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Archive for the 'Letteratura' Category

8

Aug

Musicofilia

Scritto da:Mauro Graziani @ 2010.08.08.00.38.58 — Archiviato in: Letteratura, Musica, Scienza

Oliver Sacks, MusicofiliaIl libro di Oliver Sacks, Musicofilia (Adelphi Ed., 2008-2009), è una miniera di aneddoti e considerazioni sulle più disparate affezioni che coinvolgono la percezione e l’apprezzamento della musica.

Neurologo e psichiatra, ma anche membro onorario dell’Institute for Music and Neurologic Function, che ha contribuito a fondare, Sacks ha avuto fra i suoi pazienti parecchi musicisti e si è ritrovato a trattare molti casi di distorsione percettiva relativamente poco comuni e decisamente complessi, alcuni dei quali vengono descritti in questo libro.

Così, fra un caso di epilessia musicogena (crisi epilettiche indotte dalla musica che colpiscono un critico: giusta nemesi :mrgreen: ), uno di amusia cocleare (deviazione nella percezione dell’altezza dei suoni che affligge un compositore: idem) e il sorprendente capitolo dedicato a un medico che, dopo essere stato colpito da un fulmine, sviluppa un insaziabile desiderio di ascoltare musica per pianoforte, suonare e perfino comporre, si passano ore piacevoli a riflettere sulla complessità di quel sistema percettivo il cui funzionamento è in massima parte determinato dalla comunicazione bilaterale orecchie -> cervello che alla fine dà vita al fenomeno musicale.

Fenomeno, peraltro, ancora poco indagato e compreso, soprattutto se si confronta con quanto, invece, conosciamo della percezione visiva. Fenomeno che è stato sempre sottovalutato, a partire dallo stesso Darwin che ne era palesemente sconcertato, tanto da scrivere nell’Origine dell’uomo, che

Giacché né il piacere legato alla produzione di note musicali, né la capacità [di produrle] sono facoltà che abbiano il benché minimo utile diretto per l’uomo … devono essere collocate fra le più misteriose di cui egli è dotato.

È una vecchia storia questa dell’inutilità della musica d’ascolto, avvalorata dal fatto che presso molte tribù “primitive” che pure dedicano alla musica varie ore al giorno, il concetto di musica nemmeno esiste (se si chiede a uno di loro che cosa stia facendo, si ottiene una risposta tipo “batto il tamburo per propiziare la caccia”).
Una storia diffusa al punto da contagiare anche uno scrittore e scienziato come Arthur Clarke, visto che perfino gli alieni venuti a salvarci da noi stessi, i Superni de Le Guide del Tramonto, sono del tutto insensibili alla produzione di suoni svincolati da una funzione.
Una credenza che, fortunatamente, viene lentamente demolita da studi come quelli di Steven Mithen, il quale, nel suo Canto degli Antenati (The Singing Neanderthal, di cui abbiamo già parlato), ipotizza che la musica e il linguaggio abbiano un’origine comune e che una caratteristica della mente neandertaliana fosse proprio una combinazione di proto-musica e proto-linguaggio (Mithen chiama questa sorta di linguaggio cantato fatto di significati, ma senza singole parole così come noi le intendiamo, HMMMM che sta per holistic-mimetical-musical-multi-modal).

E tuttavia, se è difficile spiegarne l’origine, non c’è niente di strano al pensiero di produrre qualcosa per puro piacere estetico e/o intellettuale, attività che, peraltro, non è ad esclusivo appannaggio delle civiltà tecnologicamente avanzate. Spesso e giustamente si dice che l’arte si può fare solo quando i bisogni primari (principalmente l’assillo del cibo) sono soddisfatti, sottintendendo che soltanto una civiltà progredita possa permettersela.
Si dimentica, però, che molte delle società cosiddette primitive, se lasciate indisturbate, sono ben integrate nel proprio ambiente e tutt’altro che assillate da problemi vitali. Ricordo di aver letto uno studio dedicato agli aborigeni (di cui purtroppo ora non riesco a ritrovare gli estremi; non sono a casa e mi connetto con una miserabile chiavetta a tempo limitato), in cui si calcolava che ogni membro adulto del villaggio lavorasse (caccia, raccolta, preparazione del cibo, manutenzione varia, etc) fra le 12 e le 18 ore settimanali (l’orario di un insegnante). Il resto del tempo trascorre in attività di svago che comprendono anche il cantare insieme, che da loro è descritto come “raccontare storie” :cool: .

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27

Jun

Vicolo del tornado

Scritto da:Mauro Graziani @ 2010.06.27.14.38.08 — Archiviato in: Letteratura

vicolo_del_tornadoSette invettive di William Burroughs, scritte tra il 1986 e il 1989 e tradotte nel 1997 su Millelire Stampa Alternativa (ormai fuori catalogo), sono state rilasciate in CC.

Sette storie brevi che paiono come scivolate inavvertitamente fuori da una delle tasche del completo grigio di William Seward Burroughs – l’hombre invisible – come lo avevano soprannominato i ragazzini di Tangeri negli anni ’60. Sette “routine”, come le definì Allen Ginsberg, racconti sospesi nel tempo come numeri del music-hall, realtà fatta a fette che permette a ciascuno di vedere cosa c’è in cima alla propria forchetta, il pasto nudo.

Le potete scaricare in formato PDF o RTF.

A John Dillinger
con la speranza che sia
sempre vivo


This post is about a book in italian. Seven short stories by William Burroughs, in italian translation, had been released under CC license (PDF or RTF format).

Da Classici Stranieri

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25

Jun

April is the cruellest month

Scritto da:Mauro Graziani @ 2010.06.25.01.25.49 — Archiviato in: Letteratura

I always feel a special emotion when listening to a great poet reading his verses.

Here T.S. Eliot reads from The Wasteland, one of the great poems of the last century.

Get the full text here (and here is an italian translation).


I lettori italiani possono leggere qui un ottimo articolo su quest’opera.


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18

May

La scomparsa di Sanguineti

Scritto da:Raffaele Libero Guadagnin @ 2010.05.18.23.10.47 — Archiviato in: Letteratura

La scomparsa del poeta Edoardo Sanguineti restituisce all’Italia letteraria tutta il proprio anelato, compiaciuto, regressivo, passatista e reazionario provincialismo culturale e accademico.
Edoardo Sanguineti era stato capace di stemperare la «peste mansueta delle discipline», rendendo armonico il distonico, facendo della parola e della musica unico suono.
Aveva traversato il Labirinto disvelandone e destrutturandone la natura, ricordandoci, lucido e incrollabile nel pensiero, l’opportunisticamente obliata connessione tra ideologia e linguaggio, la fallacia di un’estetica e di un’arte solo apparentemente fini a se stesse.
Aveva individuato nella famiglia un nucleo di resistenza e, nel suo basso parlare, nel travestire e nel parodiare, un nucleo operativo.
Ha ancora senso, si chiedevano in troppi, ripercorrere il cammino delle avanguardie, come da Sanguineti propugnato?
Ora più che mai, annaspanti nella mediocrità e nella ripetizione, avvinghiati a discutibili e desuete Muse altrui per celare la mancanza delle proprie, alienati al segno di negare l’alienazione, vinti da uno sperimentalismo solo formale, dal sonno dell’ideologia, e incatenati alle pareti del Louvre, ha senso ripercorrere quel cammino, quello delle avanguardie storiche e delle neoavanguardie, quello di Edoardo Sanguineti, ha senso porsi i quesiti irrisolti e trarne la prassi per approdare a nuovi orizzonti.
Non è questa un’apologia apocrifa o un necrologio, ma un monito, «pietra fondamentale del rifiuto»: oltre ai suoi testi, testimonianza di un praticabile altro, resta di Edoardo Sanguineti il suo motto.
Ideologia e linguaggio.
Che queste parole non si perdano mai nella palude.

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11

Apr

Complessità climatiche (1)

Scritto da:Mauro Graziani @ 2010.04.11.16.49.42 — Archiviato in: Letteratura, Scienza

Sto leggendo Collasso (here in english), un libro in cui Jared Diamond (quello di Armi, acciaio e malattie) si interroga sul come le società possano affrontare i periodi di crisi e scegliere se vivere o morire.

Ideale continuazione del precedente Armi, acciaio e malattie, dove erano indagate le cause che hanno portato determinate aree geografiche alla supremazia tecnologica, Collasso analizza invece i motivi che hanno portato, nel passato e nel presente, determinate civiltà a un crollo repentino, dove questo è definito come una diminuzione drastica (spesso tramite conflitti armati) e su una scala temporale ridotta della complessità politica, delle dimensioni della popolazione e della produzione culturale. Diamond si interroga quindi se sia possibile che anche alcune delle società contemporanee, se non l’intera civiltà industriale, stiano andando incontro a un crollo di questo genere, e se e come sia possibile evitarlo.

A lato di questi argomenti, peraltro molto interessanti, a una lettura un po’ attenta il libro offre vari esempi di quanto il problema climatico sia complesso e difficilmente prevedibile in tutti i suoi effetti collaterali.

Considerate questo esempio:

in una regione del Montana (USA) si decide di mettere in atto un disboscamento controllato al fine di dare nuove possibilità alla sofferente industria del legname. L’operazione non è selvaggia, ma studiata prendendo come esempio le politiche dei paesi del nord Europa che da anni tagliano in un luogo, piantando poi alberi giovani e dando loro il tempo di ricrescere.

Sembra che tutto sia stato tenuto in dovuto conto, ma poi si verifica il seguente effetto collaterale: nei torrenti della zona, che fino a quel momento erano ricchi di pesce e attiravano molti turisti, non si pesca più. C’è pochissimo pesce.

Uno studio permette di appurare la causa. In seguito al taglio degli alberi, nella parte più a monte dei torrenti la temperatura dell’acqua è salita di 1/2 gradi. Il fatto è che la foresta teneva le acque costantemente all’ombra, mentre ora sono sempre al sole. Di conseguenza la loro temperatura media è salita. È bastato questo perché molte delle uova dei pesci, che ormai si erano adattati a quell’ambiente da centinaia (forse migliaia) di anni, non riuscissero più a schiudersi abbassando drasticamente il tasso di pescosità.

Risultato: l’aumento di produttività nel campo del legname è stato annullato dalle perdite turistiche e il livello di occupazione è salito da un lato, ma è crollato dall’altro. Tutta l’operazione ha avuto l’effetto di trasferire il problema occupazionale da un settore a un altro.

Nonostante la faccenda non sia stata affrontata con superficialità, l’analisi si è concentrata sul problema centrale (il disboscamento e i suoi effetti immediati) e si è rivelata incapace di prevedere tutti gli effetti collaterali, almeno uno dei quali è risultato molto dannoso.

Questo esempio mi torna alla mente tutte le volte in cui sento disquisizioni sul clima e sulle politiche ambientali e energetiche che adottano un ragionamento lineare, mentre la realtà si rivela quasi sempre più contorta di quello che riusciamo a prevedere. Cfr. la citazione di Stephen Hawking sulla fisica quantistica che mi sembra valida a anche a scala macroscopica: “Dio, non solo gioca a dadi, ma li butta anche in posti in cui sono difficili da vedere”.

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4

Apr

Desert Plants

Scritto da:Mauro Graziani @ 2010.04.04.15.45.46 — Archiviato in: Contemporanea, Letteratura

Desert Plants

About 30 years ago I had a book by Walter Zimmermann called Desert Plants. It was a book of conversations with 23 american composers. A self made book whose pages seem to be the xerox-copy of the sheets the author typed on his typewriter while listening to a tape recorder.

I loved this book because, beyond the interesting conversations, it taught the way of subsistence.

How to SUBSIST during a time where practically no attention is paid to individuals if they are not useful for any commercial tools. And what puts these Individuals into a situation where they are challenged to think about the nature of their integrity, and that because of their integrity become alienated. From there they are getting to understand the necessity to do everything to reduce alienation.

Like a desert plant.

Over the years, Desert Plants get lost in the normal life affairs (loans, moves and so on), but now that it is out of print, it respawn as a free book from the site of Walter Zimmermann itself. If you don’t know Desert Plants, you should. Click here and scroll a little.

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29

Mar

Orson Wells reads Moby Dick

Scritto da:Mauro Graziani @ 2010.03.29.00.01.33 — Archiviato in: Letteratura

Orson Wells reads a short excerpt from Moby Dick, first chapter (the celebrated Call me Ishmael) in an old RAI3 video with italian subtitles.

from Open Culture

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24

Mar

Namárië

Scritto da:Mauro Graziani @ 2010.03.24.15.27.27 — Archiviato in: Letteratura

Sir John Ronald Reuel Tolkien reads an elvish poetry from his work The Lord of the Rings.

The text is known as Namárië: Galadriel’s Lament In Lorien, also wrongly (?) called Song of the Elves beyond the Sea.

The elvish language is another fictional idiom, a common use in fantasy and SF literature (e.g.: klingon). Tolkien created more languages and dialects for elvish people. The first and more ancient is Quenya that evolved to the Quenya of high-elven and is one of the two most complete of Tolkien’s languages (the other being Sindarin, or Grey-elven). The phonology, vocabulary and grammar of Quenya and Sindarin are strongly influenced by Finnish and Welsh, respectively. In addition to these two, he also created several other (partially derived) languages.

You’ll find a great discussion about this text, with a word-by-word analysis, here (traduzione italiana di questo sito qui).

Ai! laurie lantar lassi surinen,
yeni unotime ve ramar aldaron!
Yeni ve linte yuldar avanier
mi oromardi lisse-miruvoreva
Andune pella, Vardo tellumar
nu luini yassen tintillar i eleni
omaryo airetari-lirinen.

Si man i yulma nin enquantuva?

An si Tintalle Varda Oiolosseo
ve fanyar maryat Elentari ortane,
ar ilye tier undulave lumbule;
ar sindanoriello caita mornie
i falmalinnar imbe met ar hisie
untupa Calaciryo miri oiale.
Si vanwa na, Romello vanwa, Valimar!

Namarie! Nai hiruvalye Valimar.
Nai elye hiruva. Namarie!

Ah! like gold fall the leaves in the wind,
long years numberless as the wings of trees!
The long years have passed like swift draughts
of the sweet mead in lofty halls
beyond the West, beneath the blue vaults of Varda
wherein the stars tremble
in the voice of her song, holy and queenly.

Who now shall refill the cup for me?

For now the Kindler, Varda, the Queen of the stars,
from Mount Everwhite has uplifted her hands like clouds
and all paths are drowned deep in shadow;
and out of a grey country darkness lies
on the foaming waves between us,
and mist covers the jewels of Calacirya for ever.
Now lost, lost to those of the East is Valimar!

Farewell! Maybe thou shalt find Valimar!
Maybe even thou shalt find it! Farewell!

But the list of the languages of Arda (the Middle-Earth) is complex and astonishing, showing how deep and real the Middle Earth was in Tolkien’s mind. Here is the complete list from wikipedia with links to single voices:

  1. Elvish languages:
  2. Mannish languages (all showed influence by Avarin tongues as well as Khuzdul):
  3. Languages of Dwarves:
  4. Languages of the Ents
  5. Languages of the Ainur (Valar and Maiar)
  6. Languages of the Orcs
  7. Various debased forms of the Black Speech and regional dialects influenced by Westron
  8. Primitive methods of communication
    • Language of the Trolls
    • Language of the Wargs

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12

Mar

The DFW Audio Project

Scritto da:Mauro Graziani @ 2010.03.12.04.22.02 — Archiviato in: Audio, Letteratura

david foster wallace…it’s a series of audio recordings by David Foster Wallace, the author of Infinite Jest, which Time included in its All-Time 100 Greatest Novels list.

The collection is here and is broken into four categories:

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23

Feb

Dynamic Books

Scritto da:Mauro Graziani @ 2010.02.23.22.22.47 — Archiviato in: Letteratura

Macmillan announced a new kind of textbook called DynamicBooks: a remixable electronic textbook that will give professors the ability “to reorganize or delete chapters; upload course syllabuses, notes, videos, pictures and graphs; and perhaps most notably, rewrite or delete individual paragraphs, equations or illustrations.” Essentially, Macmillan provides the core text, and then professors get to customize the book to their liking.

According to Macmillan, this will cut the price of new textbooks.

From Open Culture

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