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Archive for the 'Società' Category

6

Aug

Emergenza sicurezza?

Scritto da:Mauro @ 2008.08.06.08.00.11 — Archiviato in: Società

Di solito non me ne occupo, ma stavolta mi girano proprio.

Allora, i numeri del rapporto sulla sicurezza e l’allarme sociale del CENSIS sono su tutti i giornali e sono numeri, non opinioni. Dicono:

Morti sul lavoro (dati 2005)

  • Italia 918
  • Germania 678
  • Spagna 662
  • Francia 593

Morti per incidenti stradali

  • Italia 5669
  • Germania 5091
  • Francia 4709
  • Regno Unito 3297

Omicidi

  • Regno Unito 901
  • Francia 879
  • Germania 727
  • Italia 663 (diminuiti del 36.4% in 11 anni)

Omicidi nelle capitali

  • Londra 169
  • Berlino 50
  • Madrid 46
  • Atene 35
  • Bruxelles 33
  • Roma 30
  • Parigi 29

Qualcuno mi spiega dov’è questa emergenza sicurezza?

Qualcuno chiede al governo di spiegare dov’è questa emergenza sicurezza??

C’è qualcuno in parlamento che chieda al governo di rendere conto delle priorità???

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4

Aug

La Verità svelata dal Tempo

Scritto da:Mauro @ 2008.08.04.00.01.24 — Archiviato in: Società

Il Tempo svela, ma Palazzo Chigi vela. Magari, fra tutto quello che fanno, non è nemmeno la cosa peggiore, però è indicativa.

Dunque, a quanto pare, a Palazzo Chigi hanno dato un ritocchino alla copia del quadro del Tiepolo “La Verità svelata dal Tempo” che fa da sfondo per la sala delle conferenze stampa. Il tutto per impedire che la vista di un capezzolo e dell’ombelico potesse turbare qualche telespettatore.

Questa è la spiega ufficiale di Bonaiuti che è alquanto buffa pensando a cosa passa normalmente sulle TV del premier (e anche sulle altre).

Non ho parole (anzi, le ho, ma è meglio che non le scriva). Mi limito a far notare che, sebbene sia una copia, è una copia di qualcosa che ha una sua identità, non un’immagine qualsiasi che si può modificare impunemente. Il Tiepolo non l’ha rilasciata in Creative Commons. Sfortunatamente non è più protetta dal diritto d’autore, altrimenti potremmo fare appello alla SIAE.

Comunque questi non hanno rispetto per niente. Se qualcosa non risponde ai canoni, si modifica, qualsiasi cosa sia. La metafora della Verità svelata dal Tempo e censurata da Palazzo Chigi, però, è significativa.

L’articolo del Corriere, le immagni di Repubblica, la Stampa.

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19

May

Windows Vista copy protection

Scritto da:Mauro @ 2008.05.19.01.47.07 — Archiviato in: Copyright, Software

Windows Vista comincia a fare il suo lavoro. La registrazione di vari programmi della NBC viene bloccata.

Dobbiamo darci un po’ da fare per bloccare questi sistemi. Se è vero che per ora la cosa non ci tocca, quando arriveranno anche da noi (alla periferia dell’impero), ormai sarà troppo tardi.

Date un’occhiata qui e soprattutto qui.

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18

May

IMSLP riaprirà

Scritto da:Mauro @ 2008.05.18.18.28.56 — Archiviato in: Copyright, Musica

Una buona notizia: l’International Music Score Library Project (IMSLP) riaprirà a Luglio.

IMSLP era uno degli archivi più forniti di partiture ormai prive di copyright per decorrenza dei termini e quindi liberamente scaricabili. Purtroppo i termini di scadenza del copyright non sono uguali in tutti gli stati. In Canada, dove risiede il sito di IMSLP, sono più brevi rispetto agli USA e all’Europa (50 anni dalla morte dell’autore contro i 75 o peggio di molti altri stati).

Di conseguenza, nell’ottobre 2007, Universal Edition aveva minacciato di portare il sito in tribunale per alcune partiture il cui copyright era scaduto in Canada, ma non in Austria.

Era chiaro a tutti che IMSLP aveva ragione e la suddetta minaccia era pretestuosa. Quello della scadenza del copyright è effettivamente un vuoto legislativo causato dall’internazionalità di Internet, ma, finché non sarà colmato, quello che tutti dobbiamo fare è rispettare le leggi in vigore nello stato in cui il sito risiede.
Tuttavia il gestore di IMSLP non aveva i mezzi per affrontare una causa internazionale che, quasi certamente, alla fine avrebbe vinto, ma che, nel frattempo, avrebbe generato un sacco di spese ed era stato costretto a chiudere.

La chiusura di IMSLP era stata vista da tutta la rete come un sopruso, anche perché non era sicuramente la presenza di quattro partiture del ‘900 che avrebbe potuto danneggiare Universal Edition.

Il dato di fatto è che gli editori ricorrono a questi mezzi nel tentativo di conservare il controllo di un mercato che viene effettivamente ridotto dalla stessa esistenza della rete. Il copyright sulle partiture di, per es., J.S. Bach è scaduto in tutto il mondo, tuttavia, fino ad alcuni anni fa, l’unico modo legale che avevamo di procurarcene una era comprarla da chi la stampava e la rivendeva con un certo margine di guadagno per tutta la filiera.
Oggi, invece, basta che qualcuno impagini la suddetta partitura con un qualche software, ne faccia un pdf e lo metta in rete per distribuirla gratuitamente a tutto il mondo.
Questa situazione, però, è senza uscita. Deriva direttamente dai cambiamenti imposti dalla tecnologia. Non è possibile proibire la diffusione di qualcosa che è libero da diritti e gli editori devono rassegnarsi e puntare su prodotti derivati. Per esempio, la stessa partitura, opportunamente commentata e rivista da un qualche esecutore, magari importante, ricade nel copyright. Ecco quindi che l’esistenza della rete può spingere alla creazione di prodotti migliori.

Il caso di IMSLP è di enorme importanza per l’esistenza stessa del concetto di public domain e in sua difesa si sono mosse quasi tutte le associazioni del settore. Forte di questo sostegno, Feldmalher, il gestore di IMSLP, ne ha annunciato la riapertura per Luglio 2008.

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7

Apr

CDDB

Scritto da:Mauro @ 2008.04.07.00.01.56 — Archiviato in: Copyright, Software

Certo, il CDDB è una grande idea. Molti se ne servono senza nemmeno saperlo e probabilmente ignorano anche che cosa sia, ma la sua storia è esemplare per quanto riguarda il rapporto fra libera iniziativa, diffusione della conoscenza e major.

Dunque, la storia è questa.

Quando vennero stese le specifiche del CD audio, i progettisti originali, Philips e Sony, non si preoccuparono minimamente di includere nel disco alcun identificativo, come, per es., il titolo del disco, i nomi degli autori e i titoli dei brani.

Come spesso accade, non si resero conto immediatamente delle possibilità offerte dalla tecnologia digitale e un nuovo medium venne visto unicamente come un sostituto del vecchio che era semplicemente un supporto per l’audio, senza nessuna informazione correlata. Non pensarono che, essendo il nuovo formato digitale, sarebbe stato semplice includere un record che riportasse dei dati riguardanti il contenuto. Sul vinile non c’era, quindi perché metterlo sul CD?

(continua…)

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30

Mar

La stampante ci spia

Scritto da:Mauro @ 2008.03.30.00.01.51 — Archiviato in: Privacy

Ed è vero.

Dunque, anni fa qualcuno notò una strana serie di puntini gialli, sbiaditi e quasi invisibili, su un foglio stampato da una laser a colori (vedi immagine qui sotto).

(continua…)

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25

Mar

L’inganno del 2000

Scritto da:Mauro @ 2008.03.25.00.25.01 — Archiviato in: Società

Il blog Modern Mechanix ha recuperato un articolo del 1968 in cui si descrive la vita nel 2008 ed è interessante perché, in un certo qual modo, si collega al post precedente e ai discorsi sulla fantascienza in genere.

Leggerlo è divertente, ma fa anche pensare. L’articolo è la classica predizione fantascientifica intrisa di fede scientista che andava di moda negli anni ‘60. Alcune cose sono azzeccate, ma la maggior parte delle predizioni è iper-ottimistica, cioè, le cose di cui si parla effettivamente esistono, ma non sono utilizzate con la facilità e la diffusione descritte.

Un esempio banale. Una persona che sta viaggiando in auto riceve una richiesta di informazioni dall’ufficio. Lui fa uno schizzo con uno stilo su uno schermo portatile, lo invia all’ufficio dove viene immediatamente stampato. Con la tecnologia attuale si tratta di una cosa perfettamente possibile, ma non la si vede quasi mai.

È un esempio di quello che io chiamo “l’inganno del 2000″ di cui è stata vittima quasi tutta la mia generazione. Da bambino, leggevo articoli come questo e ci credevo. Auto che si guidano da sole, computer che regolano il traffico, giornali che arrivano su uno schermo, città climatizzate e prive di inquinamento e poi lo spazio…

Quando, poi, il 2000 è arrivato davvero, tirando un po’ di somme, la delusione più evidente era, ovviamente, lo spazio. In tutto una decina di persone hanno messo piede sulla luna, ma Marte è decisamente fuori portata e di basi nemmeno l’ombra.

Ma anche altre cose, il cui sviluppo 40 anni fa poteva sembrare giustificabile e razionale, oggi non esistono, anche se potrebbero esistere. È interessante notare, infatti, che, nella maggior parte dei casi, queste predizioni non erano errate sotto il profilo scientifico, bensì sul piano politico ed economico.

In pratica, la ricerca il suo dovere l’ha fatto. È la politica che non è stata in grado di gestirne i risultati nell’interesse pubblico. E il vedere che molte cose che si potrebbero fare facilmente, in realtà esistono solo in qualche isola fa un po’ incazzare.

Insomma. quando ero piccolo mi dicevano “vedrai quando avrai 50 anni…” Adesso ho passato i 50. Non ho visto niente.

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16

Mar

Dati perduti

Scritto da:Mauro @ 2008.03.16.01.37.19 — Archiviato in: Privacy

È il 2008 e siamo solo a metà marzo.

Quello che segue è un elenco sicuramente parziale della mole di dati sensibili esposti a terzi in violazione della privacy, a causa di negligenze, incidenti, furti o cracking negli USA.

Nell’intero 2007 i casi accertati sono stati 329 e coinvolgono milioni di persone. Questi dati sono raccolti nell’Attrition.org Data Loss Archive and Database. L’archivio è pubblico.

Apprezzate gli effetti collaterali della società dell’informazione. (continua…)

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21

Jan

Popolazione zero

Scritto da:Mauro @ 2008.01.21.02.55.30 — Archiviato in: Società

Una delle domande che, per una ragione o per l’altra, ogni tanto mi capita di pormi è la seguente:

  • quanto durerebbe la nostra cosiddetta civiltà senza di noi? Se la razza umana semplicemente sparisse in un solo istante, ma senza distruzioni, cataclismi o guerre, una semplice sparizione improvvisa, per quanto durerebbero le nostre infrastrutture senza alcun intervento umano? Per quanto tempo, per esempio, ci sarebbero l’acqua, il gas, la corrente, internet?

E voi mi dite, a qual pro? Nessuno, ovviamente. Si tratta solo di una congettura che però mette in luce il fatto che noi, come singole persone, non sappiamo quasi nulla sulle infrastrutture che ci mantengono in vita.

Prendiamo, per esempio, la corrente elettrica. Da cosa dipende la fornitura di elettricità che arriva a casa vostra? Se dipendesse da una fonte rinnovabile (tipo centrale idroelettrica), forse potrebbe anche continuare per anni. E se invece dipendesse dal petrolio o dal carbone, quanto durerebbero le scorte? E in ogni caso, la fornitura continuerebbe anche se non ci fosse un umano che, in certe occasioni, preme un determinato bottone?

Ovviamente qualcuno che può rispondermi c’è, probabilmente anche fra di voi. Magari c’è qualcuno che lavora all’ENEL o alla Telecom o anche al comune e sa queste cose.

Era un po’ che non ci pensavo, ma la faccenda mi è tornata in mente per due ragioni: la prima è che ho visto “Io sono leggenda”, film a mio avviso abbastanza deludente, tanto che, mentre lo guardavo, mi sono trovato a chiedermi se il fatto che nell’appartamento del protagonista ci fossero tutte le comodità, anche dopo anni, fosse realistico.
La seconda ragione è che, vagando nella rete, ho incocciato “Life After People“, una serie prodotta da History Channel la cui programmazione inizia proprio stasera negli USA.

Probabilmente, la domanda più corretta è: con quali modalità queste reti degradano? Un pezzettino alla volta o un crollo totale? E in quanto tempo?

Allora, c’è nessuno in grado di soddisfare la mia curiosità?

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17

Jan

E sia il degrado!

Scritto da:Mauro @ 2008.01.17.02.22.42 — Archiviato in: Copyright

Il Disegno di legge S1861, approvato mentre noi facevamo festa (?) nella notte fra il 21 e il 22 Dicembre ha fatto due cose: ha trasformato la SIAE in Ente pubblico economico e ci ha fatto graziosamente sapere che cosa può essere messo in rete e a quali condizioni.

L’articolo 70 della vecchia Legge 22 aprile 1941 n. 633 (e successive modifiche) sulla Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio viene modificato con l’aggiunta del comma 1-bis e diventa

    1. Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera; se effettuati a fini di insegnamento o di ricerca scientifica l’utilizzo deve inoltre avvenire per finalità illustrative e per fini non commerciali.

    1-bis. È consentita la libera pubblicazione attraverso la rete internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro. Con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, sentiti il Ministro della pubblica istruzione e il Ministro dell’università e della ricerca, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, sono definiti i limiti all’uso didattico o scientifico di cui al presente comma.

Questo comma è stato giustamente attaccato da tutte le parti. Non vedo, infatti, quale utilità possa avere la pubblicazione in rete di immagini e musica a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico. Se io mettessi in rete le dispense di musica contemporanea che ho scritto per i miei studenti (fine didattico), ma per farlo dovessi degradare i brani musicali ivi contenuti (che essendo di musica contemporanea sono ancora soggetti al diritto d’autore), le suddette dispense non servirebbero a nessuno. Così come non si capisce cosa se ne faccia uno scienziato di immagini a bassa risoluzione.

Tuttavia, questa legge ha una interessante conseguenza che, nell’indignazione generale, mi pare sia sfuggita.

Il suddetto art. 70 fa parte del Capo V delle legge 633 che elenca eccezioni e limitazioni al diritto d’autore. Questo comma, quindi, mi dà il diritto di mettere in rete qualsiasi brano musicale, anche attualmente soggetto al diritto d’autore, purché non a scopo di lucro (come in questo e molti altri siti e blog; non ci vendo niente e non c’è nemmeno la pubblicità), a fine didattico/scientifico (e qui basta scrivere una dotta analisi musicale del brano) purché sia sufficientemente degradato.

Quindi, supponendo che qui ci sia una bella analisi didattica di Solsbury Hill di Peter Gabriel e a questo punto potrei dire:

ascoltate Solsbury Hill di Peter Gabriel.

Allora, avete sentito? Vi piace? Come? Fa schifo? Non posso farci niente. È degradato, ai sensi della Legge 633 (e successive modifiche).

Ma questo non è un problema, anzi, è una fantastica opportunità! D’ora in poi possiamo, anzi dobbiamo, per legge, degradare tutto. È fantastico!

Si dia il via a una colossale operazione artistica!

Sia il degrado!!

D’ora in poi non ci deve essere blog che non metta brani di Tiziano Ferro, Ramazzotti, De Gregori, Jovanotti, ma anche di Sting, di Madonna, di Bono fino a Schoenberg, Webern, Berio, Stockhausen, Nono, degradati al punto da essere opere nuove!
E questo pezzo che non so di chi sia? Non importa, nel dubbio, degrada!

E quando gli avvocati di Tiziano Ferro, Ramazzotti, Jovanotti, Sting, Bono, Madonna, etc. ci scriveranno dicendo: “La diffido dall’esporre al pubblico opere del mio assistito così orribilmente deturpate”, noi risponderemo “C…o vuoi!? È LA LEGGE ITALIANA CHE ME LO IMPONE!”

E infine, noi della musica contemporanea possiamo solo guadagnarci. Posso mettere in linea tutto Hymnem di Stockhausen. Voglio vedere quale funzionario SIAE oserà dire che non è degradato. Ma non li sentite, tutti questi disturbi radio che interrompono gli inni nazionali!

A proposito, i pittori non si salvano. Ecco quattro versioni di un poetico quadro di René Magritte secondo i dettami della Legge 633 (e successive modifiche).

Ma così sono opere nuove! E carine, per di più.
Wow! Sono così belli che quasi quasi li firmo e li deposito. Faranno parte di una serie che chiamerò “Downgraded Magritte”. Fantastico!
Come disse Dalì «Non comprate i quadri contemporanei, fateveli!»
Lunga vita alla Legge 633 (e successive modifiche).

Però c’è un problema. Se adesso sono quadri miei, per metterli in rete, li devo ulteriormente degradare. E così farò dei nuovi quadri che firmerò e depositerò. E che poi, per metterli in rete, dovrò nuovamente degradare. Aaaaagh!

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Spero che abbiate capito la provocazione. Ma questa legge è veramente paradossale e fuori da un qualsiasi buonsenso. Cosa hanno nella testa i nostri politici? Vermi?

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