Musica Arte Tecnologia Storie Estreme

Archive for the 'Extra Europea' Category

25

Jul

Taiko

Scritto da:Mauro @ 2008.07.25.00.01.12 — Archiviato in: Extra Europea, Giappone

Taiko (太鼓, o daiko nei composti) significa tamburo in giapponese. In realtà ne esistono diversi tipi, ma ormai, al di fuori del Giappone, questa parola designa tutti gli ensemble di tamburi.

L’origine del taiko è legata al Gagaku (雅楽, letteralmente “musica elegante”), uno stile musicale di corte molto antico tramandato attraverso i secoli (si esegue tuttora), ma ben presto questi tamburo trovarono anche un impiego militare.

Lo stile moderno, quello noto in tutto il mondo e che vediamo nel filmato, è recente. Venne fondato del 1951 da Daihachi Oguchi, un batterista jazz nato nel 1924 e morto il 27 giugno di quest’anno. Secondo la leggenda. Oguchi mise insieme il primo ensemble con diversi tamburi e vari esecutori volendo aggiungere un tocco più ritmico ad un brano che doveva eseguire dirante una cerimonia in un tempio. L’idea, poi, si diffuse e vennero fondati molti ensemble che svilupparono il concetto del taiko ensemble secondo i criteri di spettacolarità che vediamo nelle esibizioni attuali.

Esistono, tuttavia, varie combinazioni di esecutori e tamburi, che vanno dai normali ensemble con molti tamburi e molti esecutori, passando per molti tamburi con un solo esecutore oppure un tamburo con più di un esecutore, fino a un tamburo e un solo esecutore. In questa performance si possono vedere tutte queste combinazioni.

È interessante notare, infine, che i taiko sono spesso ricavati da un unico pezzo di legno ottenuto scavando il tronco di un albero sufficientemente grosso.

No tag for this post.

Related posts

6

Dec

Congotronics

Scritto da:Mauro @ 2007.12.06.00.01.55 — Archiviato in: Africa, Extra Europea, Pop

Konono N°1 was founded over 25 years ago by Mingiedi, a virtuoso of the likembé (a traditional instrument sometimes called “sanza” or “thumb piano”, consisting of metal rods attached to a resonator). The band’s line-up includes three electric likembés (bass, medium and treble), equipped with hand-made microphones built from magnets salvaged from old car parts, and plugged into amplifiers. There’s also a rhythm section which uses traditional as well as makeshift percussion (pans, pots and car parts), three singers, three dancers and a sound system featuring these famous megaphones.
Konono N°1 is the first volume of Crammed’s new series Congotronics, which is devoted to electrified traditional music from the Congo.
Out now: Congotronics vol.2, entitled Buzz and Rumble in the Urban Jungle, is a CD+DVD featuring no less than six different Kinshasa bands. (audio excerpts below)
______________________

Anche nelle attività creative l’Africa costruisce riciclando la spazzatura del primo mondo.

Konono N°1 è una band formata da musicisti provenienti dall’area di confine fra Congo e Angola. Il loro repertorio attinge largamente alla Bazombo trance music, ma, grazie anche ai loro impianti autocostruiti, hanno sviluppato un stile che, dal punto di vista fonico, sfiora il rock sperimentale e la musica elettronica.

Nella foto a sinistra, per esempio, potete vedere un mixer e un microfono costruiti a mano e quasi totalmente in legno.

In quella a destra, invece, una serie di ikembé elettrificati (uno strumento tradizionale noto anche come sanza e conosciuto da noi nella versione caraibica con il nome di kalimba) nelle versioni bassa, solista e accompagnamento (da sin. a des.).

C’è da scommettere che fra poco, diventeranno di moda.

Dopo il primo CD di Konono N°1, ora esce il secondo, in formato CD+DVD nella serie Congotronics dell’etichetta Crammed/SSR. È una compilation di 6 bands e si intitola Buzz and Rumble in the Urban Jungle.
_________________

Estratti audio / Audio excerpts
Konono N°1 - Lufuala Ndonga (mp3)
Masanka Sankayi (RealAudio)
Basokin (RealAudio)

No tag for this post.

Related posts

11

Aug

Shamisen

Scritto da:Mauro @ 2007.08.11.00.01.13 — Archiviato in: Classica, Extra Europea, Giappone

[NB: la descrizione dello strumento è tratta da HÔGAKU: musica tradizionale giapponese]

Lo shamisen (chiamato anche sangen [tre corde]) è uno strumento a corda della famiglia del liuto con una piccola cassa armonica di forma approssimativamente quadrata formata da una fascia di legno ricoperta da entrambi i lati di pelle di gatto o di cane. Il manico è lungo e sottile e penetra attraverso tutta la lunghezza della cassa fuoriuscendo dalla parte opposta; su questo spuntone del manico alla base della cassa sono legate le tre corde di seta, che passano poi su un ponticello appoggiato sulla parte inferiore della cassa armonica e su un secondo ponticello fisso alla sommità del manico (capotasto), per finire sui tre lunghi piroli di accordatura. Il manico è privo di tasti (ponticelli) e il cavigliere dei piroli è curvato all’indietro rispetto alla direzione del manico. La lunghezza totale dello strumento è 95 - 100 cm.
In generale la corda più bassa dello shamisen non è appoggiata sul capotasto ma su una tacca posta di fianco ad esso e passa sopra una protuberanza della superficie del manico (sawari no yama) contro cui urta quando è in vibrazione. Questo dispositivo serve a produrre un suono ronzante (chiamato sawari) che è una importante caratteristica timbrica dello strumento e che viene emesso quando la corda è lasciata “vuota”, sia che essa venga suonata direttamente, sia (in misura minore) quando vibra per risonanza con le altre corde.
Benché sia stato introdotto in Giappone in epoca relativamente tarda, lo shamisen ebbe un successo immediato ed una enorme diffusione sia nella musica classica che in quella popolare, tanto che oggi lo si può forse considerare come lo strumento più importante della musica giapponese. Tra i principali generi in cui esso svolge una parte di primo piano si possono citare il jôruri (musica del teatro classico dei burattini), il nagauta (musica del teatro kabuki) ed il jiuta (musica vocale da camera).

Lo shamisen viene suonato con un grosso plettro di legno chiamato bachi; il suonatore siede in posizione seiza e tiene lo strumento in diagonale, appoggiandone la cassa sulla coscia destra.

Le tre corde possono essere accordate in tre modi:

  • 4a e 5a (es. DO - FA - DO)
  • 5a e 4a (es. DO - SOL - DO)
  • 4a e 4a (es. DO - FA - SIb)

Il brano che ascoltiamo è chiamato Tsugaru aiya bushi [Canto aiya di Tsugaru]. Aiya è uno stile e tsugaru è la regione all’estremo nord di Honshu (l’isola principale dell’arcipelago giapponese) e corrisponde all’odierna prefettura di Aomori.
Si tratta di musica tradizionale, ma in Asia non c’è distanza fra musica tradizionale e repertorio classico (per es., secondo la visione asiatica, i valzer di Strauss sarebbero musica tradizionale austriaca, ma anche gli autori molto caratterizzati geograficamente, come i compositori russi, alcuni spagnoli e altri ancora, verrebbero inseriti nella musica tradizionale).
In questo genere musicale si lascia spazio anche all’improvvisazione, ma questa esecuzione è abbastanza misurata.
I musicisti si renderanno conto che la scala è vicina al nostro modo minore e il tempo è 3/4.
Purtroppo chi ha postato il video su YouTube non ha specificato il nome dell’esecutore.

No tag for this post.

Related posts

9

Aug

Koto

Scritto da:Mauro @ 2007.08.09.00.01.32 — Archiviato in: Classica, Extra Europea, Giappone

Kazue Sawai esegue un brano al koto.
Questo strumento è un cordofono appartenente alla famiglia della cetra introdotto dalla Cina in Giappone durante il periodo Nara (710 - 794 d.C.).
All’inizio il koto venne usato per lungo tempo solamente presso la corte imperiale. Questo stato di cose cambiò nel XVII secolo soprattutto ad opera di Yatsuhashi Kengyô (1614-1684) che sì applicò a rendere il koto maggiormente accessibile presso la popolazione. Ideò una nuova accordatura, detta hirajoshi, che divenne una delle più utilizzate e creò composizioni divenute dei classici della letteratura per questo strumento come Rokudan e Midare, che è il brano che ascoltiamo qui.
Si tratta quindi di un esempio di musica classica giapponese del ‘600.
È interessante osservare come la musica classica giapponese sia altamente formalizzata. Questo brano, per esempio, appartiene alla categoria dei danmono che è una forma classica di brani per koto solamente strumentali, composti da diverse sezioni chiamate dan [lett. “gradino, ripiano, livello”]. Nella forma più tradizionale di danmono, ogni dan è formato da 104 haku [pulsazione, battito, unità fondamentale di misura del tempo] e costituisce una variazione su un unico tema.
Questo brano, però, fa eccezione perché i vari dan non sono formati dallo stesso numero di beat e proprio per questo si intitola Midare [乱 lett. “confusione, caos”].
Qui trovate una trascrizione di uno dei dan del brano, parte di un sito interamente dedicato alla musica tradizionale giapponese. Ricordate, però, che l’accordatura giapponese non è esattamente temperata.

Per quanto riguarda il koto, il corpo dello strumento è costituito da una cassa armonica, lunga circa due metri e larga tra i 24 ed i 25 cm, costruita, in genere, con legname di Paulownia (Paulownia Tomentosa o kiri, in giapponese). Su di essa corrono tredici corde di uguale diametro ed aventi stessa tensione, ognuna delle quali poggia su di un ponticello mobile (ji, 柱).
Questo fatto va sottolineato perché è un sistema completamente diverso da quello occidentale in cui si usano corde di vario diametro e tensione.
Qui le corde sono tutte uguali e tirate alla stessa tensione. Per ottenere note diverse, quindi, l’unico sistema è variare la lunghezza della corda. Infatti ognuna di esse ha il proprio ponte che viene piazzato in punti diversi.
Le corde, poi, sono pizzicate con la destra, mentre la sinistra non suona, ma crea abbellimenti sotto forma di vibrati e di veloci glissati, sia nell’attacco che in coda al suono, ottenuti premendo la parte della corda che sta oltre il ponte. Naturalmente il fatto che tutte le corde abbiano la stessa tensione facilita questo compito perché così una data pressione genera un glissato della medesima estensione su ogni corda, cosa che non avverrebbe se la tensione fosse diversa.
L’esecutore si pone in ginocchio o seduto di fronte allo strumento e pizzica le corde tramite l’ausilio di tre plettri (tsume) fissati al pollice, all’indice ed al medio della mano destra.
Lo spartito per koto si presenta generalmente sotto forma di intavolatura che si legge dall’alto in basso e da destra verso sinistra (il senso di lettura normale anche nel giappone moderno: i libri sono impaginati così, sebbene ormai sia diffusa anche la scrittura orizzontale).
Il koto viene paragonato al corpo di un drago cinese disteso. Per tale motivo, le diverse parti di cui esso è formato assumono dei nomi che ricordano quelle del mitico animale, come ad esempio:

  • Ryuko (schiena del drago): è la parte superiore della cassa armonica,
  • Ryuto e ryubi (testa e coda del drago): sono le estremità dello strumento.

Kazue Sawai è considerato uno dei massimi virtuosi viventi di questo strumento.

No tag for this post.

Related posts

3

Aug

Sawako

Scritto da:Mauro @ 2007.08.03.00.01.17 — Archiviato in: Confine, Elettroacustica, Extra Europea, Giappone, Multimedia

sawako
Sawako is a sound sculptor and timeline-based artist who understands the value of dynamics and the power of silence. Beginning in video art, Sawako shifted her focus from the video camera to sound. Once through the processor named Sawako, fragments in everyday life - field recordings, instruments, voice and electronic sounds - float in space vividly with a digital yet organic texture. Her unique sonic world has been called “post romantic sound” by Boston’s Weekly Dig.

    from 2nd album “hum”(12k) …listen (2005)
    from 1st album “yours gray”(and/OAR) …listen (2004)
No tag for this post.

Related posts

21

Jul

Steel Cathedrals

Scritto da:Mauro @ 2007.07.21.00.01.26 — Archiviato in: Extra Europea, Giappone, Multimedia

Andate su Fard-Rock, il blog di Joyello, a vedervi questo bel film di David Sylvian e Yasayuki Yamaguchi, trovato sul solito YouTube.

Go to Fard-Rock, the Joyello’s blog, to see this very good film by David Sylvian and Yasayuki Yamaguchi, from YouTube, as usual.

No tag for this post.

Related posts

26

Mar

Tibetan Bells

Scritto da:Mauro @ 2007.03.26.03.14.21 — Archiviato in: Asia, Extra Europea

Maybe someone remember this 1973 vinyl (now out of print) called Tibetan Bells by Henry Wolff and Nancy Hennings.
Not so deep from a composer’s point of view but beautiful sounds.

Non so se qualcuno di voi ricorda questo vinile del 1973 ormai fuori catalogo, fatto tutto con campane tibetane e firmato Henry Wolff and Nancy Hennings.
Compositivamente debole, ma gran suono.

from Henry Wolff and Nancy Hennings - Tibetan Bells (1973)

No tag for this post.

Related posts

6

Mar

Tujiko Noriko

Scritto da:Mauro @ 2007.03.06.00.01.46 — Archiviato in: Extra Europea, Giappone

tujiko noriko

Tujiko Noriko (born Noriko Tsujiko (辻子紀子 Tsujiko Noriko) in Osaka, Japan) is a Japanese avant-pop, experimental musician, sometimes compared to múm, or Björk. Much of her music consists of repetitive layers of samples and electronic beats and melodies being gradually added on top of each other, with her singing on top of that. The lyrics are in Japanese and English.
She is currently living in Paris and is also working on experimental short movies.
[from wikipedia]

Tujiko Noriko (辻子紀子 Tsujiko Noriko nata ad Osaka, Japan) è una musicista sperimentale spesso avvicinata a múm, or Björk.
Gran parte della sua musica consiste di strati ripetitivi di campioni, beats elettronici e melodie che vengono gradualmente sommati gli uni sugli altri, con il suo cantato al di sopra. I testi sono in giapponese e/o inglese.
Attualmente vive a Parigi e lavora su brevi film sperimentali.

Ecco due esempi del suo lavoro tratti dall’album “28″ inciso con Aoki Takamasa.
Io trovo questi brani molto “romantici”. Penso che segnino una nuova frontiera di un romanticismo con pochi fronzoli, un po’ come gli Ultravox degli anni ‘80.

Listen to two songs both from the album “28″ with Aoki Takamasa (flash player will open in another window)

No tag for this post.

Related posts

4

Mar

Yuki

Scritto da:Mauro @ 2007.03.04.00.01.28 — Archiviato in: Elettroacustica, Extra Europea, Giappone

kwaidan

Takemitsu’s recent works have been marked by the use of traditional Japanese instruments as in the case of Eclypse for the Shakuhachi and Koto, or the music in the film, Kwaidan (Ghost Stories), which includes extremely original concepts. Here again, the motive of composition seems to seek through these instruments special effects which otherwise could not be obtained. And it is true that he has until now been so successful that one could not expect more. It seems as if it were aimed at producing an interminable dynamic drama from the succession of the momentary sounds from the hand and the mouth of the musician. This is the quality very akin to that which realizes infinite freedom at the very moment of heightened tension as in the case of Japanese calligraphy and the tea ceremony.

Un altro brano di Takemitsu con sonorità decisamente notevoli tratto da AnaBlog.
Questo pezzo fa parte della colonna sonora del film Kwaidan (怪談, Kaidan: Storie di Spettri) diretto da Masaki Kobayashi nel 1964, un lavoro considerato un po’ come The Twilight Zone giapponese, anche se questa definizione non è del tutto appropriata. Si tratta di quattro storie di spettri tratte dalle raccolte di leggende giapponesi di Lafcadio Hearn.
Qui la musica di Takemitsu si fa onirica e perde anche le sue connotazioni orchestrali. Non ci è dato conoscere la formazione, anche perché questi brani non sono pensati per essere eseguiti dal vivo. Si indovinano sonorità percussive e di strumenti tradizionali giapponesi, ma a tratti il suono fa anche pensare a qualche elaborazione elettronica.
Grande lavoro di sound design per un film affascinante.

Toru Takemitsu - Yuki - Colonna sonora dell’episodio Yuki Onna (la donna della neve) del film Kwaidan

Tags:

Related posts

2

Mar

Asterism

Scritto da:Mauro @ 2007.03.02.00.01.01 — Archiviato in: Extra Europea, Giappone, Strumentale

takemitsu

Born in Tokyo, Takemitsu first became interested in western classical music around the time of World War II. He heard western music on American military radio while recuperating from a long illness. He also listened to jazz from his father’s ample collection.
Takemitsu was largely self-taught in music. He was greatly influenced by French music, and in particular that of Claude Debussy and Olivier Messiaen. In 1951 he founded the Jikken Kobo, a group which introduced many contemporary western composers to Japanese audiences.
Takemitsu at first had little interest in traditional Japanese music, but later incorporated Japanese instruments such as the shakuhachi (a kind of bamboo flute) into the orchestra. November Steps (1967), a work for shakuhachi and biwa (a kind of Japanese lute) solo and orchestra was the first piece to combine instruments from east and west. In an Autumn Garden (1973-79) is written for the kind of orchestra that would have played gagaku (traditional Japanese court music). Works such as Eclipse, (1966) for shakuhachi and biwa, Voyage (1973), for three biwas should also been mentioned as works that are decidedly derived from traditional genres.
Takemitsu first came to wide attention when his Requiem for string orchestra (1957) was accidentally heard and praised by Igor Stravinsky in 1959. (Some Japanese people wanted Igor Stravinsky to hear some tape recorded music by Japanese composers and put in the wrong side of the tape; when they tried to take it out, Stravinsky didn’t let them.) Stravinsky went on to champion Takemitsu’s work.
During his career, Takemitsu composed music for motion pictures, including scores for directors Hiroshi Teshigahara, Akira Kurosawa, Masaki Kobayashi, and Shohei Imamura.
Takemitsu died in Tokyo on February 20, 1996

Commissioned in 1968 by RCA Records, this work is for piano and orchestra with an expanded percussion section with unusual methods of articulation: the spine of a comb is run across a suspended cymbal, a double-bass bow used on three suspended cymbals, and so on. All three definitions of the title constitute the poetic meaning of this music - a group of stars, a constellation; crystallized minerals showing a starlike luminous figure in transmitted or reflected light; and the three asterisks placed before a passage to direct attention to it. The music is characterised by lovely crystalline textures from glockenspiel, harp, metallic percussion and the piano. Impressionistic chords from the high strings, and Messiaen-like brass chords provide celestial imagery. Sliding tones from plucked strings and lower brass suggest more earthiness. A brief solo statement from the piano is followed by breaking sounds (light bells, ratchets, rattles) from the percussion suggest the punctuation nature of the title. Toward the end, the music enters a quasi-random chaotic crescendo of uncoordinated cycling motifs and sizzling cymbals and gongs. Suddenly, the sound is suspended and a quiet transparent texture emerges, then silence, and a single final note from the piano. A lovely, brief, poetic vision.

Toru Takemitsu (武満 徹, Takemitsu Tōru, Tokyo, 8 ottobre 1930 - Tokyo, 20 febbraio 1996) è stato un personaggio chiave nella musica contemporanea giapponese. È il compositore che, più di ogni altro, è riuscito a coniugare le innovazioni stilistiche della nuova musica occidentale con le sonorità e a tratti anche lo spirito della musica tradizionale giapponese (ma non le forme: “Non amo usare melodie giapponesi come materiale. Nessuna forza… nessuno sviluppo. Le melodie giapponesi sono come il Fuji – belle ma eternamente immobili”).
Non rifiutò però di utilizzare gli strumenti della tradizione giapponese, inserendo in molte opere, sia orchestrali che da camera, biwa (un liuto a 4/5 corde e 4/5 tasti) e shakuhachi (il flauto traverso tradizionale).
L’anima giapponese di Takemitsu è presente, però, in maniera forse anche più significativa e profonda, ossia nell’astratto, nella filosofia, nell’ideologia che aleggia fra le sue note (notare anche l’importanza del silenzio o la concezione di un brano come libero flusso musicale non strutturato).
Takemitsu non crea, quindi, una semplice fusione di due stili, quello occidentale e quello orientale, ma ne crea uno nuovo, frutto di una piena conoscenza dei due, nel quale è impossibile fare divisioni accurate. Il compositore giapponese sembra quindi coronare il suo desiderio di “nuotare nell’oceano che non ha né Oriente né Occidente”, desiderio all’insegna di una visione a 360 gradi della musica
Nella sua formazione musicale, Takemitsu fu quasi totalmente un autodidatta; subì molte influenze dalla musica francese, in special modo da autori come Claude Debussy e Olivier Messiaen.
Scrisse anche circa 100 colonne sonore per film come Ran di Akira Kurosawa (1985) e l’incredibile Kuroi ame (Pioggia nera) di Shohei Imamura (1989), sul dopo-Hiroshima.

Recentemente l’Avant Garde Project ha iniziato a distribuire vari brani di Takemitsu ormai fuori catalogo in occidente, disponibili in formato FLAC (compressione senza perdita, quindi di qualità massima) in questa pagina, mentre il solito AnaBlog le diffonde in mp3.
Forse non fra i pezzi più famosi, ma sempre belli. Questo Asterism (1968), per piano e orchestra con una sezione di percussioni allargata, “rispettosamente dedicato a Yuji Takahashi e Seiji Ozawa”, è un brano composito in cui convivono una scrittura fatta di figurazioni quasi esplosive per pianoforte, arpa e glockenspiel accanto ad accordi impressionisti nel registro alto degli archi e accordi di ottoni in stile Messiaen, fino al finale in cui, dopo un crescendo di pattern ciclici quasi scoordinati, la musica entra in uno stato di sospensione in cui emerge una tessitura trasparente che sfuma nel silenzio, fino all’ultima, singola nota del piano.

Toru Takemitsu - Asterism (1968), per piano e orchestra

Tags:

Related posts

Next Page »