AllOfMP3 è legale?

Disclaimer
Non sono un avvocato. Sono solo un informatico, musicista con una laurea incidentale in Scienze Politiche. Di conseguenza, ogni mia affermazione di carattere legale è una pura e semplice opinione. Non basatevi su di esse per giustificare le vostre azioni.

Di AllOfMP3 e simili abbiamo parlato recentemente sottolineando il problema della loro legalità.
Sebbene ne parlino in tanti, sono pochi quelli che ne fanno una analisi approfondita in termini legali.
A mio avviso, il problema si può sintetizzare in due punti.

  • Si tratta, prima, di appurare se l’attività di AllOfMP3 e simili sia legale nel loro paese. Se la risposta è sì, ne consegue che chiunque può andare in Russia, comprare degli MP3 e ascoltarseli senza commettere alcun reato finché resta in Russia.
  • In secondo luogo, si tratta di capire se sia legale e eventualmente a che condizioni, importare i suddetti MP3 in Italia.

Generalmente, ci sono leggi che regolano sia l’acquisto che l’importazione dei beni e sono diverse nei vari paesi. Inoltre, in genere, si distingue fra l’uso personale e commerciale.
Per esempio, chiunque può andare in India, acquistare 1 Kg di derivati della cannabis e consumarli allegramente in loco senza incorrere in sanzioni. Se però tenta di importarli in Italia, commette un reato.
Se invece, sempre in India, acquista un po’ di vestiti per uso personale e li mette in valigia, può portarseli a casa senza problemi. Ma attenzione: se ne compra una tonnellata, non più per uso personale, ma per farne commercio, può lo stesso importarli, ma dovrà, presumibilmente, pagare una tassa.
Vedete la differenza? Un bene, il cui acquisto e consumo è legale in un certo paese può essere del tutto illegale in un altro, oppure del tutto legale o ancora legale a patto di pagare delle tasse di importazione.

Ho fatto un po’ di ricerche in internet e ho trovato una sola pagina in cui il problema della legalità di AllOfMP3 sia stato affrontato in questi termini e con rigore. È quella di FADMINE che ho già citato in un precedente post (la trovate qui in inglese). Naturalmente, essendo americani, hanno preso in considerazione l’importazione negli USA, ma il tutto è indicativo. In sintesi, loro il ragionamento è il seguente.

Legalità in Russia
Risolvere questo problema è molto semplice: basta scrivere alla ROMS (la SIAE russa), citata nel proclama di legalità che appare sul sito di AllOfMP3 per appurare se sia vero che il sito è in regola.
La ROMS risponde come segue:

I can confirm the legality of allofmp3.com You can legally buy/download mp3-songs from this site if it does not breaks the law the national legislation of the country in which you will be during that moment Sorry for my english.
Yours faithfully, the assistant to the lawyer of the Russian society on multimedia and to digital networks (ROMS) www.roms.ru,
Bahanets Roman Igorevich

Questo sembra confermare la regolarità del suddetto sito in Russia. FADMINE affronta poi il problema dell’importazione negli USA.

Importazione in USA
Quelli di FADMINE sono andati a consultare la legislazione americana sull’importazione senza trovare niente sugli MP3 (per quanto aggiornati siano gli americani, anche loro non stanno dietro all’innovazione tecnologica), ma hanno trovato una legge che riguarda l’importazione di registrazioni fonografiche (phonorecords).
In giurisprudenza, quando un caso non è regolato da una legge specifica, si procede per analogia, quindi è molto probabile che gli MP3 possano ricadere in questa categoria. In questo caso, la legge USA, citata da FADMINE come “TITLE 17 > CHAPTER 6 > Sec. 602”, afferma (trad. mia):

L’importazione, senza il consenso del detentore del copyright, di copie di registrazioni fonografiche di un lavoro acquistate fuori dagli USA costituisce una violazione del diritto esclusivo di distribuire copie di tale registrazione sancito nella sezione 106 perseguibile in base alla sezione 501.

Ma poi continua:

Tale articolo non si applica nei seguenti casi:

segue una serie di casi fra cui il num. 2 che consente la

importazione per uso privato di colui che importa e non per la distribuzione con un massimo di una copia per ogni lavoro in qualsiasi momento.

A questo punto, mi sembra che la situazione, perlomeno per gli USA, sia chiara. In base a quello che ne capisco, questo significa che l’acquisto di MP3 dai suddetti siti e la loro importazione negli USA è legale a patto che sia eseguita per il solo uso privato di chi acquista e l’acquisto deve essere limitato a un massimo di una copia per ciascun brano. In nessun caso, inoltre, si possono vendere, distribuire o trasmettere gli MP3 così acquistati.
Gli USA hanno una legislazione considerata restrittiva per quanto riguarda l’importazione, quindi penso che gli stessi criteri possano essere applicabili al nostro paese. Inoltre bisogna tener presente che, in un sistema democratico, è implicitamente consentito tutto ciò che non è vietato per legge, quindi, secondo me, anche le affermazioni della major secondo cui AllOf MP3 sarebbe illegale perché non esiste alcun accordo fra la ROMS e le analoghe organizzazioni occidentali, in assenza di una legge non dovrebbero avere alcun valore per l’acquirente privato (non commerciale). In altre parole, il fatto che il CISAC (SIAE internazionale) sia in rotta con la ROMS perché, a sentir loro, non paga i diritti, non mi sembra un problema che possa riguardare un privato cittadino a meno che non esista una legge che vieta il commercio in assenza di accordi.
Ancora una volta vale la pena di notare che il problema è diventato tale solo a causa di internet. Qualsiasi musicista classico sia stato in Russia ha acquistato e importato dischi e partiture senza problemi perché si trattava di casi limitati.
Naturalmente le mie poche competenze non mi permettono di fare affermazioni definitive in merito. Mi auguro che qualcuno con le necessarie competenze affronti la questione per l’Italia, ma non posso fare a meno di pensare che, per il momento, non si vuole una parola conclusiva su questa ingarbugliata faccenda.

Weekday Morning Time

Oggi è uscito questo dai Fortune di Unix. Concordo pienamente.

What we need in this country, instead of Daylight Savings Time, which nobody really understands anyway, is a new concept called Weekday Morning Time, whereby at 7 a.m. every weekday we go into a space-launch-style “hold” for two to three hours, during which it just remains 7 a.m. This way we could all wake up via a civilized gradual process of stretching and belching and scratching, and it would still be only 7 a.m. when we were ready to actually emerge from bed.
— Dave Barry, “$#$%#^%!^%&@%@!”

Ma quelli della Micro$oft…

…sono sempre uguali?
È normale che il sito sia visitato dai robot dei vari motori di ricerca per aggiornare le pagine da loro archiviate e indicizzare quelle nuove. Questa attività è anche ben accolta perché consente di essere trovati sui vari indici e aumenta i possibili accessi.
Ma, nell’ultima settimana, il bot di Google è passato 9 volte (1.286 al giorno), quello di Yahoo 12 volte (1.714 al giorno) e quello di MSN Search 29 volte (4.143 volte al giorno). Ma questi hanno la para di non essere aggiornati?
Ok. Io sono contento che i bot passino. Meglio tanto che niente. Ma il blog non viene aggiornato 4 volte al giorno. Magari avessi tutto questo tempo.
Il dato di fatto è che Google riesce ad essere tuttora il miglior motore di ricerca passando mediamente una volta al giorno e poi evidentemente facendo un lavoro di qualità nell’indicizzazione, mentre M$, come sempre, cerca di stargli dietro con la forza della quantità.

Sei un zombie?

Guardando l’ennesimo tentativo di attacco virale via mail (si spera fermato dall’antivirus) o diretto a una porta del computer (e bloccato dal firewall), oppure trovandosi con la macchina bloccata e impestata fino ai capelli, molti di voi si saranno chiesti “ma perché? chi ci guadagna in tutto questo giro di virus?”

Questa, fra l’altro, è una delle domande che mi sento rivolgere con maggiore frequenza quando parlo di sistemi operativi e sicurezza nelle aule di formazione. In effetti, mentre tutti (o quasi) capiscono chiaramente dove stia il lucro nel vendere i numeri del lotto, è difficile per l’utente medio avere la percezione dei vantaggi che derivano dallo spargimento di virus.
Il fatto è che i virus attuali non sono più distruttivi come quelli di un tempo. L’epoca delle ca…te goliardiche è passata e la nuova logica è quella del profitto e della produttività. Come nella biosfera, il virus che uccide l’ospite può anche provocare una pandemia, ma è un fallimento perché nel contempo si suicida. Quello che, invece, non provoca particolari problemi all’ospite o magari riesce anche a cambiarlo un po’ in modo da costruire un ecosistema più favorevole alla propria specie è un successo.
Ma allora, cosa fanno i virus attuali? Molto semplice: il principale fine di un virus ben fatto è quello di trasformare il vostro computer in un zombie.
Dicesi zombie una macchina che, all’insaputa del proprietario

  • esegue un compito ben determinato (per esempio, invia una mail di spam a tutti gli indirizzi della rubrica), ma, ancora meglio
  • quando l’utente è collegato a internet, invia il suo indirizzo ip a un determinato sito o mailbox e apre una backdoor (porta di servizio) consentendone il controllo da remoto.

Soprattutto questo secondo caso è premiante perché consente al produttore del virus di usare tranquillamente il vostro computer da chissà dove per piccole attività tali da non rallentarlo in modo sensibile e ovviamente da non bloccarlo, altrimenti, prima o poi, voi ve ne accorgete e magari anche senza sapere il perché dei rallentamenti, reinstallate windows.
Il problema è che queste attività possono essere piccole, ma generalmente sono illegali e nei log del destinatario della spam o del sistema a cui è diretto l’attacco resta il vostro numero di ip.
Il secondo punto è che lo scopo dell’untore è di controllare un gran numero di macchine per farle lavorare tutte insieme. Una tale concentrazione di zombie è detta ‘botnet’ (rete di robot) e può essere usata, per esempio

  • per diffondere lo stesso messaggio di pubblicità non richiesta a 10.000.000 di utenti nel giro di qualche minuto;
  • per scatenare un attacco DDoS (Distributed Denial of Services) mandando milioni di richieste di pagina per secondo a un certo server e intasarlo al punto da impedirgli di rispondere agli utenti legittimi;
  • per diffondere materiale illegale di vario tipo;
  • per decodificare un file di password (rubato a qualche sistema) mediante tentativi casuali: un solo computer impiegherebbe un anno, ma 100.000 computers possono farcela in meno di 10 minuti;
  • infine, per una attività non necessariamente legata al controllo di una botnet, ma remunerativa soprattutto quando riesce molte volte: salvare in un file tutto ciò che digitate sulla tastiera mentre siete collegati (comprese le password del vostro account bancario) e inviarlo a un certo indirizzo.

Ovviamente, tutto questo a pagamento. L’ultimo arrestato per aver organizzato una siffatta rete (il botmaster) gestiva più di 500.000 zombie sparsi per tutto il mondo, per cui almeno 100.000 erano accesi contemporaneamente e aveva guadagnato più di $100.000 in un anno di ‘noleggio’ della propria botnet. Magari li fatturava anche. Consulenza di marketing.
Il bello è che il sistema per difendersi è piuttosto semplice: installare un buon sistema antivirus + firewall (ce ne sono anche di gratuiti) e tenerlo aggiornato, oppure usare Linux.

74 minuti

Mi sento da schifo. Mal di gola, forse febbre. L’arrivo del caldo mi ha fregato. Immaginando che non ve ne freghi più di tanto, vi passo una curiosità sul CD e vado a dormire.
Dunque, la durata del CD Audio è fissata dagli standard in 74 minuti. Questo non significa che tutti i CD debbano durare tanto, ma che un supporto, per aderire allo standard CD Audio, deve avere determinate caratteristiche che, fra l’altro, fanno sì che possa ospitare almeno 74 minuti di audio stereo, 16 bit, SR 44100 (i CD da 80 sono arrivati dopo e 74 min. è sempre rimasta la durata minima; notare che il prototipo Philips era un disco da cm 11.5 invece di 12 e di durata 66 min.).
Ma perché proprio 74 minuti? Forse perché era il massimo possibile o ragionevole all’epoca? No. Sarebbe stato facile arrivare anche a 75 o 76. D’altra parte, se il problema era di non stringere troppo le tracce, 72 o 70 minuti sarebbero stati più ragionevoli. Perché proprio 74?

La leggenda, riportata da molte fonti come vera, racconta che Philips/Sony scelsero 74 semplicemente per farci stare l’intera 9a Sinfonia di Beethoven che, nelle esecuzioni dell’epoca, aveva una durata che si avvicinava a questo limite.
In realtà alcune esecuzioni duravano anche di più. Per esempio, la versione di Kubelik del ’74 arriva a 77’16”. Quindi il problema si sposta a quale versione si voleva mettere in un solo CD.
Qui le leggende divergono. Una prima versione afferma che si trattava di una versione di Karajan di circa 73′ incisa per Polygram che allora era parte di Philips. Questo spiegherebbe la volontà di Philips di pubblicare l’esecuzione di uno dei propri artisti più famosi in un solo CD. La cosa è stata confermata dallo stesso Karajan in una intervista. Ma la stranezza è che l’esecuzione in mio possesso, su CD DG del ’77 dura solo 67′. Esiste una versione di Karajan che supera i 70′?
La seconda versione ne dà una spiegazione più banale/romantica, in base ai punti di vista. Secondo quest’ultima, la versione della 9a era quella preferita dalla moglie di Norio Ohga, altissimo dirigente Sony e presidente dal 1982. Anche in questo caso, la leggenda è avallata da un’intervista del 1992 allo stesso Ohga.
Comunque sia, è certo che la 9a di Beethoven è stata presa in considerazione nella definizione dello standard CD Audio perché vari documenti Philips dell’epoca la consigliano come opera di test della qualità di un supporto, sia per l’escursione dinamica che per la durata “vicina al massimo teorico”.

Frank Zappa


Per commemorare i 40 anni dall’uscita di Freak Out (1966, uno dei dischi più sperimentali nella scena rock dell’epoca), ricordiamo qualche curiosità relativa a Frank Zappa.

Finora gli sono stati dedicati:

    • Due asteroidi: “3834 Zappafrank” e “16745 Zappa”.

3834 Zappafrank è un piccolo asteroide (fra 5 e 11 km di diametro) che appartiene alla fascia principale orbitante fra Marte e Giove (periodo orbitale 4.08 anni) scoperto da Ladislav Brožek nel 1980 all’Osservatorio di Kleť (CZ).
La campagna per dedicarlo a Frank Zappa è stata guidata da John V. Scialli, uno psichiatra forense di Phoenix e si è tenuta via internet nel 1994, un anno dopo la morte di FZ, coinvolgendo fans di 22 paesi.
La motivazione dice:

Named in memory of Frank Zappa (1940-1993), rock musician and composer of innovative contemporary symphonic, chamber and electronic music. Zappa was an eclectic, self-trained artist and composer with incredible energy and a biting wit, and his music transcends the usual music barriers. Before 1989 he was regarded as a symbol of democracy and freedom by many people in Czechoslovakia.

Di 16745 Zappa so solo che è stato scoperto nel 1996 in Italia, all’Osservatorio San Vittore (BO).
Comunque non è stata la prima volta: tutti i Beatles hanno dato il nome a un asteroide (‘Lennon’, ‘McCartney’, ‘Harrison’ and ‘Starr’, Nos. 4147 – 4150), così come Eric Clapton (‘Clapton’, No. 4305), Mike Oldfield (‘Oldfield’, No. 5656), and Jean-Michel Jarre (‘Jarre’, No. 4422). Mi sembra che anche Jerry Garcia ne abbia uno.

  • Un gene: “ZapA”, gene del microbo Proteus mirabilis che, a dispetto del suo bellissimo nome, è causa di infezioni del tratto urinario. In realtà si tratta di una famiglia di geni, da ZapA a ZapE.
  • Una medusa: Phialella zappai, così chiamata dal suo scopritore, il ricercatore italiano Ferdinando Boero, di Genova.
  • Un pesce: Zappa confluentus, scoperto nel 1978 da Tyson Roberts nelle paludi fangose del Fly River (Papua Nuova Guinea) e identificato come appartenente a un nuovo genere solo 10 anni dopo da Ed Murphy che gli ha attribuito il nome.
  • Un mollusco estinto: Amauratoma zappa, un bivalve che si nascondeva nel fango.
  • Un ragno: Pachygnatha zappa, così chiamato a causa di un segno addominale che ricorda i baffi di Zappa. Nome attribuito nel 1994 dai biologi belgi Robert Bosmans and Jan Bosselaers che stavano catalogando le nuove specie scoperte fra l’81 e l’83 dai loro colleghi dell’Università di Gent (Gand) nel corso di alcune spedizioni nel Congo.
  • Una scheda madre prodotta dalla Intel nel 1995. Nome interno Advanced/ZP; proc/chipset Pentium P54C, Socket 5, 82430 FX Triton Chipset; bus PCI/ISA.

I dettagli di alcune di queste storie si trovano qui.
Statua di Zappa
Una statua dedicata a Zappa a Vilnius, Lituania.
La discografia di Zappa è sterminata:
qui alcuni estratti di Zappa serio diretto da Boulez (att.ne: sono estratti da vari pezzi e cambiano improvvisamente);
qui estratti da Hot Rats del 1969 (idem);
qui trovate molti altri estratti (att.ne: cliccate sull’altoparlante, non sul titolo).

.microsound

.microsound è una mailing list non mediata orientata alla discussione degli stili della musica digitale e post-digitale spinta dalla diffusione dei sistemi software per l’elaborazione del suono. Il focus di .microsound è la discussione e l’esplorazione di una “estetica digitale” che si manifesta in una grande varietà di stili e discipline, dalla computer music accademica al post-industrial noise fino all’ambient sperimentale e alla post-techno.
Ok, queste sono le dichiarazioni ufficiali. Promesse difficili che comunque .microsound mantiene lanciando progetti innovativi e a volte quasi provocatorii, invitando a parteciparvi chiunque si senta coinvolto.
Ne esce un’estetica che a tratti sfiora noise e lo-fi, in ogni caso stimolante. Non è tutto oro, ma è spesso affascinante.
Fra i miei preferiti, city of the future, ispirato a Solaris, in cui potete ascoltare, fra i molti contributi, questo poetico frammento di Andrey Kiritchenko. Ma anche alcune idee solo apparentemente folli come 7econds il cui tema è creare un brano di durata massima 7 secondi, ma con una forte valenza strutturale (tipo A-B-A, A-B-B-A, A-B-C-A…). O come π (pi greco) che chiede pezzi basati sul suddetto numero trascendente e durata di 3.14. O ancora butterFuct: non cliccate niente; aprite la pagina e lasciate che i vari brani arrivino (ma non con gli altoparlantini del computer per favore: ne sentite metà; paradossalmente il noise vuole una buona amplificazione).
Andateci.

Ma siamo pazzi!?

Att.ne: il post è del 2006

Probabilmente la risposta ovvia e immediata è sì. Ma quello che mi sconvolge è come certe cose, che a me appaiono pazzesche, passino come assoluta normalità.
Questa notizia è apparsa recentemente su Punto Informatico:

i danni provocati dai pirati delle suonerie ammonterebbero a 2,6 miliardi di euro. Sistemi DRM interoperabili, questa la risposta delle major. Il dato si riferisce soltanto ai paesi dell’Unione Europea, dove il commercio di canzoni e videoclip per cellulare è particolarmente diffuso ed apprezzato tra i più giovani.

Allora, vediamo di capire. Questi tizi si inventano un affare: vendere suonerie ai ragazzini. L’affare non è banale. In Italia, per esempio, le suonerie rappresentano il 69% del mercato digitale. In Giappone ancora di più.
Nota bene: le suonerie vengono vendute su internet a “soli” (sic) € 2 cadauna.
Ora, al sottoscritto, 2 euro per una musichetta non originale che dura da 5 a 20 secondi prima di entrare in un loop infinito, fanno venire in mente solo 3 parole: furto, ladrocinio, grassazione.
Calcolate che 10 suonerie, cioè circa 200 secondi di musica, costano come un CD (il cui prezzo mi sembra pure esorbitante). Magari prima o poi salterà fuori anche un Mozart delle suonerie, anche se, finché continuano a riproporre gli hit del momento, mi sembra difficile.
Ovviamente i ragazzini sono squattrinati. Probailmente i genitori si incazzano (almeno spero) se cominciano a spendere € 20 in suonerie. Gli stessi ragazzini sono anche abbastanza abili con il computer o almeno parecchi fra loro lo sono. Quanto pensate che impieghino per trovare il modo di scambiarsele?
Per quanto ne capisco, il casus belli mi sembra proprio questo, perché non ho mai visto organizzazioni pirata che vendono suonerie agli angoli della strada.
Bene. A questo punto, le major gridano allo scandalo: 2.6 miliardi di euro sfumati in pirateria! Servono sistemi di protezione!
Calma. Qualche considerazione.
Chi scrive, quando era più giovane, ha scritto del software musicale regolarmente distribuito sul mercato. Ricordo bene che, al momento di fissare il prezzo con il distributore, si teneva conto anche del tempo medio di sblocco della protezione. In pratica i calcoli erano: più copie vendiamo, più allettante diventa il cracking del software. Quindi stimiamo che dopo x copie, le vendite caleranno del k%. A questo punto dovremo far uscire una nuova versione con nuove features e nuova protezione. Nel determinare il prezzo di vendita, si teneva conto anche di queste cose e ovviamente il prezzo saliva un po’.
Una considerazione di questo tipo mi sembra l’unica che possa giustificare un prezzo di 2 o 3 euro per una suoneria. I venditori sanno che ogni pezzo venduto passa a tutta la classe e fissano un prezzo di conseguenza.
Ma ancora peggio, questa storia mi ricorda tanto quella dei coloni americani che arrivavano in un territorio in cui fino a quel momento scorrazzavano solo bisonti e indiani, tiravano su quattro staccionate e si mettevano a vendere coperte e alcool agli indiani in cambio di pelliccie. Naturalmente, prima o poi, gli indiani li derubavano per cui i coloni chiamavano l’esercito. Ma, maledizione, se tu vai nel Bronx ben vestito e con i soldi che ti cadono dalla tasche, è matematico che prima o poi qualcuno ti rapini. Magari la polizia verrà anche a raccattarti, ma probabilmente te ne dirà quattro.
Per analogia, mi sembra che tutti questi non si siano accorti che qualcosa è cambiato (ma ovviamente fanno solo finta di non vedere). Le informazioni codificate con tecnologie digitali sono facilmente duplicabili e questo è un fatto.
Notate che sono stati proprio loro a spingere per la rivoluzione del CD, contando anche sul fatto che, come è effettivamente accaduto, avrebbero rivenduto, nella nuova versione CD, milioni di copie di dischi vecchi ormai privi di un mercato significativo. Vi rendete conto di quante persone si sono ricomprate in CD vecchi dischi che già possedevano in vinile a cifre che vanno da 15 a 20 euro? E vi rendete conto che questi CD, essendo remastering di materiale vecchio, non hanno spese di incisione, produzione, pubblicità?
Con questo non voglio dire che ognuno possa copiare quello che vuole, ma a mio avviso dobbiamo guardare dentro ben bene a questa faccenda perché si tratta anche di capire chi siano i veri pirati.
Ok. Questo era uno sfogo e io, in questo periodo, sono particolarmente incazzoso, ma il discorso continuerà.

Media Art Net

Oggi vi propongo qualche sito da visitare. Media Art Net contiene una buona serie di articoli sull’arte e i nuovi media (installazioni, interazioni etc…) con possibilità di leggere e vedere video. Nota: andate con il mouse sul rettangolo a puntini a destra per visualizzare i menu.

SoundTransit

SoundTransit è un interessante sito che propone viaggi (ad occhi chiusi) attraverso concatenazione di file audio. Il sito si inserisce nel filone soundscape e raccoglie registrazioni di suoni ambientali sia esterni che interni inviate dagli utenti di tutto il mondo.
A questo punto si può sia frugare fra i file audio, tutti corredati di note, luogo e dati di registrazione (più di 700 alla data di questo post), che definire un percorso che collega due luoghi mediante il montaggio in dissolvenza di file sonori.
Un’idea carina che mostra come trarre qualcosa di originale da un semplice archivio.