Tomorrow Never Knows

Categories: Pop
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Comments: 2 Comments
Published on: 10 December 2006

beatles

It was many years that I did not see these Beatles images taken by Richard Avedon in 1967.
Now listen to “Tomorrow Never Knows” from the Revolver album (1966). This is a very experimental song with dozen of tape loops in the background. The history tells that Paul brought the tapes into the recording session “in a plastic bag” and each one was employed on a different tape recorder scattered around the studio. The sound of each loop could be brought in and out via the central mixing board.
Here is the analysis by Alan W. Pollack.

Erano molti anni che non vedevo queste immagini dei Beatles fotografate ed elaborate da Richard Avedon nel 1967, quando me le sono trovate davanti in questo sito (che peraltro vende manifesti non musica).
Così ho pensato di invitarvi a riascoltare quella che considero una delle canzoni più sperimentali che i Beatles abbiano mai scritto. E non è A Day in the Life e nemmeno Revolution #9, ma Tomorrow Never Knows, il brano che chiude l’album Revolver del 1966.
Ci sono decine di loops che entrano ed escono di continuo. E sono loops veri, fatti tagliando e misurando il nastro. La leggenda racconta che Paul arrivò allo studio portandosi i nastri in un sacchetto di plastica e che furono caricati su una serie di registratori piazzati qui e la nello studio, tutti collegati a un mixer che permetteva di controllarli.
Qui trovate l’analisi di Alan W. Pollack.

The Beatles – Tomorrow Never Knows (1966)

2 Comments
  1. casalinga says:

    si, d’accordo però quelle chitarre al contrario, insomma…

  2. Mauro says:

    Dai. Era il 1966…

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