…Amo l’immensa superficie del silenzio

Categorie: Musica, Scienza, Storia
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Commenti: 3 Commenti
Pubblicato il: 18 June 2007

If music were to assume human form and explain its essence, it may say something like this: “…I love the vast surface of silence; and it is my chief delight to break it.”

Se la musica potesse assumere forma umana e spiegare la propria essenza, direbbe qualcosa come: “…Amo l’immensa superficie del silenzio; e il mio principale piacere consiste nell’interromperla”. [trad. mia]

Carl Nielsen (1865-1931), compositore danese
from The Rest is Noise

La citazione, tratta dal blog di Alex Ross, è molto bella e poetica, ma io non la condivido. È inconsistente. Sono solo belle parole messe in fila.
Prima di tutto perché ripropone l’antica contrapposizione fra suono e silenzio, che Cage ha mostrato essere illusoria.
Finché c’è un mezzo che trasporta il suono, il silenzio, infatti, non esiste. Cage racconta la parabola della camera anecoica nella quale, chiuso in una stanza ermetica al suono, egli cominciò a sentire i suoni prodotti all’interno del proprio corpo: il basso hum della circolazione sanguigna e il beep del sistema nervoso.
Allora qualcuno ha tentato di risolvere l’impasse affermando che dove c’è vita c’è suono, ma nemmeno questo è vero. Nel deserto più deserto possibile, la sabbia si riscalda e poi si raffredda emettendo un leggerissimo sibilo e una quantità di altrettanto flebili crick. E i deserti di ghiaccio sono ancora più rumorosi.
Bisogna andare fuori da qualsiasi atmosfera per trovare il silenzio, ma qui nemmeno la musica ha spazio. Il suono e quindi il non-silenzio è la condizione perché la musica esista.
Allora la musica non emerge dal silenzio, può solo emergere dalla non musica. Quindi la musica è suono organizzato, come affermava Varèse?
Forse, ma organizzato da chi? O da cosa? Il vento che soffia fra due montagne in una valle dimenticata o il disgelo della Dvina sentito dall’alto di una collina producono della musica coerente, che trova in sé stessa la propria giustificazione e arriva a degli estremi di dolcezza e di forza con cui le nostre composizioni non possono nemmeno competere…

3 Commenti
  1. FM says:

    Se il battito del mio cuore nel silenzio mi priva del silenzio e il vento tra i rami mi ricorda un’orchestra d’archi, allora, forse, è musica qualsiasi onda che sfiora il mio timpano e mi emoziona.
    Quindi la musica non interrompe il silenzio, come scrive Nielsen, ma interrompe un’apatia, emergendo da ciò che sento e non mi emoziona.

  2. Federico says:

    l’arte è ciò che tutti sanno cosa sia. E veramente, se in qualche modo non si capisse cosa essa è, non si potrebbe neppure muovere quella domanda…. – B. Croce
    bravo MG!

  3. nicola says:

    il silenzio è innanzi tutto uno stato mentale.
    le orecchie, come ognun di noi ben sa, son sempre aperte, non si possono chiudere come gli occhi.
    però si riesce a non sentire nessun rumore – a volte – per forza della concentrazione.
    come d’altra parte rumori abituali non vengono avvertiti, a meno di non porvi apposita attenzione (funziona così anche con gli odori).
    quindi, se è pur vero che il silenzio assoluto non esiste, esiste – e a volte ci è necessario – il silenzio relativo, l’apparenza di assenza di suono.
    forse è a questo tipo di silenzio che si riferiva, con enfasi un po’ ottocentesca, nielsen.

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