The making of Strawberry Fields

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Published on: 30 July 2012

Cancello dell'orfanotrofio di Strawberry HillStrawberry Fields Forever (1967) è sicuramente una delle canzoni più complesse di tutta la produzione del Beatles. Ricordo che quando l’ascoltai (avevo 13 anni e studiavo già musica) mi fece una grande impressione proprio perché era un brano armonicamente diverso dal solito e con sonorità per l’epoca nuove.

Uscita come singolo nel febbraio 1967, era il lato B di Penny Lane. Sono entrambe canzoni nostalgiche: “Strawberry Field” era il nome di un orfanotrofio situato in Beaconsfield Road, Woolton, Liverpool, vicino alla casa d’infanzia di Lennon (nella foto il cancello dell’orfanotrofio). Lui e i suoi compagni di giochi Pete Shotton, Nigel Whalley, e Ivan Vaughan erano soliti giocare nel giardino alberato dietro l’edificio.

Venne poi inserita nell’LP Magical Mistery Tour. È attribuita al solo Lennon che iniziò a lavorarci ad Almería, in Spagna, durante le riprese del film diretto da Richard Lester How I Won the War (Come ho vinto la guerra) nel settembre–ottobre del 1966. La sua gestazione fu lunga e complicata, con numerose registrazioni anche non complete, arrangiate in modo diverso, due delle quali sono state poi tagliate, collegate e mixate fino ad ottenere il prodotto finale.

Bisogna ricordare che i registratori disponibili all’epoca avevano al massimo 4 piste, non le 48 o 64 delle macchine degli anni ’80 o le centinaia dell’attuale HD recording, quindi le sovra-incisioni possibili erano molto limitate. Si potevano certamente prendere 4 piste e mixarle in una (mono) oppure in due (perché il brano alla fine doveva essere stereo), mettendole su un secondo registratore, per poi registrare altre 4 piste e rifare lo stesso processo, ma ogni mix introduceva un po’ di rumore di fondo e costringeva a sincronizzare più registratori, con la conseguenza che già arrivare a 16 tracce era difficile.

Fortunatamente i Beatles, che musicalmente erano più o meno autodidatti, non erano così bravi a scrivere su pentagramma le proprie idee: il loro metodo per memorizzarle era registrare. Oggi che anche i demo tapes e le registrazioni inutilizzate dei Beatles sono state pubblicate, si può così ricostruire l’intero processo che ha portato alla versione finale di Strawberry Fields e valutare anche il contributo essenziale del loro arrangiatore e tecnico George Martin.

Qui abbiamo sia un video che un articolo che tentano di chiarire le varie fasi attraverso le quali il brano è passato: dai primi accenni del solo Lennon con chitarra, all’arrangiamento orchestrale di Martin. Il video è riportato qui sotto. L’articolo di Joe Brennan della Columbia University (autore di una utile guida alle registrazioni dei Beatles) è più completo, ma meno immediato. Anche questa pagina di wikipedia offre molte informazioni utili.

Notate che in alcune parti del video il suono esce da una sola cassa (di solito la sin.) perché si tratta di un mix temporaneo monofonico. In altre si può sentire un insieme strumentale su una cassa e uno strumento singolo o due sull’altra: questi ultimi sono quelli incisi sulle nuove piste, usando il mix precedente come base.

1 Comment
  1. Joyello says:

    Sulla Bibbia di Lewishon c’è Martin che parla del famoso editing che univa due diversi take. Le diverse velocità con cui i Beatles registratono le due versioni (la prima più acustica, la seconda più orchestrale) costrinsero Martin a trucchetti oggi impensabili. Accelerò un po’ la prima parte e rallentò la seconda, cercando di avvicinare le due versioni (in tonalità e bpm) più possibile. “Magari – dice George Martin – non ve ne siete mai accorti, mi fa piacere, significa che feci un buon lavoro ma io, invece, lo sento ogni volta e se volete sentirlo anche voi, fatelo a vostro rischio e pericolo. Dopo che l’avrete sentito, lo sentirete ogni volta: Il taglio è a circa un minuto dall’inizio del brano in concomitanza col “battere” sul “down” del verso “Let me take you down”.”
    :-)

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