La sedia di Glenn Gould

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Published on: 12 August 2007

sedia
Per quasi tutta la sua vita, dal 1953 fino alla morte avvenuta nel 1982 a 50 anni, sia a casa che in concerto, Glenn Gould suonò il piano seduto sulla stessa, miserabile sedia fabbricata, su sua indicazione, dal padre. Questo oggetto, chiamato da molti “la sedia da campeggio” perché oltretutto cigolava ignobilmente, permetteva a Gould di posizionarsi a 35 cm dal suolo, approcciando lo strumento “dal basso”, una situazione che forse lo favoriva perché, venendo dall’organo, era abituato ai manuali a varie altezze (aveva iniziato a dare concerti già a 12 anni come organista anche se, solo l’anno successivo, suonava con la Toronto Symphony Orchestra in qualità di pianista).
Peraltro, una tale posizione magari andava bene per la musica che prediligeva (Bach & Händel), ma gli impediva di generare il volume necessario ad interpretare gran parte dei romantici (e in effetti, quando incise le trascrizioni di Liszt delle sinfonie di Beethoven, ricorse ampiamente alla sovraincisione; non che sia necessario suonare i romantici comunque, anzi…).

Nel corso della storia della musica, già due pianisti di inizio secolo erano famosi per aver personalizzato le loro sedie: Joseph Hoffmann e Ignace Paderewski.
Joseph Hoffmann, non molto noto ai più, era un grandissimo pianista di piccolissima statura a cui era stato dedicato il terzo concerto di Rachmaninov, concerto che però non poteva suonare a causa delle sue mani così piccole. Ingegnere e inventore a tempo perso, disegnò una piccola sedia le cui caratteristica principale era quella di essere inclinata in avanti. Oggigiorno si trovano ancora delle sedie «Hofmann» in certi conservatori americani.
Ignace Paderewski, oltre ad essere stato un famoso pianista, fu anche primo ministro della Polonia. La sedia Paderewski si distingueva per uno schienale piuttosto rigido e un sedile decorato con nappe.

Il terzo pianista ad entrare nella leggenda dei «pianisti con la sedia» fu Glenn Gould. Tutto iniziò nel 1953, attorno ad un “capitolato tecnico” che, come si potrà immaginare, fu molto esigente :

  • la seduta doveva essere più bassa di una normale e, ovviamente, doveva essere regolabile in modo estremamente preciso;
  • contrariamente allo schienale leggermente inclinato all’indietro (7° mediamente) di tutte le altre sedie, la sedia di Glenn doveva avere lo schienale quasi ad angolo retto rispetto al sedile. Questo per portare il pianista in avanti quando quest’ultimo tendeva ad indietreggiare ;
  • la sedia, infine, doveva essere leggera, solida, doveva piegarsi ed essere facilmente trasportabile, proprio per accompagnare Gould in tutto il mondo, in concerto oppure in studio.

Il padre di Glenn Gould, Bert Gould, trovò una risposta seppur parziale alle numerose pretese del figlio. Prese così a modello una sedia pieghevole da giocatore di carte. Modificò con astuzia l’altezza della seduta segando dieci centimetri di ogni gamba. In seguito, preparò dei martinetti che saldò su delle piastre che vennero a loro volta avvitate su ogni gamba. I martinetti erano loro stessi costituiti da tenditori di cavo «œil à œil» segati in due.
La regolazione delle gambe serviva non soltanto per adeguare la sedia a certi pavimenti ma anche per adattarla ai diversi repertori musicali. Gould interpretava Bach stando molto vicino alla tastiera, semplicemente stando seduto sulla traversa anteriore della sua sedia con il naso all’altezza della tastiera. Invece, per opere come il valzer di Ravel, si distanziava un po’ più dal suo strumento.

Malgrado un’altezza dal pavimento di circa 35 centimetri (ossia 10 centimetri al sotto della norma di qualsiasi sedia, e questo è considerevole !), Gould sentiva che la sua posizione di fronte alla tastiera non era ancora del tutto ottimale. Così,invece di abbassare ancora di più la sedia (questo lo avrebbe costretto a suonare con le ginocchia contro il mento), fece produrre dei blocchetti in legno dipinti di nero per rialzare il pianoforte di tre centimetri. In totale, grazie a questo complesso sistema (il pianoforte un po’ più alto, la sedia un po’ più bassa) Gould si trovava a circa 13 centimetri al di sotto della posizione normale adottata dalla maggior parte dei pianisti. Da qui nasce la sua posizione così particolare e così caratteristica di fronte al pianoforte.

Riguardo alla definizione della sedia, il suo colore originale non era il nero. Oggi completamente scrostata, la sedia di Glenn sembra essere stata in origine dipinta con una vernice colorata, per diventare nera solo in seguito per confondersi con l’estetica tradizionale delle sale da concerto.

L’inizio del primo film di Bruno Monsaingeon su Gould (L’Alchimiste, 1974), visibile qui sotto, rappresenta benissimo il rapporto fra Glenn e la sua sedia. Il dialogo dice:
- Che strano strumento che avete !
- (Glenn fa finta di credere che parlo del suo piano. Continua a suonare alcune note) Trovo che abbia veramente un bel suono!
- Non parlo del piano, parlavo di questo… di questa… di questa cosa che non so come chiamare (punto il dito sulla sua sedia)
- Questa « cosa » !(Glenn finge di essere indignato e si mette ad imitare un accento a metà tedesco, a metà francese)!”Zignori non dizprezzare un mempro della famillia”
- ??… Cosa volete dire con « membro della famiglia » ?
- E’ un compagno di viaggio, senza il quale non posso funzionare, senza il quale non posso suonare. Sono 21 anni che ce l’ho, questa … « cosa » ! Che si può d’altronde qualificare come una sedia !
- Avete veramente dato dei concerti lì sopra?
- Non ho mai dato un concerto senza di lei. Almeno da 21 anni.
- Volete dire… che vi è così vicina quanto lo è potuto essere Bach ?
- (Glenn riflette un istante) … … … Oh, molto più vicino in verità !

Oggi questa sedia è stata riprodotta da Cazzaro S.p.A. ed è in vendita alla abominevole cifra di € 990 (+ € 42 di spedizione) con l’intelligente slogan “La sedia di Glenn Gould a casa tua!”.
No ragazzi, non è la sedia di Gould, è la vostra riproduzione. Oltretutto, non avete nemmeno avuto bisogno di sforzarvi molto, visto che l’originale è esposto al dipartimento musicale della biblioteca di Ottawa ed è inutile che ve la tiriate così tanto, come se aveste fatto un lavoro incredibile. Quella che avete fatto è solo una “cheap imitation”, una imitazione a buon mercato, che a buon mercato non è.
L’aveste venduta a € 50, sareste stati anche simpatici. A € 990, mi sembra solo una presa in giro.
Vi ricordo che € 990 sono circa 50 CD. Spero che la gente che ama la musica li spenda il questo modo.
Di buono c’è solo che le avete dedicato un bel sito da cui ho tratto la maggior parte del testo e l’estratto del film di Monsaingeon.

18 Comments
  1. erri says:

    Un… CAZZARO ti costruisce “la sedia di Glenn Gould” per 990 euro + spese? Ma non sarà una bufala di 0100101110101101.org o di qualche novello Luther Blisset?
    Oppure, ancora una volta, si deve dire pirandellianamente che la realtà supera la fantasia?

  2. Mauro says:

    Difficile. Cazzaro S.p.A. esiste davvero e anche il sito della sedia. Vedi i link nel post.

  3. erri says:

    Sì, ma ricordi la beffa di vaticano.org?

  4. Mauro says:

    Caro Mauro

    Leggendo il suo articolo ha apprezzato la conoscenza precisa e puntuale di alcuni aspetti legati alla vita del grande maestro Glenn Gould , come alcune opinioni discutibili .
    Evidentemente Sig. Mauro esprime giudizi e considerazioni confidando sulla sua conoscenza , legata ai corsi di studio seguiti o alla passione che la spinge ad informarsi o documentarsi . Questo quando parla di musica , di autori , ma quando esprime giudizi sulla riproduzione della sedia di Glenn Gould manifesta tutta le sua arroganza spocchiosa , che è tale anche quando parla di autori , ma essendo essa una materia che mastica , la sua presunzione è nascosta dalle citazioni e da quanto può ripescare tra le sue conoscenze a supporto delle sue strampalate opinioni .
    Ma se Lei dovesse riprodurre la sedia di Glenn Gould considerando che l’unico pezzo esistente al mondo è conservato nel museo di Ottawa in Canada , come procederebbe . Provabilmente non riuscirebbe nemmeno a definire le misure condiderando che non può essere estratta dalla teca . Se dovesse riprodurre lo schienale utilizzerebbe uno scultore ? per riprodurre i miccanismi di chiusura della sedia utilizzerebbe del cartone ? e con quale legno andrebbe a realizzare la sedia di Glenn Gould ?
    Vede Sig. Mauro Lei giudica simpatico un prezzo di 50 € per una riproduzione museale , il costo di 4 pizze , metà del costo di un ipod , metà del costo di un cellulare , paragona la sedia al costo di CD riprodotti in milioni di esemplare con costi di produzione che sono attorno al centesimo di € , Lei è delirante .
    Lei non ha idea di nulla in merito alla riproduzione di un oggetto museale e pertanto non avendo lei alcuna conoscenza l’oggetto descritto nel suo articolo non vale nulla .
    Credo che lei sia capitato nella sua vita di dover discutere , suo malgrado di qualcosa che non conosce , in questo caso dovrebbe usare il buon senso , evidentemente a lei manca . Cimentarsi nel parlare della riproduzione della sedia di Glenn Gould senza essere sollecitato e senza avere la minima consapevolezza di cosa si stà parlanto è un suicidio intellettuale . La sua arroganza miscelata alla mancanza assoluta di conoscenza tecnica nel settore delle riproduzioni museali genera l’articolo da lei scritto .
    I nostri tecnici che hanno iniziato e condotto al sua compimento questo grande progetto hanno letto il suo articolo con un sorriso compassionevole , lo stesso che lei avrebbe con chi non conosce il pentagramma .
    Noi tutti ci auguriamo che Lei possa colmare le sue lacune con il tempo e con l’esperienza . Difficile sarà per lei evolvere crescere, se le persone con le quali si confronta sono i nativi di Roma che giudicano il cognome Cazzaro pescando da loro lessico dialettale . Questo oltre che ingiurioso per chi lo riceve , esprime appieno il livello culturale entro il quale i suoi pensieri , la sua violenza verbale trovano facile albergo .

    Mauro Bianconi

  5. Mauro says:

    Caro Mauro,

    grazie del commento, ma, tanto per cominciare, vedo che l’incapacità di accettare delle critiche non è propria solo degli artisti. Io non ho usato dei termini apertamente offensivi nei confronti suoi e della sua azienda, come invece lei fa nei miei (mi scuso se non metto le maiuscole, ma è solo per facilità di scrittura. Lo faccia pure anche lei).
    Io ho solo detto che, a mio avviso, voi pretendete di aver fatto una operazione di alto valore culturale, quando la vostra è solo una operazione pubblicitaria. E secondo me, in questa pretesa, l’arroganza è solo vostra.

    Lei afferma e qui cito, che si tratta di un “grande progetto” irto di difficoltà “considerando che [la sedia] non può essere estratta dalla teca”.
    Intanto, tutti i musei del mondo e tanto più quelli americani, non hanno nessuna difficoltà ad estrarre dalla teca i loro pezzi se devono essere esaminati con fini approvati dai dirigenti dell’istituzione. Consideri che la sedia non è la mummia di Ramsete II che si dissolve al contatto con l’aria, è un oggetto degli anni ’50 e la teca esiste solo per ragioni espositive e per evitare che i visitatori ci si siedano sopra per farsi la foto.
    Io, che solo solo un semplice studioso di musica contemporanea, non ho avuto difficoltà a farmi dare in mano delle partiture manoscritte di autori del primo ’900 e un mio collega, studioso di musica antica e accademico, non ha alcuna difficoltà nel farsi tirare fuori dalla teca dei Musei Vaticani perfino i manoscritti miniati dell’anno 1000 per esaminarli e fotografarli.
    Quindi è difficile credere che non vi abbiano aperto la teca e se fosse davvero così sarebbe perché i dirigenti del museo non hanno approvato la vostra operazione, il che getterebbe una luce sinistra su tutta la faccenda.
    Invece, o si sbaglia lei, o si sbaglia il vostro sito. Perché nella pagina dei ringraziamenti
    http://www.glenngould-chair.com/italiano/grazie.htm sta scritto (cito):

    “Tramite Richard Cahill della Biblioteca del Canada e l’insieme dei dipendenti del dipartimento di Musica che si vuole ringraziare. Hanno aperto le porte della loro biblioteca e hanno sollevato la cupola di protezione della sedia originale PERMETTENDO AL NOSTRO TEAM DI ANALIZZARLA ACCURATAMENTE.” [maiuscolo mio]

    Quindi non mi venga a raccontare che i tecnici di una azienda leader nel settore delle sedie hanno fatto un’impresa nel riprodurre pari pari una sedia dopo aver potuto analizzarla accuratamente!
    Avete potuto esaminarla accuratamente e quindi, anche senza toccarla (cosa a cui non credo), presumo abbiate potuto prendere centinaia di foto da tutti i lati e di tutti particolari, esaminare le giunture. le chiusure e i materiali, esaminare anche il legno dato che la sedia è quasi completamente scrostata.
    Francamente, se dopo un esame del genere, lei insistesse a dirmi che questa riproduzione è stata “un grande progetto” di alta complessità, il “sorriso compassionevole” che lei cita dovrei averlo io nei confronti dei vostri tecnici. Ma non ci credo. Da quando l’informatica esiste, la modellizzazione di un oggetto pre-esistente si fa proprio come dite, per sommi capi, sul vostro sito. Si fotografa ortogonalmente l’oggetto da tutti i lati (magari mettendo come sfondo un telo di colore non confondibile con l’oggetto ma non è essenziale), poi si scorpora l’oggetto dallo sfondo, si segnano i punti da interpolare (anche centinaia) e si passa il tutto a un CAD. Poi si procede a qualche aggiustamento manuale.
    Ah, dimenticavo. Per le misure basta piazzare un oggetto di misura nota (e.g. un doppio decimetro) accanto all’oggetto. Poi basta dire al CAD quanto è lungo quello per avere automaticamente le misure di tutto il resto.
    Non mi dica che, con degli esperti a disposizione, questo processo è complesso altrimenti mi preoccupo. Sarebbe a dire che, se io vi facessi esaminare accuratamente una sedia della taverna di una mia amica, tutti pezzi unici perché li ha fatti suo padre che era un bravo falegname, voi avreste difficoltà a riprodurla in serie. Sicuramente non testimonierebbe a favore della vostra azienda!

    Vede, la sedia di Glenn Gould, in sé, non ha alcun valore artistico. Non è un Van Gogh o un Leonardo. Non è nemmeno bella. È un oggetto banale che se fosse nella cucina di mia zia, sarebbe solo una sedia o magari una brutta sedia da campeggio (nel senso di pieghevole).
    D’accordo, è un pezzo unico, ma come le facevo notare sopra, di pezzi unici è pieno il mondo. Il suo valore storico sta solo nel fatto che l’ha usata Glenn Gould.
    Il riprodurla non ha senso, se non di simpatia per Gould e per quello che rappresenta. Ma da qui a tirarvela così tanto e a parlare di “grande progetto” ce ne corre. In questo siete incredibilmente pretenziosi.
    Avete fatto una cosa che fate tutti i giorni (produrre sedie) con la differenza che questa è una riproduzione.
    Se solo aveste detto “Hey, abbiamo riprodotto la sedia di Gould, è in vendita a una cifra arrivabile anche per (per es.) un insegnante”, senza tirarvela con frasi come “itinerario inedito, unico e poetico, in materia di creazione e distribuzione di mobili” e senza voler far credere di aver realizzato in grande progetto, sareste stati simpatici. Forse l’avrei comprata anch’io.
    La riproduzione non è una forma d’arte, almeno se è fatta da un fabbricante di mobili e tutto quello che avete fatto è una banale copia (pardon, riproduzione) come se ne fanno milioni. Da che mondo è mondo, tutti fanno riproduzioni. I musei vendono riproduzioni delle opere esposte senza sostenere di aver fatto un lavoro incredibile. Anche Zippo ha rifatto l’accendino di Truman facendo esattamente quello che avete fatto voi: ha riprodotto un oggetto insignificante se non fosse stato in tasca a Truman in quel momento, ma non se la tira così tanto e lo vende a $5. Così come fate voi, invece, a mio avviso, siete solo pretenziosi e non fa bene alla vostra immagine.
    Guardate un po’ i commenti sul vostro lavoro. Solo dalla prima pagina di Google cercando “glenn gould chair”, esce:
    http://mleddy.blogspot.com/2007/01/glenn-goulds-chair.html
    “With a price like that, perhaps the manufacturer can invest some of the profits in a better English translation for the website.” (effettivamente l’inglese del vostro sito non è bellissimo)
    oppure il critico musicale Matthew Guerrieri in http://sohothedog.blogspot.com/2007/01/lowrider.html dice
    “Designer René Bouchara and Italian furniture manufacturer Cazzaro have teamed up to offer the sunken seat, which is being offered at the introductory price of 990 euros. Me, I’m waiting for it to be marked down.”
    o ancora (http://hp.vox.com/library/post/glenn-goulds-chair.html)
    “Though I’m certainly not in the market for the chair, the site has a very interesting history of the chair.”
    Di recensioni apertamente positive, a parte i vostri comunicati stampa, a prima vista non ne trovo. Forse devo cercare meglio, ma…

    Infine, due parole sul commento con cui se la prende. Io non ho niente a che fare con il tipo del commento e qui ognuno è responsabile di quello che dice. Quindi non venga a fare insinuazioni sul mio ambiente perché non lo permetto.
    Inoltre, da quel che capisco (e si rilegga bene quei tre commenti), il tipo ha scritto quello che ha scritto perché NON CI CREDE. Non crede che possa esistere uno che ha fatto una cosa del genere e ritiene che sia uno scherzo ben architettato, come quello famoso del vaticano. Ammetterà anche lei che il nome Cazzaro è suscettibile di qualche ironia. Non lo giustifico, ma penso che l’insieme del nome, della notizia e del prezzo possa apparire così assurdo da sembrare uno scherzo.

    Lei, che si lamenta di quel commento e della mia prestesa violenza verbale, invece è educato. Infatti mi dà dell’arrogante, del delirante, dell’ignorante, etc.
    Per favore, la smetta di riempirsi la bocca con parole come “riproduzione museale”, come se si parlasse di un Leonardo, mentre tecnicamente quello che avete fatto è: copiare una sedia degli anni ’50 di nessun valore artistico dopo averla esaminata accuratamente.
    In molti fanno cose del genere, anche fra i vostri colleghi. Ma si limitano a dire, per es., questa è una copia fedele del frigorifero della General Motors del 1952 che stava a casa di Marilyn. Non cercano di farmi credere di aver fatto chissà cosa e non lo vendono a dei prezzi folli. È sottinteso che lo fanno perché pensano che si venda e va bene così.
    Adesso mi spieghi perché, invece, la vostra dovrebbe essere una grande opera e non una banale operazione pubblicitaria o di business.
    Parafrasandola, mi parmetta di dirle che difficile sarà per lei evolvere, crescere, se non si rende del vero significato di quello che fa.

    Mauro Graziani

  6. Mauro says:

    Gentile Sig. Graziani

    Non voglio darle una lezione di semantica , ma io ho scritto che non poteva essere “estratta” dalla teca, non che la sedia non potesse essere visionata da vicino o fotografata . Con le tecniche da lei citate , superate dalla tecnologia recente , si otterrebbe un’approssimazione non accettabile per una riproduzione fedele . Mi sembre che il sua atteggiamento di tuttologo la ponga sempre nella situazione di fare delle pessime figure , qui non siamo difornte ai suoi alunni che provabilmente si bevono tutto . In molti fanno cose del genere , quanti ? 10 aziende , 20 aziende . 100 aziende , anche fossero 1000 nel contesto planetario dire molti mi sembra azzardato . Ma lei tende sempre a massimalizzare i concetti per sostenere le sue singolari idee .
    In ogni caso penso che noi due abbiamo dedicato già troppo tempo a questa inutile discussione , Lei detesta molte cose della vita del mercato ecc. , e ha una totale sfiducia verso il prossimo , pensa che tutti si spaccino per chi non sono , forse vive in ambiente degradato moralmente e culturalmente . Noi siamo e siamo tali da 46 anni sono passate generazioni di tecnici e dipendenti dalla nostra azienda , abbiamo attraversato crisi e congiunture economiche , siamo sopravvissuti ai cinesi e a chi era venuto prima di loro , siamo fiduciosi e convinti che ci aspetta un futuro radioso . Le sua critiche invece sono sterili tendenzialmente distruttive , finte , tinte di un cinismo di modo , in ogni caso sono il frutto di un pensiero unilaterale , rispettabile , ma unico . Noi siamo l’espressione e la volontà di un gruppo di lavoro professionale e motivato . Il risultato tangiblile è anche la sedia di Glenn Gould venduta in tutto il mondo con grande successo , non un’operazione culturale , ma di memoria verso il grande maestro . Il nostro sito è visitato ha centinaia di migliaia di persone al mese , e abbiamo ricevuto il plauso di autorità enti e istituzioni europee e americane , la sua critica basata su opinioni qualunquiste e dozzinali , è fuori dal coro , e conta poco , molto poco .

    Mauro Bianconi

  7. Marco says:

    Partecipo velocemente al dibattito, non conosco l’azienda ma conosco Glenn Gould. Credo che sia una bella iniziativa e se sono ancora lì a venderla, significa che ne hanno vendute un bel po’ e soprattutto c’è evidentemente qualcuno che la compra tutt’oggi. Io personalmente spero di poter avere la possibilità di comprarla il prima possibile. Però mi sembra che definire “ridicola” un’azienda che si impegna in un’operazione del genere non sia del tutto inoffensivo…
    Inoltre per tornare al prima articolo, evidentemente il primo Mauro nel definire accettabile il prezzo di 50 Euro dimostra la grossa contraddizione del suo articolo: il problema non è più la sedia, ma le capacità economiche di ognuno di noi.

    In ogni caso, credo che abbia fatto molto di più quest’azienda (credo veneta) nel riprodurre la sedia che mille case discografiche nel promuovere l’artista canadese. Io sono stato in Canada e non si tratta di un viaggio low-cost, immagino quindi che un minimo di investimento sia stato fatto. Inoltre da ignorante quale sono in materia credo che il Museo o chi ne detiene i diritti non li conceda gratuitamente.

    Infine, in merito alla ricerca su internet… questo dimostra il prezzo di questo mezzo straordinario. Ovvero il moltiplicarsi di spazzatura gratuita ed inutile, tutti scrivono e spesso è sempre l’ignorante ad avere più voce.

    Buona giornata e soprattutto buon ascolto.

  8. erri says:

    “…vive in ambiente degradato moralmente e culturalmente. Noi… siamo sopravvissuti ai cinesi [tutti morti?] e a chi era venuto prima di loro , siamo fiduciosi e convinti che ci aspetta un futuro radioso .”
    “non un’operazione culturale , ma di memoria verso il grande maestro”: sì, un’ara votiva, un sacro altare, un facsimile di reliquia…
    Ho le lacrime agli occhi (dalle risa), anche se continuo a pensare che sia una immensa beffa.

    Ancora una cosa, sig. Bianconi: complimenti per lo sbuffo di razzismo contro i “nativi di Roma”! Io, però, sono veneto.

  9. Mauro says:

    Egr. Sig. Bianconi

    certo, è come dice lei: io vivo “in un ambiente degradato moralmente e culturalmente”, lei invece sta in paradiso.
    Per favore, la smetta di fare insinuazioni personali offensive. Io non l’ho mai offesa personalmente, come può benissimo vedere.
    Se la mette in questo modo, non mi rimane altro che constatare che evidentemente questi sono gli unici argomenti che la sua fragile mente sa concepire. Invece di rispondere alle obiezioni, l’unica cosa che sa fare sono insinuazioni personali offensive e delegittimazioni delle opinioni altrui (“Le sua critiche invece sono sterili tendenzialmente distruttive…etc”).
    Se vuole faccio anch’io lo psicologo spicciolo. Lei forse vive nella sicurezza della sua azienda e l’appartenere a tale gruppo o magari dirigerlo, è l’unica cosa che dà un senso alla sua vita. Al di fuori di essa forse lei non è.
    Per questa ragione lei difende con le unghie e con i denti tutto ciò che il suo gruppo fa, senza porsi alcun interrogativo di merito perché se crollasse forse anche lei cesserebbe di avere un valore come persona.
    Ma adesso smettiamola. Io so di aver sbagliato scrivendo queste righe su di lei. Non voglio offenderla. Sicuramente lei ha una vita personale bella, magari anche una bella famiglia, etc.
    Adesso che ha visto come funziona, si chieda quanto lei può essersi sbagliato su di me, scendendo sul personale. Lo faccia. Non fa male.
    Per finire, resta comunque il fatto che non mi ha ancora spiegato perché il vostro sia un grande progetto e perché la riproduzione di una sedia valga € 990, cosa che francamente mi sembra una presa in giro.
    Lei dice che questa operazione ha avuto successo, riconoscimenti, etc. Sinceramente, su internet non li vedo. Faccia una ricerca anche lei. Cerchi “gould chair cazzaro”, i risultati, eliminati i doppi, a oggi sono solo 42, un po’ poco per aver “ricevuto il plauso di autorità enti e istituzioni europee e americane”. Tolga ovviamente i comunicati stampa emessi dalla sua azienda e guardi le opinioni esterne. Io non ne vedo di positive (a parte l’elogio al sito che ho fatto anch’io). Più di uno, invece, critica apertamente il prezzo.

    Egr. Sig Marco

    devo dire subito che il suo intervento mi ha colpito non solo per il contenuto, ma anche per un altro particolare che le dirò dopo.
    Alcune delle sue idee mi sembrano un po’ tirate per i capelli. Sostenere, per es., che “ha fatto molto di più quest’azienda (credo veneta) nel riprodurre la sedia che mille case discografiche nel promuovere l’artista canadese” mi sembra quantomeno bizzarro. Secondo lei una sedia muta in vendita a € 990 ha fatto conoscere l’opera di Gould più di un DVD in cui lo si vede e lo si sente suonare in vendita a € 40? Secondo lei l’uomo della della strada che sente parlare di una sedia di questo tale che costa metà o 2/3 del suo stipendio pensa “accidenti, devo assolutamente sapere chi è costui” oppure pensa “sono fuori di testa”? Mi dica…
    La seconda cosa che vorrei farle osservare è questa sua opinione secondo la quale il fatto che in internet si trovino delle critiche all’operazione dimostrerebbe “il moltiplicarsi di spazzatura gratuita ed inutile, tutti scrivono e spesso è sempre l’ignorante ad avere più voce”.
    Ah bene! Dunque le critiche sono spazzatura scritta da ignoranti. E se qualcuno elogiasse l’operazione cosa sarebbe? Quello, per lei, non sarebbe spazzatura, suppongo. Oppure lo sarebbe spazzatura lo stesso? Mi dica…

    Ma l’ultima cosa, quella che mi colpisce di più, è questa: lei afferma “non conosco l’azienda”, eppure l’ip number da cui lei scrive è lo stesso da cui scrive il Sig. Bianconi e da questo non posso dire che si tratti dello stesso computer, ma sicuramente VOI DUE USATE LO STESSO SERVER e una rapida consultazione del database del ripe, che è pubblico, MOSTRA CHE QUESTO SERVER USA UNO DEGLI 8 IP CHE APPARTENGONO A CAZZARO S.p.A.
    A questo punto è difficile non pensare che, quando dice di non conoscere l’azienda, lei non dica il vero (mi creda, non è diffidenza, è il rasoio di Occam). Mi riesce difficile altrimenti spiegarmi come uno che non ha niente a che fare con l’azienda possa accedere a internet usando un server dell’azienda.
    Mi dica lei come stanno le cose. Certo che se avete fatto il giochino puerile di far scrivere un dipendente, un parente o un amico fingendo che sia uno qualsiasi per rinforzare la vostra posizione AVETE FATTO PROPRIO UNA BRUTTA FIGURA!

  10. Marco says:

    E bravo il nostro Prof!!!! Prima di tutto non sono il Sig. Bianconi e sono autonomo nel leggere e nello scrivere per fortuna.
    La storia dell’IP non è altro che la scoperta dell’acqua calda e il fatto che tu l’abbia scoperta, dimostra che in Internet tutti possono scrivere falsità ed inutili chiacchere… ma soprattutto di come, allo stesso tempo, anche altri commenti possano essere stati scritti ad hoc….
    Brutta figura? Io direi più che altro comportamento la tua, vista che “siete ridicoli” non può essere descritta come critica, non credi? Se dicessi che tu sei ridicolo a perdere tempo a cercare tra i motori di ricerca il nostro nome, cosa penseresti? O che sei ridicolo nel pensare che tu possa criticare liberamente (ed io no) il nostro (tuo) lavoro? O che sei ridicolo nel copiare dal nostro sito liberamente del materiale senza almeno avere la bontà di chiederlo (e forse per questo che le tue critiche mi danno fastidio)? In ogni caso, credo che questo blog abbia avuto successo!

    Capirai anche tu che questa discussione può essere infinita, personalmente ora passo e chiudo, caro Prof. Torniamo a lavorare, per chi ha da lavorare…

    PS: se mi dai il tuo indirizzo email, posso girarti alcune foto di chi ha comprato la sedia!

  11. Marco says:

    Dimenticavo, caro Prof, noi facciamo il nostro lavoro, bene o male…. e questo penso non sia da criticare come “ridicoli”, cosa ne pensi?

    PS: ti invito a scrivermi anche via email….

  12. Mauro says:

    Guardi Marco, io non ho detto che lei è il Sig. Bianconi.
    Ho solo detto che lei e il Sig. Bianconi usate entrambi lo stesso server di Cazzaro S.p.A. e quindi si può pensare che quando lei dice “non conosco l’azienda”, lei menta.
    Che poi questo dimostri che su internet chiunque può fingersi qualcun’altro è un dato di fatto. Il farlo o il non farlo è una scelta individuale.
    Come vedi, io non lo faccio e non chiamo nemmeno a raccolta un po’ di lettori come potrei fare, ma non mi interessa.

    E tu sbagli a dire che non puoi criticare il mio lavoro perché invece lo stai facendo. Puoi criticare qui, come puoi citicare tutti gli altri post. E puoi darmi liberamente del ridicolo, se vuoi. Ovviamente io mi difenderò.
    Mi spiace che il tuo commento num. 10 sia stato bloccato dall’antispam. Evidentemente conteneva qualche parola della sua lista (scusa, ma non so quale, è lunghissima). Comunque appena l’ho visto, l’ho fatto passare. C’è anche scritto…

    Adesso veniamo a quello che ti ha dato fastidio:

    1) per quanto riguarda la copia del testo dal vostro sito, io penso che quanto messo su internet sia da considerare pubblico e che quindi possa essere copiato CITANDO CHIARAMENTE LA FONTE.
    E come vedi alla fine del post io cito il vostro sito con tanto di link e dico “da cui ho tratto la maggior parte del testo e l’estratto del film di Monsaingeon.”
    Di solito quelli che non lo permettono mettono in fondo a tutte le pagine una scrittina tipo “copyright by xx Riproduzione vietata”.

    2) Ti dà fastidio il termine ridicolo. Va bene. Non sono un fanatico. Se me lo chiedi, posso sostituirlo. Naturalmente non posso metterci delle lodi. Deve riflettere quello che penso. Se vuoi, al posto della frase
    “A € 990, siete solo ridicoli”
    potrei mettere
    “A € 990, mi sembra solo una presa in giro”
    Inserisco un “mi sembra” che chiarisce che questa è solo una mia opinione e dico “presa in giro” al posto di ridicoli.
    Se ti va bene, fammi sapere e lo faccio.

  13. Marco says:

    Apprezzo il tuo ultimo intervento… anche se non leggo critiche verso il tuo lavoro.
    Vedi un po’ tu cosa cambiare, a tua discrezione, non sarò certo io a dettare il testo, però un po’ meno di aggressività nei nostri confronti non farebbe male. Il “mi sembra solo una presa in giro” lo posso accettare come dipendente dell’azienda… sono libere critiche più o meno condivisibili, ma non del tenore del “siete ridicoli”.

    PS: non credo di aver scritto qualcosa da essere bloccato dall’antispam.

  14. Mauro says:

    Beh, quando dici “sei ridicolo nel copiare dal nostro sito” e simili è una critica, ma io non mi lamento, puoi farlo e io ti rispondo. Sì, ho visto che scrivi “se dicessi”…

    Comunque alla fine fa piacere riuscire a capirsi. Cambio come convenuto.

    PS: antispam
    non devi necessariamente scrivere qualcosa di volgare per essere bloccato dall’antispam. Gli spammers pubblicizzano farmaci, prestiti, finanziamenti, rolex, etc. Nel caso specifico vieni bloccato dalla parola fastidio, perché in lista c’è fast.

    PPS: la mail l’ho scritta prima di vedere questo commento.

  15. Fabio says:

    Io sono di Roma, ma sono certamente molto più signore di questo Bianchini che viene a pubblicizzare un oggetto inutile, che nulla ha a che fare con la cultura musicale. E che certamente non acquisterò mai.

  16. Andrea says:

    Non capisco tutta questa diatriba. Il sig. Mauro Graziani (che non conosco) ha espresso una opinione a proposito di questa sedia. Opinione che ha fatto scaturire della “rabbia” da parte del personale dell’azienda.
    Dire che il rapporto prezzo/utilità della sedia sia ridicolo è dire poco. Poi si sa, il mondo è vasto e c’è gente che acquista le cose più inutili…
    Ma non vedo alcun insulto, mentre al contrario vedo insulti da parte dell’altro Mauro, ed una buffissima gaffe di Marco quando scrive “non conosco l’azienda” e quando viene sgamato, perchè “sgamato” è il termine adatto, si difende aggredendo. Come i bambini.
    Invece mi è risultata davvero piacevole la logica argomentativa del sig. Graziani.

    Solo una piccola cosa, non metto in dubbio la qualità dei prodotti “Cazzaro” ma lavorando nel settore produttivo industriale, per rifare una sedia non ci vuole affatto un gran lavorone… Perchè volete far credere che Cristo sia morto di freddo?
    E poi un po’ di autoironia non guasta mai: il sig. Bianconi sarebbe rimasto più simpatico.
    Saluti a tutti!

  17. grazie della solidarietà.
    in realtà, ormai, l’affare sembra essere finito, visto che anche nel sito http://www.glenngould-chair.com (di Cazzaro S.p.A.). l’ultima new è del 2008. non è più stato aggiornato.
    Il che, secondo me, conferma che, più che un grande progetto, è stato solo un sistema, peraltro perfettamente legittimo, per farsi un po’ di pubblicità…

    un’altra cosa positiva del tuo commento è che, facendomi tornare sull’argomento, mi ha portato a scoprire un sito che offre (gratis) le istruzioni per costruire una sedia funzionalmente identica a quella di Gould.
    ATT.NE: non una replica, ma una sedia diversa, ma regolabile come quella di Gould. È qui.

  18. Chickering says:

    Io sospetto invece che siano stati sgamati dalla GGF o GGE o GGL e relativo avvocato Posen, ergo costretti ad eliminare il sito e cessare la vendita per problemi di copyright. Cmq solidarietà massima a Graziani ;)

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