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Archive for the 'Italia' Category

9

Feb

iMussolini

Scritto da:Mauro Graziani @ 2010.02.09.00.03.02 — Archiviato in: Italia, Società

iMussoliniChe cosa sia l’Italia oggi si può anche dedurre anche dal fatto che una applicazione su iPhone che contiene clips audio, video e testi di 100 discorsi del dittatore è stata la più scaricata nel nostro paese nel breve tempo in cui era disponibile, raggiungendo il 2° posto nella classifica del software iPhone in Italia.

L’applicazione è stata rimossa grazie all’intervento dell’istituto che possiede i diritti sul video e l’audio. La minaccia di una causa per violazione di copyright è servita ad indurre il suo creatore, tale Luigi Marino, 25 anni, di Napoli, a ritirarla.

Se ne parla anche sulla stampa estera (NY Times, BBC News), oltre che su quella locale (Corriere).

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8

Feb

Berlusconi on Photoshop Disasters

Scritto da:Mauro Graziani @ 2010.02.08.02.26.51 — Archiviato in: Italia, Società

Il nostro elegante commander-in-chief è finito sul popolare Photoshop Disasters per una serie di immagini malamente e dilettantisticamente ritoccate tratte dal libro Noi amiamo Silvio edito da Peruzzo.

Nella fattispecie si vede una foto in cui pezzi di folla sono stati chiaramente duplicati al fine di far apparire più gente intenta ad osannare il nostro. Anche il mazzo di fiori è disegnato gran male. In realtà è probabile che questa immagine sia il montaggio di tre foto: Berlusconi, la folla, piazza Duomo. Il fatto che la menzogna sia utilizzata come normale strumento di propaganda dovrebbe far pensare.

Qui l’immagine ingrandita.

Il commento di Photoshop Disasters:

Oh Silvio. I have no problem with your mafia connections, your masonic lodge business, the tax fraud, the false accounting, the bribing of judges, embezzlement, seducing young girls, etc. We all do that kind of thing. But when you start pumping up your crowds with Photoshop you cross the line, mister.

berlusconi on photoshop disaster

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1

Dec

Strage di cervelli

Scritto da:Mauro Graziani @ 2009.12.01.23.46.31 — Archiviato in: Crisi, Italia, Tecnologia

Che la situazione italiana della ricerca non sia mai stata ottimale lo si sapeva ma, secondo questo articolo di Repubblica, che fa il paio con la lettera pubblica di Pier Luigi Celli, direttore della Luiss, al figlio, siamo ormai oltre lo sbando.

Alcuni estratti:

Questa non è una fuga di talenti, questa è una sottrazione di cervelli. Una rinuncia al futuro. Perché c’è in atto una decimazione silenziosa di ingegneri, tecnici, ricercatori. Produttori di conoscenze, di innovazione, di ricchezza immateriale nella presunta epoca del post-industrialismo. In questo terribile 2009 sono saltati quasi 20 mila posti di lavoro nell’information technology, dove si concentra, tra gli addetti, la più alta percentuale di laureati rispetto agli altri settori: il 30 per cento.

Sono un pezzo importante di quei colletti bianchi creativi così decisivi nel far decollare, solo qualche anno fa, il nostro “quarto capitalismo” di medie imprese internazionalizzate, quando ancora non si immaginava la tempesta dei sub-prime. Ora i nostri “cervelli” sono diventati esuberi.

….

E si spiega così che l’Italia si collochi al penultimo posto in Europa in quanto a incidenza dei lavoratori creativi (ingegneri, architetti, matematici, medici e altre professioni molto qualificate) sul totale della forza lavoro: siamo al 9 per cento contro il 18-20 per cento dei paesi del nord Europa come Belgio, Svezia, Irlanda, o il 13-14 per cento dei paesi dell’Europa centrale e meridionale come Germania, Spagna e Grecia. Difficile pensare di vincere le prossime sfide globali schierando solo le nostre, un tempo dinamiche, piccole imprese. Ci vuole di più. Più di quel nostro uno per cento di Pil destinato alla ricerca, pari a circa la metà di quel che investono mediamente dell’Europa a 15, ma addirittura un terzo di quanto indirizzano il Giappone e la stessa Corea del Sud, e un quarto di quanto fanno Finlandia e Svezia.

Sostiene Carlo Dell’Aringa, professore di economia politica alla Cattolica di Milano: “E’ scontato che la crisi porterà con sé un impoverimento della capacità produttiva. Molte aziende marginali, soprattutto nel tessile e nel metalmeccanico, finiranno per essere tagliate via. Per questo bisogna decidere di sostenere i settori più promettenti. Riscoprire una politica industriale dei settori (la biomedica, le nanotecnologie, l’ambiente) più che dei fattori (il costo del lavoro, l’accesso al credito, la sburocratizzazione)”. Il caso della banda larga, però, parla da solo e racconta di un’altra storia: di un investimento complessivo pari alla metà di quello stanziato dalla Grecia e di 800 milioni subito bloccati dal Cipe. Parla di un sistema rimasto nella rete del Novecento.

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10

Nov

Shigeru Ban e il Conservatorio dell’Aquila

Scritto da:Mauro Graziani @ 2009.11.10.00.01.31 — Archiviato in: Architettura, Giappone, Italia

Qualcuno sa qualcosa di più di questa storia, di cui, per ovvii motivi, si parla poco?

Da Il Capoluogo.com del 4/11/2009

Dal prestigioso Auditorium di “carta” del grande architetto giapponese di fama internazionale Shigeru Ban ai MUSP di una ditta di carpenteria metallica: storia di un progetto per il Conservatorio dell’Aquila che “non s’ha da fare”…

La vicenda è pressoché nota. Ma riassumiamola, con dovizia di particolari. All’indomani di un’immane tragedia che ha distrutto una città e sconvolto la vita di migliaia di persone, un illustre architetto giapponese - per la precisione - Shigeru Ban (uno dei progettisti delle torri gemelli, studio a Tokio, New York e Parigi, docente all’Università Key, membro del Voluntary Architecs Network) si interessa a L’Aquila (viene due volte l’11 giugno e il 12 agosto) ed elabora un disegno, che gli costerà diversi mesi di lavoro, per la riqualificazione della rimessa della ex metropolitana situata a Pettino, abbandonata e mai utilizzata. Il progetto, gratuito, realizzato da Ban con il suo Studio e il suo attuale team di collaboratori costituito da professionisti e docenti dell’Università dell’Aquila, di Genova, di Parma e di Perugia, oltre che da specialisti francesi e giapponesi, prevedeva una struttura all’avanguardia da donare al Conservatorio. Shigeru Ban è noto in tutto il mondo per utilizzare, nelle sue complesse architetture, materiali poveri come il legno, la carta, il cartone (da qui il nome Auditorium “di carta”) anche prodotti con processi di recupero e di riciclo. Per questo motivo ha operato con estrema efficacia in quei paesi devastati da eventi drammatici, come il terremoto appunto, in Giappone, nelle Filippine, in Turchia e in Cina.

Il punto focale del progetto prevedeva una Sala per Concerti capace di ospitare fino a 550 persone, tra pubblico e professori d’orchestra, con una superficie di circa 600 metri quadrati, definita da una curva perimetrale di colonne di cartone di varia sezione (era stata già individuata una ditta di Chieti per la fornitura dei casseri e il preventivo si aggirava sugli ottantamila euro) che ne avrebbero delimitato lo spazio. Le pareti, come anche il soffitto, erano state pensate in modo tale da garantire un perfetto isolamento acustico e termico, oltre che una barriera al fuoco. L’illuminotecnica era stata tarata a seconda delle esigenze: ogni aula avrebbe avuto un’illuminazione diversa. Accanto alla Sala Concerti era prevista la Sala Prove in forma ellittica (150 metri quadrati), inoltre una biblioteca di 145 metri quadrati, una sala di recitazione (60 metri quadrati), uno spazio per la terapia musicale (70 metri quadrati), uno spazio per il ricovero degli strumenti musicali (100 metri quadrati), una sala privata a servizio dell’orchestra (100 metri quadrati) e una superficie di circa 300 metri quadrati ad uso uffici per l’organizzazione e la gestione della didattica e delle iniziative culturali del Conservatorio di Musica. La realizzazione di questo complesso era stata definita per la fine di ottobre. Durante il G8 il primo ministro giapponese Taro Aso dona il modellino di plastica al nostro premier Silvio Berlusconi. La Protezione Civile indica, come somma approssimativa messa a disposizione per il Conservatorio dell’Aquila, sette milioni di euro.

Il progetto di Shigeru Ban costa cinque milioni e mezzo più IVA. Perfetto. Il 3 agosto viene espropriato il terreno per i lavori con tanto di targa. L’8 agosto viene bloccato tutto. Perché? Perché un progetto senza problemi economici, senza problemi tecnici, senza problemi strutturali e senza problemi inaugurali (per la cerimonia d’inaugurazione si sarebbe scomodato niente popò di meno che il giapponese Seiji Ozawa, uno dei massimi direttori d’orchestra al mondo) è stato buttato via così? Quante cose dette e poi negate…un mistero.

Il Direttore del Conservatorio Bruno Carioti chiede spiegazioni a Bertolaso e si dice preoccupato che un progetto di tale rilevanza, in grado di connubiare funzionalità e prestigio, sia stato accantonato per privilegiarne un altro che, quasi sicuramente, sarà di una normalissima ditta edile. Addirittura Renzo Piano telefona a Carioti per capire come sia stato possibile rifiutare un’opportunità del genere.

La Protezione Civile replica che non si è ancora deciso nulla e in data 11 settembre 2009 indice un Bando di gara - si legge nel sito - “per la selezione di operatori economici ai quali affidare la progettazione, i lavori, la fornitura, il trasporto e la posa in opera di Moduli Provvisori ad Uso Scolastico (MUSP) per il Conservatorio A. Casella dell’Aquila”. Risponderanno in quindici. Il 22 settembre si conclude la procedura. All’apertura delle buste vince una ditta per un ribasso anomalo. La Protezione Civile si insospettisce e, dopo ulteriori approfondimenti, conferma l’aggiudicazione dell’appalto. A Collesapone i lavori per i MUSP del Conservatorio partono il 15 ottobre; dovrebbero finire per il mese di novembre.

Ma perché si è preferito un progetto qualsiasi al progetto di Shigeru Ban? Perché? Lo chiediamo al Capo della Protezione Civile Guido Bertolaso, lo chiediamo al Sindaco dell’Aquila Massimo Cialente, lo chiediamo a chiunque sia in grado di fornirci una risposta. Soddisfacente. Intanto speriamo che la faccenda non si concluda qua, speriamo che il governo giapponese insista, speriamo che il governo italiano, Bertolaso e Cialente si interessino a far sì che qualcosa si smuova, speriamo che sia stato un errore, anzi un brutto sogno. Speriamo che l’Italia non faccia questa brutta figura e che L’Aquila e gli aquilani non si debbano accontentare solo un prefabbricato. Noi del Capoluogo.it lo speriamo. Noi, insieme a molti aquilani, ancora speriamo. Dopotutto domani è un altro giorno.

di Eleonora Egizi

*****

ANSA ore 12,44
TERREMOTO: L’AQUILA; STOP A SALA CONCERTI GIAPPONESE, STAMPA

(ANSA) - TOKYO, 4 NOV - Il progetto di costruzione di una sala concerti all’Aquila, che doveva essere finanziata per metà dal Giappone nell’ambito degli aiuti internazionali di ricostruzione post terremoto, è stato sospeso per mancanza di fondi e rischia di creare frizioni tra Roma e Tokyo. Lo riferisce lo Yomiuri Shimbun, il più diffuso quotidiano del Sol Levante con più di 12 milioni di copie nella sola edizione del mattino, nella corrispondenza da Roma di Kazuki Mazuhara (”assistenza giapponese sospesa unilateralmente”). Il progetto, illustrato lo scorso luglio dall’ex premier nipponico Taro Aso al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in occasione del summit del G8, prevedeva la realizzazione in due mesi di una sala concerti innovativa, soprattutto per l’uso di cartone compresso, dell’architetto giapponese, Shigeru Ban. Il costo, in particolare, era ipotizzato in un milione di euro, di cui la metà a carico del governo nipponico e l’altra coperta con la raccolta di fondi. Stime italiane, invece, ipotizzano, considerando le infrastrutture accessorie (parcheggi e viabilità), costi per circa 3,6 milioni di euro. “Manca il budget”, è il commento dei responsabili per la ricostruzione post terremoto, riferisce il quotidiano nipponico. “La sospensione è fuori dal senso comune della diplomazia perché si tratta di una cosa decisa tra i capi di governo dei due Paesi”, è il commento dell’ambasciatore giapponese a Roma, Hiroyasu Ando.

ANSA ore 13,23
TERREMOTO: PROT. CIVILE, DONAZIONE TOKIO POCO PER AUDITORIUM - BERTOLASO VEDRA’ AMBASCIATORE GIAPPONESE PER SCELTA ALTRA OPERA

L’Auditorium dell’Aquila non si farà, o almeno non è possibile in questo momento e si dovrà trovare un accordo per far confluire su un’altra opera la donazione del governo giapponese. Lo confermano fonti della protezione civile nazionale, interpellate dall’ANSA a proposito della notizia pubblicata da un giornale giapponese, Yomiuri Shimbun, che lamentava lo stop all’opera al quale il governo di Tokio intendeva partecipare con una donazione di 500 mila euro e un progetto firmato dall’architetto Shigeru Ban. “L’Auditorium - spiegano le fonti della Protezione civile - costerebbe chiavi in mano 4 milioni di euro. Il problema è che per attuare tutte le opere nel territorio stiamo procedendo attraverso gare di appalto. E questo ovviamente non sarebbe possibile farlo per un’opera già progettata. Dovremmo procedere attraverso assegnazione diretta, ma questo noi stiamo cercando sempre di evitarlo. Non potendo procedere ad assegnazione tramite gara, servirebbero ulteriori finanziamenti. I 500mila euro offerti dal governo nipponico sono insufficienti”. Quindi l’opera non si farà? “No, al momento non è possibile. Bertolaso - annunciano le stesse fonti - ha già preso appuntamento per la prossima settimana con l’ambasciatore giapponese per trovare una soluzione alternativa che consenta con la donazione nipponica di realizzare un’opera completa”.(ANSA)

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27

Mar

Saviano

Scritto da:Mauro Graziani @ 2009.03.27.19.51.58 — Archiviato in: Italia, Società, Storia

Per una volta la TV serve a qualcosa. E non è vero che non c’entra con questo blog perché questa è una storia estrema. Ed è una storia di cui non ci libereremo mai. Perché per liberarsene bisogna che la politica lo voglia e che la maggior parte del paese lo voglia. E non è così.

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21

Aug

Sgomberata la Chimica

Scritto da:Mauro Graziani @ 2007.08.21.23.16.36 — Archiviato in: Italia

la chimica
Mi fa tristezza e anche un po’ di rabbia la notizia dello sgombero della Chimica.

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5

Jul

Chiamala se vuoi censura

Scritto da:Mauro Graziani @ 2007.07.05.00.01.35 — Archiviato in: Danza, Italia, Multimedia

Ruckert
L’Italia si conferma ormai uno stato esplicitamente confessionale, in pieno balzo all’indietro nel tempo rispetto a tutto ciò che il laicismo degli anni sessanta e settanta sembrava aver gettato nel dimenticatoio. Ormai si attaccano anche l’arte e i videogiochi.
La notizia arriva ancora da Punto Informatico.
Il capogruppo alla Camera dell’UDC, Luca Volonté, ha chiesto al Ministro dell’interno, al Ministro per i beni e le attività culturali e al Ministro delle comunicazioni quali provvedimenti intendessero prendere in merito al balletto “Messiah Game” del coreografo tedesco Felix Ruckert, presentato alla Biennale di Venezia e al videogame “Operation Pedopriest” realizzato da Molleindustria e ispirato alle ben note vicende dei preti pedofili.
Allora, un po’ di particolari. Secondo le note di programma, il balletto di Ruckert (di cui vedete una bellissima scena dall’Ultima Cena) (continua…)

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4

Jul

L’idiozia italiota

Scritto da:Mauro Graziani @ 2007.07.04.00.01.25 — Archiviato in: Copyright, Italia

Secondo Punto Informatico, Wikipedia Italia è arrivata alla sofferta decisione di eliminare le fotografie raffiguranti opere architettoniche in Italia di progettisti ancora in vita, o morti da meno di 70 anni (come previsto dalla Legge 633/1941 sul diritto d’autore). Questo perché la legislazione italiana, a differenza di molti altri paesi, non contemplerebbe il cosiddetto “panorama freedom” (diritto di panorama), che permette a chiunque di fotografare e riprodurre quanto pubblicamente visibile senza preoccuparsi di dover trovare il progettista e pagargli i diritti d’autore.
Già in Italia si costruisce poco, ma così anche le opere di Piano, Fuksas, Piacentini e di tutta l’architettura moderna italiana non potranno essere viste da nessuno (almeno quelle residenti sul territorio nazionale, perché in tutti gli altri paesi il suddetto diritto esiste).
Così, mentre la Germania finanzia lo sviluppo di Wikipedia, l’Italia la diffida dall’uso di fotografie di quadri presenti nei propri musei, come ha fatto nel gennaio 2007 la Soprintendenza per il Polo Museale fiorentino e vieta la pubblicazione delle immagini di tutte le opere architettoniche moderne presenti nel proprio territorio.
C’è da chiedersi se, a questo punto, anche Google Earth sarà costretto a mascherare le sue foto satellitari con bollini neri sparsi per tutto il nostro paese.

In realtà un sistema per ovviare a questa legge idiota ci sarebbe. Basterebbe che l’Ordine interpellasse i propri aderenti o i loro eredi chiedendo di concedere motu proprio il diritto di panorama. Ma la vedo male…

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27

Feb

iTaglia

Scritto da:Mauro Graziani @ 2007.02.27.20.58.08 — Archiviato in: Informatica, Italia

Segnalato da Federico C.
Veramente volevo smetterla con questa storia del logo iTaglia, ma questo è troppo bello.

Plaudo all’autore, lui sì che è un creativo!

E andate anche qui.

it

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27

Feb

Ancora sul logo Italia

Scritto da:Mauro Graziani @ 2007.02.27.00.01.04 — Archiviato in: Informatica, Italia

logo italia
La presentazione del logo Italia ha scatenato un vero vespaio fra i bloggers. Non ne ho trovato uno che ne parli bene (ma non ci ho perso più tempo di tanto).
Effettivamente, visto qui sopra nella sua interezza, così come si ammira su italia.it, colpisce il miscuglio di font diverse e di maiuscole e minuscole: la i è un times new roman minuscolo, la t è un cetriolo (ma anche un particolare tipo di font tahoma), le due a sono avangarde minuscole, l e i sono generiche sans serif maiuscolette.
Tutto questo senza contare la copia palese del simbolo di Izquierda Unida, come segnalo due post sotto a questo.
Il sito del governo ci fa sapere che il simbolo è stato ideato dalla società statutnitense Landor, grande muktinazionale del branding che ha lanciato alcuni tra i prodotti più conosciuti nel mondo come la Pepsi, la Kellog’s negli Stati Uniti e in Italia marchi come Alitalia, Bnl, Costa Crociere e Sanpaolo e ha vinto la gare di appalto per il marchio it.
Ora, io non sono un pubblicitario (odio l’intero settore), ma mi consta che le aziende pubblicitarie facciano qualche controllo per assicurarsi che un marchio non assomigli troppo ad un altro. Tanto più una come la Landor che disegna loghi per tutto l’orbe terracqueo.
La cosa mi lascia perplesso. Vedo diverse possibilità:

  • non se ne sono accorti e allora sono un po’ pirla
  • se ne sono accorti e non gli hanno dato peso e allora oltre a essere un po’ pirla, potrebbero essere citati (mi vendi a caro prezzo un logo che hai copiato?)
  • hanno fatto apposta: consci delle posizioni di sinistra estrema di Rutelli, hanno deciso di solleticare il suo inconscio (Rutelli ha un inconscio?)

Altre possibilità?

Comunque, come logo, mi sembra piattino. Non mi dice molto, ma d’altra parte nel campo della pubblicità poche cose non mi fanno incazzare.
Per confronto, guardate questi loghi analoghi (nel senso di altre nazioni) che ho visto in spotx. A me quello della Spagna piace, nel senso che mi fa venire subito in mente la Spagna.
loghi esteri
E quello della Repubblica Ceca che è divertente (ovviamente se lo avesseri fatto qui, tutti avrebbero sparato a zero)
cechia

Venendo poi al portale, se non penso al costo, non è male, nel senso che è il solito portale istituzionale. La parte storica è anche carina (magari manca qualcosa) e i contenuti non sono nulli. Per es., cercando verona escono 500 ref.: alcuni sulla città e quasi tutti i comuni della provincia (ma quanti sono?).
È il costo che mi sembra spaventoso, anche considerando il fatto che tecnologicamente è arretrato (formato tabellare, url impossibilmente lunghi). Secondo le ultime notizie, dei € 45.000.000 investiti sono stati finora spesi € 21.000.000 per il data entry (!!) e € 7.850.000 per l’infrastruttura. …azzo!!

Fra le varie reazioni, però, mi sembra doveroso citare Mike-Blog. Anche lui critica, ma propone.
Fosse successa una cosa del genere in USA, ce ne sarebbero già 10 di portali alternativi.

Per chiudere, ecco cosa si potrebbe rispondere (tratto dalla petizione dell’AIAP, l’associazione della grafica italiana)
not it my name

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