosse valida o meno, ma chi ne sia l’autore.
    O, scendendo nello specifico, quanta parte sia da attribuire a Scelsi e quanta al suo ghost-writer.

    Facciamo un esempio. Prendiamo, per es., i famosi quattro pezzi su una sola nota.

    In ipotesi, potrebbero esistere diversi livelli:

    1. GS: “si possono scrivere dei pezzi usando una sola nota?”. VT: “ma certo”. E lo fa.
    2. GS: “immagino un brano su una sola nota. potrebbe iniziare con gli archi, poi passare, molto gradualmente, ai legni. poi introduciamo un forte crescendo di ottoni al temine del quale la nota resta a contrabbassi e violini, questi ultimi nel più alto registro possibile… etc”. VT prende nota e poi va a scrivere.
    3. GS: “ti faccio sentire questo brano che ho registrato utilizzando una sola nota. si può trascrivere per es. per orchestra?”

    Ecco, ho descritto tre possibili livelli di “collaborazione”. Da una semplice suggestione, passando per delle istruzioni più o meno precise, fino al fornire un brano da “arrangiare”.
    Voi due, che siete stati abbastanza vixino alla cosa, che ne pensate? a, b o c?

  29. maria grazia teodori says:

    Non avevo capito che stavamo parlando di mafia e di regime…! Mi scuso.
    Ma che c’entrano con la discussione su Tosatti e Scelsi?!

  30. mauro: senza ombra di dubbio e sia ben chiaro, l’opzione a)

  31. aggiungo che talvolta si è sconfinato sull’opzione c)

    considera poi che alcune volte si partiva da un semplice disegno più o meno geometrico.

    tu hai mai visto un libro (libricino, va) di “poesie” di scelsi?…

    se ne ritrovo uno, ne posterò un’immagine.

  32. @cometa: non avevo dubbi… ognuno si compiace con quel che più intende.

    questione di gusti…

  33. cometa says:

    Torno qui per farmi 2 risate… ma mi rendo conto che avevo dimenticato la questione posta dal post originale di Mauro. In effetti, tutta la discussione pirandelliana che ne è seguita mostra come non siamo ancora capaci (almeno noi che vi abbiamo partecipato) di andare oltre la concezione romantica della creazione musicale come prodotto unico del genio individuale.
    Esperienze già ampiamente rodate in altre arti, come ad esempio quella del collettivo Wu Ming, faticano ad entrare nella mentalità del musicista di formazione classica, nonostante il fatto che la figura del genio onnicreativo sia in ribasso da un bel po’ di tempo.

  34. @ cometa:

    “***non siamo ancora capaci*** (almeno noi che vi abbiamo partecipato) di andare oltre la concezione romantica della creazione musicale come prodotto unico del genio individuale.”

    ecco bravo, parli per lei…

  35. curioso says:

    E’ mai stata intentata una causa dagli eredi di Tosatti per ottenere il riconoscimento (in tutto o in parte) dei diritti d’autore?

    La storia che raccontate spiega la riluttanza da parte della Fondazione Scelsi a riconoscere importanza decisiva alle registrazioni incise sui famosi nastri. Quando lessi questa intervista (che riporto di seguito) all’attuale Presidente della Fondazione Scelsi mi meraviglai, perche’ normalmente le Fondazioni cercano di magnificare l’importanza dei propri archivi, mentre nel caso di specie viene usata molta cautela.

    Ecco la spiegazione, da un’intervista a Nicola Sani (attuale Presidente della Fondazione Scelsi) nel 2007:

    “Tornado all’archivio di nastri riversati su DAT dalla Uitti, bisogna rammentare che esso è rimasto inaccessibile con la chiusura totale dell’archivio della fondazione, avvenuta dopo che la Sovraintendenza ai Beni Culturali ne aveva dichiarato l’interesse storico, mettendolo sotto tutela.
    Con la mia presidenza l’archivio è stato riaperto, ed è stato nominato responsabile una figura di grande professionalità in questo settore, un Dirigente del Ministero delle Attività Culturali, esperto nella realizzazione di archivi musicali (non solo in ambito contemporaneo), il dottor Mauro Tosti-Croce. Il progetto di archiviazione dei nastri magnetici è svolto ora in collaborazione con la Discoteca di Stato, in modo da renderli accessibili all’utenza nel gennaio 2008: questo è l’obiettivo che ci siamo prefissati ed è nostra ferma intenzione raggiungerlo.
    Il problema maggiore che si è dovuto affrontare è che i DAT si sono rivelati inutilizzabili, in quanto la realizzazione dei nastri ad opera di Scelsi era particolarmente complessa, nel senso che egli registrava le sue improvvisazioni su di essi in maniera casuale e asistematica: incideva a una velocità, poi la cambiava, quindi incideva su una pista, cambiava pista, girava il nastro.
    Il trasferimento su DAT ha condotto a un risultato sonoro che si è dimostrato impossibile da comprendere; in più non abbiamo alcuna informazione sul DAT riguardo a come il nastro fosse stato configurato: se su un nastro a un quarto di pollice siamo in grado di vedere quando c’è una giuntura, laddove quando lo si trasferisce sul DAT non abbiamo più nessun riferimento.
    In più non siamo sicuri se ciò che viene messo in un DAT stereofonico non fosse il risultato di una somma di più canali giustapposti, in cui, per esempio, due vanno in un senso e due vanno in un altro. Aggiungiamo la difficoltà di comprendere la provenienza di un suono come quello di un ondiola (lo strumento elettronico con il quale Scelsi ha lavorato a lungo, in quanto permetteva di ottenere quarti di tono e glissandi, ndr), che si presenta come un fenomeno transitorio la cui direzionalità è estremamente complessa da capire: quando ascoltiamo una nota tenuta, non possiamo sapere se l’ottava è quella giusta.

    Per studiare tutto ciò, e per rendere possibile un utilizzo coerente dei nastri che saranno poi messi a disposizione dell’utenza, si è reso necessario ritornare sui quarti di pollice.
    La fortuna ci ha assistito perché quei nastri, a partire dagli anni ’50, sono ancora ascoltabili. Quindi il lavoro enorme e complesso che stiamo svolgendo parte dalla ricostruzione dettagliata delle informazioni relative ai nastri (spesso collocati in maniera casuale, in scatole le cui indicazioni non permettono di capire quale fosse veramente il tipo di processo cui il nastro era associato, ossia a una composizione o a una improvvisazione), e ha per obiettivo la ridigitalizzazione del materiale sotto la responsabilità scientifica di Nicola Bernardini (uno dei massimi esperti del settore, già Direttore del Centro Tempo Reale).
    Per capire tutte queste cose – se il suono inizia in un modo o è il suo contrario, se l’altezza è quella giusta – effettuiamo una quantità notevole di rilevazioni sulle macchine con le quali Scelsi lavorava e che la Fondazione possiede: in tal modo vengono acquisite informazioni ancillari che ci forniscono indicazioni sulle caratteristiche del supporto o del mezzo: in base alla marca del modello, per esempio (ricostruendo quando la BASF ha prodotto un certo tipo di nastro in un certo periodo), è possibile circoscrivere la datazione.
    Teniamo presente che non ci sono solo i nastri, essendoci anche le lacche che Scelsi aveva cominciato a registrare su vinile. Ci sono poi le fasi successive: dopo le lacche si passa al magnetofono Geloso, quindi al Revox nelle sue diverse varianti: sapendo la data di produzione di questa o quell’ apparecchio possiamo avere indicazioni sulla datazione, che debbono essere approfondite, naturalmente, sul piano musicologico.

    Anche il processo di lavoro di Scelsi muta nel tempo: in un primo tempo si limitava a registrare, poi a realizzare delle vere “post-produzioni”: cominciava a fare dei riversamenti, a utilizzare tecniche di multitracking mediante sovrapposizioni successive: egli stesso rendeva più sofisticati i suoi metodi, mano a mano che avanzavano gli anni.

    Quanto alle informazioni sul contenuto timbrico, effettuiamo un approfondito studio sui rumori ambientali: è stato, quindi, misurato il riverbero dell’ambiente dove Scelsi ha lavorato, perché, ovviamente, se sentiamo che il rumore di fondo è più acuto di quello che c’è abitualmente, possiamo pensare che la registrazione abbia una velocità sbagliata.
    Per fare un altro esempio: prendiamo il passaggio delle automobili. Via San Teodoro è sempre stata a senso unico; quindi se la macchina che passa procede in un certo senso capiamo se la direzione del nastro è quella giusta.
    E ancora, se sentiamo un canto di uccelli molto evidente, questo vuol dire che le finestre erano aperte, e quindi la registrazione era stata realizzata d’estate (questo è un altro elemento per la collocazione temporale).
    Insomma, tutta una serie di questioni, normalmente non considerate, vengono analizzate: normalmente le registrazioni tendono ad eliminare il rumore e ad enfatizzare il risultato sonoro; noi facciamo l’esatto contrario: teniamo tutto ciò che è possibile tenere, campionando ad un’altissima frequenza di campionamento, in modo che tutti i rumori possano essere riprodotti fedelmente: anche lo squillo estemporaneo di un telefono può fornirci informazioni utili.

    Una questione di non semplice soluzione è quella di comprendere quale nastro avesse dato origine a quale composizione, partendo peraltro dal presupposto che Scelsi non ha mai dato alle stampe un nastro come suo lavoro definitivo e che tutto ciò che fa parte del suo catalogo lo ha licenziato lui personalmente: quindi tutto quello che non licenziava come pezzo finito è legittimo ritenere che non fosse tale.”

    Cosa ne dite? Come commentate?

  36. tempo e sopratutto soldi – pubblici – buttati al vento… non mi scondalizzo più…

    parere personale…

  37. max says:

    Quoto in toto l’intervento di cometa, un bell’invito a tornare “in topic”.
    Qualche anno fa ebbi una bella conversazione con Jan Maresz, valido compositore che lavora molto all’Ircam. Ricordo che raccontava come avesse proposto di presentare alcuni suoi brani (realizzati all’Ircam) con doppia firma, la sua e quella di chi aveva contribuito alla realizzazione tecnica della parte elettroacustica, e come questa sua proposta fosse stata rigettata. Evidentemente la figura del compositore “creatore unico” non si tocca!
    Peccato, forse i tempi non sono maturi, speriamo in seguito!

    L’intervento di curioso porta altro bel materiale di discussione, relativo alla difficoltà del muoversi all’interno di materiale disordinato.
    Da quel poco che ne so credo che anche chi si occupa dell’archivio Maderna e dell’archivio Nono abbia problemi simili. Sarebbe bello se chi sostiene di “sapere come sono andate le cose” avesse voglia di spendersi per questo. Da quello che qui leggiamo, non pare. Peccato.

    Comprendo meno gli interventi di riderelli, che dopo qualche intervento “a gamba tesa” mi pare tenda ad insabbiare il tutto…non so come altrimenti leggere l’ultimo intervento, non certo come volontà di chiarezza.

    ps. caro riderelli, se mi cita eviti la frase “cito a caso” dato che la Sua citazione “casuale” risiede poche righe sopra. Se porta argomenti per confutare quanto dico è il benvenuto, altrimenti – cito NON a caso – ci lasci la scelta fra le versioni da cui trarre “il piacere di dilettarsi e compiacersi con le favolette…”.

  38. Allora, non so niente dell’archivio Maderna ma ho parlato con qualcuno che ha curato gli altri due.
    Da quello che ho potuto capire, l’archivio Nono era messo meglio di quello Scelsi perché la maggior parte dei nastri aveva indicazioni identificative almeno del luogo e della data (indicativa), Inoltre molti nastri erano registrazioni di esecuzioni o di prove e quindi potevano essere collegati a un’opera precisa o ad una serie ristretta di opere. In più, i nastri sono univoci, cioè un nastro non veniva ripreso, sovrainciso etc. Infine, alcuni dei solisti storici e i tecnici di Friburgo sono ancora vivi e possono dare indicazioni.

    I nastri di Scelsi, invece, sono ben più difficili da catalogare. Nella maggioranza sono privi di alcuna etichetta e data. Spesso venivano ripresi, riutilizzati e sovra-incisi anche a velocità diverse o a ritroso al punto da non capire come debba essere letto il nastro. Inoltre, dato che Scelsi lavorava sui suoi nastri quasi sempre da solo, non c’è nessuno che possa dire come sono stati usati. Non è possibile dire “le idee musicali di questo nastro sono alla base della tal composizione” magari scritta da qualcun altro.
    Che la catalogazione dei nastri di Scelsi presenti le difficoltà descritte da Sani nell’articolo di cui sopra, ci credo, e mi è stato detto anche da Bernardini.

    A titolo di esempio, ecco la descrizione di una nastro analizzato da qualcun altro e pubblicata qui:

    Il nastro consiste in 58 minuti di registrazione suddivisi in nove sezioni chiaramente distinte. Ognuna di queste presenta variazioni di timbro, intensità, altezza, anche con intervalli micro-tonali. Le variazioni si sviluppano intorno a poche altezze definite, differenti in ogni sezione, trattate con diversi effetti spesso riconducibili al vibrato, con diverse profondità. Gli intervalli più frequenti e chiaramente percepibili sono quelli di semitono e di ottava, anche in forma di sovrapposizione di suoni; sono presenti solo minimi frammenti che per la loro costituzione intervallare si possono definire cellule melodiche. In alcune sezioni è ravvisabile una sorta di organizzazione sintattica, basata sull’intensificazione di suoni ed effetti nella parte centrale, e in un caso vi è una corrispondenza della parte iniziale con quella finale. Alcune parti della registrazione sono appena udibili e deteriorate.
    Quasi l’intero contenuto musicale del nastro presenta suoni sovrapposti, anzi questo aspetto sembra costituirne un dato strutturale, insieme allo sfruttamento delle altezze, anche in senso micro-tonale (fig. 1, fig. 2, fig. 3). Si è rilevato inoltre che i frammenti identificabili come cellule melodiche non si presentano generalmente in forma monofonica (fig. 4).

    Una analisi del genere descrive un po’ il contenuto ma non dice niente che riguardi l’attribuzione delle composizioni firmate Scelsi (forse perché in questo caso non c’è niente da dire).
    Quello che ancora non sappiamo è: “esiste qualche nastro che possa essere chiaramente collegato a una composizione firmata Scelsi?”.
    Secondo me (ma è solo una mia illazione), se ci fosse, lo avrebbero fatto chiaramente sapere e il nastro sarebbe stato diffuso. Quindi non c’è o non è stato ancora trovato. Ora sarebbe bello sapere quanta parte dei nastri è stata esaminata a questo fine, perché se è il 20%, capisco, ma se è l’80%, mi pare si possa dire che, in quei nastri, della musica firmata Scelsi non c’è traccia e anche il fatto che Sani dica che “Una questione di non semplice soluzione è quella di comprendere quale nastro avesse dato origine a quale composizione”, mi sembra un modo elegante per dire che un tale legame non si vede.
    Ora, visto che ormai è noto a tutti almeno il fatto che Scelsi si avvalesse di “trascrittori”, ma si suggerisce che costoro lavorassero su sue indicazioni, se queste indicazioni non si trovano sui nastri o in qualche scritto, dove sono?
    Ripercorrendo la mia esperienza di collaboratore tecnico, posso dire che la descrizione del compositore, anche se qualche volta può sembrare vaga, in realtà c’è e alla fine, magari per tentativi, si realizza e si vede che non era poi così vaga.
    Per parlare chiaro, Clementi mi ha dato degli schemi precisissimi e quello che ho fatto è stato solo realizzarli al meglio; Donatoni mi dato una schema su come concatenare/sovrapporre pezzi di altre sue composizioni e io mi sono limitato a suggerire come fare le connessioni in qualche punto e in un caso, che un frammento aveva più senso qui piuttosto che là.
    Nono sembrava a prima vista quello meno preciso, ma per affinamenti successivi, alla fine si arrivava sempre alle sonorità che voleva lui e inoltre, in quel caso, l’elettronica non era l’opera, ma solo una parte “strumentale” affine a quella degli archi o del coro in un insieme molto più complesso (il Prometeo, per soli, coro, orchestra e parti elettroniche).
    Tutto questo per dire che, se un compositore ha davvero un’idea precisa, anche se la fa realizzare da altri, alla fine se ne trova traccia (per es. già qualche musicologo si è fatto una copia della mia fotocopia degli schemini di Clementi e dei miei appunti di realizzazione). Se non si trova, allora quella roba non è sua.

    E se così fosse, ci troveremmo nel caso paradossale in cui qualcuno (es. Tosatti) ha scritto per qualcun’altro della musica considerandola un po’ una cazzata (almeno a sentire Andrea), mentre buona parte dell’establishment musicale mondiale la vede come una genialata. Il che non è come le false teste di Modigliani nel canale, è peggio, molto peggio. Non mi pare per niente strano che non si voglia far saltar fuori una grana del genere…

    Per finire, mi sembra che Andrea Riderelli abbia esposto chiaramente il suo punto di vista e capisco la sua ultima affermazione. Dato che per lui è assodato che la musica firmata Scelsi è stata scritta da qualcun altro basandosi, nella maggior parte dei casi, su vaghe suggestioni e visto che per lui la suddetta musica ha ben poco valore, è inutile sprecare tempo e soldi nel sistemare l’archivio di un non-compositore (resta inteso che, se vuole aggiungere qualcos’altro può sempre farlo)

  39. oltre che ringraziare mauro graziani per aver inteso perfettamente il mio pensiero e l’ospitalità, vorrei solo pregare altri – “cito a caso” max (ma non solo) – di non strumentalizzare quello che ho scritto a loro uso e consumo.

    max, cosa dovrei “confutare”? le “ciuffole” che si raccontano sui “giornalini ufficiali”? i festival organizzati da chi ci lucra sopra?

    non mi interessa punto. continuassero a fare i loro affari. lo hanno sempre fatto e sempre continueranno a farlo. con assoluta non curanza di ciò che può essere intesa musica oppure no.

    quello che ho scritto è scritto ed è leggibile da chiunque.

    a meno di cose “clamorose”, i miei interventi sull’argomento specifico terminano qui.

    mi sembrava di aver già espressa la mia “stanchezza” sul leggere ancora le stesse favolette.

    punto.

  40. maria grazia teodori says:

    La famiglia Tosatti non ha mai preteso diritti d’autore perchè Vieri veniva pagato, come ho già detto, per “fare” Scelsi non per trascriverlo.Di conseguenza Tosatti non vantava crediti verso Scelsi, essendo da lui regolarmente retribuito.

  41. Elia Brogna says:

    Vorrei portare un contributo a questa interessante diatriba a proposito del modus operandi di Scelsi e dei suoi “trascrittori”. In un articolo che ho trovato in rete tratto da una rivista austriaca (Der Dilettant und die Profis. Scelsi, Tosatti & Co) l’autore, Friederich Jaecker, interroga sulla questione Riccardo Filippini, coadiutore e poi successore di Tosatti nell’opera di editing, come ricordato anche da A. Riderelli nelle discussioni ai link cui egli stesso rinviava. Ecco alcune citazioni:

    Darum: ja, es ist wahr: Scelsi komponierte, indem er improvisierte, aber er folgte einer ganz genauen Idee und Linie, niemals aufs Geratewohl. Er schuf ein Band und dannn machten Tosatti oder ich «den ganzen rest», aber ist ebenso wahr, dass Giacinto eine sehr präzise Vorstellung von seiner Musik hatte und sich daher in der Phase der Bearbeitung seiner Kompositionen tatsächlich um alle musikalisches Details kümmerte.

    (…) Ich sagte, dass Giacinto, durch sein Anwesenheit bei der Bearbeitung hundertprozentig sichergehen wollte, dass Vieri und ich nichts nichts nichts weglassen: jedes kleines Geräusch, Tönchen, Klang, Nuance… Alles musste in die Partitur übertragen werden.

    Giacinto gab mir die Bänder, wir hörten sie zusammen an, er erklärte mir genau, wie er sie realisiert haben wollte (…) und nach und nach, wie die Trankription voranging, legte hin ihm die partitur vor und wir prüften zusammen das Ganze.

    Per concludere che:
    Nur wer in der Kern des Klangs vordringt, ist ein Musiker. Wem das nicht gelingt, der ist ein Handwerker. Ein musikalischer Handwerker verdient Respekt. Aber es ist kein wahrer Musiker und auch kein warher Künstler.

    Novità circa la controversia si spera possano giungere dal convegno internazionale tenutosi un anno fa presso la sede della Fondazione Scelsi (“Scelsi ritrovato. Nuovi percorsi alla luce delle fonti d’archivio”). Personalmente non ho assistito al convegno, ma pare si siano fatti passi concreti verso l’identificazione in alcuni nastri della fonte di un certo numero di composizioni scelsiane. Vedremo se la pubblicazione degli atti apporterà sostanziali chiarimenti.

    Quanto a Tosatti musicista “in proprio”, sarebbe ora che venisse data a ciascuno l’opportunità di formarsi un’opinione… Ma purtroppo in Italia, contrariamente a quel che sta avvenendo in America, nei Paesi dell’Est europeo o in Inghilterra, siamo ancora lungi dall’intraprendere l’esplorazione dei compositori del secondo Novecento rimasti fedeli alla tonalità (più o meno allagrata) e invano si cercherebbero esecuzioni o incisioni discografiche di un Tosatti o di tanti altri personaggi forse ingiiustamente dimenticati.

  42. maria grazia teodori says:

    Il 23 febbraio 2012 ci sarà la rappresentazione di “Partita a pugni” alla Filarmonica di Roma.
    E’ una buona occasione per sentire cosa sapeva scrivere un uomo “invidioso e fristrato”…

  43. maria grazia teodori says:

    frustrato!

  44. Federico says:

    Perdonate l’intromissione all’ultimo momento.

    Io non so come siano andate le cose. Ho conosciuto Vieri
    moltissimi anni fa. Uomo straordinario ed eccellente didatta.
    Purtroppo la sua musica trovo sia terribilmente brutta, talvolta imbarazzante.
    Ora credo che il “suo” scelsi sia il lavoro migliore prodotto.
    Stà di fatto che molte delle composizioni di Scelsi -chiunque le abbia scritte- sono dei lavori musicalmente straordinari.

    Nessuna polemica..grazie

  45. marco lenzi says:

    salve. ho letto tutto con estremo interesse e mi chiedo, riallacciandomi a quest’ultimo intervento di federico: possibile che da tutto ciò non si sappia (o non si voglia) trarre la (per me) evidentissima conclusione? e cioè che E’ POSSIBILE ‘SCRIVERE’ (‘fare’, ‘produrre’, ‘dar vita a’, dite come volete) MUSICA MERAVIGLIOSA ANCHE SENZA ‘SAPERLA’ SCRIVERE. è possibile, possibilissimo, cioè, che un pezzo scritto ‘a cazzo di cane’ (il che poi significa semplicemente SENZA la preparazione teorica che si richiede al compositore) o anche soltanto ‘immaginato’ e descritto a parole o tratto da un disegno possa esercitare un enorme fascino sull’ascoltatore (e non solo sul più ‘sprovveduto’), occasionare un’esperienza estetica autentica, suscitare fortissime emozioni e profondi pensieri e sentimenti. io non ci vedo NULLA DI STRANO in questo e non riesco ancora a capire perché si continui a pensare, dopo un secolo e più di arte moderna, che, affinché un’opera d’arte sia VALIDA, ci debba NECESSARIAMENTE essere un SAPERE RICONOSCIUTO, INDIVIDUABILE E CONDIVISIBILE dietro.
    grazie, cari saluti

    PS scusate le maiuscole. intendevo solo sottolineare l’importanza di alcune parole e non certo ‘urlare’ il mio commento. :-)

  46. marco lenzi says:

    voglio dire che c’è ancora gente oggi che, per giustificare p. es. la ‘bellezza’ e il ‘valore’ delle opere di un lamonte young, basate su due o tre suoni tenuti per ore, porta il suo curriculum vitae come prova (eh, vedete, comunque lamonte young ha studiato, la musica insomma ‘la sapeva’ :D :D :D :D ). perché mai, mi chiedo, ci si dovrebbe VERGOGNARE di dichiarare meravigliosa un amusica fatta di tre suoni ‘tenuti a lungo’? (che poi ci si speculi sopra E’ TUTTO UN ALTRO DISCORSO…).

  47. solo per segnalare, a chi potesse interessare, il sito (in fase di costruzione)

    http://www.vieritosatti.org

    e il canale YouTube

    http://youtube.com/vieritosatti

    anch’esso in ampliamento e dove si potrà ascoltare della musica “terribilmente brutta, talvolta imbarazzante”…

    ne approfitto per augurare un ottimo – va be’, diciamo buon – 2012!

    andrea riderelli

  48. frescobaldi says:

    Nel libro autobiografico recentemente pubblicato dal titolo “Il sogno 101″(sono anche qui trascrizioni di nastri dove GS racconta vari episodi della sua vita, parla di musica etc.) .
    Scelsi sostiene che in seguito ad una malattia nervosa era impossibilitato fisicamente a scrivere e quindi si affido’ ad alcuni trascrittori tra i quali Vieri Tosatti. Sostiene anche che lavorava poi personalmente a tutti i dettagli quali dinamiche , arcate, etc.etc. Stando a quello che dice solo alcuni dei suoi brani furono trascritti da altri. Consiglio la lettura di “Sogno 101″ …ci sono molti anedotti..considerazioni sulla musica…etc.

  49. Marco Baldini says:

    Il tentativo di demolire l’immagine di Scelsi a favore di Tosatti mi pare patetica.
    Le testimonianze di musicisti meravigliosi come Frances Marie Uitti, Joelle Leandre, Stefano Scodanibbio, Alvin Curran, Michiko Hirayama, che pure hanno collaborato a stretto contatto con Scelsi bastano e avanzano per fugare ogni dubbio (a proposito si legga lo scritto della Uitti nel booklet del cd di “Natura renovatur” edito dalla ECM).
    Il fatto che non siano stati nemmeno citati mostra secondo me una scarsa conoscenza del lavoro di Scelsi o una voluta parzialità. E’ facile intuire i motivi di queste reticenze, dato che molti interventi incarnano le peggiori tendenze figlie del più grigio e bieco accademismo.

  50. Marco Baldini says:

    Aggiungo soltanto in risposta a Andrea Riderelli che ho letto il suo intervento (https://groups.google.com/forum/?fromgroups=#!topic/rec.music.classical/Qao1kp8-k20)
    e l’ho trovato imbarazzante oltre che saccente e astioso. L’accusare gli altri interlocutori di pochezza musicale solo perché non condividono la sua visione (che sinceramente mi pare quanto meno retrograda) è indice di incredibile arroganza. Il suo definire mediocri musicisti come la Uitti, Irvine Arditti e Joelle Leandre, rende il suo intervento non solo privo di qualsiasi credibilità, ma addirittura risibile.

  51. “Oste, com’è il suo vino?”

    “Il migliore! Ovviamente…”

  52. il tutto con molta simpatia, ma anche con un po’ di rassegnazione ormai…

  53. Volevo comunicare che è stata completata la sezione “Teatro” del sito dedicato a Vieri Tosatti.

    Ora si possono ascoltare tutti i suoi drammi musicali (più una sua “opera paradossale”…)

    Buon ascolto a tutti i volenterosi!…

    http://www.vieritosatti.org

    http://youtube.com/vieritosatti

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