Vedrai quando avrai 50 anni…

30 anni fa distribuivo manifestini contro

  • il centro-destra
  • la politica estera americana

Dato che sono un po’ pessimista, avevo anche messo in conto il fatto di trovarmi 30 anni dopo a incazzarmi per le stesse cose.
Quello che però non avrei mai pensato era di trovarmi a votare un maledetto democristiano e sperare che vinca, come ho fatto quest’anno.
Quando ero piccolo mi dicevano “Vedrai quando avrai 50 anni…”.
Adesso ho passato i 50. Non ho visto niente.

Pop (?) music that I loved (5)

sylvian
Gone To Earth (1986).
Le melodie di Sylvian sono abbastanza sghembe da piacermi, le trombe di Beckett e Wheeler tirano linee angolate su una base abbastanza liquida…
Insomma, godibile e suggestivo (anche se non capisco come fanno certe recensioni a parlare di capolavoro; secondo me il 99% delle recensioni di “pop” music sovrastima ampiamente il proprio oggetto e i recensori dovrebbero darsi una bella regolata).

David Sylvian – from Gone To Earth (1986),
Before The Bullfight

Personnel

    David Sylvian: vocals, guitar, keyboards
    Harry Beckett: flugelhorn
    B.J. Cole: steel guitar
    Mel Collins: soprano saxophone
    Robert Fripp: guitar
    Steve Jansen: percussion, drums
    Ian Maidman: bass
    Bill Nelson: electric and acoustic guitars
    Steve Nye: percussion
    Phil Palmer: acoustic guitar
    John Taylor: piano
    Kenny Wheeler: flugelhorn

Posted in Pop

Stop all that spam!

Negli ultimi giorni ho scritto a 3 amministratori di rete chiedendo che bloccassero l’attività spammatoria di altrettanti individui che insistevano ad inserire nel blog commenti fittizi aventi l’unico scopo di pubblicizzare casinò online, pillole per dimagrire e sistemi per ingrandire il coso (voi non li vedete perché i commenti contenenti certe parole vengono sospesi e sottoposti alla mia approvazione).
Ho allegato i messaggi e i log che provavano la loro attività e lo spam da questi ip è cessato nel giro di 2 giorni (anche nel caso di una rete coreana che non avrei giurato che mi ascoltasse).
Questo conferma che ormai gli amministratori di rete si sono resi conto che lo spam è una rogna anche per loro perché ha raggiunto dimensioni tali da tradursi in un sensibile spreco di banda che i la loro società paga. Inoltre la loro rete corre il rischio di finire su una lista nera (blacklist) che fa sì che i più noti provider non accettino più la loro posta, quindi prendono provvedimenti.
Perciò, quando ricevete email non richieste, oltre ad attivare misure bloccanti, se avete tempo e voglia, protestate! È il modo più sicuro per ottenere risultati. Più gente lo fa, meno spam gira.
Non rispondete allo spammer. Di solito l’indirizzo di ritorno è falso e quando non lo è, o appartiene a un utente ignaro oppure, se è una casella controllata dallo spammer, serve solo a dare al vostro indirizzo email un grande valore, perché la risposta costituisce una conferma che un umano ha letto la mail.

Si fa così:
per prima cosa bisogna identificare il luogo di partenza e per fare questo occorre visualizzare gli header del messaggio, cioè le intestazioni che i vari computer per cui il messaggio passa aggiungono in testa. Per esempio, prendiamo questa email, che voi vedete così:

From: Braelyn Ewing < chana @k3btg.com>
Reply-To: Braelyn Ewing < chana @k3btg.com>
To: Egon Macmillan < xx@pippo.org>
Subject: Re: your coupo
Date: Fri, 26 Jan 2007 10:00:25 +0100

Hi
Viag_gra $3. 30
Ambi_ien $2. 90
Vali_ium $1. 25
CiaI_lis $3. 75
Xan_nax $1. 50

Ora, se chiedete al vostro programma di email di mostrare gli header (il comando è una voce di menu come: “mostra messaggio completo”, “mostra header”, “mostra intestazioni” o simile), esce, per esempio, questo

Return-Path: < chana @k3btg.com>
Received: from pippo.org [217.131.171.142] by host.linux with POP3
(fetchmail-6.3.4) for < pippo1@localhost> (single-drop); Wed, 27 Dec 2006
16:33:39 +0100 (CET)
Received: from k3btg.com (i53871784.versanet.de [83.135.23.132]) by
pippo.org (8.11.6/8.11.6) with SMTP id kBR8wRv31793 for
< xx@pippo.org>; Wed, 27 Dec 2006 01:58:29 -0700
Message-ID: <01c74128$6ad6d570$84178753@EVALUATION1>
Reply-To: “Braelyn Ewing” < chana @k3btg.com>
From: “Braelyn Ewing” < chana @k3btg.com>
To: “Egon Macmillan” < xx@pippo.org>
Subject: Re: your coupo
Date: Fri, 26 Jan 2007 10:00:25 +0100
MIME-Version: 1.0
Content-Type: multipart/alternative; boundary=”—-=_NextPart_000_02C7_01C7412F.7F7411D0″
X-Priority: 3
X-MSMail-Priority: Normal
X-Mailer: Microsoft Outlook Express 6.00.2900.2180
X-MimeOLE: Produced By Microsoft MimeOLE V6.00.2900.2180
X-UIDL: PjQ!!OR~”!n$’!!nmj!!

This is a multi-part message in MIME format.

——=_NextPart_000_02C7_01C7412F.7F7411D0
Content-Type: text/plain; charset=”Windows-1252″
Content-Transfer-Encoding: quoted-printable

Hi
Viag_gra $3. 30
Ambi_ien $2. 90
Vali_ium $1. 25
CiaI_lis $3. 75
Xan_nax $1. 50

In mezzo a questa roba, l’unica cosa importante sono le linee che iniziano con “Received”: ogni linea rappresenta un computer attraverso il quale questo messaggio è passato. Ce ne possono essere molte.
NB: tutto il resto non ha alcun senso perché può essere falsificato. Per questo spesso vi arriva della posta che non sembra essere diretta a voi.

Received: from pippo.org [217.131.171.142] by host.linux with POP3
(fetchmail-6.3.4) for < pippo1@localhost> (single-drop); Wed, 27 Dec 2006
16:33:39 +0100 (CET)
Received: from k3btg.com (i53871784.versanet.de [83.135.23.132]) by
pippo.org (8.11.6/8.11.6) with SMTP id kBR8wRv31793 for
< xx@pippo.org>; Wed, 27 Dec 2006 01:58:29 -0700

e fra queste, quella originaria è l’ultima (quella più in basso; ogni computer aggiunge la sua linea sopra alle precedenti)

Received: from k3btg.com (i53871784.versanet.de [83.135.23.132]) by
pippo.org (8.11.6/8.11.6) with SMTP id kBR8wRv31793 for
< xx@pippo.org>; Wed, 27 Dec 2006 01:58:29 -0700

Questa linea dice che il primo passo del messaggio è stato andare da k3btg.com (i53871784.versanet.de [83.135.23.132]) a pippo.org in data 27 Dec 2006 01:58:29 -0700.
k3btg.com (i53871784.versanet.de [83.135.23.132]), quindi, è la macchina di partenza, verosimilmente l’ip dello spammer oppure quello di un computer utilizzato fraudolentemente per questo fine.
A questo punto basta scrivere all’amministratore della rete di cui fa parte il computer identificato in quel momento dall’ip 83.135.23.132 e segnalare il problema.
Per sapere chi è basta cercare un sito che faccia whois in internet oppure dare il comando whois numero su un terminale.

83.135.23.132 = [ i53871784.versanet.de ]

 

e cliccando sul nome [ i53871784.versanet.de ] vi mostra una serie di dati fra cui appare

remarks: abuse reports please to: abuse@versatel.de
oppure
abuse-mailbox: abuse@versatel.de

Questo è l’indirizzo a cui bisogna scrivere inviando il messaggio spammatorio completo con tutti gli header di cui sopra, compresa la data e l’ora. Solo così l’amministratore di rete potrà risalire al computer incriminato.
Io di solito aggiungo anche qualche frase di circostanza, tipo

Hi
here is a spam message apparently originating from your network.
Thank you vm for your interest.
Regards

Header & text follow
…header e testo completi…

Adesso mi direte che è una palla, però, credetemi, una vigorosa azione della comunità è l’unico modo di fermare lo spam.
Se volete approfondire l’argomento, andate qui.

Music for a Summer Evening

Un lavoro importante di Crumb sono i quattro libri del Makrokosmos (1972-1974). I primi due libri sono per pianoforte solo, mentre il terzo (chiamato anche Music for a Summer Evening, parte del quale ascoltiamo qui) è per due pianoforti e percussioni ed il quarto (noto anche con il titolo Celestial Mechanics) per pianoforte a quattro mani. Il nome di questo ciclo allude ai sei libri pianistici del Microcosmos di Béla Bartók; come il lavoro di Bartók, il Makrokosmos è costituito da una serie di brevi pezzi dal carattere differenziato. Oltre a quella di Bartók, George Crumb ha riconosciuto in questo ciclo influenze di Claude Debussy, sebbene le tecniche compositive utilizzate siano molto differenti da quelle di entrambi gli autori citati. Il pianoforte viene amplificato e preparato sistemando vari oggetti sulle sue corde; in alcuni momenti il pianista deve cantare o gridare alcune parole mentre sta suonando.

Crumb – from Music for a Summer Evening (Makrokosmos III), 5 – Music of the Starry Night (1974), for 2 pianos and 2 percussionists

Author’s program notes (excerpt):

As in several of my other works, the musical fabric of Summer Evening results largely from the elaboration of tiny cells into a sort of mosaic design. This time-hallowed technique seems to function in much new music, irrespective of style, as a primary structural modus. In its overall style, Summer Evening might be described as either more or less atonal, or more or less tonal. The more overtly tonal passages can be defined in terms of the basic polarity F#-D# minor (or, enharmonically, Gb-Eb minor). This (most traditional) polarity is twice stated in “The Advent” — in the opening crescendo passages (“majestic, like a larger rhythm of nature”), and in the concluding “Hymn for the Nativity of the Star-Child”. It is stated once again in “Music of the Starry Night”, with the quotation of passages from Bach’s D# minor fugue (Well-tempered Clavier, Book II) and a concluding “Song of Reconciliation” in Gb (overlaid by an intermittently resounding “Fivefold Galactic Bells” in F#). One other structural device which the astute listener may perceive is the isorhythmic construction of “Myth”, which consists of simultaneously performed taleas of 13, 7, and 11 bars.

 

Era una notte buia e tempestosa

This is about a site inspired to an italian book called “Era una notte buia e tempestosa” (It Was A Dark And Stormy Night). The first words of the Snoopy’s romance become the title of a book that collects the first words from 1430 famous books.
Now there is a site called “Incipit” that collects the incipit of 3197 books, many in original language with italian translation.

Anni fa mi sono molto divertito con un libro dall’improbabile titolo di “Era una notte buia e tempestosa” (chi si ricorda Snoopy?), che altro non era che una raccolta di 1430 incipit di altrettanti romanzi (per chi fosse interessato al libro, i curatori sono Papi e Presutto, l’editore Baldini Castoldi, collana Le formiche, prezzo circa € 12).
Qualche giorno fa Nicola mi ha segnalato un sito chiaramente ispirato a quel libro: “Incipit” raccoglie le prime parole di 3197 opere letterarie di 1294 autori, molte delle quali in lingua originale con traduzione a fronte.

Qual’è il vostro incipit preferito? Il mio resta sempre “Call me Ishmael!” (anche se l’incipit di “Le Due Città”, pur di altro tipo, è incredibile).
E i finali? Nessuno ha pensato a raccogliere l’ultimo periodo dei romanzi? Così di brutto mi viene in mente il finale più definitivo possibile: “Inutile aggiungere una sola parola”, Kerouac, Big Sur.

Cantaloup

cantaloup

It’s Christmas time, so here is something melodic. Yes, melodic but full of echoes and a voice that recalls me the Twin Peaks soundtrack.
The band is Cantaloup, maybe german, probably a two person formation.
From the album “tonight it shows”, this track is jonathan falls into sleep” and if you like it here is the whole playlist.

Visto che siamo in clima festaiolo, vi metto qualcosa di melodico (quasi smelenso) tratto da una delle tante etichette indipendenti di cui internet è pieno (dite “com’è buono lei…”).
Melodici, però pieni di echi e con qualche reminiscenza di Twin Peaks (che mi sono appena rivisto in toto grazie al buon Pietro), ecco Cantaloup, band di cui come al solito ignoro tutto se non che sembrano essere tedeschi (almeno, il sito lo è) e sembrano essere una coppia (lei/lui).
Dall’album “tonight it shows”, ecco “jonathan falls into sleep” e se volete continuare nell’ascolto, ecco l’intera playlist.

Downhill Battle

Downhill Battle is a non-profit organization working to support participatory culture and build a fairer music industry.
Their plan is to explain how the majors really work, develop software to make filesharing stronger, rally public support for a legal p2p compensation system, and connect independent music scenes with the free culture movement.
On the site you can find many interesting papers about the music industry world and projects to spread the music share idea and support movements against the majors.

Downhill Battle è un sito di attivismo musicale che sostiene l’idea di una libera distribuzione della musica in cambio di un abbonamento mensile flat sui 5-10 dollari che dovrebbe poi essere distribuito fra gli artisti in quantità proporzionale al numero dei downloads, spezzando il monopolio delle major.
Sul sito si trovano molti materiali di interesse, come articoli su vari aspetti del mondo discografico, fra cui il famoso articolo di Steve Albini, ex produttore dei Nirvana, che mostra, calcoli alla mano, come sia possibile che alla fine dell’anno una band abbia generato un giro d’affari di oltre 3 milioni di dollari, producendo per la major un profitto di $710.000 mentre i membri della band si ritrovano con $4031 a testa.
Downhill Battle porta avanti anche dei progetti come Banned Music in cui si distribuiscono via bit-torrent i dischi che le major hanno bloccato, come per es. il Grey Album di DJ Danger Mouse, remix del White Album dei Beatles, mai uscito per l’opposizione della EMI.

White Christmas

illegal artA good way to celebrate Christmas.
This track by Corporal Blossom is a mix of illegal samples from many White Christmas versions.
Of course it is published by Illegal Art but now it’s also on SoundCloud

Ecco un buon modo per festeggiare il natale.
Questo pezzo di Corporal Blossom è formato da campionamenti tratti da molte versioni di White Christmas montati insieme, su nessuno dei quali sono stati pagati i diritti.
Ovviamente, è distribuito da Illegal Art ma adesso è anche su SoundCloud

Alban Berg

bergIl 24 Dicembre 1935, dopo aver completato il concerto per violino e orchestra, moriva Alban Berg (1885-1935), grande sostenitore e scardinatore della dodecafonia.
Qui lo ricordiamo con la sua op.1, la sonata per pianoforte del 1908, una delle più notevoli opere prime mai scritte, da qualsiasi compositore. La sonata è quasi un prototipo dell’idea della variazione continua, passata da Brahms a Schoenberg e poi a Berg: l’intera composizione deriva dalla successione di quarte della frase iniziale.

December 24, after completing his concert for violin, Alban Berg died. He was a great promoter of Schoenberg’s twelve tone technique of which he made a highly personal adaptation that enabled him to combine frank atonality with more traditionally tonal passages and harmonies.
His Piano Sonata op.1 is one of the most formidable initial works ever written by any composer. It is a striking example of the developing variation technique — the whole composition can be derived from the opening quartal gesture and from the opening phrase.

Alban Berg – Sonata per pianoforte op.1 (1908) – Maria Yudina pianoforte

Nuova Consonanza

Led by pianist Franco Evangelisti the Gruppo performed as a collective from 65 -71. The focus was to expand both the sonic capabilities of their instruments, but also the sensitivity of each performer within the context of the improvisation. The result(s) remain some of the purist and elevated abstract explorations put to tape retaining both warmth and intelligence. Piano, percussion, double bass, trombone, cello, trumpet, etc are the tools for unparalleled types of aesthetic experiences I was led through and into. This could easily be described as difficult music but only if one remains on the surface of its architecture.

Nuova Consonanza was a brilliant and prolific composer’s collective exploring extended techniques and new sound sources through the medium of improvisation. Although very much a product of its time, their music remains timeless. They were instrumental in founding a radical tradition of western musical improvisation that owed little or nothing to anybody and created some of the strangest music ever made. They were utterly unique.
from John Zorn liner notes, NYC 2006

Consapevoli della rarefatta e marginale presenza della produzione contemporanea nel panorama concertistico romano degli anni ’50, un ristretto circolo di giovani compositori interessati alle avanguardie matura l’intenzione di fondare un’associazione destinata alla promozione e alla diffusione della musica contemporanea a Roma, convinti della necessità di scendere nel cuore della vita musicale romana ufficiale per far sentire una voce di dissenso e proporre nuove iniziative. Le associazioni concertistiche ufficiali, in quegli anni non favorivano la conoscenza e la diffusione della musica contemporanea se non in modo del tutto sporadico e casuale. Si delineò così la consapevolezza che soltanto muovendosi in prima persona, gestendo direttamente un’attività concertistica, in alternativa a quella esistente, potesse emergere la nuova musica. L’idea si concretizza nei primi anni ’60 ad opera di Mauro Bortolotti, Aldo Clementi, Antonio De Blasio, Franco Evangelisti, Domenico Guaccero, Egisto Macchi, Daniele Paris, Francesco Pennisi.
Il nome Nuova Consonanza, citazione di una celebre prefazione seicentesca di Ottavio Rinuccini, allude all’esigenza di aggiornamento permanente e, al tempo stesso, alla volontà di recuperare gli indirizzi marginalizzati dalle tendenze più radicali della musica internazionale.
Nata non come movimento omogeneo di pensiero, bensì come incontro di personalità molto diverse e musicalmente distanti, professionalmente già formate, Nuova Consonanza si fonda non su ideali estetici comuni, ma sulla necessità di svecchiamento della musica in Italia attraverso un’azione comune ai fini della diffusione della musica contemporanea, al di là delle posizioni personali e dei singoli itinerari linguistici.

Tra le molteplici iniziative sostenute, occupa un posto di assoluto rilievo il Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza (GINC) sorto a Roma nel 1964 ad opera di Franco Evangelisti. Unico gruppo di improvvisazione formato esclusivamente da compositori, il GINC costituiva il punto di approdo di tutte le profonde mutazioni intervenute in quegli anni nel rapporto compositore-esecutore e mirava sovvertire l’assunto base dell’opera aperta (l’esecutore diventa compositore), trasformando il compositore in esecutore, attraverso un’operazione di identificazione permanente tra l’atto del comporre e l’atto dell’eseguire. Ne hanno fatto parte, accanto a Evangelisti e Carmine Pepe, un folto insieme di musicisti non italiani: Larry Austin, John Eaton, John Heineman, Roland Kayn, William O. Smith, Ivan Vandor.

Dal sito dell’Associazione Nuova Consonanza

Nuova Consonanza – Omaggio a Giacinto Scelsi (1976)

Franco Evangelisti (pno,percs)
Giancaro Schiaffini (tb)
Ennio Morricone (tpt. fl)
Giovanni Piazza (horn, fl, vln)
Egisto Macchi (percs, strings)
Antonello Neri (pno)

Statistiche natalizie

Matthew Guerrieri, sul suo blog Soho the Dog, ha esaminato centinata di inni mettendo in luce una differenza significativa fra i brani natalizi e gli altri: la maggior parte delle carole natalizie comincia sul 5° grado della scala.
Queste sono le statistiche:

Christmas hymns (39):

Scale degree 1: 13 (33.3%)
Scale degree 3: 7 (18.0%)
Scale degree 5: 19 (48.7%)

Non-Christmas hymns (518):

Scale degree 1: 233 (45.0%)
Scale degree 3: 84 (16.2%)
Scale degree 5: 196 (37.8%)
Other: 5 (1%)

Naturalmente sarebbe bello sapere il perché, se ne esiste uno.
Un lettore ha suggerito la spiegazione seguente: per celebrare il SOLstizio.
ROFL

La più antica canzone del mondo

harpscorSecondo il Prof. Anne Draffkorn Kilmer (professor of Assyriology, University of California, and curator at the Lowie Museum of Anthropology at Berkeley), quella che vedete potrebbe essere la partitura del più antico brano musicale attualmente conosciuto.
La tavoletta, che proviene dall’antica città assira di Ugarit (oggi Ras Shamra in Siria), risale a 3400 anni fa. Nella parte superiore si trova il testo, mentre la parte inferiore reca informazioni sull’esecuzione.
Il punto è che, sempre secondo l’interpretazione del Prof. Kilmer, la musica che ne esce è diatonica (scala maggiore ovviamente non temperata ma verosimilmente basata su una scala naturale) e armonizzata. Ho messo questi dati in neretto perché, se fossero veri, smentirebbero in un solo colpo ben due assunti della musicologia tradizionale: l’idea che le prime scale strutturate risalgano ai greci (2000 anni fa) e che le prime manifestazioni musicali fossero solo melodiche.

Musicovery

musicovery
Un altro oggetto carino che cerca di costruire un percorso di ascolto basandosi su un paio di categorie. Musicovery lavora con l’intersezione di mood (stato d’animo, carattere, da dark a positive) e energy (da calm a energetic). La selezione può anche essere ristretta a un certo genere e a un particolare periodo storico.
Funziona gratuitamente in low-fidelity (presumibilmente mp3 128 bpr, ma comunque buona per delle casse da computer) e a pagamento in high-fidelity.
Provatelo. Funziona anche con la classica (ma non con la contemporanea, ci saranno si e no 10 pezzi).
Secondo me il maggiore pregio di questi oggetti è quello di farti ascoltare cose che non avresti mai cercato da solo, ma che comunque si avvicinano ai parametri scelti.
È interessante spiarlo dentro e vedere come classifica i brani (info che l’utente normale non vede, ma io sì). Ogni brano è classificato secondo i seguenti parametri (riporto solo i principali; i valori che vedete qui sono quelli attribuiti a Gnossiennes di Satie).

artist=”Satie”
genre=”classique”
Mood_humeur=”143303″
Mood_energie=”37519″
Rythme_dance=”31266″
Rythme_tempo=”134835″
Orch_linearite=”847967″
Orch_energie=”0″

Come vedete lista il mood (con 2 valori), altri 2 valori per il ritmo (tempo è verosimilmente il metronomo e dance potrebbe essere una stima della ballabilità), infine 2 valori per la linearità e l’energia.
Ovviamente il problema è l’attribuzione di questi valori che, non essendo oggettiva, ma percettiva, dovrebbe essere fatta su base statistica con un gran numero di soggetti.
Infatti dipende anche da fattori non strettamente musicali. Per esempio, penso siamo d’accordo sul fatto che la Cavalcata delle Valkirie è un brano ad alta energia e piuttosto dark. Ma, se sull’energia non c’è discussione, sul mood può esserci. Io lo definisco dark perché conosco il contesto e so dove arriva nell’opera, ma se non lo sapessi? In altre parole, tutta la musica dei Black Sabbath è dark, ma non sapendo niente dei Black Sabbath e non potendo capire il testo, cos’è? L’unica risposta possibile viene da un test su molti ascoltatori.
In ogni caso, l’oggetto è divertente (adesso sto scrivendo con la sua colonna sonora, dopo aver selezionato classica, molto calmo, molto dark e in questo momento sto ascoltando l’adagio del concerto per piano #4 di LvB; poi arriva il Miserere dell’Allegri). Vale una visita e può diventare un giochino per passare un po’ di tempo.
Forse anche i DJ dovrebbero cominciare a preoccuparsi per il loro posto di lavoro.

Christo!

christo

From the National Geographic site, an interesting interview with the wrapper artists Christo and Jeanne-Claude.

Il distinto signore che vedete in questa immagine è Christo Javacheff, noto più semplimente come Christo.
Dal 1958 fino agli anni ’90 lui e la sua partner Jeanne-Claude (i due sono nati nello stesso anno e stesso giorno; loro dicono anche stessa ora…) hanno imballato qualsiasi cosa capitasse sottomano, senza spaventarsi per le dimensioni. Nulla sfuggiva al loro furore imballatorio.
Iniziando da piccoli oggetti, sono passati poi alle grandi architetture fra cui Pont Neuf a Parigi (1985, 40000 m² di tessuto sintetico), la costa della baia di Sidney (1969, 9300 m² di sintetico e 56 km di corde), undici piccole isole della Baia Biscayne (Miami, 1983, 603850 m² di polipropilene) e infine il Reichstag a Berlino (1995).reichstag
Oggi i due si dedicano a forme di land-art non meno colossali. Da notare che il tutto è finanziato in gran parte con la vendita dei disegni preparatori, eseguiti dallo stesso artista, che ormai raggiungono quotazioni a 5/6 zeri.
Il National Geographic (versione italiana) di questo mese pubblica una bella intervista che potete anche leggere, in inglese, qui.

Ricordo una divertente storiella su un mio conoscente che, negli anni ’70, possedeva un’opera di Christo che già allora valeva qualche migliaio di dollari. Si trattava di una bottiglia incartata e sigillata con carta e spago piombato che è andata poi distrutta ad opera della nuova collaboratrice domestica, la quale, trovando l’oggetto su un mobile in salotto, ha pensato bene di dar prova del proprio zelo scartandola e rimettendola esattamente nello stesso punto.

Musica Discreta

discreet music
Da Discreet Music (1975), di Eno, ho sempre amato la prima variazione sul Canone di Pachelbel in Re maggiore, in cui, dopo l’inizio, le varie parti a poco a poco si sfasano.
È uno strano comporre in cui l’unico parametro utilizzato è il tempo. Ma a volte penso che il fascino del brano sia determinato più dalla bellezza del canone che dall’opera di Eno.

From Discreet Music, the first non-pop Eno album (1975), I always liked the first variation of Pachelbel Canon in D Major on which the instrumental parts go little by little out of syncro.
It’s a strange composing, working only with the time. But sometimes I think this piece’s appeal depends more on the canon’s beauty than on the Eno’s work.

Pop (?) music that I loved (4)

third ear band
Dal disco di Third Ear Band dedicato ai 4 elementi (1970), questo è Water.
From the Third Ear Band’s LP dedicated to four elements, this is Water.

Personnel

Paul Minns — oboe
Glen Sweeney — percussion
Ursula Smith — cello
Richard Coff — violin and viola

Posted in Pop

Vox Balenae

Un brano acquatico ed evocativo questo Vox Balenae composto nel 1971 da George Crumb per flauto, violoncello e piano, tutti amplificati (non c’è trattamento audio; ci si limita all’amplificazione).
Ispirato a una registrazione di canti delle balene, il brano imita e trasfigura i suoni della natura, che divantano materiale da elaborare musicalmente.
C’è anche un aspetto teatrale: i musicisti devono indossare una maschera intesa a cancellare la loro umanità per portarli a impersonare le forze della natura. Inoltre, l’esecuzione dovrebbe avvenire in luce blu.
Di questa composizione Crumb dice:

The form of Vox Balenae (Voice of the Whale) is a simple three-part design, consisting of a prologue, a set of variations named after the geological eras, and an epilogue.
The opening Vocalise (marked in the score: “wildly fantastic, grotesque”) is a kind of cadenza for the flutist, who simultaneously plays his instrument and sings into it. This combination of instrumental and vocal sound produces an eerie, surreal timbre, not unlike the sounds of the humpback whale. The conclusion of the cadenza is announced by a parody of the opening measures of Strauss’ Also sprach Zarathustra.
The Sea-Theme (“solemn, with calm majesty”) is presented by the cello (in harmonics), accompanied by dark, fateful chords of strummed piano strings. The following sequence of variations begins with the haunting sea-gull cries of the Archezoic (“timeless, inchoate”) and, gradually increasing in intensity, reaches a strident climax in the Cenozoic (“dramatic, with a feeling of destiny”). The emergence of man in the Cenozoic era is symbolized by a partial restatement of the Zarathustra reference.
The concluding Sea-Nocturne (“serene, pure, transfigured”) is an elaboration of the Sea-Theme. The piece is couched in the “luminous” tonality of B major and there are shimmering sounds of antique cymbals (played alternately by the cellist and flutist). In composing the Sea-Nocturne I wanted to suggest “a larger rhythm of nature” and a sense of suspension in time. The concluding gesture of the work is a gradually dying series of repetitions of a 10-note figure. In concert performance, the last figure is to be played “in pantomime” (to suggest a diminuendo beyond the threshold of hearing!); for recorded performances, the figure is played as a “fade-out”.

 

Una delle canzoni più romantiche…

…che abbia mai sentito questa “This Is A Rebel Song” di Sinead O’Connor.
Qualcuno potrà obiettare che è anche una delle più melense (= spudoratamente sentimentali), ma non è vero. In realtà questa è davvero una canzone ribelle e di grande coraggio perché ai tempi in cui l’Ulster era in fiamme, un amore fra una ragazza irlandese e un soldato inglese era una cosa di cui non si poteva parlare.

I love you my hard englishman
Your rage is like a fist in my womb
Can’t you forgive what you think I’ve done
And love me, I’m your woman

And I desire you my hard englishman
And there is no more natural thing
So why should I not get loving
Don’t be cold englishman

how come you never said you love me
in all the time you’ve known me
how come you never say you’re sorry

i do

Oh please talk to me englishman
What good will shutting me out get done
Meanwhile crazies are killing our sons
Oh listen, englishman

I’ve honored you hard englishman
Now I am calling your heart to my own
Oh let glorious love be done
Be truthful englishman

Posted in Pop

Mozart db online

A free Mozart database has been launched on the internet, with 24,000 pages of sheet music incorporating all the composer’s works.
The database also contains more than 8,000 pages of critical commentary, said Ulrich Leisinger, head of research at the International Mozart Foundation.
The site has had more than 1m hits since its launch on Monday. Next summer it hopes to make available 270 letters written by Mozart, some 100 original manuscripts and about 2,000 pages of texts accompanying many vocal works.
From The Guardian

Un grande database che contiene l’opera completa di Mozart (partiture, non audio) è stato messo in linea dall’International Mozard Foundation (Mozarteum).
Il db comprende circa 24.000 pagine di partiture e 8000 pagine di commento critico liberamente consultabili e scaricabili in pdf da questo sito.
Il problema, se ce ne è uno, è che la navigazione è tutta in tedesco, quindi vi diamo una dritta. Per arrivare ai pdf dovete cliccare sull’icona con la “i” (quadratino bianco con la i in rosso che significa inhaltverzeichnis, ovvero indice). Qui si apre un indice in cui accanto a ogni brano c’è la classica icona del pdf.
Entro la prossima estate si spera di mettere in linea anche materiale originale: circa 270 lettere e 100 manoscritti, oltre ad altre 2000 pagine di testi.
Fonte: The Guardian

Ma a Hollywood non hanno i consulenti?

Ho visto “Il Gladiatore” in tv (il film di Ridley Scott con Russel Crowe).
L’avevano già fatto, ma l’altra volta non l’avevo guardato bene. Stasera non avevo niente da fare e così l’ho guardato bene. Sono rimasto colpito dalla quantità di errori che contiene. Storici, militari, di ambientazione…
Alcuni sono evidenti licenze per migliorare la trama (l’imperatore Commodo non è morto in duello nel colosseo, Marco Aurelio è morto di polmonite, non ucciso) e ci passiamo sopra, ma altri sono veramente grossolani. Quelli di latino, poi, non si contano.
Va bene che sono anche laureato in storia, quindi, nonostante la memoria se vada con la vecchiaia, ne so un po’ di più di un ingegnere, ma dannazione, la maggior parte sono banalità che potrebbero essere sistemate in 2 minuti per fare un lavoro ben fatto.
Giudicate voi. Non me li ricordo neanche tutti e li cito come mi vengono in mente. Cominciamo:

  • I legionari usano il pilum come una falange greca. Errato: serviva solo per essere lanciato.
  • I legionari portano il gladio a sinistra, mentre era a destra per non intralciare lo scudo.
  • I legionari menano fendenti e tagliano braccia e gambe con il gladio. Errato: il gladio si usava di punta, non era nemmeno affilato sui lati.
  • Gli arcieri romani tirano contro i germani a parabola. Questo metodo è stato inventato da Guglielmo il Conquistatore nella battaglia di Hastings (mi pare verso il 1060).
  • I proiettili incendiari esistevano, ma quelli del film sono razzi katiuscia.
  • Il grado di generale non esisteva.
  • Le staffe non esistevano; sono arrivate con gli Unni.
  • Il termine Colosseo è medievale. I romani lo chiamavamo anfiteatro massimo (o flavio).
  • Le tigri nel circo non c’erano.
  • I tempi sono tutti sfasati: Marco Aurelio dice di avere regnato per 25 anni (in realtà 19); Lucio Vero, il bambino, all’inizio del film ha 8 anni, ma il film inizia con la morte di Marco Aurelio, cioè nel 180 e termina con la morte di Commodo, cioè nel 192 e Lucio Vero è ancora un bambino; sempre Lucio Vero, il bambino, dice di portare il nome del padre, ma l’imperatore Lucio Vero è morto nel 169 quindi il bambino non può avere 8 anni nel 180, dopo la morte di Marco Aurelio.
  • Nella tenda di Marco Aurelio si vedono libri! Non esistevano.
  • Il gladiatore è chiamato Massimo, ma dice che il suo nome completo è Massimo Decimo Meridio. Errato, avrebbe dovuto chiamarsi Decimo Massimo Meridio, perché i romani dicevano prenomen, nomen, cognomen.
  • I figli degli imperatori non venivano chiamati principi
  • Nella casa di Massimo in Spagna ci sono le bougainville che sono piante originarie dell’America del Sud importate dopo Colombo.
  • In Africa si fa pubblicità al combattimento con manifestini. Assurdo: la pergamena costava l’ira-di-dio.

Il tutto è abbastanza assurdo. È solo per la superficialità con cui si guarda un film che la cosa sta in piedi. Un libro non reggerebbe neanche 20 pagine.
Ma qualche consulente pagato due lire in una produzione da uno zilione di dollari, no?

African Autobahn

Sebbene Athletic Automaton di solito non mi entusiasmi, devo ammettere che trovo questo brano, tratto da “5 Days In Africa”, piuttosto accattivante.

Guitar & Lap Steel Guitar: Stephen Mattos
Originally from Providence, Rhode Island; an ex-member of Arab on Radar
Percussion: Patrick Crump
Originally from Kansas City, Missouri: an ex-member of Pellum 1-2-3 and Saturday Night Palsy

Athletic Automaton – African Autobahn

Posted in Pop

Per la fine dei tempi

messiaenOlivier Messiaen was born 98 years ago, on December 10, 1908.
The Quartet for the End of Time was written after Messiaen, then a French soldier, was captured and incarcerated in a German prisoner-of-war camp, and first performed by the composer and three fellow inmates in the unheated barracks of Stalag VIIIA on January 15, 1941, before an audience of 300 prisoners and their German guards.

Clarinette : Barnaby Robson
Violon : James Clark
Violoncelle : David Cohen
Piano : Matthew Schellhorn

Koenji Hyakkei

Koenji Hyakkei’s music sometimes is a little like Magma, but I like it.

Secondo me il video c’entra come i cavoli a merenda, ma Koenji Hyakkei (高円寺百景) a volte, come in questo pezzo, mi piacciono parecchio.
Sono un po’ (tanto) Magma (chi si ricorda i francesi di Christian Vander?), ma la complessità, il superamento del solito schema ritornello-inciso e l’energia rendono questo brano superiore alla media.

Certo che la faccenda mi ricorda un po’ Shostakovich, quando diceva che la musica (nel suo caso) russa aveva un grande futuro dietro di sé…

Line-up

Yoshida Tatsuya – drums, vocals
Sakamoto Kengo – bass & voice
Kanazawa Miyako – keyboards & voice
Yamamoto Kyoko – vocals
Komori Keiko – reeds & voice

Thunderwords of Finnegans Wake

There are ten thunders in the Wake. Each is a cryptogram or codified explanation of the thundering and reverberating consequences of the major technological changes in all human history. When a tribal man hears thunder, he says, ‘What did he say that time?’, as automatically as we say ‘Gesundheit.’
[Marshall McLuhan]

Here is the thunderwords as written by Joyce and the first read by John Cage:

Bababadalgharaghtakamminarronnkonnbronntonnerronntuonnthunntrovarrhounawnskawntoohoohoordenenthurnuk

Perkodhuskurunbarggruauyagokgorlayorgromgremmitghundhurthrumathunaradidillifaititillibumullunukkunun

Klikkaklakkaklaskaklopatzklatschabattacreppycrottygraddaghsemmihsammihnouithappluddyappladdypkonpkot

Bladyughfoulmoecklenburgwhurawhorascortastrumpapornanennykocksapastippatappatupperstrippuckputtanach

Thingcrooklyexineverypasturesixdixlikencehimaroundhersthemaggerbykinkinkankanwithdownmindlookingated

Lukkedoerendunandurraskewdylooshoofermoyportertooryzooysphalnabortansporthaokansakroidverjkapakkapuk

Bothallchoractorschumminaroundgansumuminarumdrumstrumtruminahumptadumpwaultopoofoolooderamaunsturnup

Pappappapparrassannuaragheallachnatullaghmonganmacmacmacwhackfalltherdebblenonthedubblandaddydoodled

husstenhasstencaffincoffintussemtossemdamandamnacosaghcusaghhobixhatouxpeswchbechoscashlcarcarcaract

Ullhodturdenweirmudgaardgringnirurdrmolnirfenrirlukkilokkibaugimandodrrerinsurtkrinmgernrackinarockar

Codev2

 

The Lawrence Lessig new book, Codev2 is out today. From the Preface: “This is a translation of an old book—indeed, in Internet time, it is a translation of an ancient text.” That text is Lessig’s “Code and Other Laws of Cyberspace.” The second version of that book is “Code v2.” The aim of Code v2 is to update the earlier work, making its argument more relevant to the current internet.
This is the book’s site from which you can download it in pdf format or buy it.

Shining lascia il segno

Sul forum di Slashdot, qualche giorno fa, uno chiedeva consigli su come proteggere la propria casa mentre lui era via per tutto l’inverno. Non dai ladri, ma da incidenti, freddo, temporali, neve etc.
Qualcuno suggeriva di affittarla. Sembrava un’ottima idea: l’affittuario avrebbe tenuto la casa sotto controllo…
Poco dopo è apparso il seguente commento:

All work and no play makes Jack a dull boy.
All work and no play makes Jack a dull boy.
All work and no play makes Jack a dull boy.
All work and no play makes Jack a dull boy.
All work and no play makes Jack a dull boy.
All work and no play makes Jack a dull boy.
All work and no play makes Jack a dull boy.
All work and no play makes Jack a dull boy.
All work and no play makes Jack a dull boy.
All work and no play makes Jack a dull boy.
All work and no play makes Jack a dull boy.
All work and no play makes Jack a dull boy.
All work and no play makes Jack a dull boy.
All work and no play makes Jack a dull boy.
All work and no play makes Jack a dull boy.
All work and no play makes Jack a dull boy.
All work and no play makes Jack a dull boy.
All work and no play makes Jack a dull boy.
….

Tomorrow Never Knows

beatlesIt was many years that I did not see these Beatles images taken by Richard Avedon in 1967 when I found them on a site which sells posters, not music. So I thought I’d invite you to listen again to what I consider to be one of the most experimental songs the Beatles ever wrote. And it’s not A Day in the Life or even Revolution #9, but Tomorrow Never Knows, the closing track on the 1966 album Revolver.
Now listen to “Tomorrow Never Knows” from the Revolver album (1966). This is a very experimental song with dozen of tape loops in the background. The history tells that Paul brought the tapes into the recording session “in a plastic bag” and each one was employed on a different tape recorder scattered around the studio. The sound of each loop could be brought in and out via the central mixing board.
Here is the analysis by Alan W. Pollack.

Illegal Art

illegal art

Here is the new Illegal Art CD. The tracks published here make large use of sampling and would never have existed if the artists had adhered to copyright law. Artists include Public Enemy, Beastie Boys, JAMs, Elastica, Verve, Xper.Xr.
Can find the whole album here.
Now listen to a short piece by De La Soul, “Transmitting live from Mars”, that samples a song by the 1960s band The Turtles (do you remember Happy Together?), but don’t lose the Culturcide contribution “They Aren’t the World”, nasty and out-of-tune parody of We Are the World.

La povertà culturale di questa nazione

… diventa evidente quando, cercando delle informazioni su alcuni lavori poco noti di Umberto Eco le trovi non in un sito italiano, ma in uno americano come questo, che vi consiglio, purché leggiate l’inglese.
Ora, capisco che il prof. Eco non abbia alcun interesse a farsi fare un sito (ormai è già famoso), ma l’università in cui insegna (o ha insegnato) o quella che gli ha dato l’ultima laurea ad honorem o la città di Alessandria, dove è nato, dovrebbero farne un vanto e dedicargli un sito. In tutti gli altri paesi le università lo fanno.
Invece no. In America devo andare per avere delle notizie su Eco….

Fra l’altro, cercando quanto sopra, mi sono imbattuto nella gustosa storia della rock band “Umberto Eco and the Bunnymen“, autori di “Foucault’s Killing Moon” e “Bring On The Dancing Polymaths” (sempre in inglese, ovviamente).

This post complains the fact that here in Italy there is no site about the italian writer and professor of semiotics Umberto Eco as good and complete as this american site.

eco

Berio: Six Encores for piano

The Six Encores are six little pieces for solo piano written by Luciano Berio between 1966 and 1990.
The encores 1 to 4 are devoted to the four elements: water, earth, air, fire.
The Wasserklavier (water-piano) is about the water, not only in its nature but also in its symbolic meaning linked with the concept of hidden, submerged memories. So part of the material comes from Schubert’s Impromptu op. 142 # 1 and Brahms Intermezzo op. 117 # 2.
Erdenklavier (earth) explore the resonance of free strings created by holding down the keys for a long time and strong dynamic changes.
The Luftklavier (air) and the Feuerklavier (fire) evoke this ever changing elements by a speed movement of groups of notes.
Brin and Leaf are tha last two encores. This pieces explores the timbric extensions of the piano by a good work of sustain or sostenuto pedals and held notes.

I. Brin
II. Leaf
III. Wasserklavier
IV. Erdenklavier
V. Luftklavier
VI. Feuerklavier

Andrea Lucchesini, piano

Pop (?) music that I loved (3)

Dylan Baez
Dylan non canta, abbaia.
Con questo statement mi sono attirato le ire di parecchi dylaniani. Nessuno ha capito che il mio era un apprezzamento.
Perché mi piace Dylan quando abbaia, ve lo spiegherò con una canzone di Woody Guthrie. Quello che sulla chitarra aveva scritto “questa macchina ammazza i fascisti”.
Si intitola Deportee (Plane Wreck at Los Gatos). È stata scritta nel 1948 e parla di quando gli americani riempivano di messicani qualche aereo residuato bellico (tipicamente i vecchi bimotori dakota) e li portavano a lavorare negli USA per poi riportarli indietro. Non li volevano come immigrati, ma solo come braccianti a basso costo. E poi, ogni tanto, uno di questi aerei cadeva e allora il New York Times riportava solo i nomi del pilota e dei 3 americani che erano a bordo, perché gli altri 28 morti, lavoratori messicani, erano soltanto dei deportati.

Questa canzone, resa famosa da Pete Seeger, esiste in moltissime versioni, tutte più o meno nello stile del country e/o western. Questa, per esempio, è di Arlo Guthrie, nello stile canonico.
La canzone viaggia. Arriva nelle mani di un quartetto d’eccezione nell’area country: Johnny Cash, Kris Kristofferson, Waylon Jennings, Willie Nelson (scusate l’interruzione brutale alla fine; il file era danneggiato) che ne danno una versione struggente e dondolante, come l’andare a cavallo.
Ai tempi di Easy Rider, poi, passa fra le dita dei Byrds e arrivano le frasettine bottleneck e le chitarre sono più libere. Tira aria di California, ma l’insieme è sempre maledettamente educato; i 3/4 ben scanditi.
La cantano anche Nancy Griffith & Lucinda Williams con contorno di amici vari: voci fra Joan Baez e Peter, Paul & Mary. Il country diventa folk, malinconico, ma gentile.
Anche Billy Bragg, pur essendo un cantautore della classe operaia (e per di più inglese) non è molto più arrabbiato. Non si sfugge alla tradizione.
Le cose cambiano un po’ con il Boss. Springsteen ha una voce leggendaria e qui si mangia ritmo e strofe, un po’ come fa con un altra canzone di Guthrie, This Land is your Land. La testimonianza di una memoria con uno stile ormai lontano dal country e anche dal folk, un modo per parlare del presente ricordando il passato.
Ma in un certo momento del 1976, Dylan la esegue ad un festival con Joan Baez. Lei cantava spesso questa canzone, con la sua bella voce impostata. Bella occasione per un duetto.
Però da subito si trova a correre disperatamente dietro a Dylan, che si accompagna malamente con la chitarra andando al 50% più veloce del normale e dal primo inciso in poi, abbaia il testo senza un attimo di respiro, annullando quasi del tutto le pause fra le strofe come solo lui e Mick Jagger sapevano fare. Ed è una corsa da brivido in cui le parole non sono più gentili, ma ti arrivano addosso come sassate, perché la rabbia è rabbia e si deve sentire.

Noi siamo morti sulle vostre colline e nei vostri deserti. Siamo morti nelle vostre valli e nelle vostre pianure. Siamo morti sotto i vostri alberi e nelle vostre foreste. Di qui e di la del fiume, siamo morti nello stesso modo.

Mi piace Bob Dylan quando abbaia…

The crops are all in and the peaches are rott’ning, The oranges piled in their creosote dumps; They’re flying ’em back to the Mexican border To pay all their money to wade back again
Goodbye to my Juan, goodbye, Rosalita, Adios mis amigos, Jesus y Maria; You won’t have your names when you ride the big airplane, All they will call you will be “deportees”
My father’s own father, he waded that river, They took all the money he made in his life; My brothers and sisters come working the fruit trees, And they rode the truck till they took down and died.
Some of us are illegal, and some are not wanted, Our work contract’s out and we have to move on; Six hundred miles to that Mexican border, They chase us like outlaws, like rustlers, like thieves.
The sky plane caught fire over Los Gatos Canyon, A fireball of lightning, and shook all our hills, Who are all these friends, all scattered like dry leaves? The radio says, “They are just deportees”
We died in your hills, we died in your deserts, We died in your valleys and died on your plains. We died ‘neath your trees and we died in your bushes, Both sides of the river, we died just the same.
Is this the best way we can grow our big orchards? Is this the best way we can grow our good fruit? To fall like dry leaves to rot on my topsoil And be called by no name except “deportees”?

Quelle strane riunioni di famiglia

band
L’altra sera mi sono ritrovato in mezzo a una di quelle strane pseudo-riunioni di famiglia in cui si parla e ci si vede via skype (potenza della tecnologia) con gente che non vedevi da 30 anni e che magari adesso sta a Londra o a Bruxelles e ha 3 figli.
La cosa buffa è sentirsi dire il classico “sei uguale!”. Sì, maledizione, non dubito di essere uguale a 30 anni fa quando mi vedi attraverso la malefica webcam di skype. Ho gli occhiali come allora e perlomeno, ho ancora tutti i capelli, io.
Ma è da vicino che dovresti guardarmi per vedere i segni delle cose fatte, delle bottiglie scolate, delle battaglie vinte e degli amori perduti (soprattutto l’ultimo, che è quello che lascia i segni più visibili).
Comunque, in omaggio a quelli che vedevo 30 anni fa e che si chiedevano perché mai mi ostinassi a fare quella strambissima musica contemporanea, quando anche quella normale mi veniva bene, ecco qui una delle pochissime registrazioni normali dell’epoca (con il suono un po’ ottuso a causa del degrado del nastro).
Fine anni ’70. Sangre y Arena.
Those were the days and that was the band →
(veramente ci sono state anche altre band altrettanto importanti per me, ma non sono rimaste registrazioni)
Il line-up di questa era

MG: basso elettrico con eco ed effetti vari, tastiere, synth e filtraggio di tutto
Margherita: voce con eco
Andrea Turco: sax
La batteria è la stramaledetta Boss da 2 lire.

LEGO Harpsichord

LEGO Harpsichord
Created and built by Henry Lim, with the exception of the wire strings, the LEGO Harpsichord is entirely constructed out of LEGO parts – the keyboard, jacks, jack rack, jack rail, plectra, soundboard, bridge, hitch pins, tuning pins, wrestplank, nut, case, legs, lid, lid stick, and music stand are all built out of interlocking LEGO plastic bricks and related pieces. With a 61 note range, the instruments size is 6 x 3 ft. weighing approximately 150 lbs, and built with an estimated 100,000 LEGO pieces!
Here is an audio sample.

13 colori del sole al tramonto

Treize couleurs du soleil couchant (1978) è uno dei lavori più noti di Tristan Murail e della corrente della musica spettrale da lui fondata insieme a Grisey.
Scritta per quintetto (violino, violoncello, flauto, clarinetto, pianoforte) e elaborazione elettronica, l’opera si basa su 13 note generatrici dalle quali se ne ricavano altre applicando una tecnica concettualmente derivata dal modulatore ad anello di analogica memoria.
Al di là dei paroloni, si tratta di derivare nuove note per somma e differenza fra le frequenze di una serie di note date. Esempio: prendiamo un La 110 Hz e un Mi 165 Hz (la 5a sopra). La loro differenza dà 55 Hz che è un La all’8va sotto il precedente; la somma dà 275 Hz che è un Do# (appena stonato).
Questa tecnica compositiva, da tempo nota e utilizzata da tutti coloro che hanno avuto a che fare con la musica elettronica analogica, Stockhausen in primis (Mantra per 2 pianoforti e ring modulator), è molto interessante perché esibisce la seguente proprietà:

  • se le due frequenze generatrici sono in rapporto armonico (ovvero l’una è un armonica dell’altra, come nell’esempio di cui sopra), la loro somma e differenza creano altri armonici;
  • se non sono in rapporto armonico, anche le frequenze generate sono inarmoniche.

Murail divide idealmente il brano in 13 sezioni, ognuna centrata su una delle note generatrici, attorno alle quali si creano delle “ombre” sotto forma di altre note e suoni elettronici generati con il sistema suddetto. Pilotando il metodo, cioè articolando la sequenza delle note generatrici e i registri in cui le note sono utilizzate, Murail costruisce un percorso timbrico analogo (o ispirato) alle variazioni di luce dipinte da Monet nel suo ciclo delle cattedrali.
Nel 1894 Monet realizzò una serie di trenta tele dedicate alla facciata della cattedrale di Rouen. In queste tele ciò che l’artista cerca è la luce, e come essa riesce a modificare la percezione della realtà. Così egli rappresenta la cattedrale in diverse ore del giorno e con diverse condizioni atmosferiche, giungendo ogni volta a risultati pittorici diversi. La cattedrale a volte sembra smaterializzarsi, a volte si cristallizza in forme più salde, ma la luce ne modifica in ogni caso la percezione cromatica, così che la sua facciata cambia di colore a seconda dell’ora del giorno. L’insieme delle trenta tele è davvero impressionante e suggestivo, in quanto lo stesso oggetto dà luogo a trenta immagini differenti.
Analogamente, Murail ripete lo stesso oggetto musicale all’interno di ciascuna sezione, variandone la colorazione timbrica e scrive

partant d’une clarté moyenne dans les premières sections, le timbre progresse vers une lumière réverbérante marquée par un intervalle très resserré dans l’aigu (sixième couleur), pour aboutir à un crépuscule sonnant, dans son extrême fin, comme un glas

Tristan Murail – Treize couleurs du soleil couchant (1978) per violino, violoncello, flauto, clarinetto, pianoforte e live electronics

Esecuzione dell’Ensemble Intercontemporain

Esecuzione con partitura

Waterphone

waterphone

Date un’occhiata a questo strumento.
Si chiama waterphone, non perché abbia a che fare con l’acqua (anche se l’acqua c’è), ma perché il suo inventore è il sig. Richard Waters.
Il suono è molto bello. Un incrocio fra campane tibetane e kalimba.
Vi metto due link: un audio e un video. Altri esempi sul sito.

Look at this instrument. It’s called waterphone not because of the water but because it was invented and is patented by Richard Waters.
In the world family of musical instruments the Waterphone is between a Tibetian Water Drum, an African Kalimba (thumb piano) and a 16th century Peg or Nail Violin. Each Waterphone is custom made using a hot metal process developed over the past 25 years. The tonal rods are tuned to a combination of micro-tonal and diatonic relationships presented in two distinct but intergrated scales having both even and uneven increments.
Here is the site.

Waterphone: audiovideo

Ilhan Mimaroglu

elastico

Ilhan Mimaroglu è un compositore turco, nato nel 1926 ed emigrato negli USA, che ha prodotto parecchia musica elettronica analogica negli anni ’60.
Ora l’etichetta EARLabs ha ripubblicato i suoi lavori rendendoli accessibili qui.
Fra i brani disponibili, ho scelto il “Prelude for magnetic tape XI”, curioso in quanto l’unica sorgente sonora è un elastico di gomma le cui vibrazioni sono sotto la soglia udibile, ma possono essere incise da un apposito microfono e rese udibili con amplificazione e trasposizione.

Ilhan Mimaroglu is a composer born in Istanbul (Turkey) in 1926. Gone to the USA he realized many analogical electronic music works in the sixties. Now the EARLabs label has published his works. You can find it here.
The sound source for Prelude No. 11 is a rubber band whose rich timbres cannot be fully perceived by the unaided ear but can be captured by sensitive microphones. Throughout this piece the use of modification techniques not directly associated with the tape recorder is kept at a minimum.

Ilhan Mimaroglu – Prelude for magnetic tape XI
Att.ne: EARLabs usa ftp invece del solito http per il trasferimento dei file audio. Se il player del vostro sistema non funziona, scaricate il file con il tasto destro, salvatelo e poi ascoltatelo.

Henry Cow, again

Da non perdere questa “Nine Funerals of the Citizen King” di Henry Cow che mostra che l’intelligenza e la sensibilità musicale travalicano i generi.

“Nine Funerals of the Citizen King” by Henry Cow showing that artistic flair and creativity run through the walls of different kinds of music.

Posso citarla, Sig. Presidente?

This is a translation from “A selection of 50 quotes from President George W. Bush, for entertainment or meditation”. You can find the original here.

Darwin segnala che Global Research pubblica “una selezione di citazioni del Presidente Bush per divertimento o meditazione“.
Sono ordinate per sezione. Mi permetto di tradurvi alcune perle.

Un uomo perso nella sua geografia

  • La maggior parte delle nostre importazioni viene da fuori.

Un uomo perso nella sua logica

  • Non è l’inquinamento che scalda l’ambiente. Sono le impurità nell’aria e nell’acqua a farlo.
  • Se non ci riusciamo, corriamo il rischio di fallire.
  • I nostri nemici sono innovativi e pieni di risorse e lo siamo anche noi. Essi non cessano di inventare nuovi modi per nuocere alla nostra nazione e alla nostra gente e così facciamo anche noi.

Un uomo con Dio dalla sua parte

  • Dio mi ha detto di colpire Al-Queda e l’ho colpita, poi mi ha ordinato di colpire Saddam e l’ho fatto e ora sono determinato a risolvere il problema del Medio Oriente.

Un uomo perso nel suo vocabolario

  • Il problema con i francesi è che loro non hanno una parola per ‘entrapreneur’.
  • Francamente, gli insegnanti sono gli unici professionisti che insegnano ai nostri figli.

Il pacifista truffaldino

  • Voglio che sappiate che, quando parliamo di guerra, in realtà parliamo di pace
  • Le nazioni libere non costruiscono armi di distruzione di massa. [NB: gli USA hanno circa 10.000 atomiche]

La volpe e l’uva

  • La cosa più importante per noi è trovare Osama bin Laden. È la nostra priorità e non avremo pace finché non lo avremo trovato.
  • Non so dov’è bin Laden. Non ne ho idea e non mi interessa. Non è importante. Non è la nostra priorità.

Il dittatore che vorrei essere

  • In tempo di guerra il presidente deve avere il potere necessario per prendere decisioni dure, incluso, se necessario, il potere di garantirsi maggior potere
  • Sono il comandante. Non ho bisogno di spiegare perché faccio le cose. Questo è un aspetto interessante dell’essere il presidente.

Last but not least

  • Non ho nessuna idea, per quanto confusa, di cosa pensare della politica estera.

Per una società con pareti di vetro

Immaginate adesso una società con pareti di vetro.
Mi spiego. Supponete che:

  • Ognuno di noi, alla nascita, venga identificato con un codice unico. A dirlo suona terribile, ma in realtà succede già. Da noi è il codice fiscale. In altri stati si usano altri codici generati con vari sistemi (per es. negli USA è il codice della previdenza sociale), ma è già così.
    In ogni modo, non mi interessa esattamente come è fatto il codice. Mi basta che sia unico, che valga in tutti gli stati, che sia lo stesso in rete e fuori e naturalmente che venga utilizzato in qualsiasi dispositivo legato alla persona, compresi i cellulari.
  • Ogni essere umano abbia un collegamento in rete gratuito, assicurato dalla nascita alla morte e identificato dal suo codice.
  • Il denaro contante non esista più. Tutti i pagamenti, di qualsiasi tipo, vengano fatti tramite una sorta di carta di credito e siano registrati in rete.
  • Qualsia forma di comunicazione fuori rete, dal telefono alla posta, non esista più. Tutto passa attraverso la rete.
  • Tutti i gli archivi, di qualsiasi tipo, dal fisco alla sanità, alle assicurazioni, alle banche, all’anagrafe, alle compagnie telefoniche, ai negozi fino alla raccolta punti del supermarket siano in formato digitale (in massima parte lo sono già), ma soprattutto che siano in rete.
  • Tutte le apparecchiature di sorveglianza puntate su luoghi pubblici (anche i bar, gli aeroporti e i centri commerciali) siano in rete. Al limite, anche quelle private. Se metti una webcam per sorvegliare da remoto il tuo cane o il tuo bambino, anch’io lo posso vedere.
  • Nessuna forma di comunicazione e nessun dato possano essere criptati.
  • Tutto ciò che è in rete sia pubblico, accessibile da chiunque.

A questo punto si saprebbe quasi tutto di tutti. Per sapere dove si trova adesso un cellulare e quindi la persona che lo porta, basterebbe collegarsi al db della compagnia telefonica. Per sapere come spendo i soldi, chi ho pagato e quando basta cercare nel db della transazioni. Si saprebbe cosa ho comprato nel tal supermercato, eccetera. Si saprebbe come sono le mie ultime analisi e che malattie ho e ho avuto. Che locali frequento, attraverso quali caselli autostradali la mia auto è passata, che biglietti di treno/aereo ho comprato e se qualcuno con il mio nome ci è salito…

Fine dei segreti.
Fine dello spionaggio statale perché non c’è spionaggio su cose che tutti possono sapere.
Fine della maggior parte dei reati contro il patrimonio.
Fine degli stupidi sospetti familiari.
Fine dell’evasione fiscale.

Non male…

Gratta un russo e ci troverai un tartaro

Gubaidulina was born in Chistopol, in the Tatar Republic.
She studied the folk music of her land and echoes of tatar culture are still present in her music.
In the early 1980s, she began to use the Fibonacci sequence as a way of structuring the form of the work. The sequence was especially appealing because it provides a basis for composition while still allowing the form to “breathe”. It plays a prominent role in such pieces as Perception, Im Anfang war der Rhythmus, the symphony and in this Quasi hoketus.
Written in 1984 for an unusual formation (bassoon, viola and piano), the ryhtmic structure of the piece is based on the Fibonacci sequence and the medieval technique of the hoketus, a stylistic device of the Ars Nova (14th century, Machaut and others): the melodic tones are divided between two or more descants.

Sofia Gubaidulina – Quasi Hoquetus (1984) for bassoon, viola and piano.

Ikea in mano agli atei: anatema!

Nicola mi segnala questo articolo di Repubblica.

I parlamentari del centrodestra contro i grandi magazzini che quest’anno non avranno sugli scaffali la natività.
Natale, l’invito della Cdl ai cattolici “Boicottate chi non vende il presepe”.
Nel mirino le catene Ikea, Rinascente, Standa, Oviesse. E il vescovo di Imola definisce “improvvido” il negozio svedese.

Secondo l’esponente centrista Luca Volontè, capogruppo Udc alla Camera, “siamo di fronte all’ennesima prova di un relativismo laicista che finisce per spianare la strada all’estremismo islamico”. Quindi il monito: “I consumatori sappiano che, insieme ai prodotti a basso costo, da queste aziende si acquista anche l’eutanasia culturale del paese”.
Stessi toni da crociata per Gaetano Quagliarello di Forza Italia e Alfredo Mantovano di Alleanza Nazionale, che accusano Ikea di “evidente pregiudizio anticattolico” e concludono: serve “un sano boicottaggio natalizio”. E l’azzurra Isabella Bertolini si spinge a definire l’iniziativa di Ikea “laicismo esasperato che, in nome di un finto rispetto per altri credi religiosi, offende la cultura del nostro paese”.

Sono sempre più felice di essere ateo.
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Games without frontiers

Una vecchia canzone di Peter Gabriel in un famoso remix di Massive Attack.
Un bel testo pieno di doppi sensi:

Hans gioca con Lotte, Lotte gioca con Jane
Jane gioca con Willi, Willi è di nuovo felice
Suki gioca con Leo, Sacha gioca con Britt,
Adolf fa un falò, Enrico ci gioca.
Fischiettando melodie ci nascondiamo fra le dune lungo la spiaggia
Fischiettando melodie baciamo babbuini nella giungla
È un successo
Se gli sguardi potessero uccidere, probabilmente lo farebbero
in Giochi senza frontiere, guerra senza lacrime.

An old and loved Peter Gabriel’s song in a Massive Attack remix.
Good lyrics full of double meanings

I am a Terrorist

t-shirt
Resto sempre colpito da come l’ideologia commerciale e/o capitalista riesca a digerire e utilizzare qualsiasi cosa senza farsi toccare da nessun dubbio di qualunque natura possa essere.
Sulla maglietta che vedete a sinistra sta scritto “I am a Terrorist”.
Per non essere troppo spudorati e creare un aggancio con la tecnologia, l’hanno scritto in binario codificandolo in ASCII, così come fa il computer, per cui il tutto si presenta così

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Bene, mi rendo conto che una dichiarazione come questa, isolata da un contesto, può avere molti significati, fra i quali parecchi sono positivi (sono un terrorista artistico, culturale, lo sono nel campo delle relazioni sociali, eccetera), ma CafePress, fra le moltissime T-shirt e altri oggetti stampati di propria produzione, vende in questa pagina, una serie di scritte che loro stessi definiscono come

una traduzione in codice binario di qualche dannatamente fottuta merda offensiva

Non nego che la parte nichilista di me stesso la trovi anche un’idea simpatica, ma mi chiedo anche se esista qualcosa che i commerciali non osano toccare, non perché non conviene farlo, ma perché ritengono che non sia etico farlo.
Ma costoro, a parte l’idea di profitto e perdita, hanno il concetto di bene, male, giusto, ingiusto, costruttivo, distruttivo, positivo, negativo, etc? Si pongono il problema degli effetti del loro agire? Accetto anche il fatto che il post-modernismo aborre gli opposti, però mi ricordo anche che la mancata distinzione fra le categorie di cui sopra e il non essere consci delle conseguenze delle proprie azioni è sufficiente per dichiarare qualcuno incapace di intendere e volere…

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[trad: devi morire]

Da Boing Boing