Ancora su Dowland – Sting

Categories: Antica, Pop
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Comments: 2 Comments
Published on: 3 November 2006

Alla fine, discutendo via mail con un amico, ho chiarito anche a me stesso la mia opinione su questo affaire Dowland – Sting e ve la posto, non perché sia, come dicono in america, “autoritativa”, ma per sapere cosa ne pensate.
Allora, secondo me il problema è se questo è un disco pop o no, cioè, che tipo di operazione fa Sting.
Quando un tot di anni fa, Emerson, Lake & Palmer facevano Pictures at an Exibition, non c’erano dubbi: quello era un disco pop (peraltro molto più becero di questo). EL&P riarrangiavano Musorgskij-Ravel in toto. Prendevano la partitura e la suonavano con un linguaggio completamente diverso, suoni diversi, strumenti diversi etc. Ne usciva un ibrido fortemente sbilanciato verso il pop.
Per restare su Sting, Russians è una versione pop dell’originale di Prokof’ev: resta la melodia, un po’ dell’armonia, ma il linguaggio è diverso. Tanto che quando l’ho sentita la prima volta, ho pensato “che bella melodia” senza rendermi conto dove l’avevo già sentita.
In questo disco, invece, Sting prima dice che vuole cantare Dowland “come se fossero canzoni pop del ’600″, ma poi si cala nel ruolo dell’interprete tradizionale di Dowland. Si fa accompagnare solo dal liuto e da un esecutore classico, sebbene capace di inventare, rispetta perfino le tonalità, cerca di cantare decisamente più impostato e meno sguaiato del solito e così rovina anche la sua bella voce e la sua qualità interpretativa che di solito è buona, migliore di questa (prendete an englishman in new york come esempio di canzone tranquilla che lui canta bene).
Quindi, a mio avviso, non fa quello che dice. Lui cerca di cantare Dowland con gli arrangiamenti di Dowland (probabilmente qualsiasi liutista bravo del ’600 si sarebbe preso un tot di libertà come fa Karamazov), i suoni di Dowland (liuto e voce), e un modo di cantare molto più misurato di quello di un cantante pop. Di conseguenza, il linguaggio di questo disco è più classico che pop e così deve misurarsi per forza con gli esecutori tradizionali (e non scrivere il nome dell’autore in piccolo).
In definitiva, probabilmente avrei preferito che si fosse circondato dei suoi soliti esecutori megagalattici un po’ pop un po’ jazz, avesse riarrangiato tutto usando strumenti moderni e trasformato Dowland in vere canzoni pop.

2 Comments
  1. Fede says:

    Yes, direi che son d’accordo, penso addirittura che sarebbe bastato un uso della voce più “suo” anche con questo accompagnamento. Sul fatto dell’essere pop o meno io (da persona piuttosto sprovveduta in ambito “colto”) lo trovo un falso problema, la mia fruizione non cambia se ascolto Dowland o gli Steely Dan, Thomas Morley o Simon & Garfunkel, Bernstein o gli AC/DC, a me interessa sentire una bella canzone. Espressa (interpretata/ arrangiata) al meglio. Tutto lì. Semplicemente non avendo Sting aggiunto qualcosa di nuovo si trova ad essere paragonato ad interpreti ben più “efficienti” di lui in quel repertorio.

  2. vincenzo says:

    parlando con un amico, lui mi diceva che questo disco e’ geniale, perche’ scontenta tutti.
    ho parlato con amici di estrazione “classica” e hanno trovato questo disco becero, di cattivo gusto, kirsch, fuori luogo, etc.etc. (come direbbero di EL&P) insomma le solite cose che dicono i puristi;
    molti amici miei rocckettari lo trovano, sintetizzando, una palla (coem troverebbero una palla una interpretazione tradizionale).
    io lo trovo bello, e nuovo per questo; non e’ pop, non e’ tradizionale, e’….che ci frega?

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