Musica Arte Tecnologia Storie Estreme

Archive for November, 2006

30

Nov

Tomba di Oggi, 30/11

Scritto da:Mauro @ 2006.11.30.05.29.19 — Archiviato in: Letteratura, Tombe

wilde
Da morto come da vivo, Oscar Wilde si fa notare.
La sua tomba è opera dello scultore americano Jacob Epstein ed è stata eretta 3 anni dopo la sua morte (avvenuta il 30/11/1900 in un hotel di Parigi) quando i suoi resti sono stati traslati nel prestigioso cimitero parigino di Père Lachaise dalla loro sede originaria (Bagneaux).
La parte sotto la scultura è segnata da molte impronte di labbra con rossetto, presumibilmente non tutte femminili. Sembra sia una consuetudine.

Di Wilde si ricordano migliaia di aneddoti, ma uno dei più simpatici, a mio avviso, è questo: quando, durante una cena, gli fu chiesto di fare un breve discorso sullo stato della letteratura, si alzò e disse

Signori, la letteratura versa in pessime condizioni: Omero è morto, Shakespeare è morto e anch’io non mi sento molto bene.

No tag for this post.

Related posts

29

Nov

Ko-Lho

Scritto da:Mauro @ 2006.11.29.03.55.24 — Archiviato in: Strumentale

scelsi

Un brano di Scelsi degli anni ‘60 per flauto e clarinetto in Sib, in due movimenti.
In questo pezzo i due strumenti sono perfettamente fusi in un’unica entità che dà vita a una superficie sonora armonicamente statica, ma continuamente increspata da battimenti generati dai quarti di tono, leggeri glissati, frullati, gruppetti di note vicine, multifonici, dissolvenze, vari tipi di vibrato.
Il pezzo vive di queste continue mutazioni timbriche e dinamiche che ne annullano la staticità, facendone un oggetto di contemplazione.

A piece in two movements by Giacinto Scelsi for flute & clarinet Bb.
The instruments blend into a single, flowing, ecstatic ribbon of red noise. The articulations cause brief ripples in the surface illusion, but the perceived unity of the sounds is so strong that it’s easier to believe that the sound is flowing from a single instrument than from a duo. It’s those decorative, poetic nuancings of the sound that are the true life of the piece, the focus of the listener’s interest, guided by Scelsi’s intuitive inner rhythm. Quarter-tone glissandi, quarter-tones, stunning multiphonics on the clarinet, and detailed demands on the specifics of technique, such as the width of the vibrato and subtle, dynamic cross-hatchings, obsessively turn the timbres over and over in constant change as objects of contemplation.
[comment from Answers.com]

Giacinto Scelsi - Ko-Lho, for flute & clarinet Bb (1966)

Tags:

Related posts

28

Nov

Archi di Luce

Scritto da:Mauro @ 2006.11.28.00.01.44 — Archiviato in: Elettroacustica

saariaho

Lichtbogen è ispirato alle luci del nord che Kaija Saariaho ha visto nel cielo artico della sua Finlandia.
La pulsazione costante dell’aurora boreale è presente in questa musica sotto forma di cambiamenti continui nella sonorità e nel ritmo.

Lichtbogen was inspired by the Northern Lights, which Saariaho had seen in the Arctic sky. The constant flickering of the aurora borealis can be heard in the music as unending changes in sonority and rhythm.

Lichtbogen (1985–1986) - flute, percussion, harp, piano, 2 violins, viola, cello, double bass and live electronics

Tags:

Related posts

27

Nov

Scelsi

Scritto da:Mauro @ 2006.11.27.02.49.06 — Archiviato in: Strumentale

scelsi
Di nome e di fatto.
Perché Giacinto Scelsi ha sempre scelto di non conformarsi al mainstream dell’epoca e ha sempre proposto opere originali.
Come i Quattro Pezzi su una nota sola per orchestra da camera del 1959. Mentre il mondo musicale esce faticosamente dall’impasse del serialismo integrale, la sua opera apre la strada ad una concezione nuova dedicata all’esplorazione del timbro: Scelsi nella sua poetica musicale indaga la microstruttura del suono, sconfinando in territori fino ad allora insondati, utilizzando tecniche all’epoca non convenzionali (tra cui un uso intensivo dei microintervalli).

Qui ascoltate il primo e il secondo dei Quattro Pezzi su una nota sola per orchestra da camera (1959).

“Quando si entra in un suono ne si è avvolti, si diventa parte del suono, poco a poco si è inghiottiti da esso e non si ha bisogno di un altro suono.”

Tags:

Related posts

26

Nov

The Rosas

Scritto da:Valeria @ 2006.11.26.03.36.50 — Archiviato in: Danza

The Rosas
The Rosas, la celebre compagnia di Anne Teresa De Keersmaeker di Brussels sinceramente mi ha alquanto deluso.
Anche loro hanno portato tre pezzi di repertorio, con musiche di Bèla Bartòk, quatuor nr.4, Arnold Schonberg, verklarte nacht, op.4 e di Ludwig van Beethoven, die grosse fuge, op.133.
Chi conosce meglio la compagnia non era affatto sorpreso, ma io ho trovato le coreografie estremamente ripetitive senza un valido motivo, la tipologia dei movimenti era tutta sullo stesso tono, e la dinamica costantemente uguale. Il risultato finale dunque era troppo semplice per risultare una coreografia complessa e ben organizzata, ma al contempo troppo complessa per essere considerata minimalista, e quindi è stato uno spettacolo proprio noioso!!
Ho potuto tuttavia apprezzare la dinamica e l’energia dei danzatori, veloce e precisa, anche se alla lunga mi ha veramente stufata!

No tag for this post.

Related posts

26

Nov

Do not go gentle into that good night

Scritto da:Mauro @ 2006.11.26.00.01.29 — Archiviato in: Audio, Letteratura

Dylan ThomaL’esperienza che vi propongo qui è sempre audio, ma è un po’ diversa dal solito.
Noi non abbiamo la consuetudine della lettura di poesia. Gli anglosassoni, invece, ce l’hanno ed è una gran cosa, soprattutto quando a leggere sono gli stessi autori.
Recentemente, Salon.com ha messo in linea tutta la Caedmon Collection, una serie di registrazioni eseguite fra il 1952 e il ‘53, in cui Dylan Thomas legge una vasta selezione della propria poesia e prosa, insiema a qualche brano dei suoi autori preferiti, fra cui Shakespeare, Milton, Eliot, Auden, Hardy, Lawrence, Graves e il suo amico Vernon Watkins.
Da questa raccolta, ecco la famosissima “Do not go gentle into that good night”, dedicata al padre morente, letta da lui stesso.
L’impostazione vocale di Dylan Thomas è chiara e diretta, di grande potenza, ma con molte sfumature espressive. D’altronde, i suoi reading erano affollatissimi e la gente rimaneva fuori dai teatri o dai cinema in cui il poeta si esibiva, per mancanza di posto.

Ascolta Dylan Thomas

Do not go gentle into that good night,
Old age should burn and rave at close of day;
Rage, rage against the dying of the light.
Non andartene docile in quella buona notte,
vecchiaia dovrebbere ardere e infierire
quando cade il giorno;
infuria, infuria contro il morire della luce.
Though wise men at their end know dark is right,
Because their words had forked no lightning they
Do not go gentle into that good night.
Benché i saggi sappiano infine che il buio è giusto,
poiché dalle parole loro non diramò alcun conforto,
non se ne vanno docili in quella buona notte.
Good men, the last wave by, crying how bright
Their frail deeds might have danced in a green bay,
Rage, rage against the dying of the light.
I buoni, che in preda all’ultima onda
splendide proclamano le loro fioche imprese,
avrebbero potuto danzare in una verde baia,
e infuriano, infuriano contro il morire della luce.
Wild men who caught and sang the sun in flight,
And learn, too late, they grieved it on its way,
Do not go gentle into that good night.
I selvaggi, che il sole al volo presero e cantarono,
tardi apprendono come lo afflissero nella sua via,
non se ne vanno docili in quella buona notte.
Grave men, near death, who see with blinding sight
Blind eyes could blaze like meteors and be gay,
Rage, rage against the dying of the light.
Gli austeri, vicini a morte, con cieca vista scorgono
che i ciechi occhi quali meteore potrebbero brillare
ed essere gai; e infuriano
infuriano contro il morire della luce.
And you, my father, there on the sad height,
Curse, bless, me now with your fierce tears, I pray.
Do not go gentle into that good night.
Rage, rage against the dying of the light.
E te, padre mio, là sulla triste altura io prego,
maledicimi, feriscimi con le tue fiere lacrime.
Non andartene docile in quella buona notte,
infuria, infuria contro il morire della luce.
Tags: ,

Related posts

25

Nov

La vita umana è breve ma io vorrei vivere sempre

Scritto da:Mauro @ 2006.11.25.03.21.38 — Archiviato in: Letteratura, Tombe

mishima
36 anni fa, in questo giorno, Mishima Yukio (三島 由紀夫, pseudonimo di Hiraoka Kimitake), dopo aver consegnato al suo editore l’ultimo volume della tetralogia “Il mare della fertilità” (豊穣の海 - Hōjō no Umi) e scritto la bellissima frase che dà il titolo a questo post, andò a suicidarsi seguendo l’antico rituale del seppuku.
Con i suoi seguaci del Tate-no-kai (Associazione dello scudo), occupò il Quartier Generale Ichigaya dell’armata dell’est e arringò la folla leggendo il suo “Manifesto”, un proclama di sollevazione diretto ai membri dell’esercito giapponese, affinché lo spirito nipponico si risollevasse nelle sue tradizioni, nella sua combattività, per ridare all’imperatore il ruolo che gli era stato tolto e per restituire al Giappone la dignità perduta con la sconfitta subita alla fine della Seconda Guerra Mondiale.
Deriso e schernito dagli ufficiali presenti, Mishima, il samurai, una volta rientrato, tolse con calma la giacca e la camicia dell’uniforme, si slacciò i pantaloni ed assunse la posizione di seiza, ovvero si inginocchiò a terra. Poi prese la spada corta, e fece harakiri. Si tagliò l’addome secondo la tradizione dei samurai. Tutto era già stato predisposto. Aveva anche già scelto il suo Kaishaku, ovvero il suo “secondo”, colui che per mettere fine alle sue sofferenze dopo l’harakiri avrebbe dovuto decapitarlo con un solo colpo di spada. Il suo secondo era il fido Morita, che però fallì il taglio per ben tre volte. Il coraggio del suo Maestro non scorreva altrettanto forte in lui. Mishima fu decapitato alla fine da Hiroyasu Koga. Morita tentò di seguire il suo Maestro almeno nell’effettuare harakiri. Anche qui, però, il coraggio gli mancò. Riuscì ad infliggersi solo una ferita superficiale all’addome, ma fu quello che bastò a Koga per adempiere al suo ruolo di Kaishaku anche su di lui. Lo decapitò senza esitazione.

Questa descrizione di un gesto che colpì l’intero Giappone (in buona parte tratta da un bell’articolo di Elisabetta Garboni) rivela una delle due facce di Mishima, quella del samurai, di un samurai oppresso dalla vergogna dell’esonero dal servizio militare per sintomi di tbc, che gli aveva impedito di combattere per il Giappone, mentre i suoi amici morivano nella seconda guerra mondiale.
Poi esiste l’altra, quella dello scrittore dallo stile ricercato e prezioso, introspettivo, ma in certi frangenti, caratterizzato anche da una tenerezza infinita, da grande sensibilità e da una profonda malinconia. Era la faccia che amavo quando lo leggevo da giovane e che mi sembrava in totale contraddizione con il suo essere guerriero.
In realtà, dopo aver visto qualcosa (ma sempre troppo poco) della realtà giapponese, posso intuire quanto la difficile fusione fra questi due aspetti e la tensione che ne risulta costituiscano una delle chiavi per la comprensione del Giappone, sospeso fra tradizione e modernità, fra il fiore di ciliegio e il samurai.

No tag for this post.

Related posts

24

Nov

Villa Goldberg

Scritto da:Valeria @ 2006.11.24.02.59.12 — Archiviato in: Danza

villa goldberg
Sempre al cadance festival, a den haag, ho visto Villa Goldberg, di Sanne van der Put.
Veramente, veramente carino!!
Erano cinque danzatrici che ballavano sulle Variazioni Goldberg (J.S.Bach) suonate da cinque musicisti lì dal vivo!
I musicisti facevano parte del “classical ensemble with pop mentality” (così sono stati presentati) Calefax, e suonavano solo fiati (oboe, clarinetto, sax, clarinetto basso, fagotto), vestiti di rosso, e le cinque danzatrici erano vestite con semplicissime vestaglie da notte color panna, su cinque letti da ospedale con le ruote. Ed era tutto un gioco circa la turbolenta relazione di queste ragazze, che soffrivano terribilmente d’insonnia e i musicisti che rappresentavano l’insonnia stessa: all’inizio il rapporto era alquanto conflittuale, i musicisti erano parecchio dispettosi, perché ora cercavano di cullarle e calmarle dal loro nervosismo, anche semplicemente rimboccando loro le coperte, e poi, appena queste iene isteriche si addormentavano, si avvicinavano e bruscamente le svegliavano.
Dopodiché le danzatrici pian piano hanno cominciato a cercare i musicisti, la loro compagnia, pur essendone talvolta infastidite, e hanno perfino ballato dei passi a due veramente graziosi con loro, ma il tutto in un clima così gaio, che si entrava proprio facilmente in questo loro mondo, in questo loro linguaggio comune di malattia misto a piacere! Perché di questo alla fine si è trattato, alla fine non si distingueva più il limite dell’insonnia vista come fastidiosa malattia o come ricercata via di fuga…….infatti alla fine danzatrici e musicisti si sono addormentati fianco a fianco negli stessi letti….

Potete vedere un breve trailer dello spettacolo cliccando qui (quicktime).

No tag for this post.

Related posts

24

Nov

Testate la vostra sordità alle altezze.

Scritto da:Mauro @ 2006.11.24.02.14.27 — Archiviato in: Musica, Scienza

Jake Mandell, uno studente in medicina con background musicale, ha messo in internet un interessante test elaborato quando faceva parte del music and neuroimaging lab at Beth Israel/Harvard Medical School in Boston, sulla sordità alle altezze, ovvero la difficoltà/abilità nel percepire correttamente le differenze melodiche.
In pratica, il test vi fa ascoltare 36 coppie di melodie e per ognuna dovete dire se le due melodie sono uguali o diverse, con un solo ascolto (non potete riascoltare la coppia).
Non è così banale come sembra. Spesso la differenza sta in una sola nota e qualche volta le melodie sono veloci o con un timbro strano (sintetico). Al termine vi dà la percentuale di risposte esatte.
Fatelo, è interessante. Cliccate qui e andate verso la fine della pagina (che si aprirà in una nuova finestra).

Tags: ,

Related posts

24

Nov

Tomba di Oggi, 24/11

Scritto da:Mauro @ 2006.11.24.00.01.38 — Archiviato in: Musica, Tombe

freddie mercury
Tanto per comnciare, Faroukh Bulsara.
E voi dite: e chi è, un combattente palestinese?
No, è Freddie Mercury. Le sue ceneri sono state sparse sulla riva del lago di Ginevra (non so perché). La statua altamente kitsch che vedete è stata eretta in loco.

Ma anche John Knox, il Martin Lutero degli scozzesi e Lautréamont, il poeta maledetto dei Chants de Maldoror.

No tag for this post.

Related posts

Next Page »