E sia il degrado!

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Published on: 17 January 2008

Il Disegno di legge S1861, approvato mentre noi facevamo festa (?) nella notte fra il 21 e il 22 Dicembre 2007 ha fatto due cose: ha trasformato la SIAE in Ente pubblico economico e ci ha fatto graziosamente sapere che cosa può essere messo in rete e a quali condizioni.

L’articolo 70 della vecchia Legge 22 aprile 1941 n. 633 (e successive modifiche) sulla Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio viene modificato con l’aggiunta del comma 1-bis e diventa

      1. Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera; se effettuati a fini di insegnamento o di ricerca scientifica l’utilizzo deve inoltre avvenire per finalità illustrative e per fini non commerciali.

1-bis. È consentita la libera pubblicazione attraverso la rete internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro. Con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, sentiti il Ministro della pubblica istruzione e il Ministro dell’università e della ricerca, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, sono definiti i limiti all’uso didattico o scientifico di cui al presente comma.

Questo comma è stato giustamente attaccato da tutte le parti. Non vedo, infatti, quale utilità possa avere la pubblicazione in rete di immagini e musica a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico. Se io mettessi in rete le dispense di musica contemporanea che ho scritto per i miei studenti (fine didattico), ma per farlo dovessi degradare i brani musicali ivi contenuti (che essendo di musica contemporanea sono ancora soggetti al diritto d’autore), le suddette dispense non servirebbero a nessuno. Così come non si capisce cosa se ne faccia uno scienziato di immagini a bassa risoluzione.

Tuttavia, questa legge ha una interessante conseguenza che, nell’indignazione generale, mi pare sia sfuggita.

Il suddetto art. 70 fa parte del Capo V delle legge 633 che elenca eccezioni e limitazioni al diritto d’autore. Questo comma, quindi, mi dà il diritto di mettere in rete qualsiasi brano musicale, anche attualmente soggetto al diritto d’autore, purché non a scopo di lucro (come in questo e molti altri siti e blog; non ci vendo niente e non c’è nemmeno la pubblicità), a fine didattico/scientifico (e qui basta scrivere una dotta analisi musicale del brano) purché sia sufficientemente degradato.

Quindi, supponendo che qui ci sia una bella analisi didattica di Solsbury Hill di Peter Gabriel e a questo punto potrei dire:

ascoltate Solsbury Hill di Peter Gabriel.

Allora, avete sentito? Vi piace? Come? Fa schifo? Non posso farci niente. È degradato, ai sensi della Legge 633 (e successive modifiche).

Ma questo non è un problema, anzi, è una fantastica opportunità! D’ora in poi possiamo, anzi dobbiamo, per legge, degradare tutto. È fantastico!

Si dia il via a una colossale operazione artistica!

Sia il degrado!!

D’ora in poi non ci deve essere blog che non metta brani di Tiziano Ferro, Ramazzotti, De Gregori, Jovanotti, ma anche di Sting, di Madonna, di Bono fino a Schoenberg, Webern, Berio, Stockhausen, Nono, degradati al punto da essere opere nuove!
E questo pezzo che non so di chi sia? Non importa, nel dubbio, degrada!

E quando gli avvocati di Tiziano Ferro, Ramazzotti, Jovanotti, Sting, Bono, Madonna, etc. ci scriveranno dicendo: “La diffido dall’esporre al pubblico opere del mio assistito così orribilmente deturpate”, noi risponderemo “C…o vuoi!? È LA LEGGE ITALIANA CHE ME LO IMPONE!”

E infine, noi della musica contemporanea possiamo solo guadagnarci. Posso mettere in linea tutto Hymnem di Stockhausen. Voglio vedere quale funzionario SIAE oserà dire che non è degradato. Ma non li sentite, tutti questi disturbi radio che interrompono gli inni nazionali!

A proposito, i pittori non si salvano. Ecco quattro versioni di un poetico quadro di René Magritte secondo i dettami della Legge 633 (e successive modifiche).

Ma così sono opere nuove! E carine, per di più.
Wow! Sono così belli che quasi quasi li firmo e li deposito. Faranno parte di una serie che chiamerò “Downgraded Magritte”. Fantastico!
Come disse Dalì «Non comprate i quadri contemporanei, fateveli!»
Lunga vita alla Legge 633 (e successive modifiche).

Però c’è un problema. Se adesso sono quadri miei, per metterli in rete, li devo ulteriormente degradare. E così farò dei nuovi quadri che firmerò e depositerò. E che poi, per metterli in rete, dovrò nuovamente degradare. Aaaaagh!

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Spero che abbiate capito la provocazione. Ma questa legge è veramente paradossale e fuori da un qualsiasi buonsenso. Cosa hanno nella testa i nostri politici? Vermi?

UPDATE 20150621

Questo disegno di legge è stato approvato definitivamente dal Senato il 21.12.2007. Ma poi che fine ha fatto? È stato mai promulgato un regolamento che stabilisca i livelli di degrado?

13 Comments
  1. nicola says:

    si è sempre detto e scritto che il formato di compressione mp3 degrada la qualità musicale dei brani.
    vedremo come stabiliranno (e quando) “i limiti all’uso didattico o scientifico” di cui al nuovo comma.
    data la notoria competenza dei nostri governanti, c’è il rischio che improvvisamente diventi legale distribuire gratuitamente mp3.
    sarebbe divertente :-)

  2. Federico says:

    da un governo che ha prodotto a suon di milioni di euro il portale italia.it cosa ti aspettavi? o le stipule di accordi con la Microsoft, i documenti dei comuni, regioni e altre istituzioni in formato .doc? non mi meraviglio per nulla – spero nel frattempo non si degradi il pollo…. ;-) )

  3. erri says:

    La legge modifica in senso restrittivo ciò che già prima non era adeguato perché vetusto.
    (colonna sonora: “La Chiesa si rinnova”, G. Gaber, anni ’70; ogni riferimento a papi passati e soprattutto presenti è puramente intenzionale!).
    nicola dixit: “si è sempre detto e scritto che il formato di compressione mp3 degrada la qualità musicale dei brani….”
    Appunto: qual è il coefficente di degradazione? Per un’opera destinata ad un’esecuzione live, la registrazione (anche ad elevatissima qualità) non è comunque già una degradazione? E la riproduzione, rispetto ad un’opera visuale (quadro, scultura, video, ecc.)?

  4. riccardo says:

    la TRASH CULTURE si trasforma in SISTEM CULTURE,
    c’era da aspettarselo…

    forse la mia distribuzione di frammenti di vinile a suon di Beethoven progressivamente degradato , clonato e “trafficato” era una premunizione?

    avanti cosí, sempre di piú ragazzi.
    In fondo é anche uno stimolo a FARE PIÜ COSE NUOVE ORIGINALI
    CHE PROVOCHINO E PARLINO DI QUESTO STATO DELLE COSE,
    E LASCIARE CHE SIANO DI DOMINIO PUBBLICO.

    certo per la pedagogia é un problema,
    lo era giá con le fotocopie,
    ma anche Umberto Eco ne ha fatte a chili…

  5. danio says:

    Intanto ciao a tutti e complimenti a Mauro Graziani per il Blog che ultimamente sta diventando una delle mie letture preferite.
    Su questa legge SIAE e sulla storia della riproduzione “degradata” però non è specificato nelle legge “quanto” debba essere degradata l’opera.
    Dato che si parla di tutelare l’opera originale, io per degradato intendo a questo punto un formato *tecnicamente* degradato, e quindi ad una risoluzione inferiore rispetto all’originale. Se poi questo degrado sia umanamente udibile o no, chi lo decide?
    Se io condivido un file audio originalmente prodotto e ufficialmente distribuito a 16bit/44.1KHz in una versione MP3 320mb/s, il fire risulta a tutti gli effetti “degradato”.
    Se diffondo ad esempio un’immagine di un quadro da una pubblicazione d’arte ad un a risoluzione di 1 (uno) pixel X 1 (uno) pixel in meno, l’immagine è a tutti gli effetti e tecnicamente degradata.
    A questo punto come la mettiamo????

    scusate la stupidità degli esempi, ma mi sembra che rendano bene la situazione paradossale.
    ciao a tutti e ancora complimenti al Blog
    a presto
    Danio Catanuto

  6. Lemi says:

    Ma in effetti l’mp3 e l’mp4 non sono già di per sè delle degradazioni del file wave? Forse potrebbe rivelarsi un ottimo cavallo di troia…
    Il problema è la siae, quando deciderà COSA è degradato e COSA no.

  7. Riccardo says:

    complimenti sinceri per il tuo blog, e l’ironia di una legge che vorrebbe diffondere la conoscenza in formato degradato, come la mente di chi partorisce queste leggi…

  8. dlsan says:

    Emigriamo da questo paese di dementi: Italia paese di ignoranti con la classe dirigente più ignorante del mondo – lo diceva Orson Welles

    In giro ci sono già i film di pubblico dominio [ http://www.publicdomaintorrents.com ] visionabili interamente online e noi andiamo a difendere il nostro ormami “troppo” ingombrante patrimonio artistico, quasi interamente composto da defunti, con leggi che cercando di revisionare una legge sul diritto da’autore vecchia dei tempi del fascismo (LEGGE 22 DEL 1941) solo peggiorandola.

    E abbiamo anche il coraggio di mostrarci sprezzanti verso gli extracomunitari e i diversi quando ormai stiamo raggiungendo gli apici della vergogna mondiale.

  9. Joyello says:

    Io che sono controcorrente, da oggi chiedo (senza obbligare nessuno) soldi in cambio del download della mia musica dai miei siti…
    Fino a ieri la regalavo, da oggi “pagare, please!”.
    D’altronde, oh… mice è degradata la mia musica!
    :-)

  10. Mauro says:

    Sono appena rientrato e vedo con piacere che la provocazione (ma non tanto) ha fatto effetto.
    Giustamente molti di voi si chiedono come possa essere misurato il degrado.
    Vi assicuro che ci sto pensando da ieri. Doveva già essere parte di questo post, ma più ci penso, più si spalancano elucubrazioni di vastità infinita, tali da dare lavoro ai musicologi per i prossimi 2/3 anni.
    Sto preparando un post. Abbiate pazienza perché, affrontando la cosa in modo razionale, la questione è quasi irrisolvibile.
    Per esempio, non è semplicemente una questione di mp3. Se fosse così basterebbe definire un livello di kbps sotto al quale il brano si considera sufficientemente degradato.
    Ma ci sono molte altre situazioni. Un esempio banale:
    un brano per piano solo di Debussy con una nota sbagliata, ma per il resto impeccabile è degradato? risposta di getto: sì se te ne accorgi, altrimenti no. Ma una legge non può lavorare così. Deve basarsi su fatti oggettivi.
    Altro esempio: lo stesso brano con tutte le note giuste, ma eseguito da schifo per quanto riguarda tempi, dinamica, espressività è degradato? risposta di getto: idem come sopra
    Una canzone con dentro un singolo beep di 1/10 di secondo è degradata?
    Un pezzo con dentro qualche toc stile vinile è degradato?

    Di esempi come questo ne possiamo fare a centinaia, però adesso ragionate su quanto segue:

    supponiamo che qualcuno metta in rete un brano in formato wav perfetto, però all’inverso (basta prendere un editor audio e cliccare reverse).
    dal punto di vista dell’ascolto, tale brano è senz’altro degradato. non assomiglia nemmeno un po’ all’originale, quindi, se inserito in un contesto didattico, può stare in rete.
    eppure basta che uno lo scarichi e faccia un reverse per avere il brano perfetto.
    come la mettiamo?

  11. Corrado Fiore says:

    E se uno pubblicasse un DVD, 24 bit e 96 KHz, di brani incisi con suoni sporchi, distorti, irriconoscibili? Come fai a degradare ulteriormente qualcosa che nell’intenzione dell’artista lo è già dalla nascita?

    E se convertissi un brano a 8 bit, non compresso? O a 24 bit, ma a 22 KHz di frequenza? O in mono? Sarebbe sufficientemente degradato per una pubblicazione in rete?

    Ma chi ha scritto quelle cose sapeva di cosa stiamo parlando o no? Mi sorge un atroce dubbio, e mi viene in mente il decreto Urbani che obbliga(va) il titolare / editore a depositare una copia su CD del proprio sito presso le biblioteche (o qualcosa del genere).

  12. cometa says:

    Questo paese è malato, la diagnosi: demenza senile. Lo spettacolo offerto dalla nostra classe politica è indecoroso, sono indignato. Spero che una risata li seppellirà tutti. Illuminato come sempre dalla sagacia del provvedimento legislativo, dichiaro con italica sensibilità: me ne frego. Posso tranquillamente mettermi in rete senza violare nessuna legge perchè mi sento tanto tanto degradato.

  13. Mauro says:

    @cometa
    Alla fine sono d’accordo con te. questo paese è gravemente malato e la diagnosi è simile: la mia è gerontocrazia (sono un po’ più ottimista di te; dalla gerontocrazia si può guarire).
    La nostra classe politica assomiglia molto a quella del tardo regime sovietico: nessuno che ha meno di 60 anni occupa posizioni di potere. Evidentemente la strada per raggiungerle è troppo lunga o tortuosa.
    Ma il problema è che difficilmente chi ha più di 60 anni può capire i cambiamenti in atto.

  1. quoted on Psiche & Techne says:

    http://senza

    Per il pensiero autenticamente liberale, il divieto di abortire è semplicemente inconcepibile: non si può costringere nessuno a cedere la signoria della propria sfera più intima, neppure se è in g…

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