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Archive for the 'Privacy' Category

30

Oct

L’Universo non è user friendly anche se lo sembra

Scritto da:Mauro Graziani @ 2006.10.30.00.02.43 — Archiviato in: Audio, Multimedia, Privacy, Web

kakophone

Signore e signori, vi presento il Kakophone.
Questo divertente sintetizzatore virtuale genera una quantità infinita di suonerie personalizzate in diversi stili. Poi ve le manda al vostro indirizzo email. Tutto gratis. In cambio vi chiede solo di iscrivervi a una newsletter, verosimilmente pubblicitaria, che poi potete annullare.
L’oggetto è effettivamente molto simpatico. Fa un sacco di rumorini graziosi. Immagino che torme di ragazzini si siano immediatamente fiondati sul sito. Provatelo anche voi. Però, prima, seguite questo ragionamento.

Dunque, per prima cosa il kakophone vi chiede il vostro numero telefonico che appare sotto forma di bar-code nell’immagine (sulla destra sotto alla freccia; 789… non è il mio). Il numero serve come base per un generatore di numeri casuali ed è quello che assicura che una suoneria non possa essere duplicata. Dal punto di vista informatico è corretto. Ovviamente potete dare un numero qualsiasi, ma di solito non ci si pensa. Anch’io ho dato il mio.
Poi voi giocherellate con l’oggetto. Generate un po’ di suonerie e ne scegliete una. A questo punto il programma te la deve inviare come file perché tu possa caricarla nel telefono e ti chiede nazionalità, marca e modello del telefono e email.
E qui mi sono bloccato. Perché, così facendo, il sito conosce e associa

  • la mia nazionalità
  • il mio numero di telefono
  • la mia email
  • marca e modello del mio telefono

Non male. Vi rendete conto? Va bene che non può esserne sicuro e io sono tendenzialmente paranoico, ma le vie di internet sono infinite…

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29

Oct

L’Universo non è user-friendly ma a volte fa ridere

Scritto da:Mauro Graziani @ 2006.10.29.02.06.41 — Archiviato in: Privacy, Web

Che cosa si scrive di solito su un documento quando non si vuole venga diffuso?
Per esempio “confidential”, oppure “not for distribution”, o ancora “not for public release”. In italiano, “strettamente confidenziale” o cose del genere.
E dove si usano documenti di questo tipo? Nelle aziende, nelle organizzazioni e in posti del genere. E ovviamente, perché sia accessibile agli interni, si piazza in una apposita cartella sulla intranet aziendale. E come al solito l’idiota di turno dimentica che in quella cartella ci arrivano anche i robots, come quello di Google.
Adesso cercate le frasi di cui sopra in Google e divertitevi a spulciare fra le decine di migliaia di documenti che saltano fuori. Ovviamente non tutto quello che trovate è un documento confidenziale; ci sono anche pagine che contengono le suddette frasi per caso (come questo post), ma in ogni caso, sembra proprio che molte aziende si divertano a spiattellare i propri verbali in faccia a cani e porci.
I risultati migliori li ho ottenuti con questa ricerca. Se poi si limita il tipo di file a pdf va ancora meglio.
Adesso provate anche ad aggiungere il nome di una specifica azienda…

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20

Oct

Fotocamere user friendly

Scritto da:Mauro Graziani @ 2006.10.20.00.13.00 — Archiviato in: Privacy, Web

Immagine
Questo grazioso cagnolino che azzanna per gioco il padrone, che per la sua stupidità meriterebbe di essere divorato in un solo boccone, ci aiuterà a vedere un altro “incidente”, meno comune ma quasi più grave di quello del post precedente, a cui vanno incontro gli sprovveduti che si aggirano nelle terre di internet senza sapere dove mettere i piedi.
Io qui ho messo solo questa foto in cui il padrone non è riconoscibile, ma ne ho viste anche molte altre in cui varie persone sono perfettamente visibili. Ne ho viste anche di altro tipo: scherzi in ufficio, cene aziendali, giochi con amici, ma anche di meno innocue e sono sicuro che in molti casi i protagonisti si incazzerebbero moltissimo sapendo che le loro foto sono andate in mano a cani e porci.
Perché, come nel caso precedente, loro non sanno che le ho viste e che chiunque le può vedere.

Ormai quasi tutte le foto sono digitali e anche la bestia in figura è stata immortalata con una fotocamera digitale. Le foto, poi, sono state scaricate su un computer e le fotocamere digitali sono user friendly. Basta collegarle via USB e infilare il solito CD-ROM che installa un programma per scaricare e gestire le foto.
Ora, la maggior parte delle fotocamere digitali aderisce a uno standard inventato per facilitare la vita ai software di gestione e anche all’utente. Lo standard consiste nel creare una cartella il cui nome è DCIM in cui vengono create altre cartelle per le varie fotocamere. Così all’interno della cartella DCIM avremo, per esempio, una cartella CASIO, oppure CANON, etc con davanti un numero progressivo per dividere i vari scaricamenti (102CANON, 103CANON, 104CANON, etc). Qui finiscono le foto, tipicamente in formato jpeg e anche i filmati, di solito in formato avi.

Fin qui tutto bene. Se la cartella DCIM è sul vostro computer personale o anche su un server internet ma fuori dallo spazio web. Ma se, per qualche ragione, finisce all’interno dello spazio web e il solito amministratore idiota dimentica di fermare gli spider dei motori di ricerca, Google in primis, ecco che le cartelle e tutte le foto vengono indicizzate e sono disponibili a chiunque sia in grado di cercarle.
Ma perché questa cartella dovrebbe finire nello spazio web di un server? Le ragioni sono molte: perché gli amici possano vedere da casa le foto della partita di ieri e scaricarsele, per esempio.

Cercarle, peraltro, è facilissimo. Potete provare anche voi. Basta inserire in Google la stringa di ricerca index.of.dcim (index punto of punto dcim senza spazi). Salteranno fuori una cinquantina di links, pochi perché questo incidente non è molto comune e alcuni di questi non sono cartelle di foto, ma solo articoli come questo.
Se però, dopo aver cliccato sul link vi appare una paginetta bianca che ha come titolo “Index of /DCIM” e sotto due link che dicono “Parent directory” e “DCIM”, siete nel posto giusto. Cliccate DCIM e troverete una pagina simile con link tipo 100CASIO o 102CANON o ancora 101FUJI, etc.
Cliccate su uno di questi e vedrete i nomi delle immagini. Basta cliccare ognuno di questi ultimi per vedere la foto nel browser.
Complimenti. Siete sulla buona strada per diventare un provetto voyeur.

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19

Oct

L’Universo non è user-friendly

Scritto da:Mauro Graziani @ 2006.10.19.17.49.00 — Archiviato in: Privacy, Web

L’universo non è user friendly, ovvero su internet una cosa che sembra banalissima può avere effetti collaterali spiacevoli o, come minimo, non previsti.
Generalmente non ci si pensa, ma entrare in internet è come andare in un paese straniero, con le sue usanze, le sue leggi, le sue consuetudini e i suoi abitanti. C’è gente che su internet ci vive. C’è qualcun altro, come il sottoscritto, che magari non ci vive, ma lo conosce molto bene (in realtà, in questo periodo, praticamente ci vivo anch’io). C’è qualcuno che lo abita a tempo parziale, per esempio per affari, e poi ci sono i turisti, la maggior parte di voi.
Ora, quando fate i turisti, anche quando viaggiate in un gruppo organizzato, qualche precauzione la prendete. Se, poi, viaggiate da soli, dovete anche stare un po’ attenti a come vi comportate e a dove ficcate il naso. Se entrate in un quartiere malfamato ben vestiti, con il Rolex al polso e la videocamera al collo, non solo sarete rapinati e magari anche pestati o peggio, ma oltretutto, quando la polizia vi verrà a ripescare, ve ne dirà quattro.
Però a volte potete anche stare attenti, ma inciampate in una qualche usanza locale di cui non siete a conoscenza e fate una pessima figura perdendo stima e amicizie. Per esempio, ci sono paesi in cui soffiarsi il naso in pubblico, soprattutto al chiuso, è considerato segno di maleducazione, più o meno come sputare per terra. Si va in bagno a farlo.
Ci sono, invece, altri paesi in cui sputare per terra, in strada, è normale e lo fanno anche le ragazzine di 15 anni, oppure ruttare sonoramente dopo il pranzo è un apprezzamento per la cucina del padrone di casa.
Ecco, internet ha le sue usanze e regole e spesso, se qualcuno non sa o non pensa a quello che fa, incappa in qualche disavventura. Qualche esempio.
Nota: questi esempi non sono nuovi. Non sto suggerendo nessun nuovo “hack” e proprio il fatto che siano ampiamente noti alla comunità degli “smanettoni” ma ignorati dalla massa comprova quanto dico.

WebcamAdesso guardate l’immagine qui a sinistra. È una stanza in un ufficio in america. L’immagine viene da una webcam e nella pagina originale, si aggiorna ogni 5 secondi. È grande 4 volte questa, quindi si vede tutto molto bene. Il signore in fondo sta armeggiando con la stampante. È entrato 30 secondi fa, magari per aggiungere carta. Forse tra un po’ se ne andrà, o forse si siederà al computer. Il problema è che lui non sa che io lo sto guardando.

Forse sa della webcam o forse no. Se lo sa, sa anche che il suo capo o qualcuno della sorveglianza tiene d’occhio quella stanza, ma non immagina che io lo sto guardando. Perché questa non è una di quelle webcam messe lì per pubblicità che tutti possono vedere. Questa è, o dovrebbe essere, una telecamera di sorveglianza ad uso interno. Ci si accede via internet, così si può tenere d’occhio la situazione anche da lontano, ma, quasi certamente, non è previsto che sia vista da terzi.
Invece io la vedo. Nello stesso modo potrei mostrarvi migliaia di altre situazioni: un porticciolo alle Bahamas (invidia!), una lavanderia in Giappone, l’interno di un grande magazzino, un autosalone negli USA, un laboratorio in Svizzera, il cane di un/una giapponese, magari, se cerco a lungo, anche il bambino di qualcun altro. Tutte webcam di sorveglianza.
(continua…)

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7

Aug

Cominciate a preoccuparvi

Scritto da:Mauro Graziani @ 2006.08.07.16.48.02 — Archiviato in: Privacy, Tecnologia

Scusate, ripubblico questo articolo che avevo tolto cercando di risolvere alcuni problemi di formattazione. Con testi troppo lunghi, in Internet Explorer (e solo in IE) la barra laterale finiva sempre sotto gli articoli. Ora tutto è sistemato, ma quando quelli di IE si decideranno a rispettare bene i css (fogli stile) sarà sempre troppo tardi. Adesso succede solo se si stringe troppo la finestra. Notare che con Firefox non succede MAI.

Mi spiace dirvelo, ma è possibile, anzi probabile, che l’avvento del digitale nelle telecomunicazioni e nel multimedia equivalga a una ennesima fregata (leggi: limitazione dei diritti) per l’utente/consumatore.
Quello che segue è un esempio molto ma molto limitato rispetto a quello che si può fare e si sta già facendo.

Dunque, state guardando un film sulla vostra nuova TV ad alta definizione con schermo al plasma, quando parte l’inserto pubblicitario. Lanciando qualche maledizione ai pubblicitari e alle aziende che li pagano, annaspate alla ricerca del telecomando con l’idea di approfittarne per dare un’occhiate alle prove del gran premio di formula 1 sull’altro canale.
Impugnando l’oggetto del potere, premete un tasto… e il canale non cambia.
Inoltre, nella parte bassa dello schermo appare in sovraimpressione un messaggio il cui contenuto è, in sintesi, il seguente:
“Tranquilli, il vostro telecomando non è rotto. In base alla nuova politica di questa emittente, la funzione di zapping viene disabilitata durante gli spazi pubblicitari. Dovete capire che questa emittente vive solo grazie alla pubblicità e solo così sarà in grado di offrirvi nuovi e più entusiasmanti programmi. Il vostro telecomando riprenderà pienamente la propria funzionalità al termine dello spazio pubblicitario. Vi ringraziamo per la collaborazione”
Il bello è che la cosa non coinvolge solo chi sta guardando in diretta il programma. Il vostro amico che ha pensato bene di vedersi le prove del gran premio e registrare il film sul nuovo DVD recorder, non si salverà. Negli spazi pubblicitari, infatti, sarà disabilitata la funzione di avanti-veloce.

Non è fantasia e nemmeno pessimismo. È un nuovo brevetto Philips che sta facendo proseliti (vedi Punto Informatico).
Ora considerate che questo è un esempio molto limitato di quello che si sta facendo nel campo del controllo. Quello a cui si vuole arrivare è:

  • musica, film e altri contenuti multimediali blindati, non copiabili e possibilmente nemmeno prestabili (e questo è il DRM: digital rights management)
  • computer blindati mediante tecnologia TC (trusted computer) che possono consentire soltanto l’accesso o l’esecuzione di software specificamente autorizzato.

Cominciate a preoccuparvi un po’. Date un’occhiata a NO1984.


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21

May

Sei un zombie?

Scritto da:Mauro Graziani @ 2006.05.21.01.10.36 — Archiviato in: Informatica, Privacy

Guardando l’ennesimo tentativo di attacco virale via mail (si spera fermato dall’antivirus) o diretto a una porta del computer (e bloccato dal firewall), oppure trovandosi con la macchina bloccata e impestata fino ai capelli, molti di voi si saranno chiesti “ma perché? chi ci guadagna in tutto questo giro di virus?”
(continua…)


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22

Apr

BE PARANOID!

Scritto da:Mauro Graziani @ 2006.04.22.01.25.19 — Archiviato in: Privacy, Tecnologia

Qualche giorno dopo l’arresto di Provenzano, durante una intervista TV con uno degli inquirenti (di cui purtroppo non ricordo il nome), ho sentito una dichiarazione che mi ha colpito.
In sintesi, quel funzionario, per dare l’idea della complessità dell’indagine, a un certo punto ha detto: «Vi rendete conto di quanto sia difficile individuare qualcuno che come massima tecnologia usa una macchina da scrivere?».
Traduzione (mia): è difficilissimo beccare qualcuno che non usa telefono, cellulare, internet, email, carta di credito, bancomat, tessera sanitaria, raccolte punti, certimat, schede TV, TV via cavo, telegrammi, etc, tutte tecnologie che seminano tracce.
(continua…)


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