Sarà…

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Published on: 23 September 2007

BLOGRegular pubblica questa dichiarazione di Mirella Freni, intervistata da Leonetta Bentivoglio su Repubblica di qualche giorno fa

Sia io che Luciano abbiamo studiato col maestro Campogalliani, e quando dissi a quest’ultimo che sapevo poco di musica lui m’intimò: guai a te se impari il canto scandendo uno-due-tre-quattro! Hai sensibilità, doti naturali, non perdere la tua naturalezza!

Sarà…
Lungi da me l’idea di criticare Mirella Freni e/o il suo maestro, ma capisco bene i pianisti che, quando si trovano ad accompagnare i cantanti, si lamentano perché questi ultimi “non vanno a tempo neanche a pagarli in oro”.
Accidenti, andare a tempo non significa scandire uno-due-tre-quattro. Significa sentire e assecondare con naturalezza una pulsazione interna al brano, senza però andare dove si vuole solo perché la tua sensibilità ti ci porta. La sensibilità va assecondata, ma anche controllata. e soprattutto educata.
Per esempio, penso che molti pianisti, all’inizio, da piccoli, tendano a suonare uno “smelenso” Chiaro di Luna, ma poi si capisce il pezzo e la sensibilità si adegua senza sentirsi costretta. Un interprete non deve seguire solo il proprio istinto del bello, ma anche interrogarsi su quello che sta facendo.
Secondo me, idee come “non contare, segui la tua sensibilità”, magari hanno prodotto un Pavarotti, ma anche decine di pessimi musicisti.
Forse ne vale la pena, ma non ne sono sicuro…

5 Comments
  1. E’ vero che i pianisti si lamentano spesso a ragione dei cantanti, ma è anche vero che non si può accompagnare un’opera lirica al piano come fosse Bach. So di molti cantanti e direttori d’orchestra che si lamentano di pianisti che non sanno accompagnare perchè non cantano, non respirano mentalmente, nè sentono il fraseggio. E lo diceva pure Toscanini ai suoi orchestrali: “vergogna, cantate!!”
    Prendiamo come banale esempio l’Ave Maria “di” Gounod: non la si può certo interpretare (al piano o al clavicembalo) come fosse il preludio di Bach più una voce che per caso vi canta sopra. Ovviamente il tastierista non dovrebbe nemmeno pensare di suonarla alla Chopin. Il problema è che gli studi accademici per ottenere la licenza di “teoria e solfeggio per cantanti” sono totalmente incompleti e quindi inutili così come sono concepiti, così come i corsi accademici di musica d’insieme, nei quali non mi risulta si dia spazio all’esperienza strumentista/cantante.
    E poi, perchè questa distinzione tra strumentisti e cantanti? La voce che cos’è? Non è lo strumento più antico? Questa differenziazione è stata introdotta proprio dalla diversità di preparazione musicale dovuta anche all’idiozia di molti insegnanti di canto(?) lirico che concentrano e inculcano nell’allievo una serie di manierismi etici ed estetici per cui la qualità del suono vocale diventa unico o principale obiettivo di studio, a scapito della preparazione teorica di base. Quanti cantanti sono in grado di accompagnarsi al piano per studiare un ruolo? Quanti cantanti, anche di fama , hanno imparato un ruolo ascoltando un cd (e ne conosco parecchi)?

  2. Andrea says:

    Non si può nemmeno aspettarsi qualcosa di importante da un corso di studi che si pretende di qualificare un artista in 5 anni… Altro che corso di teoria e solfeggio per cantanti! Perchè non studiano anche loro armonia, ad esempio? Non riterrei così inutile che anche loro sapessero in che ambito armonico si stanno spostando mentre cantano. Stare a tempo? Il pianista che ha solo quel problemino lì con un cantante è fortunato (fermo restando che l’esperienza arricchisce, proprio per l’acquisizione di una maggior cantabilità esecutiva che spesso è mancante e trasforma certi pianisti in dattilografi della tastiera): capita più spesso di doversi fermare perchè il cantante esegue qualcosa che non è propria nella partitura. La risposta quando si chiede? “La Callas sulla registrazione che ho non canta com’è sullo spartito” -(scritto da qualche Verdi qualsiasi, secondo loro)… “si fa così perchè è tradizione”. Altro che 1-2-3-4…

  3. erri says:

    Lavoro abbastanza con i cantanti per sapere che una buona parte di loro (non i migliori, secondo me) non pensa a quello che esprime ma al suono che emette.
    Non si rendono conto che tu, Mauro, col tuo laptop puoi emettere suoni molto più belli dei loro?
    A onor del vero, però, anche la maggior parte degli strumentisti riceve oggi in conservatorio una formazione che, a parte l’1-2-3-4, non è assolutamente finalizzata a sviluppare la consapevolezza di quello che si sta facendo.
    Ciao!

  4. bob says:

    intanto, grazie per la citazione!! mi XML-abbono al tuo blog.
    mi limito a “controvertire”, in modo del tutto personale, che il risultato «un Pavarotti, ma anche decine di pessimi musicisti» potrebbe essere capovolta, in molti casi in «un Domingo, ma anche decine di metronomi».
    Quindi è una questione di sensibilità – figùrati che a me Pavarotti piace al punto che in molte sue “accelerazioni forse indebite” ci vedo una legittima interpretazione…!
    a rileggerci!

  5. Mauro says:

    @bob
    grazie. la citazione era doverosa. sono già feed-abbonato al tuo blog.
    su pavarotti (almeno sul primo pavarotti) sono d’accordo. tra l’altro, odio il modo in cui la musica classica congela tutto quello che tocca, quindi mi interessano le interpretazioni personali.
    il problema è solo che uno deve essere conscio di quello che fa e cantare o eseguire in un certo modo perché ha studiato, ci ha pensato, ne è convinto ed è in grado di sostenerlo anche culturalmente, non solo perché lo fanno la callas o gould.
    Una volta ho sentito boulez dirigere la 5a di beethoven molto più lenta, circa mezzo tono sotto e con alcuni passaggi cambiati. E prima ha spiegato che, secondo certi ricercatori, quell’esecuzione si avvicinava molto a quella beethoveniana (dell’accordatura, lo sappiamo tutti, per il resto, quando me lo spiega, posso anche fidarmi).
    Voglio dire, cambi delle cose per delle ragioni precise che possono essere anche legate alla sensibilità, ma in ogni caso sono ragioni che puoi sostenere anche storicamente, non solo perché ti viene…

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