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Archive for August, 2006

31

Aug

The Internet Archive

Scritto da:Mauro Graziani @ 2006.08.31.00.01.15 — Archiviato in: Pop, Web

Internet è volatile. Oggi trovate un bel sito che domani può essere sparito.
L’Internet Archive archivia siti e altri contenuti culturali di tutti i tipi in forma digitale. La WayBack Machine, che recupera i contenuti di siti ormai andati, ospita attualmente circa 55 miliardi di pagine. Ma ci trovate anche musica, testi, interviste, immagini in movimento.
C’è un vasto archivio di musica dal vivo di band per lo più sconosciute, più di 30.000 libri e anche materiale interessante per questo blog. Le chiavi da usare per accedervi sono “Avantgarde” e “20th Century Classical”, oltre alla ricerca diretta con i nomi dei compositori. Ne abbiamo un piccolo esempio nel post precedente.
L’accesso è libero, ma qualche volta il motore di ricerca che gestisce tutto questo materiale è sovraccarico e non risponde. Abbiate pazienza.
Nel frattempo, alla faccia della musica contemporanea, beccatevi i Grateful Dead.

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30

Aug

Interviste e concerti

Scritto da:Mauro Graziani @ 2006.08.30.05.34.10 — Archiviato in: Strumentale

Su Archive.org sono disponibili alcune interessanti interviste, ovviamente in inglese, con:

Si trovano anche le registrazioni di alcuni concerti, come questo di Cage e Tudor del 1965.

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29

Aug

25 dischi

Scritto da:Mauro Graziani @ 2006.08.29.00.19.58 — Archiviato in: Strumentale

Tim Page, il critico del Washington Post, ha pubblicato la sua scelta dei 25 dischi più rappresentativi del 20mo secolo nell’area della musica contemporanea.
La lista è interessante per i commenti e per qualche suggerimento su autori finora trascurati. La trovate qui.

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27

Aug

Le perversioni dei brevetti (1)

Scritto da:Mauro Graziani @ 2006.08.27.19.00.55 — Archiviato in: Copyright, Mercato, Tecnologia

Tanto per allargare un po’ il discorso del post precedente, pubblico qui parte di un mio testo di qualche anno fa riguardante i brevetti, finora non pubblicato.
Potrebbe anche chiamarsi “Le perversioni del libero mercato 1 (aka L’Etica Aziendale)”, ma mettendola su questo piano, la serie non finirebbe mai…
È lungo, ma spero interessante. Comunque, per non annoiare, ho messo un link di continuazione a metà.

In tutte le legislazioni esiste il brevetto ed è visto come un incentivo alla ricerca. Il ragionamento è: assicurando una ventina di anni di sfruttamento esclusivo dell’invenzione o di introiti derivanti dai diritti, l’investimento degli ingenti capitali necessari alla ricerca diventa conveniente.
In teoria è giusto, ma il problema è che la realtà non è quasi mai così. Spesso la presenza del brevetto è un ostacolo alla diffusione di una invenzione. A volte ne provoca anche la scomparsa.
Andate a vedere, per esempio, a quando risale il brevetto dell’air-bag, che pure è un oggetto salvavita (secondo le stime del governo statunitense, 15.000 vite salvate contro le 242 perdute perché il passeggero non aveva la cintura al momento dell’impatto) e scoprirete che è del 1952 e appartiene a tale John Hetrick.
Il brevetto arrivò a scadenza nel 1972, guarda caso proprio un anno prima che General Motors decidesse di piazzare i primi air-bag della storia dell’automobile su alcune versioni della Chevrolet Impala. Inoltre, le industrie automobilistiche erano molto reticenti all’installazione di questo sistema, anche quando tutti i test ne provavano l’efficacia, perché aumentava costi e prezzi, tanto che il governo statunitense dovette renderlo obbligatorio con una legge nel 1984.
Tutto ciò dimostra che:

  • le aziende hanno consapevolmente ritardato per almeno 20 anni l’adozione di un sistema salvavita;
  • anche a brevetto scaduto, le aziende non lo avrebbero introdotto senza una disposizione governativa, a riprova che il cosiddetto libero mercato necessita di un controllo continuo e feroce;
  • pur avendola brevettata, Hetrick non guadagnò un solo penny dalla sua invenzione;
  • si tratta di una ulteriore prova che l’esistenza dei brevetti non porta benefici ai consumatori e non incrementa la ricerca, anzi, spesso la blocca;
  • dov’è l’etica aziendale?

(continua…)

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27

Aug

Le perversioni del copyright (2)

Scritto da:Mauro Graziani @ 2006.08.27.17.53.16 — Archiviato in: Copyright, Mercato, Musica

Londra, 23 settembre 2002.
Gli avvocati delle parti si fronteggiano per dirimere l’ennesimo caso di plagio. Ma questa volta l’oggetto della causa è un po’ speciale. Il musicista pop Mike Batt ha inserito in un album della sua rock band “The Planets” un brano intitolato “One minute of silence”, il cui contenuto corrisponde al titolo ed è stato accusato di plagio dal John Cage Trust (NB: gli eredi di Jonh Cage che è morto nel 1992) e dalle Edizioni Peters, editore del brano 4′33″ (ovviamente 4′33″ ha una partitura: è in 3 movimenti all’inizio dei quali è scritto “tacet”).
L’incontro si conclude con un accordo extra-guidiziale. Batt consegna un assegno a 6 cifre (in sterline) a Nicholas Riddle, managing director delle Edizioni Peters e aggiunge il nome di Cage come co-autore di “One minute of silence”, dichiarando “Faccio questo gesto come segno di rispetto verso John Cage” 8) . Riddle intasca l’assegno e afferma “Noi intendiamo difendere la proprietà di Mr. Cage e il concetto di brano silenzioso è una idea importante sulla quale c’è un copyright” :lol:.

Molto interessante. In effetti, Riddle ha dalla sua almeno un precedente: il quadro bianco, non dipinto, il “White Painting” di Rauschenberg è protetto e chiunque lo rifaccia può essere accusato di plagio.
D’altra parte il silent piece è, appunto, un concetto. Il contenuto del silent piece è l’insieme dei suoni che si sentono mentre il musicista non suona.
Ma se, in musica, si possono brevettare i concetti, allora è la fine. Per esempio, i cluster (accordo formato da note vicine, tipicamente 2e minori come do, do#, re, re#, mi) cominciano ad apparire timidamente in musica nel primo ‘900 (Debussy, Bartok, Ornstein, Ives), ma il primo che ne fa un uso esteso e consapevole è Henry Cowell in “The Tides of Manaunaun” (1917; non 1912 come è spesso riportato).
Di conseguenza, Cowell avrebbe potuto porre un copyright sul cluster. 3/4 della musica del ‘900 cancellata.
Schoenberg avrebbe messo un copyright sulla dodecafonia. Messiaen avrebbe potuto chiedere i diritti sui modi a trasposizione limitata, Boulez sul serialismo integrale, Debussy sulla scala esatonale e Stockhausen sull’universo in musica. Per non parlare della musica pop: causa interminabile fra Deep Purple e Led Zeppelin su chi abbia inventato l’hard rock.
Per inciso, questo è esattamente quello che sta succedendo negli USA con i brevetti sul software, che finora l’Europa è riuscita a negare.

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27

Aug

Ma la gente… (2)

Scritto da:Mauro Graziani @ 2006.08.27.01.54.00 — Archiviato in: Mercato, Musica, Società

Prendete un software per il P2P (questa prova è stata fatta con eMule). Cercate John Cage, selezionando il tipo di file = audio. Poi ordinate i risultati in base alla disponibilità di sorgenti (cioè alla quantità di utenti che l’hanno messo in condivisione).
Scoprirete che il file audio di Cage più scambiato in rete è 4′33″.
Sì! Fra i pezzi di Cage, quello più ascoltato in rete è proprio la composizione silenziosa, nella versione per piano.
Ma la gente…

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25

Aug

Eruption Music 2

Scritto da:Mauro Graziani @ 2006.08.25.02.41.58 — Archiviato in: Musica, Scienza

Ricordate il post “Eruption Music” in cui parlavo della codifica musicale dei sismogrammi dell’Etna?
Bene, ecco qui il risultato: una pagina della partitura e il relativo audio.

Eruption Music

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25

Aug

Rapporto 2005 Economia della musica italiana

Scritto da:Mauro Graziani @ 2006.08.25.01.00.42 — Archiviato in: Mercato, Musica, Società

I dati seguenti sono tratti dal Rapporto 2005 Economia della musica italiana del Centro Ask (Art & science for knowledge) dell’Università Bocconi, realizzato con la collaborazione di Dismamusica (Associazione distribuzione industria strumenti musicali e artigianato), Fem (Federazione editori musicali) e Scf (Società consortile fonografici). Sito di riferimento. Rapporto in pdf.
Il sistema musicale italiano ha fatturato, lo scorso anno, 2,284 miliardi di euro, con una crescita del 4,35% rispetto al 2003. Il sistema nel suo complesso non è perciò in crisi, anche se il saldo finale è il risultato di movimenti disomogenei dei diversi settori, con il più esposto, la discografia, in controtendenza. I dati di sell-in evidenziano vendite di musica su supporto fisico per 527,1 milioni di euro, con un calo del 5,57%.
La distribuzione digitale, con la progressiva sostituzione dei siti peer-to-peer con servizi gestiti o approvati dalle case discografiche, passando dagli 89,6 milioni del 2003 ai 141 del 2005 (+57,3%), controbilancia in parte il calo di vendita dei supporti fisici e, sommato alla buona salute degli eventi dal vivo, contribuisce alla crescita del consumo finale di musica a 1,046 miliardi di euro (+13,7%).
Una comparazione internazionale, focalizzata sul settore discografico, conferma la relativa marginalità del mercato italiano, ottavo al mondo ma con valori quasi sei volte inferiori a quello britannico (primo in Europa), otto volte più piccolo di quello giapponese e 1/20 di quello americano. L’Italia registra un consumo medio di soli 0,7 album per abitante, contro i 4,3 del Regno Unito, i 2,7 degli Stati Uniti o l’1.7 della Spagna.

A questo mercato la musica classica contribuisce solo per il 4% nel nostro paese. D’altra parte la classica è ovunque un genere residuale che va da un minimo inferiore all’1% (Svizzera, Svezia, Giappone), fino a un massimo dell’11% (Austria, unico paese che supera il 10%). Notare che la Spagna è al 7%, più di UK, Canada, Germania, Belgio (6%), Olanda e Francia (5%). I dati non comprendono Russia, Cina e Asia (a parte il Giappone).

Da notare che, mentre il fatturato delle scuole di musica private aumenta del 7.4%, quello dei conservatori (scuola pubblica) cresce solo del 4.8%.

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23

Aug

Sciopero!

Scritto da:Mauro Graziani @ 2006.08.23.23.39.33 — Archiviato in: Mercato, Musica, Società, Tecnologia

Ascoltate un po’ questi pezzi

E anche qualcosa di più classico

e poi qualche quartetto d’archi e un paio di soli

Musicisti in scioperoLa domanda è: secondo voi sono veri o falsi? Intendo dire: a suonare sono musicisti in carne ed ossa con i loro strumenti, oppure si tratta di simulazioni sintetizzate via computer?
La risposta è la seconda che ho detto. Si tratta di alcuni esempi realizzati con la Vienna Symphonic Library, una immensa libreria di suoni campionati (circa 1.5 milioni di campionamenti) con cui, armandosi di molta pazienza, è possibile sintetizzare, in modo più che decoroso, le sonorità di una orchestra.
Ormai, con tecniche di questo tipo sono state realizzate anche colonne sonore di film famosi, come Il Gladiatore o Underworld e nel 2003 c’è stato uno sciopero delle orchestre americane che ha bloccato la programmazione di circa 20 musical a Broadway, riportando alla memoria lo sciopero degli anni ‘40 contro l’introduzione del disco nelle radio.
Di conseguenza, l’altra questione è: i musicisti dovrebbero sentirsi minacciati?

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23

Aug

Varèse on YouTube

Scritto da:Mauro Graziani @ 2006.08.23.00.07.41 — Archiviato in: Letteratura, Strumentale

Credo che Edgar Varèse sia uno dei compositori del ‘900 storico più sottovalutati (almeno rispetto alla sua grandezza) e meno studiati (anche perché è di non facile analisi).
Eccovi Offrandes (1921), per soprano e orchestra da camera. Dir. Boulez, soprano Anna Steiger (video tratto da YouTube).
Testi di Vicente Huidobro e José Juan Tablada. Questo è il testo di Huidobro (in francese):

La Seine dort sous l’ombre de ses ponts.
Je vois tourner la terre
Et je sonne mon clairon
Vers toutes les mers.

Sur le chemin de ton parfum
Toutes les abeilles et les paroles s’en vont.
Reine de l’Aube des Pôles,
Rose des Vents que fane l’Automne!
Dans ma tête un oiseau chante toute l’année.

Questa è la mia traduzione. Perdonate l’inadeguatezza.

La Senna dorme all’ombra dei suoi ponti.
Vedo girare la terra
e suono la mia tromba
verso tutti i mari.
Sulla scia del tuo profumo
vanno tutte le api e le parole.
Regina dell’Alba dei Poli,
Rosa dei Venti che appassisce l’Autunno!
Nella mia testa un uccello canta tutto l’anno.

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