Black Angels

Categorie: Strumentale
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Commenti: 4 Commenti
Pubblicato il: 14 September 2007

La Fondazione Pulitzer ha messo in linea Black Angels (Images I), quartetto d’archi amplificati di George Crumb, probabilmente l’unico quartetto ispirato alla guerra in Vietnam. È una bella partitura, anche graficamente. I titoli dei movimenti, poi, sono fantastici (mi piace molto il 2.3 “Sarabanda de la Muerte Oscura”).
Non credo sarà in linea per molto tempo.

Black Angels (Images I) by George Crumb from the Pulitzer Foundation’s site

movements
I. DEPARTURE

  1. Threnody I: Night of the Electric Insects
  2. Sounds of Bones and Flutes
  3. Lost Bells
  4. Devil-music
  5. Danse Macabre

II. ABSENCE

  1. Pavana Lachrymae
  2. Threnody II: Black Angels!
  3. Sarabanda de la Muerte Oscura
  4. Lost Bells (Echo)

III. RETURN

  1. God-music
  2. Ancient Voices
  3. Ancient Voices (Echo)
  4. Threnody III: Night of the Electric Insects

Program Notes (from the author’s site)

Black Angels (Images I)
Thirteen images from the dark land

Things were turned upside down. There were terifying things in the air … they found their way into Black Angels. – George Crumb, 1990

Black Angels is probably the only quartet to have been inspired by the Vietnam War. The work draws from an arsenal of sounds including shouting, chanting, whistling, whispering, gongs, maracas, and crystal glasses. The score bears two inscriptions: in tempore belli (in time of war) and “Finished on Friday the Thirteenth, March, 1970″.

Black Angels was conceived as a kind of parable on our troubled contemporary world. The numerous quasi-programmatic allusions in the work are therefore symbolic, although the essential polarity — God versus Devil — implies more than a purely metaphysical reality. The image of the “black angel” was a conventional device used by early painters to symbolize the fallen angel.

The underlying structure of Black Angels is a huge arch-like design which is suspended from the three “Threnody” pieces. The work portrays a voyage of the soul. The three stages of this voyage are Departure (fall from grace), Absence (spiritual annihilation) and Return (redemption).

The numerological symbolism of Black Angels, while perhaps not immediately perceptible to the ear, is nonetheless quite faithfully reflected in the musical structure. These “magical” relationships are variously expressed; e.g., in terms of length, groupings of single tones, durations, patterns of repetition, etc. An important pitch element in the work — descending E, A, and D-sharp — also symbolizes the fateful numbers 7-13. At certain points in the score there occurs a kind of ritualistic counting in various languages, including German, French, Russian, Hungarian, Japanese and Swahili.

There are several allusions to tonal music in Black Angels: a quotation from Schubert’s “Death and the Maiden” quartet (in the Pavana Lachrymae and also faintly echoed on the last page of the work); an original Sarabanda, which is stylistically synthetic; the sustained B-major tonality of God-Music; and several references to the Latin sequence Dies Irae (“Day of Wrath”). The work abounds in conventional musical symbolisms such as the Diabolus in Musica (the interval of the tritone) and the Trillo Di Diavolo (the “Devil’s Trill”, after Tartini).

The amplification of the stringed instruments in Black Angels is intended to produce a highly surrealistic effect. This surrealism is heightened by the use of certain unusual string effects, e.g., pedal tones (the intensely obscene sounds of the Devil-Music); bowing on the “wrong” side of the strings (to produce the viol-consort effect); trilling on the strings with thimble-capped fingers. The performers also play maracas, tam-tams and water-tuned crystal goblets, the latter played with the bow for the “glass-harmonica” effect in God-Music.

George Crumb – Black Angels (Images I) – members of the Saint Louis Symphony Orchestra

4 Commenti
  1. erri says:

    Finalmente ho potuto ascoltarlo.
    Mi spiace per Tallis (http://www.maurograziani.org/wordpress/archives/299) ma questa è la mia musica.
    Sono ancora tutto emozionato e non ho parole. Grazie!

  2. Mauro says:

    Anche per me Black Angels è emozionante.
    Ma tu non insegni musica antica?

  3. erri says:

    Ebbene sì, lo ammetto. Ma non faccio dell’archeologia.
    Se non ti annoia vorrei raccontarti qualcosa dei bei vecchi tempi, come li ho vissuti io :-)
    Chi si è accostato alla musica antica (in particolare barocca e medievale) nei gloriosi ’70 ed all’inizio degli ’80 ne aveva le scatole piene della musica classica come si faceva allora. Ne avevamo abbastanza di sdilinquimenti romantici e muscoli decadenti, del Vivaldi furbetto di Scimone e del Bach ingessato di Richter, dell’ermetismo elitario dei contemporanei. Inoltre, ci eravamo stufati del modello di esecutore che ci era prospettato, il virtuoso-macchina completamente inconsapevole, teorizzato dal buon Stravinsky.
    Man mano che ci liberavamo dai pregiudizi, scoprivamo nel nostro passato una musica diretta come il blues, forte come Tom Waits, raffinata come Miles, dinamica come i Jethro Tull… Imparavamo anche un diverso ruolo dell’interprete, come minimo fortemente responsabilizzato sulle proprie scelte, talvolta addirittura spinto a sovvertire la relazione con la partitura, che poteva diventare medium tra esecutore e pubblico, come nel jazz e nel rock.
    In quegli anni ho incontrato (ed altri con me) una quantità di musica di contaminazione, nella quale riconoscevo in qualche modo analogie con quello che stavo cercando: l’improvvisazione degli olandesi, Mengelberg e co., o degli italiani Colombo, Trovesi, ecc., il minimalismo, la scoperta dell’India con Shankar e Terry Riley, e poi, alla rinfusa, Kagel, Meredith Monk, gli Oregon, l’Art Ensemble of Chicago, Laurie Anderson, e molti molti altri…
    Queste “esperienze” sono impercettibilmente penetrate nella mia concezione del fare musica.
    Oggi credo e cerco di insegnare ad essere prima di tutto musicisti d’oggi; di essere interpreti fedeli di se stessi, prima di tutto. Cerco di far sentire che si fa musica quando si sente il bisogno dentro di noi.
    Sono cosciente che questo è solo un aspetto del fare musica, ma mi accontento; dopotutto, è l’unica cosa che sento di poter insegnare, o meglio scambiare, coi miei studenti
    Ciao! erri

  4. Mauro says:

    Credo di aver fatto una strada molto vicina alla tua, solo che io sono andato in avanti, verso la musica contemporanea che in quegli anni, passata la tirata del serialismo integrale, si stava liberando da molti legami con gruppi di Stockhausen vicini all’improvvisazione, le partiture grafiche e così via.
    Ed è per quello che adesso faccio una playlist in cui mixo contemporanea accademica e non con musica antica e pop.
    C’è stato un lungo periodo in cui ascoltavo solo musica sperimentale e pre-bach.

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