Boulez – Première Sonate

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Published on: 15 July 2007

La prima sonata di Boulez, conposta nel 1946, eseguita da Aimard.
Note di programma di Jacques-Marie Lonchampt (tradotta da me, l’originale è qui).

La prima Sonata è in due movimenti. Se conservano una certa dualità compositiva, non si tratta ovviamente più di dualità tematica ed ancora meno armonica, come era il caso nella definizione “classica” della sonate, bensì piuttosto del confronto tra diversi tipi di scritture, che si oppongono per il tempo, l’intensità, il fraseggio e si raccolgono in sezioni contrastanti.
Il primo movimento, “lento”, comincia con la presentazione di quattro elementi molto semplici: intervallo (in questo caso, sesta), appoggiatura, suono isolato e tratto incisivo, che si oppone agli altri tre altri per la sua aggressività, che contrasta con la morbidezza dell’insieme. Quest’elementi si combinano in uno sviluppo generalmente calmo, a volte interrotto da una caratteristica rabbia, che chiuderà questa sezione in un soprassalto ancora più veemente. Il tratto incisivo domina la seconda parte, più nervosa, alterndosi con passaggi in staccato. Un ritorno degli elementi iniziali indica la ri-esposizione, variata ed accorciata ma chiaramente identificabile, seguita di una coda sugli stessi elementi, che vanno finalmente a sovrapporsi in un ampio aggregato, seguito in modo inatteso di un ultimo ritorno, pianissimo, quasi beffardo rispetto alla caratteristica iniziale.
Il secondo movimento comincia con un gioco di “ping-pong” staccato tra i diversi registri, simile alle variazioni opus 27 di Webern. In seguito si assisterà ad una lunga lotta tra una sorta di toccata, che esplora nervosamente in un movimento vivo e regolare tutta la tastiera, ed i passaggi più legati e annegati nel pedale, quasi dei “mobiles” armonici che vanno della dolcezza a un’espressione più intensa. La conclusione del movimento, interrotta inizialmente da silenzi, finora rari, cederà in extremis il posto ad un ultimo ritorno della toccata.

1 Comment
  1. leonardo says:

    beh che dire di Boulez.E’ un grande del secondo novecento,amo quasi tutto di Boulez;specialmente i suoi lavori “esperimenti”sul serialismo integrale.quello piu’ spietato(structures,poliphonye X)perche’ trovo quel procedimento di composizione molto affascinante e sviscera l’essere della musica in se stessa;ed e’il sentire umano attuale ed assoluto.quindi vale sia per il passato,presente e futuro…..i detrattori si devono rassegnare.e prenderne atto,di questo sentire!!fa parte della vita.basta con questo sistema tonale,usato e strausato per fini ingnobili e d’accatto dal mercato globale e non.davvero basta!!!ragazzi SONDIAMO L’IGNOTO.

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