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Archive for July, 2007

22

Jul

Henry Partch: Castor & Pollux

Scritto da:Mauro @ 2007.07.22.00.01.50 — Archiviato in: 900 storico

Castor & Pollux (1952) è un balletto strutturato in due grandi sezioni, la prima intitolata Castor e la seconda Pollux (i due dioscuri, figli di Zeus e di Leda, identificati con la costellazione dei Gemelli).
La strumentazione è quella tipica dei lavori di Partch, progettata e costruita da lui stesso e accordata sulla scala naturale. Qui abbiamo: kithara, surrogate kithara, harmonic canon, diamond marimba, cloud chamber bowls & bass marimba. Tutti gli strumenti si possono vedere e ascoltare qui.
Proprio la strumentazione caratterizza le due sezioni. Ognuna di esse, infatti, è divisa in quattro parti: tre duetti e un tutti. In entrambe le sezioni, i duetti sono intitolati:

  1. Leda and the Swan (insemination)
  2. Conception
  3. Incubation
  4. Il tutti finale si intitola Chorus of Delivery From the Egg.

Gli strumenti utilizzati in ogni sotto-sezione sono:

CASTOR
1. Leda and the Swan (Kithara II, Surrogate Kithara, and Cloud-Chamber Bowls)
2. Conception (Harmonic Canon II and High Bass Marimba)
3. lncubation (Diamond Marimba and Low Bass Marimba)
4. Chorus of Delivery From the Egg (All the foregoing instruments)

POLLUX
1. Leda and the Swan (Kithara II. Surrogate Kithara, and Low Bass Marimba)
2. Conception (Harmonic Canon II and Cloud-Chamber Bowls)
3. lncubation (Diamond Marimba and High Bass Marimba)
4. Chorus of Delivery From,the Egg (All the foregoing instruments)

CASTOR & POLLUX is a dance-theater work with a beguiling program. It is structured in two large sections, each section comprised of three duets and a tutti. The first section is entitled CASTOR, the second, POLLUX. The first duet of each section is titled Leda and the Swan (insemination); the second, Conception; the third, Incubation; and the tutti. Chorus of Delivery From the Egg. By its contrapuntal texture. CASTOR & POLLUX shows well the melodic capabilities of the instruments, and the two tutti section grand finales to the glory of birth.

Harry Partch - Castor & Pollux (1952)
Engineering: Edward T. Graham; Quadraphonic remix engineer: Ed Michalski
Library of Congress catalog card number 72-752910 applies to MQ 31227.

Thanks to ANABlog

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21

Jul

Steel Cathedrals

Scritto da:Mauro @ 2007.07.21.00.01.26 — Archiviato in: Extra Europea, Giappone, Multimedia

Andate su Fard-Rock, il blog di Joyello, a vedervi questo bel film di David Sylvian e Yasayuki Yamaguchi, trovato sul solito YouTube.

Go to Fard-Rock, the Joyello’s blog, to see this very good film by David Sylvian and Yasayuki Yamaguchi, from YouTube, as usual.

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20

Jul

Digital Music Book

Scritto da:Mauro @ 2007.07.20.00.01.06 — Archiviato in: Audio, Letteratura

digital music book

Michael Dean e Chris Caulder distribuiscono con licenza Creative Commons il loro libro “Digital Music - Do it yourself now”, un progetto mai arrivato sul mercato per una serie di problemi, prima con i ghost writers e poi con gli editori.
Ciò nonostante, il libro è apprezzabile, buono anche per ottenebrati, anche se i suoi paradigmi sono quelli della musica commerciale. Raccomando soprattutto il cap. 4, “Getting the Most from Your Gear” con i “25 Crucial System Tweaks for Windows XP” che trovo decisamente utili (magari vi passa la mania di piazzare tutte quelle maledette icone sul desktop).
Peccato solo che Caulder si sia portato via alcuni capitoli, piazzandoli in un altro libro per tentare di guadagnarci qualcosa.
Il testo si scarica in PDF da questo sito.

Michael Dean (A MAKE contributor) and Chris Caulder are giving away their book Digital Music – DIY Now! A guide to making a living making music out of your backpack, from anywhere, and everywhere, as a Creative Commons-licensed PDF file.
Download from here.

Via Boing Boing

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18

Jul

Ancora Procol Harum

Scritto da:Mauro @ 2007.07.18.00.01.45 — Archiviato in: Pop

Tanto per continuare a parlare dei Procol Harum (una delle mie band preferite quando ero piccolo; la presenza contemporanea del piano e dell’organo era una grande idea), ascoltate un po’ questa canzone (Pilgrim’s Progress, la prima delle due, registrate alla TV tedesca nel 1972). Se orecchiate l’armonia (per i meno addetti, seguite la parte dell’organo), noterete che è praticamente identica alla più famosa Whiter Shade of Pale.
Al gruppo è stato dedicato l’asteroide 14024 scoperto nel 1986.

Procol Harum again (a favorite band when I was a boy).
Listen to this song (the first) called Pilgrim’s Progress, from a German TV show, about 1972.
You’ll see that the harmony is very closed to the famous Whiter Shade of Pale.

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17

Jul

Opere buone

Scritto da:Mauro @ 2007.07.17.00.01.37 — Archiviato in: Giappone, Società

ANSA - Tokyo, 14/07/2007

Un misterioso personaggio da circa un mese sperpera il suo patrimonio riempiendo di banconote i bagni pubblici in Giappone. Il denaro finora ritrovato dagli avventori nelle toilette pubbliche e’ di decine di migliaia di euro. Il ‘cerimoniale’ osservato dall’uomo misterioso e’ sempre lo stesso: una banconota da 10.000 yen (60 euro) e’ chiusa in una busta accompagnata dalla scritta ‘opere buone’. All’interno oltre al denaro c’e’ un messaggio che esorta a compiere buone azioni.

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16

Jul

Sofferte Onde Serene

Scritto da:Mauro @ 2007.07.16.00.01.37 — Archiviato in: Strumentale

Markus Hinterhäuser performing Luigi Nono’s … sofferte onde serene … for piano and tape (1976), recorded live at the Stadtkino in Salzburg in 1991.
Part 1 & 2

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15

Jul

Boulez - Première Sonate

Scritto da:Mauro @ 2007.07.15.00.01.19 — Archiviato in: Strumentale

La prima sonata di Boulez, conposta nel 1946, eseguita da Aimard.
Note di programma di Jacques-Marie Lonchampt (tradotta da me, l’originale è qui).

La prima Sonata è in due movimenti. Se conservano una certa dualità compositiva, non si tratta ovviamente più di dualità tematica ed ancora meno armonica, come era il caso nella definizione “classica” della sonate, bensì piuttosto del confronto tra diversi tipi di scritture, che si oppongono per il tempo, l’intensità, il fraseggio e si raccolgono in sezioni contrastanti.
Il primo movimento, “lento”, comincia con la presentazione di quattro elementi molto semplici: intervallo (in questo caso, sesta), appoggiatura, suono isolato e tratto incisivo, che si oppone agli altri tre altri per la sua aggressività, che contrasta con la morbidezza dell’insieme. Quest’elementi si combinano in uno sviluppo generalmente calmo, a volte interrotto da una caratteristica rabbia, che chiuderà questa sezione in un soprassalto ancora più veemente. Il tratto incisivo domina la seconda parte, più nervosa, alterndosi con passaggi in staccato. Un ritorno degli elementi iniziali indica la ri-esposizione, variata ed accorciata ma chiaramente identificabile, seguita di una coda sugli stessi elementi, che vanno finalmente a sovrapporsi in un ampio aggregato, seguito in modo inatteso di un ultimo ritorno, pianissimo, quasi beffardo rispetto alla caratteristica iniziale.
Il secondo movimento comincia con un gioco di “ping-pong” staccato tra i diversi registri, simile alle variazioni opus 27 di Webern. In seguito si assisterà ad una lunga lotta tra una sorta di toccata, che esplora nervosamente in un movimento vivo e regolare tutta la tastiera, ed i passaggi più legati e annegati nel pedale, quasi dei “mobiles” armonici che vanno della dolcezza a un’espressione più intensa. La conclusione del movimento, interrotta inizialmente da silenzi, finora rari, cederà in extremis il posto ad un ultimo ritorno della toccata.

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14

Jul

A Salty Dog

Scritto da:Mauro @ 2007.07.14.00.01.41 — Archiviato in: Pop

Una delle più belle progressioni armoniche nella storia del pop (1969).


“All hands on deck! We’ve run afloat!”
I heard the captain cry
“Explore the ship! Replace the cook!
Let no one leave alive!”
Across the straits, around the horn
How far can sailors fly?
A twisted path, our tortured course
And no one left alive

We sailed for parts unknown to man
Where ships come home to die
No lofty peak, nor fortress bold
Could match our captain’s eye
Upon the seventh sea-sick day
We made our port of call
A sand so white, and sea so blue
No mortal place at all

We fired the guns and burned the mast
And rowed from ship to shore
The captain cried, we sailors wept
Our tears were tears of joy
Now many moons and many Junes
Have passed since we made land
Salty Dog, the seaman’s log
Your witness in my own hand

[NB; a salty dog, lett. un cane salato, è l’espressione inglese per un lupo di mare]

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13

Jul

Fontana Mix + Aria

Scritto da:Mauro @ 2007.07.13.05.01.59 — Archiviato in: Elettroacustica, Strumentale

fontana mix

Fontana Mix e Aria sono due composizioni di Cage del 1958-59 registrate qui in esecuzione simultanea e sovrapposta.
Fontana Mix è in realtà un sistema compositivo utilizzato per la prima volta nella stesura del Concerto per Piano e Orchestra (1957-58). Consiste di 10 fogli e 12 trasparenti. I fogli contengono ciascuno 6 linee curve. Dei 12 trasparenti, 10 contengono punti dispersi casualmente (7, 12, 13, 17, 18, 19, 22, 26, 29 e 30 punti), uno ha una griglia e uno ha solo una linea retta.
Piazzando i trasparenti con punti sui fogli con le curve e interpretando il tutto con l’aiuto della linea retta e della griglia, si possono ottenere indicazioni compositive.
Con questo metodo, nel 1958-59, Cage ha realizzato, presso lo studio di fonologia della RAI di Milano con l’assistenza di Marino Zuccheri, i due nastri che tradizionalmente compongono Fontana Mix.
Con lo stesso metodo, ha anche composto Water Walk Sounds of Venice, Aria, Theatre Piece e WBAI. Quest’ultimo altro non è che una serie di indicazioni liberamente combinabili per la regia del suono in brani che coinvolgono registratori, controlli di volume/tono e altoparlanti ed è spesso usato nella realizzazione di Fontana Mix.
Aria (1958) è una partitura di 20 fogli ognuno dei quali dura un massimo di 30 secondi. Il testo impiega vocali, consonanti e parole in varie lingue. La notazione consiste di linee ondulate in vari colori e 16 quadrati che rappresentano rumori vocali. I color denotano differenti stili di canto, determinati dall’esecutore.

FONTANA MIX and ARIA by John Cage are two separate pieces, although capable of being performed simultaneously as has been done and recorded here.
FONTANA MIX is a composition indeterminate of its performance. It is derived from notation CC from Concert for Piano and Orchestra. The score consists of 10 sheets of paper and 12 tranparencies. The sheets of paper have drawings of 6
differentiated (in thickness and texture) curved lines. 10 of the transparencies have randomly distributed points (the amounts of points on the transparencies are 7, 12, 13, 17, 18, 19, 22, 26, 29 and 30). Another transparency has a grid, measuring two by ten inches, and the last one contains a straight line (10¾ inch).
By superimposition the performer creates a structure from which a performance score can be made: One of the tranparencies with dots is placed over one of the sheets with curved lines. Over this one places the grid. A point enclosed in the grid is connected with a point outside, using the straight line transparency. Horizontal and vertical measurements of intersections of the straight line with the the grid and the curved line, create a time-bracket and actions to be made.
Fontana Mix may be performed with or without parts written for the Concert for Piano and Orchestra, Aria, Solo for Voice 2 and/or Song Books. Tone-control may be regulated using Cage’s composition WBAI.
Cage composed other works using the material from Fontana Mix: Water Walk Sounds of Venice, Aria, Theatre Piece and WBAI. Cornelius Cardew composed his Solo for Guitar using the same material.
In February 1959 Cage prepared a version for 2 tapes of the work at the Studio di Fonologia in Milan, with technical assistance of Mario Zucchen.

The Aria’s score consists of 20 pages of music, each page being sufficient for 30 seconds in performance. Pages may be performed over longer or shorter time-ranges to create a program of a determined time-length.
The Aria may be performed as a solo, or with Fontana Mix and/or with ahy parts of the Concert for Piano and Orchestra.
The text employs vowels and consonants and words from Armenian, Russian, Italian, French and English. The notation consists basically of wavy lines in different colors and 16 black squares denoting “non musical” vocal noises. The colors denote different singing styles, to be determined by the singer.

John Cage - Fontana Mix + Aria (1958-59) - Cathy Berberian, voice
From ANABlog

cage - berberian

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12

Jul

Forse la festa sta per finire

Scritto da:Mauro @ 2007.07.12.05.00.16 — Archiviato in: Scienza, Società

Chissà perché qui quasi nessuno parla mai della teoria del picco di Hubbert.
Si tratta di una teoria scientifica, proposta, nella sua formulazione iniziale, nel 1956 dal geofisico americano Marion King Hubbert, riguardante l’evoluzione temporale della produzione di una qualsiasi risorsa minerale o fonte fossile esauribile o fisicamente limitata. In particolare, l’applicazione della teoria ai tassi di produzione petrolifera, risulta oggi densa di importanti conseguenze dal punto di vista geopolitico, economico e ingegneristico.
La teoria permette di prevedere, a partire dai dati relativi alla “storia” estrattiva di un giacimento minerario la data di produzione massima della risorsa estratta nel giacimento, così come per un insieme di giacimenti o una intera regione.
In particolare, la storia di produzione della risorsa nel tempo segue una particolare curva a campana, detta appunto curva di Hubbert, che presenta in una fase iniziale una lenta crescita della produzione, che man mano aumenta fino ad un punto di flesso e quindi al picco per poi cominciare un declino dapprima lento, e quindi sempre più rapido.
Hubbert basò inizialmente la sua teoria sull’osservazione dei dati storici della produzione di carbone in Pennsylvania, giungendo solo in seguito ad una trattazione matematica generalizzata applicabile anche ad altri casi.
Estrapolando la sua teoria al futuro della produzione di petrolio degli stati continentali americani, Hubbert fece la previsione (nel 1956) che agli inizi degli anni ‘70, gli USA avrebbero raggiunto il loro “picco di produzione” petrolifera.

Le conclusioni di Hubbert furono inizialmente trattate con “sufficienza” dagli ambienti scientifici ed economici, situazione che cambiò radicalmente nei primi anni 70, quando, effettivamente, i 48 stati continentali USA raggiunsero il loro picco di produzione. La concomitanza di questi eventi con le crisi petrolifere del 1973 e del 1979 fece di Hubbert forse il geofisico più famoso del mondo.

Negli ultimi anni diversi studiosi in tutto il mondo (tra cui Colin Campbell, Jean Laherrère ed altri) hanno ripreso le sue teorie riuscendo, in primo luogo ad estendere l’analisi a tutti gli stati americani, ed in seguito cercando di estrapolare e formalizzare meglio i suoi risultati al fine di prevedere il picco di Hubbert della produzione mondiale di petrolio e gas naturale.
Sebbene tali analisi risultino molto più complicate a causa della grande incertezza sulle riserve petrolifere di molti stati (in particolare mediorientali), la maggior parte delle analisi fa cadere il “picco di Hubbert mondiale” all’incirca nel secondo decennio del XXI secolo o, più precisamente, tra il 2006 e, al più tardi, il 2020, anche in previsioni di eventuali crisi economiche che potrebbero temporaneamente ridurre la richiesta di petrolio.
Altri studi collegati, che tengono in conto anche lo sviluppo di fonti petrolifere “non convenzionali”, quali le sabbie bituminose, gli scisti bituminosi, e i gas liquefatti (detti anche NGL) non giungono comunque a ’spostare’ di molto in avanti queste date.
[da wikipedia]

Ne consegue che, se Hubbert ha ragione, tra 15/20 anni si dovrebbero cominciare a sperimentare gli effetti di una produzione petrolifera in discesa a picco, avviata verso la fine. E non sarà un bel vedere…

UPDATE
Sincronicità junghiana.
Proprio adesso arriva da Nicola questo link al report di Luglio della IEA, International Energy Agency.

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