Musica Arte Tecnologia Storie Estreme

Archive for January, 2007

23

Jan

Siamo ostaggi

Scritto da:Mauro Graziani @ 2007.01.23.00.01.14 — Archiviato in: Copyright, Tecnologia

Questo post prende le mosse da un fatto.
The Pirate Bay annuncia: “Era solo una questione di tempo, e infatti eccoli qui! Ieri l’utente Lyzz ha fatto la storia pubblicando il primo film HD DVD” (fonte Punto Informatico).
Circa un mese fa, un programmatore che si fa chiamare Muslix64 ha infatti annunciato di essere riuscito ad aggirare l’Advanced Access Content System (AACS), il nuovo sistema di protezione adottato dai formati DVD di nuova generazione Blu-ray e HD DVD.
Ora troviamo i primi HD DVD (file da oltre 20 Gb) su Bit Torrent. Il tutto fa presagire l’ennesima guerra major contro utenti, ma il blog Bored With Everything fa questa considerazione (prontamente tradotta da Punto Informatico): “Cos’è che traina la tecnologia più di qualsiasi altra cosa? La pirateria. Con la possibilità di visualizzare i file con molti diversi software DVD, questo è un grosso balzo per HD DVD, anche se loro (i produttori di tecnologia, ndr.) non lo dichiareranno pubblicamente. Il prossimo passo saranno masterizzatori HD DVD a buon prezzo, e così la guerra dei formati avrà fine”.

E così arriviamo al punto di cui personalmente sono convinto da anni. Tutto questo dibattito copyright/copyleft è importante, ma in realtà la guerra che si sta combattendo oggi è un’altra in cui noi non siamo protagonisti, ma ostaggi. È una guerra industriale e commerciale in cui noi siamo il territorio da conquistare.
Prendiamo, per esempio, la famosa faccenda del file sharing. Sembra essere una questione fra le major e gli utenti, ma non è così.
In realtà, da una parte ci sono le major che vendono musica e film, ma dall’altra ci sono le telco (compagnie di telecomunicazione) che vendono connessioni internet.

  • E secondo voi, quante ADSL si venderebbero a circa € 30 al mese se non ci fosse qualcosa da scaricare gratis?
  • Quanti comprerebbero l’ADSL solo per leggere la posta e surfare un po’?
  • E quanti la comprerebbero per poi spendere altri soldi per comprare contenuti?
  • E quanti lettori DVD si sarebbero venduti per metterci dentro solo materiale regolarmente acquistato o noleggiato?
  • E quanti iPod?
  • Sapete che una ricerca ha mostrato che solo il 17% della musica caricata su iPod è stata regolarmente acquistata? (fonte BBC)
  • E ancora, chi avrebbe in casa un masterizzatore solo per fare il backup dei dati?

Il tutto assomiglia molto alla guerra fra major e produttori di registratori di un po’ di anni or sono.
E poi, considerando che il porno costituisce di gran lunga la maggior parte di ciò che viene scambiato in rete, vi siete mai chiesti perché i produttori di porno non protestino mai per le copie? Solo perché il loro prodotto è moralmente discutibile? (ma lo è?). Non scherziamo. Il fatto è che loro sanno che più gira, più si vende.
La guerra vera, quindi, è fra i produttori di contenuti da una parte e i costruttori di hardware e le telco dall’altra. Noi siamo ostaggi.

No tag for this post.

Related posts

22

Jan

iGod

Scritto da:Mauro Graziani @ 2007.01.22.02.10.36 — Archiviato in: Informatica, Tecnologia

iGod

Quale sarà il prossimo prodotto Apple?
Tutte le ipotesi sul prossimo parto della fervida mente di Jobs e collaboratori in questo esilarante concorso (scrollate in giù).
Dall’iPiano, che ovviamente ha un solo tasto e un solo pedale per non confondere gli utenti, all’iGun (che spara solo iBullets), fino all’iGod (in figura).
E che ne direste di una bara griffata Apple? Si chiama iDied :-D.


Tags:

Related posts

22

Jan

Liu Lianren

Scritto da:Mauro Graziani @ 2007.01.22.00.03.38 — Archiviato in: Storia

Il 3 settembre 2006, nella città di Gaomi (provincia cinese dello Shandong) è stato completato e aperto al pubblico il museo in commemorazione di Liu Lianren, che così è diventato l’unico lavoratore cinese ad avere un museo in Cina e un monumento in Giappone in sua commemorazione.

La storia di Lianren ha avuto un esito analogo a quella di Onoda. Durante la guerra, nel 1944, Lianren fu rapito dalla sua casa nello Shandong, in Cina e deportato in un campo di lavoro: una miniera della Meiji Mining in Hokkaido, l’isola più a nord dell’arcipelago giapponese.
Nell’aprile 1945, 4 mesi prima della fine della guerra, Liu riuscì a fuggire e si nascose sulle montagne dell’isola. L’Hokkaido è freddo. D’inverno nevica sempre, ma Liu, ignorando che la guerra era finita, rimase nascosto per 13 anni, fino al 1958, quando fu avvistato e recuperato.
La cosa tragica è che le autorità giapponesi non credettero alla sua storia e lo trattarono come un immigrato clandestino, arrestandolo. Ci vollero vari mesi per riconoscere la verità della sua storia e identificarlo, anche perché, secondo il governo giapponese, tutti i documenti relativi alle deportazioni erano andati distrutti.
Liu Lianren potè così ritornare a casa e incontrate il figlio nato pochi mesi dopo la sua deportazione e ormai 14enne, ma morì a 87 anni, nel 2000, senza vedere una lira di risarcimento. La causa contro il governo giapponese si concluse solo nel 2001 con un assegno di circa $180.000.

No tag for this post.

Related posts

22

Jan

La Madonna è Angelina Jolie

Scritto da:Mauro Graziani @ 2007.01.22.00.01.24 — Archiviato in: Pittura

Secondo l’artista neo-rinascimentale Kate Kretz, la madonna ha il viso (e non solo) di Angelina Jolie.
Il quadro in olio e acrilico su lino, è di grandi dimensioni (223 x 152) e si intitola “Blessed Art Thou” (”Sia benedetta tu…”, tratta dall’Ave Maria).
Sul suo blog, Kate afferma che

Angelina Jolie was chosen as the subject because of her unavoidable presence in the media, the world-wide anticipation of her child, her “unattainable” beauty and the good that she is doing in the world through her example, which adds another layer to the already complicated questions surrounding her status.
The “Virgin” and Zahara figures are loosely based on a Van Dyck Virgin painting, and the Maddox figure’s pose is borrowed from a Raphael painting.

L’opera è stata esposta allo stand della Chelsea Galleria alla fiera dell’arte di Miami e ha una quotazione di $50.000.
Ecco un ingrandimento.


Tags:

Related posts

21

Jan

Niente reato se non c’è lucro

Scritto da:Mauro Graziani @ 2007.01.21.02.09.37 — Archiviato in: Copyright, Italia

Non si può non segnalare questa sentenza della Cassazione che stabilisce che non è reato scaricare files da internet se non vi è scopo di lucro, anche se il materiale scaricato è protetto da copyright.

No tag for this post.

Related posts

21

Jan

Musica Classica +22%

Scritto da:Mauro Graziani @ 2007.01.21.00.03.12 — Archiviato in: Classica, Mercato

Nielsen SoundScan, il sistema leader di monitoraggio dell’industria musicale, ha pubblicato l’elaborazione dei dati per il 2006 (che potete scaricare qui in formato doc) da cui risulta che

  • la vendita globale di album (include CD, CS, LP, Digital Albums) cala del 4.9%, ma
  • la vendita di CD via internet (non mp3, veri CD acquistati via e-commerce) cresce del 19%
  • la vendita di brani singoli in formato digitale (mp3 e simili) cresce del 65%
  • la vendita di interi album in formato digitale (sempre mp3 e simili) cresce del 101%
  • il mercato globale della musica registrata (Albums,Singles, Music Video, Digital Tracks) cresce del 19.4% e supera decisamente il miliardo di pezzi (1.198 milioni).

Con ciò l’industria musicale dovrebbe smetterla di rompere e constatare che, nonostante il P2P e le copie, le vendite crescono e se qualcuno non vende, è solo per la propria insipienza e/o incapacità di adeguarsi ai cambiamenti del mercato. Non a caso, infatti, buona parte di questa crescita è dovuta a iTunes di cui le major incamerano solo una parte del fatturato.
Ma la notizia più interessante dal mio punto di vista, arriva quando si guarda la suddivisione per generi (i commenti, ovviamente, sono solo opinioni personali):

  • la new-age perde il 22.7% (era ora)
  • il rhythm&blues perde il 18.4% (idem)
  • il rap cala del 20.7% (idem, non capisco che gusto ci sia ad ascoltare uno che parla a tempo)
  • l’alternative perde il 9.2% (e un po’ mi dispiace)
  • il jazz perde l’8.3%
  • il metal cala del 4.5%
  • il country resta stabile (-0.5%)
  • il rock è quello che vende più di tutti (non c’è percentuale perché nel 2005 non era considerato come genere, chissà come mai)
  • crescono il gospel (1.3%, disastro) e il latin (5.2%, disastro totale, non lo sopporto)
  • le colonne sonore crescono del 19%
  • la musica classica cresce addirittura del 22.5%

Secondo Long Tail (commentatore del business), la crescita della classica si spiega con il fatto che la sua disponibilità su iTunes è notevole. È una delle categorie con il maggior numero di titoli, mentre nella maggior parte dei negozi è stata sempre trattata da schifo, relegata nell’angolo o in una stanza a parte.
Adesso, invece, la gente la vede, prova ad ascoltare qualcosa, si rende conto che è bello e dato anche il prezzo basso (0.99 come tutte le tracks), lo compra. Magari così compra un solo tempo di una sonata, ma almeno comincia.

No tag for this post.

Related posts

21

Jan

Radio IRCAM

Scritto da:Mauro Graziani @ 2007.01.21.00.01.15 — Archiviato in: Elettroacustica, Strumentale

ircam

L’IRCAM ha una web radio in questa pagina.
La trasmissione è on-demand e sono disponibili 3 programmi, ognuno dedicato a un artista specifico, della durata di circa 30 minuti ciascuno.


Tags:

Related posts

20

Jan

-46°

Scritto da:Mauro Graziani @ 2007.01.20.00.01.18 — Archiviato in: Russia, Viaggi

yakutsk
Oggi a Yakutsk va bene. La temperatura è -38° (38° sotto zero), ma qualche giorno fa era -46°.
Yakutsk ( o Jakutsk, in russo Яку́тск), capitale della ex-Yakutia (sì esiste, non è una invenzione di Risiko, ma oggi si chiama Sakha), è il luogo più freddo dell’emisfero nord.
Pur essendo alla moderata latitudine di 62.5°N e a 450 Km dal circolo polare artico, questa ridente cittadina (ca. 210.000 ab.) è più fredda del polo perché si trova nel bel mezzo della Siberia, lontana dal mare.
Qui molte cose strane gelano. Gela, per esempio, il vapore acqueo sospeso nell’aria che, se non c’è vento, forma una densa nebbia e quando ci camminate attraverso, dietro di voi si forma un tunnel perfettamente visibile, tanto che i bambini, al mattino, andando a scuola, giocano a indovinare chi è passato di lì (qui è passata la nostra compagna cicciona e qui quell’insegnante altissimo…).
A queste temperature, l’acqua contenuta nella pelle si raffredda molto rapidamente e qualsiasi parte di epidermide non coperta, dopo poco tempo, fa male (almeno al sottoscritto; gli indigeni sono più corazzati).
Però la città è carina. Attraversata dal fiume Lena (uno dei grandi fiumi siberiani), ha una cattedrale suggestiva, 15 musei (parecchi sulla cultura popolare, il museo dei mammuth e uno con i più bei diamanti scavati in Siberia, accessibile solo a gruppi di 4 persone alla volta per ragioni di sicurezza), l’istituto di ricerca sul permafrost che vi fare un bel giro sottoterra e parecchi hotels.
L’estate, invece, la temperatura supera i 20° facendo di Yakutsk il luogo con la maggiore escursione termica sulla terra. Ma allora è solo una cittadina siberiana come tante altre.
Quindi andateci, ma se lo fate, andateci d’inverno.
Ecco qualche bella foto.


Tags:

Related posts

19

Jan

Nuovo Sottotitolo

Scritto da:Mauro Graziani @ 2007.01.19.14.55.24 — Archiviato in: Blog

Come vedete (in alto a sin.), con l’anno nuovo e il mio compleanno sempre più maledettamente vicino, ho cambiato il sottotitolo per riflettere meglio il contenuto del blog. Forse cambierà ancora. Non so se è chiaro, ma l’aggettivo “Estreme” non è riferito solo alle Storie, ma a tutto quello che c’è sopra.
Per quanto riguarda la musica e l’arte, non mi sembra ci sia bisogno di spiegazioni; non mi occupo certo di produzioni “normali”.
Per la tecnologia, idem: non mi interessa la nuova ennesima versione di Cubase, ma la chitarra a 38 corde oppure un software legato alla sperimentazione come Max/MSP.
Per le storie, forse è il caso di spendere qualche parola.
Non vorrei che qualcuno pensasse che il fatto di dedicare loro un post implichi che io ammiro i tipi di cui parlo (quelli che mi conoscono lo sanno, ma qui arriva anche chi non mi ha mai visto). A volte può capitare, ma generalmente non è così.
In realtà quello che mi interessa quando posto questi aneddoti è raccontare delle storie estreme. Vedere come si è comportata una persona in una situazione che può andare dai limiti della “normalità” fino alla anormalità più completa. In fondo, è su queste situazioni che si basa la maggior parte dei romanzi (tranquilli, non ne sto scrivendo uno).
In fondo, io sono un figlio della guerra fredda. All’università l’ho anche studiata molto da vicino, sia dal punto di vista dell’ovest che dell’est. Io so perché un villaggio della germania centrale apparentemente normale e tranquillo valeva un sacco di punti in caso di invasione russa. Io ho visto le facce attonite dei responsabili di una base americana in germania quando ho dato loro il manuale operativo del missile pershing 2 che avevo trovato nel bidone dei rifiuti, fuori dall’area protetta.
Se è per quello, ho anche visto le facce spaventate dei boss della segreteria dell’università quando ho mostrato un certificato di laurea falso, ma vero, perché stampato con una stampante uguale alla loro, sulla loro carta intestata, recuperata dal solito bidone dei rifiuti (erano i primi anni ‘80, ma la tecnologia giocava brutti scherzi già allora a chi non la conosceva a fondo).
Poi ho girato mezzo mondo. In fondo ho qualche storia da raccontare. Spero che vi piacciano (o vi facciano pensare). Altrimenti potrei minacciare di scrivere un romanzo…

No tag for this post.

Related posts

18

Jan

No Surrender!

Scritto da:Mauro Graziani @ 2007.01.18.00.01.28 — Archiviato in: Storia

Onoda

Chissà quale strana connessione mentale mi fa passare dalle micronazioni ai soldati giapponesi convinti che la guerra non sia mai finita (io scrivo questi post tutti insieme, poi dico a wordpress quando pubblicarli).
Comunque questo è quanto.

I casi dei soldati giapponesi perduti, rimasti in assetto di guerra per molti anni dopo la fine del conflitto sono parecchi.
Andando più o meno in ordine e limitandoci ai casi più famosi, cominciamo da Peleliu.
La battaglia di Peleliu fu, insieme a Tarawa e Iwo Jima, una delle più sanguinose della guerra del pacifico. Gli americani persero 9800 uomini e i giapponesi 13000. Soltanto 300 giapponesi si arresero e furono presi prigionieri.
Una trentina, al comando del tenente Tadamichi Yamaguchi, si nascosero in alcune caverne e vi rimasero fino al 1947, quando furono scoperti. Uno di loro venne catturato.
Per convincere gli altri a uscire senza combattere, gli americani portarono sull’isola l’ammiraglio Michio Sumikawa che parlò ai soldati con un megafono. Nessuna risposta.
Soltanto dopo l’intervento del loro compagno prigioniero, che portò loro giornali e lettere dei familiari, i giapponesi uscirono arrendendosi a 80 marines, mentre il tenente Yamaguchi consegnava la sua spada all’ufficiale americano in comando. Era il 21 aprile 1947.
Anche a Guadalcanal non meno di 100 soldati giapponesi continuarono a combattere, suddivisi in piccoli gruppi, fino all’autunno del 1947. Il 27 ottobre di quell’anno, l’ultimo combattente nipponico si arrese ai militari australiani. Aveva con sé una baionetta rotta, una vanga e una bottiglia d’acqua.
Nel 1948 finalmente si arrese un gruppo di 10/20000 (sì, 20000) soldati rimasti isolati nelle montagne della Manciuria e solo nel 1951, un gruppetto di giapponesi rintanato nell’isola di Anatahan, si convinse che la guerra era terminata. Il punto è che le operazioni per convincerli continuavano dal 1945 (6 anni).
Un altro fu trovato nel 1953 a Tinian e uno nel 1965 nell’isoletta di Vella Lavella, parte delle Isole Salomone. Fu necessario l’intervento dell’ambasciatore giapponese per convincerlo.
I “ritrovamenti” continuarono per tutto il ‘900. I casi più famosi sono quelli di Teruo Nakamura che si arrese nel 1973 sull’isola di Morotai e di Hiroo Onoda (nella foto), nel 1974 sull’isola di Lubang, nelle Filippine.
Quest’ultimo fu un caso particolarmente difficile. Nonostante l’esercito filippino gli consegnasse giornali, lettere, una radio e a dispetto anche dell’intervento del proprio fratello, Onoda non volle credere che la guerra fosse finita. Chi lo tirò fuori fu Norio Suzuki, uno studente, un dropout che vagava per le isole, che divenne suo amico e a cui confidò di essere tuttora in attesa di ordini. Suzuki allora contattò il maggiore Taniguchi, ex-comandante di Onoda, che gli inviò l’ordine di resa. Solo allora Hiroo Onoda uscì dalla giungla consegnando il suo fucile in perfetta efficienza, 500 pallottole e varie bombe a mano, con il saluto immortalato dalla foto. Tutto questo 29 anni dopo la fine della guerra e 15 anni dopo essere stato dichiarato morto.
In fondo era semplice: bastava dargli quello che aspettava per uscirne con onore. In Giappone divenne famoso e scrisse un libro intitolato, appunto, No Surrender.

Qui, un sito sui soldati giapponesi perduti.


Tags:

Related posts

« Previous PageNext Page »