Un problema di deciBel?

Recentemente è apparsa una lettera aperta di un executive dell’industria musicale che ha sollevato un caso. Questo signore, tale Angelo Montrone, è il vice presidente del dipartimento A&R (Artists & Repertoire) della One Haven Music, che fa parte della Sony.
In breve, lui lamenta l’eccesso di compressione e di riempimento, con conseguente incremento di volume, nelle incisioni attuali, rispetto, per es., a quelle degli anni ’80. Il tutto condurrebbe a un eccessivo affaticamento dell’orecchio, che comporterebbe una prematura sensazione di stanchezza degli ascoltatori.
Cito un estratto:

There’s something . . . sinister in audio that is causing our listeners fatigue and even pain while trying to enjoy their favorite music. It has been propagated by A&R departments for the last eight years: The complete abuse of compression in mastering (forced on the mastering engineers against their will and better judgment).

Fra le altre prove, porta due incisioni dello stesso gruppo, Los Lonely Boys, a vari anni di distanza. Ascoltate i Lonely Boys vari anni fa e oggi. Notate che effettivamente le canzoni sono simili, ma l’arrangiamento attuale è molto più pieno e il livello medio è più alto.

La cosa mi ha incuriosito perché anch’io a volte ho questa sensazione.
Ci sono due modi di misurare l’ampiezza di un suono (quello che viene generalmente chiamato volume): l’ampiezza di picco e l’ampiezza RMS.
Il primo misura l’ampiezza istantanea dei picchi, cioè i punti con il volume più alto che però hanno durata minima. Fisiologicamente il dato è importante perché sono proprio i picchi improvvisi molto alti che possono provocare danni al timpano (il meccanismo difensivo del timpano, infatti, impiega circa 1/10 di secondo per entrare in azione).
Il secondo, invece, è una media che ha senso su lunghe durate (anche 1 minuto o più). Dal punto di vista fisiologico, un alto livello di ampiezza RMS affatica il sistema uditivo. Chiaramente è quest’ultimo che viene tirato in ballo da Mr. Montrone.
Trattandosi di CD, cioè di cose che non hanno un volume assoluto perché dipendono dall’amplificazione, tutte le misurazioni si fanno rispetto rispetto al massimo teorico del CD, che è uguale per tutti i dischi ed è la massima ampiezza possibile usando 16 bit, lo standard del CD audio.
Di conseguenza, si misura la distanza dal massimo possibile, definito come 0 dB. Si guarda, cioè, quanto l’incisione ha saturato l’ampiezza disponibile e per quanto tempo.

A questo punto, sono partite le misurazioni. Si è scoperto che, nella seconda metà degli ’80, l’ampiezza media (RMS) dei dischi di pop music era intorno ai -15 dB, cioè 15 deciBel sotto il massimo possibile. Attualmente, invece, la media si è alzata a valori he vanno da -12 a -9 dB, cioè l’incisione è molto più saturata (pensate che una differenza di 6 dB equivale al doppio).
Le mie misurazioni confermano questa tendenza. Bisogna considerare che io non ho molti dischi recenti e che in ogni caso i miei gusti sono un po’ particolari. Le cose più normali che ho sono i King Crimson o Peter Gabriel, mentre servirebbero dischi da top 10.
Comunque, posso aggiungere che, se effettivamente i dischi dei tardi anni ’80 sono incisi a circa -15 dB di media, nei primi ’80 eravamo a circa -19 e negli anni ’70 (rimasterizzati) a -22 dB.
La corsa al rialzo, quindi, non è solo recente, ma esiste da sempre.

Cos’è, è semplice dirlo. Si tratta del modo di comprimere. In pratica l’incisione viene prima compressa, riducendo le differenze fra i piano e i forte, poi la media viene alzata per occupare la parte superiore del range di ampiezza. Adesso, con la registrazione a 24/32 bit, si può fare ancora meglio.
In tal modo, il brano suona più forte, più grintoso, ma anche più piatto, con meno differenze dinamiche.
È più difficile, invece, capire perché sia nata questa mania. Non dipende solo da un mutamento di genere. Stiamo parlando delle top 10, non del punk.
Sembra dipendere, più che altro, dal modo di fruire la musica. Oggi si ascolta in un modo diverso da 20/30 anni fa. In macchina, in treno, mentre si corre, dal computer, etc. E così la musica deve competere con altri suoni. Forse.

Il 26 Settembre

Il 26 settembre non si celebra niente. Eppure qualcosa da celebrare ci sarebbe. E non qualcosa di banale. Solo che non se ne parla mai, tanto che anch’io me ne ero dimenticato.
Eppure il 26 settembre dovremmo celebrare il fatto di essere ancora vivi, perché il 26 settembre 1983 una persona ha preso una decisione che, molto probabilmente, ha evitato la guerra atomica. Ora vi racconto la storia. È un po’ lunga, ma ne vale la pena.

Nel 1983 la guerra fredda, che si trascinava dagli anni ’50, stava attraversando uno dei suoi periodici picchi di tensione. Il 1 settembre i russi avevano abbattuto il volo KAL 007, un Boeing 747 coreano che aveva a bordo 269 passeggeri (fra cui un deputato americano) più l’equipaggio, tutti morti. Il KAL 007 era un volo civile da New York a Seul che, dopo aver fatto rifornimento ad Anchorage, in Alaska, era finito fuori rotta sorvolando il territorio sovietico, con conseguente reazione russa che aveva portato all’abbattimento dell’aereo.
In realtà non si è mai saputo con sicurezza se la deviazione del volo KAL 007 fosse stata accidentale o in qualche modo preordinata allo scopo di saggiare la determinazione sovietica. Comunque sia, in seguito a questo fatto, gli attacchi americani all’URSS, che il presidente Reagan definiva apertamente “l’Impero del Male”, avevano raggiunto un notevole livello di virulenza e la tensione fra i due imperi era elevata.
L’unica cosa che impediva lo scontro diretto era la dottrina della deterrenza, in codice MAD (Mutual Assured Destruction), in base alla quale i sistemi radar dei due imperi erano in grado di rivelare i lanci dei missili della controparte con sufficiente anticipo da consentire il lancio dei propri, provocando la distruzione totale (è una semplificazione: in realtà la deterrenza si basava su uno spiegamento militare che includeva vari sistemi d’arma, come bombardieri e sommergibili, comunque il significato della dottrina MAD era questo).
Yevgrafovich-PetrovIn questa situazione, quel 26 settembre 1983, il tenente colonnello Stanislav Yevgrafovich Petrov, 44 anni, era l’ufficiale in servizio al bunker Serpukhov-15, presso Mosca, con il compito di tenere d’occhio i dati forniti dai satelliti di primo avviso (early warning) che per primi potevano avvistare un lancio diretto verso l’Unione Sovietica.
Poco dopo la mezzanotte, alle 00:40, i computer del bunker segnalarono un missile americano che puntava verso il territorio dell’URSS. Petrov mantenne la calma, pensando che doveva trattarsi di un errore di sistema perché lanciare un solo missile non era un attacco, ma un suicidio che lasciava all’avversario molte possibilità di risposta.
Ma poco dopo, i computer indicavano che un secondo missile era partito e poi un terzo, un quarto, un quinto.
Ora, per capire il dilemma di Petrov, bisogna sapere che il sistema di rilevamento satellitare sovietico poteva individuare un missile partito dagli USA, con un anticipo di quasi 30′ sul suo arrivo, quindi in tempo per lanciare una salva di reazione, ma il secondo avvistamento, che poteva servire da conferma, era quello dei radar di terra che, all’epoca, non erano molto efficienti, dando un preavviso di pochi minuti. Praticamene inutile.
Così, Petrov si trovava nelle difficilissima posizione di decidere se dichiarare l’informazione errata e non lanciare l’allarme oppure lanciarlo, basandosi unicamente sul proprio intuito. Se non avesse passato l’informazione, la sua patria avrebbe potuto essere distrutta senza nessuna reazione, ma se l’avesse passata, i suoi superiori avrebbero potuto decidere di lanciare una risposta e scatenare una guerra nucleare per niente.
Nessuno sa esattamente che cosa gli passò per la testa. Non ne ha mai voluto parlare, ma Petrov decise di dichiarare un falso allarme e restò nel bunker, lasciando passare i minuti, aspettando l’eventuale e tardivo segnale dei radar di terra. Segnale che, per fortuna sua e di noi tutti, non arrivò mai.
Naturalmente di questa faccenda non si seppe niente per un po’. Nessuno ne parlò perché avrebbe rivelato una inefficienza del sistema di risposta sovietico. Lo stesso Petrov passò qualche guaio. In fondo aveva disobbedito a un ordine, perché lui avrebbe dovuto lanciare un allarme e lasciare ai suoi superiori il compito di decidere. Ma non fu condannato. Soltanto trasferito a un ufficio meno critico e infine pensionato anzitempo. Una promettente carriera militare stroncata.
L’episodio venne raccontato nel 1990, un anno dopo la caduta dell’URSS, nelle memorie del generale Yury Votintsev, ex comandante della difesa missilistica dell’Unione Sovietica. Negli anni seguenti i media ne parlarono. L’Associazione Internazionale Citizen of the World assegnò a Petrov un riconoscimento pubblico nel 2004.
La Russia ha cercato di ridimensionare la cosa facendo notare che, anche se fosse stato dato l’allarme, la risposta non sarebbe stata automatica, ma soggetta alla valutazione di organi superiori e alla fine, di Yuri Andropov, il premier sovietico. È corretto, ma gli analisti della guerra fredda sono concordi nel sostenere che, visto lo stato di tensione di quel momento e la conseguente sfiducia delle alte sfere sovietiche nei confronti della presidenza USA, una guerra atomica sarebbe stata altamente probabile.
Quest’anno Petrov è stato onorato alle Nazioni Unite ed è in preparazione un documentario sulla vicenda.
Attualmente (NB: nel 2006), Stanislav Yevgrafovich Petrov ha 67 anni e vive con una modesta pensione nella cittadina di Fryazino, una piccola città scientifica, 25 km a NE di Mosca.

Update

Nel 2013 gli fu assegnato il Premio Dresda. Il film che racconta la sua storia, diretto dal regista danese Peter Anthony, è uscito nel 2014 con il titolo The Man Who Saved the World.

Stockhausen on YouTube

Sempre da YouTube, un’intervista con Stockhausen che mostra anche qualche estratto dei suoi lavori, fra cui l’infame Helicopter String Quartet.

Again from YouTube, a Stockhausen interview with excerpts of his works.

Soft Machine 1970

Per dimostrare, se ce ne fosse ancora bisogno, la potenza della condivisione…
I Soft Machine con Robert Wyatt alla batteria non si erano praticamente mai visti qui da noi. Proprio 3 giorni fa spunta su YouTube questo video di 6 minuti registrato dal vivo al festival di Kralingen in Olanda nel 1970.
Il brano è “Out bloody rageous”, tratto dal doppio album Third. La formazione è Elton Dean, Mike Ratledge, Robert Wyatt, and Hugh Hopper.
Update: ho aggiunto “Moon in June” registrato dal vivo al Bilzen Jazz And Pop Festival, 1969

Buona visione.

The power of sharing at work…
Videos of the Soft Machine with Robert Wyatt on drum are vary rare and difficult to find. I found on YouTube this 6 minutes video recorded at the Kralingen (NL) festival in 1970.
The piece is “Out bloody rageous”, from double album Third. Players are Elton Dean, Mike Ratledge, Robert Wyatt, and Hugh Hopper.
Update: added “Moon in June” live at Bilzen Jazz And Pop Festival, 1969.

Ben fatto, Dmitrij.

Dal primo minuto, l’ascoltatore è scosso da dissonanze intenzionali, da un flusso confuso del suono.
Frammenti di melodia, germi di frasi musicali vi annegano, emergono di nuovo e scompaiono in un lancinante e stridente ruggito.
Seguire questa ‘musica’ è sommamente difficile; ricordarla, impossibile

Da “Caos, non Musica”; editoriale della Pravda, 29/01/1936, qualche giorno dopo la presenza di Stalin alla rappresentazione di “Lady Macbeth of Mtsensk” di Dmitrij Dmitrijevič Šostakovič (Shostakovich)

Ben fatto, Dmitrij. Happy 100th.

Ovviamente questa musica oggi ci appare melodica. Tutto, col tempo, diventa melodico.
La potete ascoltare e vedere in questo filmato (formato quicktime) grazie all’Internet Archive.

Musica stampata

Ormai siamo così abituati ai software di notazione tipo Finale che non ci rendiamo conto come veniva prodotta una pagina stampata prima di questi programmi.
Andate a vedere questo video. Il commento è in tedesco, ma potete attivare la traduzione con sottotitoli (cliccate [CC] e scegliete la lingua con la ruotina). Comunque, anche se non si capisce, quello che si vede si capisce benissimo (ma non togliete l’audio).
Notate anche che il tipografo incide la pagina come se fosse allo specchio, per ovvii motivi.
Questo spiega perché un tempo le partiture costassero molto e non spiega perché adesso che il tutto è molto più semplice continuino a costare tanto.

Un videogame con Chopin!?

Non sono scandalizzato. Almeno, non molto. Solo un po’ incazzato nel vedere come l’industria si appropria di qualsiasi cosa senza porsi nessun problema.
Trusty Bell è un videogame giapponese in cui Chopin, un attimo prima di morire, entra in un mondo di sogno dove incontra una magica ragazzina con un terribile destino, yadda yadda yadda.
Non sto delirando, anche se dovrei. Le ultime tre parole sono il commento del recensore americano, tale Eliza Gauger, che conclude: “Sembra carino e la musica dovrebbe essere meravigliosa”.

UPDATE DEL 29/09
La magica ragazzina si chiama Polka e il suo simpatico amico Allegretto. Aaaaaarrrrrgggghhh!!!!

Il sottotitolo, infatti, è “The Chopin’s Dream”. Nella versione americana, però, è stato cancellato e sostituito da “Eternal Sonata”. Magari, se avrà successo, vedremo altre puntate: Eternal Ballad; Eternal Improvviso; Eternal Andante Spianato.
Mi chiedo se, dopo che sarò morto, oltre a intitolarmi l’aula di composizione (a meno che, come ha detto la Linda, non muoia prima Mannucci), faranno un videogame “The Graziani’s Dream”, in cui in cui incontro una magica ragazzina con un terribile destino, yadda yadda yadda. Magari l’ho già incontrata.
Comunque, se volete, ecco il trailer (del sogno di Chopin, non del mio). Occhio (orecchio) alla musica.

Brandon Bird

Brandon Bird è un artista californiano che, se fossimo negli anni ’60, sarebbe senz’altro considerato ‘pop’, mentre oggi viene definito ‘cult following’ per la sua tendenza a dipingere icone della cultura popolare come Christopher Walken, Chuck Norris o Abramo Lincoln in situazioni assurde, oppure a ispirarsi a show televisivi come Law&Order.
Ecco la sua versione dell’Ultima Cena di Leonardo con tutti James Wood tranne un Robocop che occupa il posto di Giovanni (cliccate sull’immagine per ingrandire).
Last Supper

WTC Outline Project

WCT Outline

Questo è un lavoro di Fynnegan Sloyan, artista residente a Brooklyn. Il vuoto ha una sua poetica. Qui si rende evidente un’assenza.
Un turista alieno che ignora quello che è successo non noterebbe niente di strano guardando la skyline di Manhattan. Qui una skyline cancellata si può scaricare in pdf per essere riportata su un acetato e comunicare l’assenza e (parte de) i sentimenti che ne derivano.
Non so come lo leggiate voi. Per me questa è una di quelle idee che solo un artista poteva avere. È per quello che esistiamo (almeno, una delle ragioni).

This is a work by Fynnegan Sloyan, artist based in Brooklyn. The void has its poetica. The perception of an absence.
An alien tourist ignoring what has happened would notice nothing strange looking at the Manhattan’s skyline. Here an erased skyline can be downloaded in pdf to be brought back on an acetate and communicate the absence and (part of) the connected feelings.
I do not know what do you think about. IMHO this is an idea that only an artist can have. It’s why we exist (at least, one of the reasons).

Zappa: sito ufficiale

Zappa Site

C’è un sito ufficiale di Zappa con in copertina una mucca con l’Italia sopra.
Cliccando vari punti della mucca succedono cose. Però, per vederla dovete scegliere “High Browse” dopo l’animazione iniziale. Altrimenti potreste finire nella pagina che pubblicizza il tour europeo di Dweezil, figlio di Frank, con la sigla “Zappa plays Zappa”.
In verità, fra i figli illustri, Dweezil Zappa è uno dei più simpatici (meglio del rampollo Moggi, per esempio e anche di Ciccio De André), ma quando faranno una legge che vieta ai figli di gente famosa di fare il mestiere dei genitori sarà sempre troppo tardi.
Comunque sarebbe giusta. Vi ricordate la legge che è alla base del film “Salvate il soldato Ryan”? Se qualche tuo fratello è già morto per la patria, tu vieni rimandato a casa. È come dire: la tua famiglia ha già dato.
Ecco, è lo stesso: in questo campo la tua famiglia ha già dato.

The strangest guitar

The world’s smallest guitar — carved out of crystalline silicon and no larger than a single cell — has been made at Cornell University to demonstrate a new technology that could have a variety of uses in fiber optics, displays, sensors and electronics.
The “nanoguitar” — made for fun to illustrate the technology — is just one of several structures that Cornell researchers believe are the world’s smallest silicon mechanical devices.
The guitar has six strings, each string about 50 nanometers wide, the width of about 100 atoms. If plucked — by an atomic force microscope, for example — the strings would resonate, but at inaudible frequencies. The entire structure is about 10 micrometers long, about the size of a single cell.

Musical nationalism in USA?

The following data are taken from a reaserch by Bocconi Italian University.
In all European countries, the music market is shared between national and international songs. Even in France, where national culture is very important and supported by the government, 60% is french music and 35% come from abroad (the remaining 5% is classic music).
France has the highest ratio between national/foreign music in EU. The lowest is in Switzerland: 10% national, 90% foreign.
UK is one of the most important music makers in the world, but its market is equally shared: 47/47.
In the USA this ratio is 93/05. It means that the american people buy american music for 93% and foreign music for 5% only.
I know that the USA are a great music maker and the americans don’t like music not sung in english, but I would have expected a greater diffusion of UK bands in USA.
Now I have two questions:

  1. I remember a very different situation in the eighties. How much the America is changed?
  2. Is this a sort of musical chauvinism? The music is an important part of the culture. If the culture in USA is so self-centered, what kind of knowledge of outside world can the people have?

Colonne Sonore

Grazie ai commenti di Lemi al post precedente, ho cercato un po’ di materiale in italiano sulla musica da film e ho trovato questa e-rivista (quasi tutta in italiano; fa eccezione qualche intervista).
Colonne Sonore (sottotit. Immagini tra le note) era una rivista cartacea passata sul web. Vi si trovano articoli, interviste, recensioni di musiche da film e libri e materiale vario. Il tutto mi sembra molto interessante e di facile e piacevole lettura.

Winchester Mystery House

Aerial view

This is the story of a house. A big house that I’ve seen many years ago and that I had forgotten until some days ago, when I have read its name in a book about bob Dylan.
It’s the Winchester Mystery House, an infamous California mansion that was under construction continuously for nearly 40 years and is reputed to be haunted. Construction of the San Jose, California mansion began in 1884, financed by owner Sarah L. Winchester, the widow of gun magnate William Wirt Winchester. Construction continued 24 hours a day, seven days a week, 365 days a year, until her death 38 years later in 1922. The cost for such constant building has been estimated at about US$5.5 million.
The mansion is renowned for its size and lack of a master building plan. Sarah Winchester believed the house was haunted by the ghosts of individuals killed by Winchester rifles, and that only continuous construction would appease them. It is located at 525 South Winchester Blvd. in San Jose.
Sarah Winchester inherited more than $20 million upon her husband’s death. She also received nearly 50 percent ownership of the Winchester Repeating Arms Company, giving her an income of roughly $1,000 per day, none of which was taxable until 1913. This amount is roughly equivalent to $19,000 in 2005 dollars.
Deeply saddened by her husband’s death and seeking solace, she consulted a spiritualist on the advice of a friend. According to legend the medium (who has become known colloquially as the “Boston Medium”), told Winchester that there was a curse upon the Winchester family because the guns they made had taken so many lives. She told Winchester that “thousands of persons have died because of it and their spirits are now seeking vengeance.”
Although this is disputed, many believe the Boston Medium told her she needed to leave her home in New Haven and travel west, where she must “build a home for yourself and for the spirits who have fallen from this terrible weapon, too. You can never stop building the house. If you continue building, you will live. Stop and you will die.” Whether this tale is true or not, Winchester did move west, settling in California. Some believe Winchester followed the medium’s directions to distract the spirits she believed were hunting her. She was reported to have slept in a different room each night for some time.
Every night, Sarah would go to her Seance Room to receive messages from the spirits telling her what she should build. The orders from the spirits resulted in many strange constructions, such as doors that open onto walls, stairs that go nowhere, a cupboard that has only 1/2 inch of storage space, and tiny doorways and hallways just big enough for Sarah (who was 4’10” and of slight build) to fit through.
Prior to the 1906 earthquake, the house had been built up to seven stories tall, but today the highest point is the fourth floor. The house is predominantly wood frame construction, with a brick foundation. There are 160 rooms, including 40 bedrooms and two ballrooms. The house also has 47 fireplaces, 10,000 window panes, 17 chimneys (with evidence of two others), two basements and three elevators.
The house retains unique touches that reflect Winchester’s beliefs and her reported preoccupation with warding off malevolent spirits. The number thirteen and spiderweb motifs, which she considered to be lucky, reappear around the house. For example, an expensive imported chandelier that originally had 12 candle-holders was altered to accommodate 13 candles, wall clothes hooks are in multiples of 13, and a spiderweb-patterned Tiffany window contains 13 colored stones. In tribute, the house’s current groundskeepers have created a topiary tree shaped like the number 13.
Today, several different tours of the house are available, including flashlight tours at night on dates around Halloween and each Friday the 13th.
The aerial view of the house shows the house’s size, but can’t reveal the construction’s complexity. This image shows a closer look.

The house website
English text is taken from Wikipedia.

Kaija Saariaho

Here you can listen to
Six Japanese Gardens (1992), percussions and electronics

Six Japanese Gardens is a collection of impressions of the gardens I saw in Kyoto. Each of the six parts gives a specific look at a rhythmic material, including complex polyrhythmic or ostinato figures and purely coloristic materials. The percussion is extended with the electronic part, in which we hear nature’s sounds, ritual singing, and other instruments.
from a note by Kaija Saariaho

Shane Jones percussions

Près (1992) for cello and electronics

Près for cello and electronics is in three movements. The electronic element (synthetic sounds, modified pre-recorded cello, and live sound processing) expands the musical gestures of the cello in many different directions. The title of the work links it to Gauguin’s painting By the Sea; and hence to the experience of the sea itself and waves, their rhythms and sounds, stormy weather and calms.
from a note by Kaija Saariaho

Anssi Karttunen, cello, Carlo Barbagallo, electronics

Site: Kaija Saariaho

A beautiful guitar

Questa stupenda chitarra, che oltretutto suona davvero, è stata costruita dal liutaio Linda Manzer per Pat Metheny nel 1984 e rifatta più tardi anche per Scott Chinery.
La richiesta originale di Metheny era di una chitarra con “il maggior numero di corde possibile”. Ne ha 42. Accordarla è una vera rogna.

This beautiful guitar, that really plays, has been build by Linda Manzer for Pat Metheny in 1984.
The Metheny request was a guitar with “as many strings as possible”. There are 42. Tuning is a big deal.

eMusic in Europe

According to this official press release digital music download service eMusic is launching across all the 25 EU states.
IMHO eMusic is an interesting service because the files available for download are in the MP3 format, making them fully iPod-compatible and free from digital rights management software restrictions (such as expiration, copying or CD-burning limitations). The lack of digital rights management (DRM) encoding and low price model have made the service unable to carry material from most major music labels, leading it to specialize in indie rock and pop, jazz, electronica, and classical music (i.e. the music I like).
eMusic had 1,000,000 tracks available for download as of December 2005. New subscribers receive 25 free downloads over a period of 14 days. After the trial period, unless the user cancels, the trial account turns into a subscription account. Subscriptions allow users to download a number of tracks per month. There are several subscription levels, with increasingly costly subscriptions allowing downloads of even more tracks.
Subscriptions availables are:

  • eMusic Basic: £8.99/ €12.99 per month/40 downloads – that’s 22p/ € 0.32 a song
  • eMusic Plus: £11.99/ €16.99 per month/65 downloads – that’s 18p/ € 0.26 a song
  • eMusic Premium: £14.99/ €20.99 per month/90 downloads – that’s 17p/ € 0.23 a song

Well, the prices are low, but eMusic UK and eMusic Europe have markedly inflated prices compared to their North American counterpart, partially due to the extra sales taxes which these stores are now subject to.

The best answer

Il violoncellista Eric Edberg, nel suo blog, racconta di aver chiesto a sua madre, insegnante di pianoforte in pensione, quale fosse, secondo lei, la qualità più importante per un musicista di successo.
La risposta di questa signora è stata semplicemente “La voglia di suonare bene”.
Penso che sia una risposta fantastica, la migliore possibile.

The classical and improvising cellist Eric Edberg on his blog tells this short story:

I once asked my mother, who recently retired as the piano professor at the University of Tampa, what the most important quality is for a successful musician. At the time, I was surprised by her answer: “the desire to play well.”

[Read original post]

Well, it’a beautiful answer, really the best I ever heard.

Le perversioni del copyright (3)

Non contenta di essersi attirata l’odio dei consumatori di cd, l’industria discografica sta ora cercando di alienarsi definitivamente anche i chitarristi dilettanti. Con la solita minaccia di una causa interminabile e costosa, ha fatto chiudere Olga.net (Online Guitar Archive), un sito che ospitava 34.000 intavolature per chitarra ed era visitato da circa 1.900.000 utenti al mese.
La ragione addotta è la solita: secondo gli editori, l’intavolatura equivale alla partitura e quindi il sito produceva loro un danno in termini di mancata vendita.
Ma, maledizione, stiamo parlando di canzoni e qui facciamo due considerazioni.
La prima è operativa. Nella pop music, le intavolature servono principalmente a chi non sa leggere la musica e non è nemmeno in grado di “tirare giù” a orecchio la parte di chitarra dal disco. Ne consegue che la maggior parte degli utenti che andavano su Olga, non avrebbe mai comperato la partitura, che per loro è una accozzaglia di cacche di mosca completamente inutili.
La seconda considerazione è molto più importante perché riguarda il nostro diritto di condividere la cultura. Se una canzone è cultura, un certo diritto di condivisione deve essere assicurato. Una società sta in piedi solo perché i suoi membri condividono e confrontano le loro esperienze culturali e in tal modo si costruisce una base di convivenza e comprensione.
Se, per ipotesi, i miei vicini fossero un cileno, un arabo, un cinese e uno del Mali, potremmo anche rispettarci e scambiare ogni tanto due parole sul tempo, ma non saremmo mai un gruppo socialmente integrato né tantomeno amici. Amici lo si diventa con la frequentazione e la frequentazione è favorita da cose come l’ascoltare o il fare musica/teatro/danza insieme, giocare a qualcosa, prestarsi film o libri. In pratica, è lo sviluppo di attività culturali comuni in cui ciascuno dà e prende qualcosa dagli altri che crea un tessuto sociale.
Quindi, in ultima analisi, qualsiasi limitazione di tale condivisione crea un danno sociale non banale. Se per fare una festa, invitare i miei vicini e suonare qualcosa insieme a loro devo fare delle carte bollate e pagare la SIAE, non la farò mai. E così sarà andata persa una occasione.
Ora, so già che questi mi diranno: ok, i tuoi vicini sono al massimo 20 persone, ma qui si parla di 1.900.000 utenti al mese.
Allora, primo (vedi sopra), sono utenti che non facevano parte del tuo mercato.
Secondo, questo è internet. Vogliamo internet o non lo vogliamo? Nota che internet ti dà modo di allargare a dismisura il tuo mercato, azzerare i costi di supporto, stampa e distribuzione, cioè almeno il 30% del costo del prodotto, perciò potrai vendere a prezzo più basso, quindi di più e con un margine di guadagno superiore.
Terzo, mettetevi in mente che il vostro modello di business è radicalmente cambiato e voi non controllate più il mercato, come potevate fare prima. Oggi chiunque può registrare un disco e promuoverlo sulla rete. Se finora solo raramente è stato fatto, è solo questione di tempo. In realtà, voi potete cambiare o morire, questo è il vostro destino e anche costruire un internet blindata con il trusted computer (TCG e TCPA) e il DRM non servirà perché i produttori di musica impareranno a fare senza di voi. Potete riciclarvi in molti modi: agenzie di pubblicità, consulenza artistica, consulenza organizzativa…
Avete mai sentito quella storiella sui due produttori di finimenti per cavalli che guardano la strana invenzione di un tale Ford?. Uno, in un momento di preveggenza, dice all’altro “Questa automobile ci farà fuori” e l’altro fa “Ma no, sei pazzo. Non va sui prati, non scala le colline, ha bisogno di questa roba puzzolente, benzina, e poi funziona solo sui sentieri piatti…”
Adesso gli eredi di quello preveggente fabbricano sedili per auto, l’altro è sparito.

What’s happened?

Please, listen to this track.
It’s called “Birth Of Liquid Plejades”, for 3 synth and 4 celli, from the LP “Zeit” recorded by the german band “Tangerine Dream” in 1972.

In the seventies, this music was not a product by contemporary, academic, electronic music groups, it was pop-music here in europe. Mybe “experimental” pop music but you could read this album’s review on a pop music magazine between the review of last work by Dylan or the Stones (the reviewers called it “cosmic music”).
Well, it was regarded as experimental music, but it was on the edge of the pop music. Bands like Tangerine Dream made european tours in medium size theatres and had audience and success. This kind of recordings was regularly on sale. Could be a little difficult to find it in normal music shops, but even in medium size towns. there always was a shop where people could buy it.
We can say that the 1972 Tangerine Dream was a cheap imitation of Ligeti’s music of the sixties, but the important fact is that band like this one were a sort of bridge from pop to experimental music.
Now, can someone tell me why currently every kind of sperimentation and research has disappeared (or been banned) from the popular music? What’s happened?

Free Culture

Cultura Libera

This post is about the italian translation of Free Culture by Lawrence Lessig. The english readers can download the original version of this book from the Lawrence Lessig site.

I contenuti di questo blog, come la musica e gli scritti che si trovano sul mio sito, sono distribuiti secondo la licenza Creative Commons che trovate in fondo alla barra laterale.
L’inventore di questo tipo di licenze è Lawrence Lessig, professore alla Stanford Law School e fondatore dello Stanford Center for Internet and Society.
Dal sito Copyleft-Italia è possibile scaricare liberamente uno dei testi fondamentali di Lessig, “Free Culture”, ovviamente distribuito con licenza Creative Commens, opportunamente tradotto in italiano come “Cultura Libera” (per chi non si accontentasse del file pdf e volesse il volume, Apogeo lo vende a € 15).
In un momento in cui gli spazi di condivisione della cultura si assottigliano sempre di più a favore di lobbies che gestiscono un diritto in modo sempre più arrogante, distruggendo qualsiasi tipo di “fair use”, la diffusione di queste idee e la consapevolezza del problema sono sempre più importanti.
Per fare un esempio recente, l’edizione di Bari di Repubblica riporta la seguente eroica azione di un funzionario SIAE:

La Siae ha fatto una multa di 205 euro a 14 bambini di Chernobyl per violazione del diritto d´autore. I piccoli, di età compresa tra i 7 e 12 anni, avevano preparato un piccolo spettacolo per dire grazie alle famiglie da cui erano stati ospitati. Con una canzone in bielorusso. Le piccole casse di un computer portatile diffondevano una canzone popolare. E loro, sulla base musicale, avevano iniziato a cantare le prime strofe per salutare le persone che si erano prese cura di loro per quasi un mese.
[tutti particolari qui]

Il problema è che la SIAE non è cattiva, è solo stupida. Sono le leggi che devono cambiare.
Quindi, intanto scaricate Cultura Libera da qui. È legale e non costa niente. Non è pesante. Lessig racconta un bel po’ di storielle istruttive ma anche divertenti: di come l’invenzione dell’aereo cambiò l’estensione della proprietà dei terreni, a come la RCA, per puro amore del profitto, soffocò l’invenzione della radio FM (brevettata, pensate un po’, nel 1933; a quando risalgono i vostri primi ricordi di radio FM?).

Oblique Strategies

The Oblique Strategies are a deck of cards. There are four versions. The first three editions (1975, ’78, ’79) were regularly on sale, the fourth (1996) is completely different, multilingual and printed for private use only.
They measured about 2-3/4″ x 3-3/4″. They came in a small black box which said “OBLIQUE STRATEGIES” on one of the top’s long sides and “BRIAN ENO/PETER SCHMIDT” on the other side. The cards were solid black on one side, and had the aphorisms printed in a 10-point sans serif face on the other.
The deck itself had its origins in the discovery by Brian Eno that both he and his friend Peter Schmidt (a British painter whose works grace the cover of “Evening Star” and whose watercolours decorated the back LP cover of Eno’s “Before and After Science” and also appeared as full-size prints in a small number of the original releases) tended to keep a set of basic working principles which guided them through the kinds of moments of pressure – either working through a heavy painting session or watching the clock tick while you’re running up a big buck studio bill. Both Schmidt and Eno realized that the pressures of time tended to steer them away from the ways of thinking they found most productive when the pressure was off. The Strategies were, then, a way to remind themselves of those habits of thinking – to jog the mind.
Eno ad Schmidt said:

These cards evolved from our separate observations on the principles underlying what we were doing. Sometimes they were recognized in retrospect (intellect catching up with intuition), sometimes they were identified as they were happening, sometimes they were formulated.
They can be used as a pack (a set of possibilities being continuously reviewed in the mind) or by drawing a single card from the shuffled pack when a dilemma occurs in a working situation. In this case,the card is trusted even if its appropriateness is quite unclear. They are not final, as new ideas will present themselves, and others will become self-evident.

This is the Oblique Strategies site. You can also consult the deck online.

What the Thunder Said

Un nuovo (2006) lavoro di Steve Layton (compositore residente a Seattle nato nel 1956) che a un primo ascolto notturno, mi è piaciuto.
Interessante anche il metodo. La base del brano è costituita da un frammento tratto da una composizione di un amica (At the Abyss di Alex Shapiro), dilatato dalla sua durata originale di 5 secondi fino a più di 18 minuti. Questo è stato il template della composizione, il sentiero da seguire e a cui adattarsi, trovando una propria strada fra evocazioni e connessioni.
Il titolo è tratto dalla sezione finale del poema di Eliot “The Wasteland” (Terra Desolata).

A new work by Steve Layton (composer based in Seattle, born 1956) that I like.
The composer says:

A “journey” or “meditation” similar to this year’s earlier O, Hebdomeros. A tiny snippet of a recording (5 seconds from the second movement of my composer-friend Alex Shapiro’s At the Abyss) was stretched to something over 18 minutes. This became the template for the composition, a kind of path that I had to accept, finding my way through, making whatever evocations and connections appear somehow form a thread of their own sense and meaning. The title is taken from the final section of T.S. Eliot’s iconic poem “The Wasteland”.

 

Steve Layton – What the Thunder Said (2006) flute, piano, vibraphone, strings/electronics

SIAE e Copyleft

Da Frontiere Digitali e Giap, la newsletter di Wu Ming:

Roma, 7 agosto 2006.
Per la prima volta in Italia la Siae, con liberatoria a tempo indeterminato a partire dal 25 luglio 2006, (documento protocollato presso l’Ufficio Multimedialità al nr. 1/290/06/FDP) riconosce la possibilità della diffusione pubblica di musica d’ambiente all’interno di un locale commerciale, senza compenso, in virtù dell’utilizzo delle licenze copyleft (Creative Commons, Art Libre, Copyzero x, Clausola Copyleft) o di pubblico dominio.
All’interno della gelateria Fiordiluna, nel cuore di Trastevere a Roma, è presente uno spazio multimediale (monitor lcd 32” e impianto stereofonico con diffusori Bose) gestito da un pc con sistema operativo Linux e software libero attraverso il quale vengono diffuse opere audio, visive e letterarie rilasciate con licenze copyleft (Creative Commons, Art Libre, Copyzero x, Clausola Copyleft) o di pubblico dominio.
Questo importantissimo risultato è stato reso possibile dall’operato del dottor Ermanno Pandoli che ha rappresentato la gelateria Fiordiluna presso la Siae.

Attenzione. Il fatto che la SIAE riconosca queste licenze, probabilmente apre la porta alla possibilità di distribuire CD e fare concerti di musiche pubblicate secondo le licenze copyleft senza pagare diritti. Da verificare.

“Alternative” Classical Performance

From Eric Edberg’s blog:

Ever think classical concerts are too formal and have too many intimidating rules? Could one of the reasons classical audiences are growing older and smaller be that the whole stuffy ambience, in which newcomers are shamed if they do something natural like clap between movements or during a movement, be part of the problem? (Did you know that before the 20th century, audiences clapped between movements and even during them, and composers like Mozart encouraged it?)

To verify this theory Edberg itself and other performers are putting on stage musical events like this:

Wednesday Aug. 30
7:30 PM Thompson Recital Hall in the PAC
The Romantic Cello: An Informal and Interactive Musical Event
Eric Edberg, cello and Stephanie Gurga, piano
featuring short, entertaining pieces
one hour max
performers in jeans
clap whenever you want
and dance in the aisles if you feel like it

So, what do you think?