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Archive for the 'Viaggi' Category

3

Mar

Moscow-Vladivostok: virtual journey on Google Maps

Scritto da:Mauro Graziani @ 2010.03.03.03.32.15 — Archiviato in: Russia, Viaggi

The great Trans Siberian Railway, the pride of Russia, goes across two continents, 12 regions and 87 cities.

The joint project of Google and the Russian Railways lets you take a trip along the famous route and see Baikal, Khekhtsirsky range, Barguzin mountains, Yenisei river and many other picturesque places of Russia without leaving your house. Videos are available at very high resolution, until 1080 points.

During the trip, you can enjoy Russian classic literature, brilliant images and fascinating stories about the most attractive sites on the route.

Let’s go!

transib

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5

Dec

Virtual tours

Scritto da:Mauro Graziani @ 2009.12.05.00.01.56 — Archiviato in: Viaggi, Web

Google Maps now offers virtual tours of Pompei, Stonehenge and Louis XIV’s Versailles.

stonehenge

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20

Nov

The biggest storm of the year

Scritto da:Mauro Graziani @ 2009.11.20.00.01.22 — Archiviato in: Europa, Viaggi

Some beautiful and frightening images of the storm that recently hit the Cornwell

storm in Cornwell


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9

Nov

A day in S. Francisco Bay Area

Scritto da:Mauro Graziani @ 2009.11.09.04.05.19 — Archiviato in: Usa, Viaggi

bay areaA page by Berkeley University collects several timelapse movies showing the S. Francisco Bay Area from the Lawrence Hall of Science, by the hill.

Each day lasts about 2 minutes in the movie and there are many. The original goal of the project is to help children understand the weather by correlating the view from the Lawrence Hall of Science with weather data and satellite imagery (the project is part of the Lawrence Hall of Science Weather Exhibit and the FOSS Weather CD-ROM), but the movies are really charming. The explosion of the light is beautiful, each day.

Look at

and many others that you can see at The View (click the Timelapse Movie Archive)


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8

May

Le 7 meraviglie abbandonate (in Europa)

Scritto da:Mauro Graziani @ 2009.05.08.00.43.45 — Archiviato in: Viaggi

meraviglie abbandonate

L’estate si avvicina ed è tempo di cominciare a pensare alle vacanze. Senza andare molto lontano, eccovi 7 meraviglie abbandonate in Europa, dalla Germania, al Belgio, alla Danimarca, all’Inghilterra, a Finlandia, Polonia e infine Francia. Questo è l’articolo che ne parla.


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8

Apr

CBGB Online

Scritto da:Mauro Graziani @ 2009.04.08.18.55.00 — Archiviato in: Usa, Viaggi

Per molto tempo il CBGB, il famoso club situato al 315 di Bowery Street, è stato la mecca della scena musicale di NY. È il luogo che ha lanciato gente come i Ramones, Patti Smith, Blondie, e i Talking Heads sulla scena internazionale. E nel 2006 ha chiuso.

Per chi non ha fatto in tempo a vederlo, oggi rivive sotto forma di un virtual tour che parte dal bagno.


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21

Jan

Aurora boreale

Scritto da:Mauro Graziani @ 2009.01.21.03.32.00 — Archiviato in: Fotografia, Viaggi

Astronomy North ha delle stupende foto dell’aurora boreale.

aurora boreale


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16

Jan

Stand by Me around the world

Scritto da:Mauro Graziani @ 2009.01.16.00.01.50 — Archiviato in: Pop, Viaggi

What happens when you take Ben King’s 1961 hit, Stand By Me, and then travel around the world, having different international artists offer their own interpretations, and finally you stitch them all together in one seamless tune?  The clip below starts in California, moves to New Orleans, then heads off to Amsterdam, France, Brazil, Moscow, Venezuala, South Africa and beyond. And I’m willing to bet that you’ll like how it turns out.  The clip comes from the documentary, ”Playing For Change: Peace Through Music.”

Via Open Culture

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21

Nov

Antartide

Scritto da:Mauro Graziani @ 2008.11.21.02.08.44 — Archiviato in: Fotografia, Viaggi

Antartide

Non perdete queste 32 immagini dell’Antartide su boston.com. È il momento giusto per andarci. Sta per iniziare l’estate australe.

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4

Nov

Viaggio in Ucraina… [3]

Scritto da:Leonardo @ 2008.11.04.00.29.03 — Archiviato in: Viaggi

Ultima puntata, Speriamo abbiate gradito…

Kiev on the Dnepr

Intermezzo 2

KievKiev appare nel suo splendore. E’ illuminata come un palazzo orientale e ingioellata come una donna. La gente si riversa sul kreshatik, la grande, monumentale via centrale, e canta e balla. Kiev non è l’Ucraina come New York non è gli Stati Uniti. Al dei là dello Dnepr si accalcano i nuovi quartieri che sorgono sulle macerie delle periferie di ieri. Giganteschi silos inzuppati di vite umane sembrano nascere dal nulla: come a Las Vegas nascono dalla polvere di un deserto, queste nuove, sterminate cose abitate, e fanno pensare ai racconti di fantascienza, in cui i panorami disumanizzati sono lì a testimoniare di un mondo che fatica a riconoscersi.

Pop Star

RivneL’autobus che porta a Rivne parte dalla stazione dei treni di Kiev. Non è un vero e proprio autobus. È un cabinato, a 12 posti, che qui chiamano marshrutka. Costa il doppio degli autobus statali, ma è molto più veloce. Ogni giorno, in Ucraina, milioni di persone si spostano con questi mezzi. Impieghiamo 4 ore per arrivare a Rivne, città che ogni giorno si affolla di gente per il bazaar, mercato all’aperto dove si trova tutto il necessario. A pranzo Pavlo Baginsky, il direttore d’orchestra, coreano di Mosca, figlio delle politiche transrazziali del comunismo orientale e trapiantato in Ucraina, mi illumina sulle differenze tra gli aggettivi rusky - russisky. Dice: “Tutto che quello che si riferisce alla grande stagione culturale della Russia fino al crollo della Soyuz è chiamato rusky. Tutto quello che viene dopo, invece, è russisky”. Leggo in questo calmo e attento specificare un tono quasi dispregiativo, nei confronti della nuova Federazione Russa. Non corre buon sangue fra molti russi e molti ucraini.
Dopo il concerto, foto finale con ragazzine che studiano il francese ma che evidentemente trovano l’Italiano egualmente esotico.
E poi aspettiamo le due di notte, nella stazione degli autobus, circondata da qualche locale notturno, dal quale fuoriescono barcollanti minigonne e chiassose sacche di pelle nera; involucri accattivanti i primi e disgustosi i secondi, che contengono la vita notturna di Rivne. Arriviamo a Kiev alle sei e trenta, dopo una notte insonne passata ad ascoltare alla radio le pop stars dell’ex-madre russia.

[webcam a Rivne, a volte un po’ fuori fuoco; nota mia]

Il lungo ritorno (1)

Dnipropetrovsk

Nella mia stanza c’è un odore acre e pungente di piscio. Alzo la testa sul soffitto e scopro una colonia di zanzare che sopravvivono purtroppo anche con il freddo. E’ l’Hotel che ci ospita a Dnipropetrovsk, città che non ha ancora cambiato i nomi delle vie dopo il crollo dell’Unione Sovietica. La sala della philarmonia si trova in Lenin uliza, mentre l’albergo nelle vicinanze della Marxiskaja. Il teatro è, come al solito, in remont e i soldi per la ristrutturazione si raccimolano ospitando all’entrata un bazaar che vende ogni cosa: spazzolini da denti, accessori per la casa, indumenti a costi popolari, giornali, pellicce sintetiche, sigarette. Si accede sul palco da un’entrata laterale, dove in vestito da concerto, passiamo attraverso una fumosa sala da biliardo (noto al tavolo una bionda e una mora con pantaloni neri attillati che maneggiano la stecca, soddisfando appieno il più esigente immaginario maschile) e di video poker, che qui chiamano automaty, ai quali sono automaticamente attaccati giovani dall’aria poco simpatica.
A Dnipropetrovsk in pochi parlano ucraino. Il russo è la lingua ufficiale. L’Italia, come al solito, è un immaginario collettivo, una specie di sogno presente nelle vie, nella gente: ma un sogno che si frantuma nella catena di ristoranti Celentano (dove si mangia malissimo), nelle canzoni di Ramazzotti e Masini alla radio, nel concerto di Toto Cotugno. E vedere il suo nome in cirillico fa un certo effetto.
KharkovVeniamo, scendendo a sud-est da Kiev verso Poltava, da Kharkov (Kharkiv), ex capitale ucraina dell’era sovietica. Fa un milione e mezzo d’abitanti e vi si trova la più grande piazza d’Europa, come dice la guida, in stile post-cubista. In piena crescita economica Kharkov è una città viva, piena di cafè-bar, negozi e ristoranti. La Russia è a soli 15 chilometri. Da qui parte l’ autostrada, su su fino a Mosca. Alla sera dopo il concerto si mangia con Sergey, moscovita ma con origini del Kazakstan, che vive da quindici anni a Singapore ed è appassionato di musica. Di lavoro installa impianti audio per auto. Entusiasta del nostro concerto ci offre la cena in uno dei ristoranti più frequentati dai nuovi ucraini, legittima estensione dei nuovi russi: il Pappagallo Verde. Effettivamente, come mi mostra fieramente un cameriere fin troppo ossequioso, il variopinto animale se ne sta nella sua gabbia. Insieme a lui popolano il ristorante energumeni dai colli schiacciati, vestiti di nero o panna con cravatte sgargianti, accompagnati da bionde ossigenate in abito rosso-viola-rosa, con stivali neri fino alle ginocchia, e che fumano, una dietro l’altra, le sottili sigarette, quasi-simbolo dell’ emancipazione femminile.
Prima di andare a dormire guardo fra le mie cose, e trovo uno spartito che una tale Olga Eduardovna (come leggo sul biglietto da visita) mi ha consegnato subito dopo il concerto. “Questa è una mia composizione, tu devi suonarla”, mi ha detto, mentre non vedevo l’ora di togliermi lo smoking. Poi farfuglia qualcosa che non capisco. I suoi occhi sono segnati da un’incalcolabile tristezza, e il suo corpo, ricurvo e modesto, provato forse da qualche malanno cronico. Nel stringerle la mano e nel ringraziarla, le provoco una smorfia di dolore che non so scusare. Si prova qualcosa che deve assomigliare alla vergogna, nel non capire ciò che le persone dicono, nel non sapere, alla fine, chi sono e da dove vengono.

Intermezzo 2 (prima del lungo ritorno 2)

Cioran dice, in Storia e Utopia, che il popolo russo (estendo la cosa anche agli ucraini) possiede una speciale inclinazione ed ossessione per la grandezza. Bolshoy (grande; sic) kolossalna, catastropha, sono normali aggettivazioni disseminate nei discorsi degli abitanti di questo pezzo di pianeta. Vi è nell’eloquio, un’appariscente e megalomane tendenza all’approssimazione per eccesso. Il risorgimento dell’anima slava/russa/ucraina si attacca ad un’isterica quanto encomiabile attenzione per le manifestazioni di quell’individualismo eroico e anche un po’ maschilista (e oggi, comunque, consumistico e lievemente pornografico) che l’etica comunista ha cercato di estirpare, ottenendo al contrario una generazione di nazionalisti e sessisti, per la verità, un po’ goffi.

Il lungo ritorno (2)

Quattro giorni ci separano dalla frontiera ungherese. Sulla via sbagliamo strada e ci troviamo faccia a faccia di fronte alla Moldavia. Non nascondiamo una certa curiosità di varcare il limite, visto, a quanto si dice, che in Moldavia ci siano delle donne bellissime. Non appuriamo la cosa e, dopo 900 km di autostrada ucraina, pensiamo bene di fare rotta verso Ivano - Frankivsk e poi, l’indomani, verso Uzgorod, dove abbiamo l’ultimo concerto. A Ivano - Frankisvsk, ci fermiamo per una visita alla città. Nella chiesa della Madre del Nostro Signore (nome attribuitole solo negli anni ‘60, in onore al poeta nazionale Ivan Franko) ci si rende conto di come Dio qui sia forte e fisico, corporeo. Il senso religioso che trasuda dalla gente è fatto di ardenti baci alle icone, di un continuo e danzante segnarsi, in senso contrario al segno cristiano-romano, di ex-voto depositati ai piedi delle immagini votive. L’inginocchiamento repentino e senza esitazione di vecchi e giovani ha qualcosa di imbarazzante e allo stesso tempo ammirevole, come è imbarazzate ed ammirevole ogni segno che unisce in sé abbandono, fiducia, speranza, rassegnazione.

A Uzgorod, tranquilla cittadina adagiata sul fiume Uz ( che significa biscia ) e appoggiata al confine slovacco (2 Km, che si possono fare a piedi) alloggiamo nel sovietico Hotel Zakarpathia, al decimo piano, in classe economica, cioè senza televisione. L’acqua calda c’è, come sempre, al mattino e alla sera. Di fronte alla mia stanza una nuova cattedrale ortodossa. Guardandola, mi pare di stare a Baghdad. Mangiamo benissimo in un ristorante che si chiama Old Continent, a nostre spese. Un opuscolo turistico rivela come qui vivano, side by side, ucraini, rom, slovacchi, cechi, ebrei, ungheresi, qualche tedesco. L’indomani, alle sette e mezza di mattina, siamo pronti per apparire sulla National Transcarpatian Radio and Television, per l’ennesima intervista. La conduttrice, molto carina e gentile con il suo tailleur su misura, è intonata perfettamente con il divano giallo e verde; io, faccia stravolta, col solito vestito color tabacco, mentre Oles indossa il gessato del sarto più famoso di Kiev, tale Voronin, che lo fa apparire il più ucraino degli ucraini. L’ abito, direi, fa il monaco.
Il concerto è stasera alle 18.00. Siamo sicuri che andrà tutto bene…


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