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Archive for the 'Videoarte' Category

7

Sep

Ah Pook Is Here

Scritto da:Mauro @ 2008.09.07.00.01.50 — Archiviato in: Letteratura, Videoarte

Ah PuchInfine parliamo anche di William S. Burroughs (1914 - 1997), uno degli scrittori che amo di più.

Ah Pook Is Here (trad. È arrivato Ah Pook, SugarCo) era stato progettato in origine (1970) come un libro illustrato sul modello dei superstiti codici maya. L’artista inglese Malcolm Mc Neill doveva disegnare le illustrazioni e Burroughs il testo.

Cominciò ad essere pubblicato con il titolo di The Unspeakable Mr. Hart sotto forma di fumetto sulla rivista Cyclops. Quando Cyclops chiuse, Burroughs e Mc Neill continuarono a sviluppare il progetto che divenne un libro fatto di testo e immagini di circa 120 pagine, alcune delle quali erano solo testo, altre solo immagini e altre ancora miste. In questa versione venne pubblicato nel 1971 da Straight Arrow Books in San Francisco.

In seguito (1973-1975), Mc Neill raggiunse Burroughs in America  per continuare a lavorare al libro, ma nel frattempo Straight Arrow Books chiuse e i due non riuscirono a trovare un editore per quest’opera dal formato così strano di cui alla fine, nel 1978, venne pubblicato il solo testo. La versione italiana è interessante perché contiene anche varie pagine di illustrazioni, sia pure in formato ridotto.

Ah Pook del titolo è una translitterazione di Ah Puch, dio della morte nella cultura Maya e re di Metnal, il nono livello del mondo sotterraneo Xibalba, luogo di oscurità e freddo. L’intero testo è sulla morte e come altri testi di Burroughs, è incredibilmente ricco di idee e suggestioni, tanto da ispirare altri artisti.

Qui, infatti, vediamo un breve film di animazione diretto da Philip Hunt nel 1994 con l’ormai famosissima voce di Burroughs e la musica tratta dall’album “William S. Burroughs - Dead City Radio“, Track 4 - “Ah Pook The Destroyer / Brion Gysin’s All-Purpose Bedtime Story“, composta ed eseguita da John Cale.
Il film rappresenta bene parte dell’universo immaginifico e paranoico di Burroughs ed è stato premiato al Dresden Film Festival 1995 e all’Ottawa International Animation Festival 1994.

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20

Jul

Video senza videocamere

Scritto da:Mauro @ 2008.07.20.02.29.34 — Archiviato in: Videoarte

L’ultimo video dei Radiohead, “House of Cards”, è stato realizzato senza videocamere e luci e tuttavia non si tratta di una scena completamente ricostruita al computer. Al contrario, è ricco di elementi reali.

Sono state utilizzate alcune recenti tecnologie di scannerizzazione tridimensionale che acquisiscono informazioni sulle forme e le distanze degli oggetti, generando una serie di dati che costituiscono una descrizione geometrica della scena analoga a quella di plotting 3D.
Non si tratta di una immagine tradizionalmente intesa, cioè una foto digitale, ma della posizione di una serie di punti a partire dai quali si genera l’immagine tramite un rendering.

Si capisce molto meglio guardando il video: si vede benissimo che l’immagine è un insieme di singoli punti.
Notate anche come, alla fine del video, mentre l’ultimo accordo sfuma, anche parte dell’immagine si sfaldi con i punti che fuggono via.

Il vantaggio di questa tecnica è che la scena non è fissa, ma si può manipolare, ruotare, vedere da diversi punti di vista, entrarci dentro, etc: tutte le cose che normalmente sono possibili con i software di 3D rendering.

Le tecnologie utilizzate sono di Geometric Informatics per i volti e Velodyne LIDAR per le scene a campo lungo.

Qui potete vedere il video da You Tube, ma è stata creata questa pagina in Google Code in cui si può trovare un “making of”, peraltro presente anche su You Tube, ma anche esplorare gli insiemi di dati e manipolarli direttamente.


In Radiohead’s new video for “House of Cards”, no cameras or lights were used. Instead, 3D plotting technologies collected information about the shapes and relative distances of objects. The video was created entirely with visualizations of that data.

Technologies are by Geometric Informatics and Velodyne LIDAR. Geometric Informatics scanning systems produce structured light to capture 3D images at close proximity, while a Velodyne Lidar system that uses multiple lasers is used to capture large environments such as landscapes. In this video, 64 lasers rotating and shooting in a 360 degree radius 900 times per minute produced all the exterior scenes.

Go to: http://code.google.com/ to find additional pieces of data to create your own visualizations

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26

Jun

8 volante

Scritto da:Mauro @ 2008.06.26.00.26.49 — Archiviato in: Musica, Videoarte

Questo breve video è un advertising per la Zürich Chamber Orchestra realizzato dall’agenzia Euro RSCG di Zurigo. La musica è piuttosto bassa, ma non è l’elemento principale. L’idea base, piuttosto simpatica, è, invece, la trasformazione del pentagramma in una pista di otto volante.

A proposito della musica, non sono sicurissimo, ma mi pare si tratti dell’ultimo movimento dalla 2a Sinfonia di Ferdinand Rie, un tempo allievo di Beethoven.

Enjoy.

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8

Apr

Autumn Enso

Scritto da:Mauro @ 2008.04.08.13.58.38 — Archiviato in: Videoarte

John Kannenberg’s Autumn Enso is a long-form video painting. Originally premiered at the 2006 Spark Festival in Minneapolis, this quietly evolving series of images combines still photography, video, traditional drawing and meticulously manipulated animation with a live performance of the original album’s sonic source material. Inspired by the circular enso paintings of zen buddhism, Autumn Enso’s delicate balance between representation and abstraction immerses the viewer in a celebration of the cyclical nature of the autumn season.

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Un video sui colori dell’autunno, con musica e immagini, realizzato da John Kannenberg e pubblicato dalla netlabel stasisfield, in vendita a $10  (+ $2.50 di spedizione, ma attenzione alla dogana…).

Lo trovate qui.

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Excerpts / Estratti (quicktime .mov format)

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14

Mar

Adelaide Festival of Arts

Scritto da:Mauro @ 2008.03.14.00.01.04 — Archiviato in: Videoarte

Esiste un festival ad Adelaide (Australia) nel corso del quale i monumenti vengono utilizzati come tele su cui proiettare immagini che li dipingono nei modi più diversi.

Niente di particolarmente innovativo, ma l’effetto è bello. Altre immagini qui,

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18

Feb

PostSecret Valentine

Scritto da:Mauro @ 2008.02.18.00.34.17 — Archiviato in: Videoarte

Ok, sono in ritardo, ma trovare un video adatto non è semplicissimo. Questo S. Valentino è stato realizzato dal blog PostSecret e non è troppo cattivo. Al limite un po’ inquietante.

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5

Feb

Suguru Goto

Scritto da:Mauro @ 2008.02.05.00.01.06 — Archiviato in: Elettroacustica, Videoarte

Suguru Goto is a composer/performer, an inventor and a multimedia artist and he is considered one of the most innovative and the mouthpiece of a new generation of Japanese artists. He is highly connected to technical experimentation in the artistic field and to the extension of the existing potentialities in the relation man-machine. In his works the new technologies mix up in interactive installations and experimental performances; he is the one who invented the so called virtual music instruments, able to create an interface for the communication between human movements and the computer, where sound and video image are controlled by virtual music instruments in real-time through computers. Lately, he has been creating the robots, which perform acoustic instruments, and he is gradually constructing a robot orchestra.

Di Suguru Goto vi presentiamo due video. Il primo, “Robotic Music”, presenta dei robot percussionisti cioè il tipo più studiato, essendo il più semplice da costruire e controllare (e il termine “semplice” è riduttivo perché si tratta sempre di una faccenda complessa).
Qui il valore musicale è relativo, essendoci anche un importante lavoro di ricerca. In ogni caso, come solo di batteria non è poi male.

Il secondo, invece, è una performance più complessa in cui un esecutore umano che veste una tuta che incorpora dei sistemi di controllo, “dirige” una esecuzione robotica e interagisce con un video in cui una figura parzialmente umana esegue le sue stesse mosse.
I due, un corpo “aumentato” e un corpo virtuale, sono praticamente complementari.
L’aurore afferma:

“Augmented Body and Virtual Body” is conceived as a music theater piece, that the elements cross and hybridize themselves in continual links/ratios of exchanges and flow without fixing itself towards any directions. The idea would be that what is real, which is artificial, what is virtual, on the verge of themselves, and to create relations of pure intensities, which degrees zero of expression without its value of positive or negative.

Grazie a e. per avermi fatto ripensare a Suguru Goto che avevo visto anni fa all’IRCAM.

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3

Feb

Ballet Mécanique

Scritto da:Mauro @ 2008.02.03.00.01.30 — Archiviato in: 900 storico, Videoarte

Il Ballet Mécanique (1924) era un progetto del compositore americano George Antheil (che viveva a Parigi) e del filmaker Fernand Léger, con la partecipazione di Man Ray.
Dal punto di vista musicale, si trattava di un brano per strumenti meccanici che suonano senza intervento umano. Visti i tempi, è un’idea tipicamente dadaista, come del resto è il film (un breve estratto è visibile qui in mov).

Tuttavia è difficile dire chi dei due lavorò sull’opera dell’altro. Léger affermò di aver iniziato il film già nel 1923, ma altre fonti dicono che fu lui a contattare Antheil quando quest’ultimo stava già componendo la musica.

Nello stesso modo, è difficile capire cosa andò male, ma fra i due non doveva esserci molta comunicazione perché, alla fine, la musica durava 30 minuti e il film solo 17.

Forse Antheil si lasciò prendere la mano, ma è innegabile che le due opere siano collegate. Alla prima del film, senza musica, nel 1924 a Vienna, venne fatto esplicito riferimento alla musica di Antheil.
Da allora, però, le due opere sono state presentate separatamente con una eccezione nel 1935 in cui il film venne accompagnato da una riduzione pianistica eseguita dal vivo. La difficoltà principale sembra risiedere nel fatto che con i mezzi dell’epoca era impossibile sincronizzare una pellicola e una musica di questo tipo, anche se fosse stata eseguita da strumentisti umani, cosa che non era nelle intenzioni del compositore. Intenzioni che, comunque, erano destinate a rimanere sulla carta semplicemente perché all’epoca non si era in grado di costruire meccanismi che, pur non essendo collegati, restassero perfettamente sincronizzati su tempi lunghi.

In concerto, il balletto è creato da strumenti musicali meccanici: pianoforti automatici, campanelli elettrici, marimbe meccaniche, motori ad elica e altre macchine.
Come si può immaginare, una strumentazione siffatta non può produrre una partitura tradizionale. Il brano è estremamente percussivo e pieno di suoni non intonati.

L’orchestrazione del 1927 prevede 18 pianole (pianoforti automatici a rullo) in 4 parti, 2 pianoforti normali, 3 xilofoni, 7 campanelli elettrici, 3 motori ad elica, sirena, 4 casse e un tam-tam. Nello stesso anno, Antheil ne arrangiò la prima parte per piano-roll che fu eseguito alla “Deutsche Kammermusik Baden-Baden 1927″ (il rullo è poi andato perduto) mentre nel 1953 ne realizzò una versione abbreviata con un organico ridotto.

Film e partitura vennero messi insieme solo negli anni ‘90. La versione del 1927 venne eseguita soltanto nel 1999 dall’Università del Massachusetts e dal Lowell Percussion Ensemble utilizzando sistemi MIDI con un computer centrale che inviava i dati a tutte le macchine, assicurando il sincronismo. In pratica, un gigantesco MIDIFile con 1240 battute, 630 cambi di tempo e circa 200.000 note (NB: suddivise fra 24 parti).

Nel 2000 la musica e il film furono definitivamente accostate e dal 2005 esiste anche un DVD.

Quella che vi mostriamo in questo film (in formato mov = quicktime) è la performance “live” della musica, cioè con le macchine che eseguono la partitura dal vivo senza il film, installata nel 2006 presso la National Gallery of Art di Washington DC e realizzata da Paul Lehrman and LEMUR (League of Electronic Musical Urban Robots).
Il video è di circa 41 Mb, ma ne vale la pena: il brano è storico e di grande energia.

Su wikipedia trovate anche una breve analisi musicale del brano. Qui un sito dedicato all’opera.

George Antheil

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20

Nov

Ancora morphing

Scritto da:Mauro @ 2007.11.20.00.01.10 — Archiviato in: Pittura, Videoarte

Fantastico! Ce ne sono altri due, più brevi, dedicati a Van Gogh e Picasso.
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Incredible! Two more morphing videos showing Van Gogh and Picasso portraits.

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17

Nov

500 anni di arte

Scritto da:Mauro @ 2007.11.17.00.01.11 — Archiviato in: Pittura, Videoarte

Questo notevole video mostra, in un sorprendente gioco di morphing, circa 500 anni di pittura.

Lo fa concentrandosi su un genere: quello del ritratto femminile, sacro e profano, passando attraverso 90 opere ordinate più o meno storicamente: da un’icona di Novgorod della fine del 12mo secolo fino a un Picasso del 1946. Qui trovate l’elenco completo.

La colonna sonora è la sarabanda dalla Suite no. 1 per violoncello solo di J. S. Bach, esecutore essendone Yo-Yo Ma.
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Here is a morphing video showing the evolution of female portrait in western art, from a Novgorod icon (2nd half of the 12th c.) to Picasso. Click here for the complete list.

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