Archive for the ‘Mercato’ Category

Horror Vacui

Wednesday, November 10th, 2010

“La natura aborre il vuoto”. Così diceva Aristotele dopo aver osservato che quando da un luogo veniva tolta tutta la materia, producendo appunto il vuoto, immediatamente nuova materia vi si precipitava a colmarlo.

E così è stato per Limewire, un popolare client P2P che era stato chiuso a seguito di un’ingiunzione da parte di un giudice di New York, che aveva ordinato la cessazione di qualsiasi attività online del servizio. Sia la sua versione base che quella a pagamento avevano all’improvviso smesso di esistere, dopo che il legali della RIAA avevano già ottenuto una condanna per incitazione alla violazione del copyright nei confronti della società LimeWire LCC.

Adesso, un gruppo di sviluppatori ha ripristinato le principali funzioni del servizio di sharing, dopo essere fuoriuscito dal team originario. Così LimeWire è tornato alla vita, apparendo nuovamente online con il nome di LimeWire Pirate Edition (LPE), con tanto di trailer su You Tube.

La versione LPE è ora apparsa tra i meandri del web, basata sulla precedente release 5.6 beta del client P2P. Gli stessi sviluppatori hanno sottolineato come questa nuova incarnazione di LimeWire sia ancora più efficiente, perché priva di pubblicità e spyware. Quindi dedicata esclusivamente ai bisogni essenziali di condivisione degli utenti (per ora esiste solo la versione Windows).

Il trailer è piaciuto al punto che, in breve, sono comparsi decine di remix.

La faccenda dimostra, ancora una volta, quanto la rete sia difficilmente controllabile senza una militarizzazione che ne annullerebbe anche qualsiasi possibilità di sfruttamento commerciale.

Fonte: Punto Informatico, Torrent Freak

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Rdio

Friday, June 4th, 2010

Non è una bestemmia, ma il nuovo servizio di streaming e sottoscrizione musicale supportato dai denari di Niklas Zennstrom e Janus Friis, due che con la musica e il multimedia in rete ci trafficano da sempre o quantomeno sin dai tempi dell’esplosione della supernova di Napster nel 2001. Per la coppia Zennstrom/Friis il nuovo orizzonte musicale online non è più il download del P2P ma lo streaming a pagamento basato su sottoscrizione.

I due imprenditori sono responsabili prima della creazione di Kazaa – network di condivisione divenuto tristemente noto per il malware proliferante e le decine di migliaia di cause legali intentate dalle major multimediali – e poi del VoIP di Skype. Rdio è una novità che in parte sa di già sentito, un servizio di streaming che promette libertà di utilizzo e condivisione in salsa social dei gusti e delle opinioni degli utilizzatori.

Disponibile nei “tagli” da 4,99 e 9,99 dollari al mese, Rdio offrirà accesso a un ricco catalogo musicale composto da 5 milioni di brani apparentemente con bollino di approvazione da parte delle Grandi Sorelle del disco (EMI, Sony, Warner, Universal). La differenza di prezzo starebbe nel tipo o nella quantità di dispositivi che si possono abilitare alla fruizione dei propri acquisti, capaci di raggiungere l’utenza iPhone come quella BlackBerry e in futuro anche Android.

Questo il succo della notizia di fonte Punto Informatico.

È indubbio che quello a cui stiamo assistendo è un cambiamento epocale: dalla cultura della vendita a quella del servizio. Nello stesso tempo è interessante osservare quanto sia lungo e complesso questo passaggio, sia per le major che per gli utenti.

Le prime stanno rallentando il più possibile nella vana speranza di tenere sotto controllo la faccenda, ovviamente senza riuscirci, perché il colpo più grosso in questo settore lo ha invece messo a segno Apple, una major informatica, non musicale che con una sola mossa ha spiazzato tutti i tradizionali produttori di musica.

Gli utenti, d’altro canto, non riescono ancora a rendersi conto appieno della portata di questo mutamento. Fra i commenti su Punto Informatico, qualcuno si chiedeva come fare a passare i brani sul proprio lettore MP3, senza capire che, con questo nuovo modello di marketing, questa possibilità proprio non si dà.

Per cominciare, Rdio sarà disponibile solo negli USA, per arrivare più tardi in Europa. E qui vengono al pettine anche tutti i paletti e i ritardi posti alla diffusione della banda larga nel nostro paese, fra gli altri, dal famigerato decreto Bondi, che impone l’identificazione certa di tutti coloro che si collegano alla rete, rendendo di fatto difficile la diffusione di qualsiasi rete civica.

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Sopravvivere

Wednesday, May 5th, 2010

Negli USA, un reddito mensile di $1160 per un single è vicino alla soglia della povertà ($13,920 all’anno contro $10,830 sotto i quali un single è considerato povero). È il minimo per una vita decorosa. All’incirca quanto guadagna un commesso (naturalmente si tratta di una media).

Il blog The Cynical Musician ha recentemente calcolato quanto deve vendere un musicista per arrivare a questo reddito, utilizzando vari modelli di business: da quello tradizionale (vendita del CD come oggetto fisico) al download via internet, fino ai servizi di streaming audio che consentono agli utenti di ascoltare (non comprare) musica pagando un abbonamento.

Ho riassunto i risultati in questa tabella. Prezzi e costi sono quelli calcolati dal blog di cui sopra, relativi al mercato americano (l’articolo originale è qui). Per altri stati possono essere diversi.

La tabella è idealmente divisa in 3 sezioni separate da una linea verde: nella prima si ipotizza la vendita di un intero album, nella seconda di singoli brani mentre la terza è dedicata al solo ascolto, offerto da servizi come Rhapsody o Last.fm.

Si vede subito come quest’ultima possibilità sia ampiamente insoddisfacente alle condizioni attuali. Per quanto riguarda le altre due, non è facile decidere. È più facile vendere 155 album o 1595 brani singoli? Probabilmente, finché si hanno solo 1/2 album, la prima alternativa è migliore.

Inoltre bisogna ricordare che questi numeri riguardano un singolo artista. Nel caso di una band, i compensi non aumentano, per cui bisogna vendere un numero di pezzi pari a quello dato moltiplicato per i componenti e i numeri diventano elevati.

Servizio Modello di business Prezzo all’acquirente Ricavo dell’artista per ogni pezzo Numero di pezzi da vendere AL MESE per arrivare a $1160 Note
Vendita diretta in proprio CD fisico venduto ai concerti (no spedizione) $9.99 $8.12 143 Non ci sono commissioni a terzi. $1.28 vanno in scatola, booklets e supporto.
CDBaby Download intero album $9.99 $7.49 155 Commissioni a CDBaby 25%. C’è però un versamento di $35 per depositare l’album.
CDBaby CD fisico $9.99 $5.99 194 Commissioni a CDBaby $4 C’è però un versamento di $35 per depositare l’album.
Casa discografica CD fisico $9.99 $1 1160 Con royalties di livello medio/alto
iTunes Download intero album $9.99 $0.94 1229 Si arriva a iTunes tramite una etichetta che di solito concede all’artista royalties leggermente inferiori a quelle del CD
Casa discografica CD fisico $9.99 $0.30 3871 Con royalties di livello minimo
CDBaby Download singolo brano $0.99 $0.74 1595 Commissioni a CDBaby 25%. C’è però un versamento di $9 per depositare il brano.
Amazon iTunes Download singolo brano $0.99 $0.64 1813
eMusic Download singolo brano abbonamento $0.34 3392
Rhapsody Ascolto (no acquisto) abbonamento $0.009 127473
Last.fm Ascolto (no acquisto) abbonamento $0.00015 7733333
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Music 2.0

Saturday, November 1st, 2008

music 2.0Il nuovo libro di Gerd Leonhard, quello de Il futuro della musica (con David Kusek) di cui abbiamo parlato qui, pubblica ora una raccolta di saggi sullo stesso tema intitolata, con poca fantasia, Music 2.0, distribuito in Creative Commons e scaricabile gratuitamente qui (pdf).

E questo è il sito del libro.


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Compra un capitolo

Monday, January 28th, 2008

Cercando un libro, mi sono imbattuto in una modalità di vendita che finora non conoscevo.

La National Academy Press vende anche i singoli capitoli di un libro in formato PDF. Per esempio, l’edizione in copertina rigida costa $25, il tascabile $15, l’intero testo in pdf $12, un singolo capitolo $0.60 (questo testo ha 33 capitoli).

Questa modalità, evidentemente, deriva dalla consuetudine universitaria di mettere in programma solo alcuni capitoli di vari testi.

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DG Web Shop

Thursday, December 13th, 2007

Ecco il negozio online della Deutsche Grammophon.

Tutti brani senza DRM, portabili su qualsiasi player che però costano leggermente di più degli altri: un CD costa € 11.99 (in qualche caso anche meno) e i singoli brani € 1.29, però il prezzo di questi ultimi non è fisso: se un brano è particolarmente lungo, può costare di più. In ogni caso si fa attenzione a evitare che l’acquisto dei brani singoli sia conveniente rispetto all’acquisto del CD completo, come invece accade a volte in iTune e altri servizi di vendita online che applicano ciecamente un prezzo fisso ai singoli pezzi.

Bisogna però segnalare che qui la musica è in MP3 a 320 kbps, molto migliore dei 192 (o peggio) degli altri servizi. Da una etichetta di tale fama, magari qualcuno si sarebbe aspettato la possibilità di scaricare l’originale in un formato compresso senza perdita, come FLAC o APE, ma probabilmente questo avrebbe significato uccidere i negozianti non online e a conti fatti, smettere o quasi di vendere CD fisici.

Il catalogo comprende, a oggi, 2427 titoli. Che un produttore di questo prestigio, ma anche, per sua natura, abbastanza conservatore, si sia deciso al gran passo e per di più senza applicare meccanismi di protezione è comunque indicativo della ineluttabilità di questo passaggio. Certamente la DGG può permettersi più di altri di non applicare protezioni perché il suo pubblico non è fatto di ragazzini, però fa piacere non avere limiti nella fruizione del prodotto.

Anche i termini di vendita sono apprezzabili. Stabiliscono che l’acquirente ha il diritto di trasferire il prodotto su qualsiasi lettore e anche di metterlo su CD. Deve però farne uso personale e osservare le leggi sul copyright in vigore nel suo paese.

Segnalato da federico
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Here is the Deutsche Grammophon web shop.

Currently there are 2427 titles all distributed without DRM. You can transfer your download to portables players and burn it on CD. But on the other hand, you agree that this is only for personal use and that your use is reguled by the copyright law.

Single CD price is € 11.99 (lower in some case) and the single piece cost € 1.29 (but pieces which last more than 10 minutes can cost more). All the music is in MP3 format at 320 kbps, a very high quality with respect to other online shops that sell music at 192 or lower kbps.


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Regali per musicisti…

Sunday, December 2nd, 2007

Music Thing ha pubblicato una lista di regali per musicisti che costano meno di € 140 (i regali, non i musicisti).
È principalmente orientata al pop, ma magari qualcosa si trova…
Vi consiglio questa chitarra Hello Kitty (qui la versione giapponese; quella europea è una banale simil Squier strat). Ma date un’occhiata anche al violino elettrico a 7 corde (con tasti… agh!).

Se invece volete spendere, ecco gli 11 crazy expensive Christmas gifts for musicians.
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Here is the Music Thing’s 20 non-boring Christmas gifts for musicians which cost less than £100

But take a look at this 11 crazy expensive Christmas gifts for musicians list.

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Music Map

Sunday, November 4th, 2007




The Gracenote Media Recognition Service is an Internet-based service that is licensed to software and hardware developers for use in their CD players, CD burners, MP3 players and encoders, catalogers, jukeboxes, cell phones, car audio systems, and home media center applications (among others). The service allows these developers to display artist, title, tracklists, and other music-related information automatically and instantly in their applications.
Now Gracenote launched an interesting Music Map application that shows the “popularity” of artists and albums by region and country in many parts of the world. It does this based on how often Gracenote’s database is queried about particular albums or artists.
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Gracenote è una delle società che forniscono i dati del CD che state ascoltando (autore, titoli, brani, etc.) in modo che il vostro apparecchio (software, cellulare, lettore CD, etc.) possa mostrarveli
Qursti dati non sono scritti sul CD, per cui esistono dei database attraverso i quali si cerca di risalire al CD basandosi su una impronta che, nella maggior parte dei casi, è unica, generata da un apposito algorimo che analizza sia la struttura del CD (numero dei brani, durata) che parte dei campioni numerici audio.

Oggi Gracenote lancia questa interessante Music Map che permette di stimare quali siano gli album più ascoltati in ogni paese in base alle richieste che pervengono ai suoi database.

Volete la classifica in Indonesia?

Music Map


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Jobsintown

Monday, October 29th, 2007

JobsintownSimpatica (ma un po’ triste) allegoria di come siamo riusciti a ridurre (e si sono lasciate ridurre) le generazioni più giovani in questo paese.

In realtà è la pubblicità di una agenzia tedesca, jobsintown.de, che è la stessa dell’Ass-Kisser Project, ma quest’ultima campagna è un po’ più raffinata e significativa.

Cliccate qui per ingrandire e vederne altre.

Segnalato da: federico

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Riflessioni su Deezer

Wednesday, October 17th, 2007

deezer_logo

Ci sono alcune annotazioni da fare su servizi come Deezer:

La prima è che si tratta sicuramente di un bel passo verso il superamento dell’attuale modello di business per andare verso un sistema di distribuzione diffusa. Un passo che le netlabel hanno già fatto da tempo, ma senza star.
Puntualizzo: non voglio sminuire l’importanza delle netlabel, anzi, le stimo molto per le novità che distribuiscono (e presto ci sarò anch’io), ma per arrivare al grande pubblico, attualmente le star sono necessarie e perché la gente si abitui, il concetto di nuovo modello di distribuzione deve essere ribadito più e più volte.

Il punto in Deezer è la generalità. Ho collegato il portatile all’hifi, mi sono iscritto (l’iscrizione è gratuita, devi dargli una mail valida in cui ti mandano la pw e presumibilmente un tot di pubblicità, ma io ne avrò 20) e adesso sto facendo zapping fra le 11 pagine di Springsteen con un po’ di nostalgia per quando guidavo sulle strade d’America, dove il levare serve solo per aspettare il battere.
Mi sto facendo una playlist con un po’ di ballate, ma ieri, mentre lavoravo, mi sono ascoltato una bella fetta della produzione di Peter Gabriel.
Per uno come me, che non ascolta molto pop e che non ha bisogno di avere sempre musica nelle orecchie perché ho già la mia e a volte anche quella dei miei allievi e spesso mi piace ascoltare i suoni del mondo, una cosa come questa è già sufficiente. Basterebbe che avesse anche buona parte della musica sperimentale e la classica per essere del tutto soddisfacente.
In fondo, Deezer abbatte anche il P2P. Perché dovrei andare a cercare illegalmente della musica quando è già qui? Vero, da Deezer non si scarica, si ascolta e basta. Hanno fatto un bel lavoro per rendere difficile l’accesso all’url del brano; in pratica l’unico modo di “scaricarsi” un brano è collegare via software l’output all’input e darlo in pasto a un programma di hd recording, non banale per la massa.
Ma perché dovrei registrarmi i brani se per sentirli mi basta collegarmi e lanciare la mia playlist? Sicuramente qualcuno può dirmi “per metterli in un lettore e ascoltarli in treno o in auto”. Vero, ma a questo punto il problema è piuttosto un altro: quello della pervasività della rete. Il giorno (lontano) in cui vivremo in città cablate via wireless oppure il collegamento via cellulare costerà 2 lire questo problema sarà superato (vedi “Il futuro del mercato musicale“).

Quello che dobbiamo superare noi, invece, è la volontà di possesso. Non serve possedere qualcosa se è sempre disponibile. A cosa serve possedere il disco quando posso ascoltare la musica sempre? A qual pro possedere un’auto se esistesse un valido servizio di car sharing, come esiste in certe città, p.es. a Berlino? Perché avere una TV se posso vedere quello che voglio, quando voglio, su un monitor via internet? Secondo me è questo quello a cui si deve tendere: condivisione delle risorse non essenziali. E non essenziale è quasi tutto. Quando lo dico, qualcuno mi dà del comunista… manco fosse un insulto…

UPDATE!
Mi dicono che il car sharing esiste anche in Italia: vedere qui!

Ma torniamo a Deezer. In assenza di una ricerca avanzata, l’altra cosa interessante è la possibilità di ordinare i risultati della ricerca per titolo. Così saltano fuori le varie versioni dello stesso brano, magari eseguite anche da gruppi diversi. Per esempio, non sapevo che esistessero 5 versioni di Atlantic City, tutte diverse.

Infine, un’ultima annotazione.
Deezer non è il parto di chissà quale genio d’oltreoceano. Un rapido “whois” mostra che il servizio è francese. La sede è a Parigi in Boulevard de Sebastopol e i nomi dei responsabili nelle liste del RIPE, Jonathan Benassaya e Benjamin Bejbaum,sanno tanto di algerino. Bel colpo, ragazzi! :)

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