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Archive for the 'Confine' Category

2

Dec

Ōtomo Yoshihide

Scritto da:Mauro Graziani @ 2010.12.02.00.34.15 — Archiviato in: Confine

Yoshihide Otomo (大友 良英, Ōtomo Yoshihide, born August 1, 1959 in Yokohama, Japan) is a Japanese composer and multi-instrumentalist.

He first came to international prominence in the 1990s as the leader of the noise rock group Ground Zero, and has since worked in a variety of contexts, ranging from free improvisation to noise, jazz and contemporary classical. He is also a pioneering figure in the EAI-scene, and is featured on important records on labels like Erstwhile Records. He plays guitar, turntables, and electronics.

Otomo Yoshihide guitar solo Tokyo 1994


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13

Nov

The Microsoft Sound

Scritto da:Mauro Graziani @ 2010.11.13.01.54.05 — Archiviato in: Confine, Umorismo

Non so se lo sapevate, ma il suono iniziale di Windows 95 è stato creato da Brian Eno. Me ne ero accorto anni fa aprendo il box delle proprietà.

Ma adesso ho trovato su wikipedia questa gustosa dichiarazione dello stesso Eno

la Microsoft mi chiese questa cosa dicendomi che volevano una musica capace di ispirare, universale, ottimistica, sexy, futuristica, sentimentale, emozionale, più un’altra serie quasi sterminata di circa centocinquanta aggettivi, e poi in ultimo conclusero che il brano doveva durare tre virgola venticinque secondi. Da allora ho composto 84 di questi piccoli pezzi, sicché quando ritorno a lavorare su brani della durata di tre minuti questi ultimi mi sembra siano come oceani di tempo.


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28

Sep

Escalator over the hill

Scritto da:Mauro Graziani @ 2010.09.28.01.32.02 — Archiviato in: Confine, Jazz

coverIeri mi sono ritrovato a canticchiare una canzone che a un certo punto diceva

Contemplating
suicide
As protection from fraud
Escalator
over
the hill

e mi è ritornato in mente il monumentale lavoro di Carla Bley e Paul Haines, registrato fra il 1968 e il 1971 e uscito su un triplo vinile, passando come un’opera jazz, mentre in realtà era ed è molto di più.

Sono andato a riascoltarlo e fra le altre cose, mi sono reso conto che molte della melodie che io tuttora canticchio, camminando o sistemando la casa, provengono da quest’opera. Ma, ancora di più, sono rimasto colpito dalla profondità e dall’universalità artistica di questo lavoro che racchiude elementi del jazz del pop e del rock dell’epoca (con varie altre influenze, dall’atonale a Weill, fino ad una incursione nella musica indiana, relativamente popolare in quegli anni).

Intendiamoci: Escalator over the hill mi è sempre piaciuto e l’ho sempre ricordato come un’opera di grande spessore, ma erano anni che non lo riascoltavo e la sua freschezza, a 40 anni di distanza, mi ha davvero sorpreso. Soprattutto mi ha sorpreso l’attualità compositiva del tutto, mentre oggi, quando concetti come la world music e il crollo dei muri, compresi quelli che delimitano i generi, dovrebbero essere ormai assodati, non vedo in giro lavori di questa potenza.

Nella versione del 1971 (è stato poi eseguito live nel 1997, 98 e 2006 con altri musicisti), Escalator ha messo insieme un personnel di gran lustro:

Acoustic Guitar - Sam Brown
Bass - Charlie Haden , Jack Bruce , Richard Youngstein , Ron McClure
Bells, Celesta - Bill Morimando
Cello - Calo Scott
Clarinet - Perry Robinson , Souren Baronian
Clarinet, Saxophone [Tenor] - Gato Barbieri , Peggy Imig
Congas - Roger Dawson
Drums - Paul Motian
French Horn - Bob Carlisle , Sharon Freeman
Guitar - John McLaughlin
Lyrics By - Paul Haines
Organ, Celesta, Organ [Calliope], Written-by - Carla Bley
Saxophone [Alto] - Dewey Redman , Jimmy Lyons
Saxophone [Baritone] - Chris Woods
Synthesizer [Moog] - Don Preston
Trombone - Jimmy Knepper , Roswell Rudd , Sam Burtis
Trombone [Bass] - Jack Jeffers
Trumpet - Don Cherry , Enrico Rava
Trumpet, Producer - Michael Mantler
Tuba - John Buckingham
Vibraphone - Karl Berger
Viola - Nancy Newton
Violin - Leroy Jenkins
Vocals - Jack Bruce , Linda Ronstadt

Tutti questi musicisti si dividono tra più gruppi per raccontare una complessa vicenda i cui personaggi sono rappresentati sia dai cantanti che dai musicisti, dove gli ultimi concorrono alla definizione dei caratteri esprimendo le emozioni che vanno oltre le parole semplici ma visionarie, aperte a molte interpretazioni, di Paul Haines.

Qualcuno ha scritto che ognuno ha la musica che si merita. Non so cosa ho fatto di buono, ma sono molto contento di meritarmi, fra le altre, questa :) .

Una storia della realizzazione di EOTH, scritta dalla stessa Carla Bley, si può leggere qui.

Un tentativo di descrizione dell’opera, firmato da Marcello Carlin per Stylus è qui.

Da You Tube, ecco, dalla registrazione del 1971, tre brani

  1. Hotel Ouverture, forse il brano più jazz dell’opera (con il sax di Gato Barbieri)
  2. Over her head, il brano che ha originato questo post, (con il seguito, Little pony soldier e la voce di Jack Bruce)
  3. Why cantato da una giovanissima Linda Ronstadt.

Nota: nel primo video, il tipo dice “last 3 minutes eliminated by YouTube”. Non è un complotto: la massima durata ammessa è 10 minuti.

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27

Sep

Action rituelle

Scritto da:Mauro Graziani @ 2010.09.27.02.49.11 — Archiviato in: Confine, Elettroacustica

coverAgnes Heginger, soprano e Karlheinz Essl, elettronico, hanno registrato poco meno di un anno fa, all’Essl Museum in Vienna, questo disco, dal titolo Out of the Blue.

Sei brani, di cui tre collaborazioni e tre soli. Lo stile è generalmente quello della free music europea, virtuoso, ma spesso destrutturato e a tratti manierista (esiste, naturalmente, un manierismo anche nella free music).

Ma c’è almeno un brano, questo Action rituelle, inciso in duo, che, a mio avviso, trascende il genere e conquista per la sua intensità.

Il disco è distribuito dalla netlabel portoghese XS Records e liberamente scaricabile anche dall’Internet Archive.

Agnes Heginger e Karlheinz Essl - Action rituelle


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21

Sep

Un busto a Frank Zappa

Scritto da:Mauro Graziani @ 2010.09.21.01.29.44 — Archiviato in: Confine

Un busto dedicato a Frank Zappa è stato inaugurato due giorni fa nella sua città natale, Baltimora.

La cosa buffa è che il busto è stato donato alla città di Baltimora dall’attivissimo Zappa fan club lituano ed è una copia di quello eretto a Vilnius alcuni anni or sono.

Così il monumento non è costato nulla alla città di Baltimora, che finora aveva fatto solo lo sforzo di proclamare un “Frank Zappa Day” nella giornata del 9 Agosto 2007.

Zappa Bust


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16

Sep

Charts Music

Scritto da:Mauro Graziani @ 2010.09.16.02.20.30 — Archiviato in: Confine

Johannes Kreidler (1980) è uno dei giovani compositori attualmente più discussi. Sa essere provocatore in modo molto tagliente, fa frequenti incursioni nel pop e spesso utilizza la musica per sollevare questioni etiche.

Uno dei suoi brani, Product Placements (2008), è una provocazione nei confronti della GEMA (la SIAE tedesca). In Germania, con splendida coerenza teutonica, per depositare un brano si deve compilare un modulo per ogni campionamento utilizzato, per quanto breve sia. In Product Placements Kreidler riesce a stipare 70200 campioni tratti da dischi altrui nel giro di 33 secondi. Ovviamente, con una tale concentrazione, i singoli campioni sono irriconoscibili. Ciò nonostante, Kreidler ha preteso di depositare il brano inviando 70200 moduli.

Nel pezzo che vi presentiamo, Charts Music (2009), le melodie sono generate seguendo le curve dei grafici della borsa (sostanzialmente discendenti) e delle vittime in Iraq (ascendenti), passando per l’andamento del debito  e del tasso di disoccupazione negli USA. I grafici vengono rimappati su una scala musicale e armonizzati con SongSmith, il software della Microsoft che genera automaticamente un accompagnamento in uno stile a scelta basandosi sulla melodia.

Il risultato è uno spassoso e conturbante esempio di sonification.

Kreidler vive a Berlino e insegna teoria musicale e musica elettronica all’Università della Musica e del Teatro di Rostock, al Hochbegabtenzentrum della Università della Music di Detmold e alla Hochschule für Musik und Theater di Hannover.

Tanto per non smentirsi, nel suo sito i link non sono sottolineati, ma sovralineati.


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14

Sep

Strutture Abbandonate

Scritto da:Mauro Graziani @ 2010.09.14.00.04.48 — Archiviato in: Confine

coverStrutture abbandonate sono quelle che vengono alla mente ascoltando questa release per Test Tube di Philip Croaton, russo, così come viene in mente Tarkovsky.

Vengono anche in mente le strutture musicali abbandonate, come è tipico di molta musica di questo tipo.

In effetti, non è che l’ambient mi dispiaccia. All’ascolto è godibile. Ma poi rimango sempre a bocca asciutta per l’assenza di qualsiasi sviluppo. Musicalmente viene stabilita un’atmosfera che poi non cambia mai. È come se uno mi raccontasse una storia in cui non succede nulla.

Solo in pochissimi casi si riesce a raccontare in modo interessante una storia in cui non accade nulla e di solito è perché, ad una lettura più attenta, si scopre che in realtà accadono molte cose. Un esempio letterario: Rumore Bianco di Don Delillo. Un esempio musicale: il primo brano di Music for Airport che procede sempre con lo stesso mood, ma almeno il gioco della sovrapposizione delle parti temporalmente sfasate è motivo di interesse.

Ora, prendo atto che quella della continuità e del non sviluppo è proprio la poetica dell’ambient, però ci sono molte cose che mi lasciano perplesso. La più inquietante è che una musica come questa potrebbe benissimo essere generata direttamente da un computer. Non avrei problemi a scrivere un software che produca automaticamente gran parte dell’ambient che sento in giro, tipo questo.

Naturalmente poi non inventerebbe niente. Semplicemente ogni brano continuerebbe così, in un continuum armonicamente definito dai dati di partenza. Con un piccolo sforzo di programmazione, potrebbe anche cambiare e introdurre altri eventi, secondo regole che, dopo un po’, diventerebbero alquanto prevedibili per un ascoltatore attento, ma è questo quello che vogliamo?

Eppure questa è la filosofia dell’ambient. Come scrisse Eric Satie nei “Quaderni di un mammifero“:

Bisognerebbe comporre una musica d’arredamento, che conglobasse i rumori dell’ambiente in cui viene diffusa, che ne tenesse conto. Dovrebbe essere melodiosa, in maniera da addolcire il suono metallico di coltelli e forchette, senza troppo imporsi, senza volervisi sovrapporre. Riempirebbe i silenzi, a volte pesanti, fra i commensali. Risparmierebbe il solito scambio di banalità. Neutralizzerebbe, nello stesso tempo, i suoni della strada che penetrano, indiscreti, all’interno.

Ottima idea. Perfino piacevole. Ma adesso abbiamo visto come funziona. Passiamo ad altro, per favore.

Per finire, non ce l’ho con il disco di Croaton (liberamente scaricabile qui), che è un gradevole massaggio con un fondo di malinconia. Ce l’ho con la moltitudine.

Estratti:


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31

Jul

A Cartographic Anomaly

Scritto da:Mauro Graziani @ 2010.07.31.03.03.25 — Archiviato in: Confine, Multimedia

David Toop (born 5th May 1949, Enfield, London, England) is a musician, writer and sound curator. He has published three books, currently translated into six languages: Rap Attack (now in its third edition), Ocean of Sound, and Exotica (selected as a winner of the 21st annual American Books Awards for 2000).

His first album, New and Rediscovered Musical Instruments, was released on Brian Eno’s Obscure label in 1975; since 1995 he has released six solo albums - Screen Ceremonies, Pink Noir, Spirit World, Museum of Fruit, Hot Pants Idol and 37th Floor At Sunset: Music For Mondophrenetic - and curated six acclaimed CD compilations for Virgin Records - Ocean of Sound, Crooning On Venus, Sugar & Poison, Booming On Pluto, Isolationism and Guitars On Mars. In 1998 he composed the soundtrack for Acqua Matrix, the outdoor spectacular that closed every night of Lisbon Expo ‘98 from May until September.

He has recorded shamanistic ceremonies in Amazonas, appeared on Top Of The Pops with The Flying Lizards, worked with musicians including Brian Eno, John Zorn, Prince Far I, Jon Hassell, Derek Bailey, Talvin Singh, Evan Parker, Max Eastley, Scanner, Ivor Cutler, Haruomi Hosono, Jin Hi Kim and Bill Laswell, and collaborated with artists from many other disciplines, including theatre director/actor Steven Berkoff, Japanese Butoh dancer Mitsutaka Ishii, sound poet Bob Cobbing visual artist John Latham, filmmaker Jae-eun Choi and author Jeff Noon.

As a critic and columnist he has written for many publications, including The Wire, The Face, The Times, The Sunday Times, The Guardian, Arena, Vogue, Spin, GQ, Bookforum, Urb, Black Book, The New York Times and The Village Voice. He has curated Sonic Boom, the UK’s largest ever exhibition of sound art, displayed at the Hayward Gallery, London, from April to June, 2000. In 2001-02 he was sound curator for Radical Fashion, an exhibition of work by designers including Issey Miyake, Junya Watanabe, Martin Margiela and Hussein Chalayan, held at the Victoria and Albert Museum in 2001-2002 and featuring music by Björk, Ryuichi Sakamoto, Akira Rabelais, Paul Schütze and others.
[Text from Last-FM]

David Toop - A Cartographic Anomaly from Hot Pants Idol album


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14

Jun

The Side Effect

Scritto da:Mauro Graziani @ 2010.06.14.00.01.36 — Archiviato in: Confine

coverThe Side Effect is a swedish trio composed by Dan Pålsson (Pythagora), Pierre Sjöbring (Pilectro), Frank Berggrensson.

Their last release is Act 1 & 2 published by suRRism-Phonoethics netlabel. Click here to download.

Excerpt:

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13

Jun

Dreaming in R’lyeh

Scritto da:Mauro Graziani @ 2010.06.13.02.13.56 — Archiviato in: Confine

coverThe nightmare corpse-city of R’lyeh…was built in measureless eons behind history by the vast, loathsome shapes that seeped down from the dark stars. There lay great Cthulhu and his hordes, hidden in green slimy vaults.
[H. P. Lovecraft, The Call of Cthulhu]

R’lyeh is a fictional city that first appeared in the story “The Call of Cthulhu,” by H. P. Lovecraft. R’lyeh is also referred to in Lovecraft’s “The Mound” as Relex. R’lyeh is a sunken city located deep under the Pacific Ocean and is where the godlike being Cthulhu is buried.

R’lyeh is sometimes referred to in the ritualistic phrase “Ph’nglui mglw’nafh Cthulhu R’lyeh wgah’nagl fhtagn“, which roughly translates to “In his house at R’lyeh dead Cthulhu waits dreaming”.

For sure H. P. Lovecraft fans are Josef Nadek and DMAH, the authors of this work published by suRRism-Phonoethics (click to download).

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