Pseudophone

Un buon lavoro questo Reach di Pseudophone, godibile, ricco di atmosfere fatte di flussi sonori ciclici che lentamente si sovrappongono e si inseguono.

Pseudophone strives to craft cinematic pieces that “tell a place”—a space so full of character a story will unfold there almost entirely by itself. Every tool in the Psueophophone studios—whether stringed or controlled by faders, whether banged on or dialed in—is musical. In Pseudophone’s world every sound is sacred, and any sound can be composted. What is more sacred than a story? The Spirit moves across the water, and the words appear in the beginning, and in the end.

Reach is a travelogue of sorts, but the destinations are unmapped. It is a sonic diary of places told, a soundtrack of possible journeys—both outward and within. Yet we hope you find it not so much a long voyage as a dreamy sail—no coins are required for the boatman.

[Pseudophone]

Pseudophone – The Reach
Koniuto – voice, schemes & treatments, assemblage
Kim Mitchell – voice

Negative Sound Institute netlabel

Sonic Map of Battersea Park

Molto bella questa mappa sonora di Battersea Park (Londra). Bella perché di solito nella mappe sonore ci si limita a collegare delle registrazioni a dei punti su una mappa geografica per dare all’ascoltatore un’idea realistica dell’ambiente.

Qui, invece, non c’è alcun ambiente realisticamente ricostruito, se non sotto l’aspetto sonoro. Si sente quello che accade, ma non lo si vede. L’ascoltatore si muove in un ambiente buio da cui emerge una moltitudine di eventi sonori che suggeriscono l’atmosfera di un parco. Ma non si vede mai nulla e così l’ascoltatore è invitato a costruirsi un paesaggio mentale orientando il microfono verso le sorgenti sonore e camminando attraverso il parco.
Bello anche l’effetto stereo.

L’idea è analoga alla Dark Room realizzata dal sottoscritto, con l’aiuto di Lemi, per Verona Risuona 2006. Anche là una stanza buia in cui spuntavano suoni dal nulla, con gli ascoltatori invitati a “farsi il proprio film”.


Attenzione: quando la mappa si avvia, la prima cosa da fare è cliccare con il mouse nella finestra nera, perché a volte l’oggetto non si attiva da solo e bisogna farlo anche ogni volta che si rientra dopo avere eventualmente cambiato finestra.
I punti bianchi, fermi o in movimento, sono sorgenti sonore. Per muovere il cerchio rosso, che è il microfono, si usano le frecce, non il mouse. Le frecce sin/des (←→) orientano il microfono sul cerchio, mentre quelle alto/basso (↑↓) lo fanno avanzare nella direzione in cui è orientato (un po’ come guidare l’auto).

Altre info su questa realizzazione di Gaya Gajewska

Jobsintown

JobsintownSimpatica (ma un po’ triste) allegoria di come siamo riusciti a ridurre (e si sono lasciate ridurre) le generazioni più giovani in questo paese.

In realtà è la pubblicità di una agenzia tedesca, jobsintown.de, che è la stessa dell’Ass-Kisser Project, ma quest’ultima campagna è un po’ più raffinata e significativa.

Cliccate qui per ingrandire e vederne altre.

Segnalato da: federico

Otto canzoni per un re pazzo

Le “Eight Songs for a Mad King” scritte da Peter Maxwell Davies nel 1969, sono ispirate alla follia senile di re Giorgio III° di Gran Bretagna e a un carillon, tuttora esistente e appartenente a Sir Stephen Runciman, che si racconta venisse usato dal re nella pretesa di insegnare a cantare agli uccelli del parco.

Si tratta in realtà di un monodramma di circa 30 minuti con libretto di Randolf Stow basato su testi dello stesso Giorgio III° (testi qui), pensato per l’attore e cantante sudafricano Roy Hart, baritono dall’enorme estensione vocale (più di 5 ottave) e proprio per questo raramente eseguita in seguito (Roy Hart, morì in un incidente poco dopo la prima).
La partitura è per flauto (+ottavino), clarinetto, violino, violoncello, pianoforte (+clavicembalo, dulcimer), percussioni (+vari fischietti, didjeridu), oltre all’attore protagonista che è l’unico a muoversi liberamente sul palcoscenico, essendo gli altri esecutori rinchiusi in grandi uccelliere.

Nel corso dell’opera, il re dialoga anche individualmente con gli altri strumenti che a volte incarnano le sue allucinazioni: p.es. il flauto diventa la Lady-in-Waiting del terzo brano, mentre il violoncello rappresenta il Tamigi nel brano no. 4 e il percussionista è il custode del re.

Un’opera innovativa nel 1969, anche dal punto di vista grafico, che a tratti incorpora musica di corte dell’epoca.

Here with the score

and here with the scenic action

Altre partiture online

Aggiunti altri siti di partiture online alla mia pagina.

  • Sheet Music Archive
    Musica classica da Bach a Rachmaninoff – parzialmente libero: download gratuiti limitati a 2 al giorno
    Classical music from Bach to Rachmaninoff – free downloads are limited to 2 per person per day
  • Chopin Early Editions
    Immagini digitali dalla Chopin Collection presso la biblioteca dell’Università di Chicago – JPG a pagina singola
    Digitized images of all scores in the University of Chicago Library’s Chopin collection. – Single page JPG
  • Sibley Music Library
    Partiture ma anche articoli dall’Eastman School of Music
    Musical scores and papers from the Eastman School of Music

Quarti di tono, sì!

Cosa succede se i tuoi campionamenti vengono suonati a 48K invece che a 44.1?

Ecco cosa succede! Ce lo mostra Van Halen in un concerto registrato a Greensboro, NC, dieci giorni fa.
Sopportate l’intro e ascoltate cosa accade quando il nostro tenta di suonare sul riff… :mrgreen:

Da create digital music che ha avuto anche la spudoratezza di piazzarlo nella categoria “alternative tunings”.



Golden Streams

Sempre da musicalgorithms, ecco una breve composizione realizzata basandosi sui metodi esposti nel post Matematica e musica (01) sovrapponendo alcune serie generate dalla sezione aurea φ.

Il compositore è Jonathan Middleton e il titolo del brano riflette le modalità compositive: Golden Streams: Readymade No. 1. Esiste in due versioni, con e senza batteria e io preferisco di gran lunga quest’ultima.

Golden Streams senza batteria.
Golden Streams con batteria.

Il formato è mp4 audio (aac). Se avete qualche difficoltà, eccolo anche in RealAudio con e senza batteria.

HD Map

hd map

Con i nuovi hard disk da centinaia di Gb il file manager tradizionale sta entrando in crisi. È sempre più difficile trovare qualcosa in una lista sterminata di directory e sotto-directory.
Se pensate che per il 2011 sono annunciati nuovi HD da 4 Terabytes, capite che la questione si farà seria.
L’immagine che vedete è la mappa del mio hard disk fatta da questo programma di mapping. Quadrati e rettangoli sono file il cui tipo è evidenziato con il colore. P.es. i rettangoli azzurri sono file audio, i gialli sono immagini, il rosso è un video, ecc. La grandezza del blob riflette la dimensione del file.

Andandoci sopra con il mouse esce il nome del file e naturalmente esiste uno zoom. Il prossimo passo è implementare una serie di azioni sul file e si avrà un nuovo tipo di file manager.
Il modo in cui vediamo il computer sta cambiando.

Matematica e musica (01)

La trasposizione diretta della matematica in musica, di solito produce dei risultati abbastanza banali. C’è però qualche eccezione. Una è questa.

  1. Si calcolano le prime n (poniamo 100) cifre di un numero trascendente, uno di quei numeri non riducibili a frazione che hanno infinite cifre dopo la virgola, come π (pi-greco), φ (phi, la sezione aurea) o e (la base dei logaritmi naturali).
    In questo caso, usiamo la sezione aurea φ (phi). Il risultato è
    1.61803398874989484820458683436563811772030917980576
    286213544862270526046281890244970720720418939113748
  2. Si prendono le cifre così come sono, senza badare al punto decimale, cioè
    1,6,1,8,0,3,3,9,8,8,7,4,9,8,9,4,8,4,8,2,0,4,5,8,6,8,3,4,3,6,5, … etc.
    Questa sarà la nostra base per produrre altezze e durate. L’idea è che la generazione delle cifre decimali in questi numeri non è del tutto casuale. Infatti le cifre non hanno la stessa distribuzione, ma soprattutto la serie è ricca di ripetizioni, configurazioni ripetute, etc.
  3. Per ottenere le altezze, trasformiamo le nostre cifre in note con una codifica. Poniamo 1 = LA basso del piano e saliamo per semitoni. Quindi il DO più basso sarà 4 e poi, per ottave, gli altri DO saranno 16, 28, 40, 52, 64, 76, 88.
  4. Ora, riscaliamo l’intera serie, che va da 0 a 9, in modo che il minimo (0) corrisponda a 40 (C3) e il massimo (9) a 64 (C5). Otteniamo seguente serie di note:
    42,56,42,61,40,48,48,64,61,61,58,50,64,61,64,50,61,50,61,45,40, … etc
    In generale, risulta che

    • 0 = 40 = C3
    • 1 = 42 = D3
    • 2 = 45 = F3
    • 3 = 48 = G#3
    • 4 = 50 = A#3
    • 5 = 53 = C#4
    • 6 = 56 = E4
    • 7 = 58 = F#4
    • 8 = 61 = A4
    • 9 = 64 = C5

    Naturalmente avremmo potuto usare anche un altro intervallo, più o meno ampio di 2 ottave ottenendo risultati diversi.

  5. Ora piazziamo le durate. Decidiamo che
    • 0 = semicroma
    • 1 = croma
    • 2 = semiminima
    • 3 = minima

    e riscaliamo la serie numerica come sopra, ma restringendola fra 0 e 3 senza decimali. Ne consegue che

    • 0, 1, 2 = 0 = semicroma
    • 3, 4, 5 = 1 = croma
    • 6, 7, 8 = 2 = semiminima
    • 9 = 3 = minima

    ottenendo la serie seguente: 0,2,0,2,0,1,1,3,2,2,2,1,3,2,3,1,2,1,2, … etc.
    In questo esempio usiamo sempre durate canoniche (non irregolari) per non avere difficoltà di scrittura. Niente però impedisce di usare anche durate irregolari, affrontando qualche problema di scrittura. P.es, usando anche la durata di una croma terzinata, potreste trovarvi una successione come: semiminima – croma terzinata – semiminima e voglio vedere come lo scrivete. Oddio, in tanti brani contemporanei si fa anche di peggio, ma in questo esempio stiamo sul semplice.

  6. Bene. A questo punto abbiamo una serie di altezze e una di durate di pari lunghezza. Decidiamo un metronomo e suoniamo. Ecco il risultato finale. Simpatico, nervosetto, un po’ alla Xenakis anche se meno complesso.

Al lettore attento non sarà sfuggita una particolarità. Usando la stessa serie di partenza per altezze e durate, la durata aumenta via via che le altezze si alzano. Per evitarlo, basta retrogradare una delle due serie risultanti. In questo esempio abbiamo retrogradato le durate.

Cambiando l’estensione, poi i risultati sono diversi. Qui le altezze sono riscalate fra 4 e 64 usando buona parte dell’estensione del piano e rendendolo praticamente insuonabile da un umano a questa velocità.
Ecco infine una sovrapposizione di quest’ultimo frammento (1-64) e del precedente (40-64 con durate in retrogrado)

Chris Gilmour

Chris Gilmour è un artista inglese che vive a Udine.

I suoi materiali sono cartone e colla con cui crea riproduzioni di oggetti reali, spesso a grandezza naturale.

______________________

Chris Gilmour is an english artist living in Udine, Italy.

He creates lifesize replicas of everyday objects solely out of cardboard and glue.

Riflessioni su Deezer

deezer_logo

Ci sono alcune annotazioni da fare su servizi come Deezer:

La prima è che si tratta sicuramente di un bel passo verso il superamento dell’attuale modello di business per andare verso un sistema di distribuzione diffusa. Un passo che le netlabel hanno già fatto da tempo, ma senza star.
Puntualizzo: non voglio sminuire l’importanza delle netlabel, anzi, le stimo molto per le novità che distribuiscono (e presto ci sarò anch’io), ma per arrivare al grande pubblico, attualmente le star sono necessarie e perché la gente si abitui, il concetto di nuovo modello di distribuzione deve essere ribadito più e più volte.

Il punto in Deezer è la generalità. Ho collegato il portatile all’hifi, mi sono iscritto (l’iscrizione è gratuita, devi dargli una mail valida in cui ti mandano la pw e presumibilmente un tot di pubblicità, ma io ne avrò 20) e adesso sto facendo zapping fra le 11 pagine di Springsteen con un po’ di nostalgia per quando guidavo sulle strade d’America, dove il levare serve solo per aspettare il battere.
Mi sto facendo una playlist con un po’ di ballate, ma ieri, mentre lavoravo, mi sono ascoltato una bella fetta della produzione di Peter Gabriel.
Per uno come me, che non ascolta molto pop e che non ha bisogno di avere sempre musica nelle orecchie perché ho già la mia e a volte anche quella dei miei allievi e spesso mi piace ascoltare i suoni del mondo, una cosa come questa è già sufficiente. Basterebbe che avesse anche buona parte della musica sperimentale e la classica per essere del tutto soddisfacente.
In fondo, Deezer abbatte anche il P2P. Perché dovrei andare a cercare illegalmente della musica quando è già qui? Vero, da Deezer non si scarica, si ascolta e basta. Hanno fatto un bel lavoro per rendere difficile l’accesso all’url del brano; in pratica l’unico modo di “scaricarsi” un brano è collegare via software l’output all’input e darlo in pasto a un programma di hd recording, non banale per la massa.
Ma perché dovrei registrarmi i brani se per sentirli mi basta collegarmi e lanciare la mia playlist? Sicuramente qualcuno può dirmi “per metterli in un lettore e ascoltarli in treno o in auto”. Vero, ma a questo punto il problema è piuttosto un altro: quello della pervasività della rete. Il giorno (lontano) in cui vivremo in città cablate via wireless oppure il collegamento via cellulare costerà 2 lire questo problema sarà superato (vedi “Il futuro del mercato musicale“).

Quello che dobbiamo superare noi, invece, è la volontà di possesso. Non serve possedere qualcosa se è sempre disponibile. A cosa serve possedere il disco quando posso ascoltare la musica sempre? A qual pro possedere un’auto se esistesse un valido servizio di car sharing, come esiste in certe città, p.es. a Berlino? Perché avere una TV se posso vedere quello che voglio, quando voglio, su un monitor via internet? Secondo me è questo quello a cui si deve tendere: condivisione delle risorse non essenziali. E non essenziale è quasi tutto. Quando lo dico, qualcuno mi dà del comunista… manco fosse un insulto…

UPDATE!
Mi dicono che il car sharing esiste anche in Italia: vedere qui!

Ma torniamo a Deezer. In assenza di una ricerca avanzata, l’altra cosa interessante è la possibilità di ordinare i risultati della ricerca per titolo. Così saltano fuori le varie versioni dello stesso brano, magari eseguite anche da gruppi diversi. Per esempio, non sapevo che esistessero 5 versioni di Atlantic City, tutte diverse.

Infine, un’ultima annotazione.
Deezer non è il parto di chissà quale genio d’oltreoceano. Un rapido “whois” mostra che il servizio è francese. La sede è a Parigi in Boulevard de Sebastopol e i nomi dei responsabili nelle liste del RIPE, Jonathan Benassaya e Benjamin Bejbaum,sanno tanto di algerino. Bel colpo, ragazzi! 🙂

Deezer

Segnalato da Tertium Auris

Tanto per smentire il post precedente, piazzo questa segnalazione nella notte che precede l’upgrade day.

Deezer è un simpatico servizio in cui si possono cercare e ascoltare canzoni gratuitamente e legalmente, nonché creare le proprie playlist e condividerle.
L’area è fondamentalmente pop con un po’ di classica. È possibile anche richiedere l’inserimento di brani attualmente non presenti.
La disponibilità pop, comunque, è molto buona e va anche piuttosto indietro nel tempo. Tutto dipende dal grado di notorietà dell’individuo, es. di Robert Wyatt si trova Rock Bottom più due brani sparsi, dei Soft Machine 4 album, dei Genesis quasi tutto.
Il sistema di ricerca, però è idiota: qualsiasi parola si introduca viene cercata in titolo della canzone, band, album. Non ho trovato una ricerca avanzata.

Nocturnal

Nocturnal è uno degli ultimi brani di Edgar Varèse (1883-1965), lasciato incompiuto e terminato dal suo allievo e assistente Chou Wen-chung nel 1968 facendo, a mio avviso, un ottimo lavoro (non si avverte la mano di qualcun altro).
Ecco un estratto delle note di programma.

Nocturnal is a world of sounds remembered and imagined, conjuring up sights and moods now personal, now Dantesque, now enigmatic. Perhaps one should not read too much into a composer’s choice of words, but how, knowing Varèse’s unique career, could one resist wondering about the line, ‘I rise, I always rise after crucifixion’? What about the mocking, threatening, babbling emanations from the chorus, often directed to sound ‘as if from underground’ and ‘harsh’? Then there are the sounds remembered — the liquid beat on the wood block, the shrill whistling of the winds, the tenacious shimmering of the strings — the insistent sound of a mass of shuffling feet, the flourishes of drum beats, the sudden crashing outbursts. A phantasmagorical world? Yes, but as real as Varèse’s own life.

In completing the score … two principles were followed: (1) continuation of some of Varèse’s principal material of the original portion, following suggestions in his cryptic notes; (2) addition of new material from the few more elaborate sketches found, so as to illustrate more fully his ideas for this work and his concepts in the use of vocal sounds. All the details, whenever not specified in the sketches, are worked out according to the original portion or other sketches in which similar situations are found. The original portion ends with the words, ‘dark, dark, dark, asleep, asleep,’ sung by the soprano. This is clearly indicated in the published score. The added portion is purposely kept to the minimum length possible, just enough to include all suitable additional material and to provide structural coherence.

[Chou Wen-chung ]

 

venerdì 13 ottobre 1307

Oggi, 700 anni fa, l’Ordine Templare veniva distrutto da una mossa a sorpresa di Filippo IV il Bello, gli esponenti arrestati e i loro beni confiscati. La mossa riuscì in quanto venne astutamente avviata in contemporanea contro tutte le sedi templari; i cavalieri, convocati con la scusa di accertamenti fiscali, vennero arrestati.
Le accuse che investirono il Tempio furono infamanti: sodomia, eresia, idolatria. Vennero in particolare accusati di adorare una divinità pagana, il Bafometto. Nelle carceri del Re gli arrestati furono torturati finché non iniziarono ad ammettere l’eresia. Il 22 novembre 1307 il Papa Clemente V, di fronte alle confessioni, con la bolla Pastoralis præminentiæ ordinò a sua volta l’arresto dei templari in tutta la cristianità.

Era venerdì 13 ottobre 1307.

Cibo dalle Americhe

america
Dunque, ieri si celebrava la scoperta ufficiale dell’America (perché quella non ufficiale sembra proprio essere stata fatta dai Vichinghi). Pensandoci, chissà perché, mi sono messo a elencare tutte le cose commestibili arrivate in Europa solo dopo quell’evento e la lista è abbastanza impressionante.
Abbiamo, in ordine sparso:

  • cacao: come si facesse prima a vivere senza cioccolata è un mistero
  • pomodori: a quanto sembra quelli antichi erano gialli, da cui il nome. Prima, la pasta, che già esisteva, veniva condita con burro o simili, una montagna di formaggio e a volte, pepe
  • patate, il che, per uno diventato grande a patatine fritte…
  • peperoni e peperoncino, altra parte fondamentale della mia dieta
  • mais (o granturco); la polenta c’era già, ma era prodotta con altri cereali: orzo e farro, segale, miglio, grano saraceno e anche frumento
  • i cosiddetti fagioli bianchi di Spagna, ma anche i fagiolini verdi (tegoline) e i fagioli di Lima
  • tacchino
  • arachidi
  • vaniglia
  • ananas
  • alcune delle mie bevande preferite, come rum, tequila e simili
  • infine lo zucchero, che arrivava già in Europa, ma solo dopo la scoperta dell’America iniziò ad arrivare in grandi quantità.

In cambio abbiamo portato il frumento, il riso, i cavalli, le mucche, i maiali, il cristianesimo, ma soprattutto le epidemie.
Malattie come il vaiolo, l’influenza, la varicella ecc. erano pressoché inesistenti in America. La maggioranza di questi virus e batteri era presente nei corpi degli animali da soma come cavalli, bovini o suini, che furono trasportati dagli europei. Nel continente antico questi virus erano presenti da millenni per cui le popolazioni di Europa, Asia e Africa avevano sviluppato anticorpi a queste malattie. Nel Nuovo Mondo invece, questi mammiferi non erano presenti e gli indigeni erano stati pressoché isolati dal Continente Antico per più di 40 millenni. Il risultato fu un genocidio (involontario): si stima che circa l’80 per cento della popolazione indigena delle Americhe perì in un periodo di tempo che va dal 1492 al 1550. Circa un decimo dell’intera popolazione mondiale di allora (500 milioni circa) fu eliminato dalle malattie.

Grand Alap: A Window in the Sky

The word alap refers to the opening passage of Raga music. In the music of India, the alap tends to display improvisational materials which relate to the music which will follow, yet it contains a deep expressivity. In the work Grand Alap, the opening passage serves as a kind of ritual offering to all surrounding spirits and is a request for permission to begin the performance. This practice has occurred in the music-making practices of cultures throughout parts of Asia for many centuries, including Cambodia. The subtitle ‘A Window in the Sky’ is a reference to the recent scientific discovery of hundreds of newly found galaxies (with the assistance of the Hubble telescope) and perhaps relates to the expository quality of the work, and its expansiveness.

Grand Alap requires the percussionist to be male and the cellist to be female, as each of them has a vocal part which is both separate and related to their instrumental parts. Each of them is required to articulate certain phonemes as well as to sing. Some of the phonemes used are derivative of the sounds used to communicate percussion techniques in regions of South and Southeast Asia while others resemble words in a few ancient languages. A few words have meaning in the Khmer (Cambodian) language, which derives from Pali and Sanskrit: ‘Soriya’ is the sun, ‘Mekhala’ is the goddess of water, and the words ‘Mehta/Karona’ refer to the concept of greater compassion.

Grand Alap consists of countless fragments strung together like beads on a necklace in a complete circle. Some of these fragments bear distinct references to particular personae. The sections entitled ‘Entering into Trance’ and ‘In Trance’ require that the percussionist execute those fragments while in a kind of altered state, or as if thrown into an unearthly dimension. In the section entitled ‘An Angel Voice’ the cellist is to sing a musical phrase with a pure and balanced expression, as if coming from a heavenly place. ‘Rising On the Seventh Day’ symbolizes a ‘rebirth’ of the soul, which is a reference to traditional Khmer theatre, and ‘Departure of the Angel’ is the very last fragment of the work.

The vocal lines in Grand Alap have numerous functions. While at times they are an integral part of the texture and sonority, they also represent the locus of each musical personae or fragment, which are then strung together, as stated before, in a kind of necklace. Sometimes the vocalizations extend instrumental sounds or vice versa while at other times they are interlocked with instrumental sounds. The role of the voices is also often ‘broken’ and detached from the instrumental activity, allowing for instrumental sound to develop alone at certain moments. Instrumental display is continuous throughout the piece, while the voices can be said to contribute dots and dashes, or curves of expressive colors in a painting which emerge out of the canvas. Here, the surface of the canvas is represented by the ever-present instrumental sonority.

Grand Alap was commissioned by Maya Beiser and Steven Schick and made possible by the commissioning program of Meet the Composer/Reader’s Digest. This work grew out of a series of collaborative sessions between the composer and the commissioning performers.

Chinary Ung was born in 1942 in Cambodia and began studying the clarinet in Phnom Penh. He emigrated to the USA in 1964, finishing his clarinet studies and enrolling in composition at Columbia University.
Graduating in 1974, he turned back to his home country, studying Khmer musical traditions for the next decade.
Since 1995 he has taught at the University of California, San Diego.
About his music he says:

I believe that imagination, expressivity, and emotion evoke a sense of Eastern romanticism in my music that parallels some of the music-making in numerous lands of Asia. Above all, in metaphor, if the Asian aesthetic is represented by the color yellow, and the Western aesthetic is represented by the color blue, then my music is a mixture — or the color green.

Chinary Ung – Grand Alap: A Window in the Sky (1996), per violoncello e percussioni
Iva Casian-Lakos, cello, voice – John Ling, percussion, voice


My note:

C’è una interessante estetica che si va sviluppando in anni relativamente recenti: quella di coloro che hanno assorbito ed elaborato elementi culturali lontani e diversi. È qualcosa che va al di la di quello che il pop etichetta banalmente come world music. Non si tratta semplicemente di piazzare una melodia orientale su un ritmo occidentale o viceversa o ancora di suonare rock con lo shamisen.
Se ascoltate questo brano noterete come l’atmosfera oscilli continuamente fra est e ovest, con la sonorità tipicamente occidentale del violoncello, che a tratti si fa orientale con scale e pedali, le percussioni che stanno ora qui ora là e le voci che sono trattate con emissione molto orientale. È un bel mix, frutto di studio, di idee, non banale e non superficiale.
Personalmente, come atteggiamento (non come musica), mi ricorda un po’ Takemitsu quando faceva affiorare atmosfere tipicamente giapponesi da insiemi strumentali del tutto occidentali.

Praise Ye The Lord

praise

The Legendary Guitar Amp Tape

On March 15, 1969, The Velvet Underground played its last show of a three-day engagement at The Boston Tea Party in Boston, Massachusetts. The entire set was recorded by a fan directly from Lou Reed’s guitar amplifier. The result is that Lou’s guitar is out in front of everything else. Vocals and bass are nearly inaudible, so the songs become raw blasting instrumentals.
This is one of the most interesting Velvet Underground recordings available and definitively a very special experience…


PLAY LOUD!

The Velvet Underground – Sister Ray (RealAudio)

More tracks here

UPDATE
Sometimes the site is unavailable due to the Geocities band limit. Try later.

I Radiohead saltano il fosso

Da vari giorni, ormai, tutti parlano dell’iniziativa dei Radiohead che hanno deciso di tagliare fuori le major del disco e vendere il nuovo disco, In Rainbows, direttamente dal proprio sito.
Hanno colpito anche le modalità della vendita, con il pubblico chiamato a fare un’offerta libera per la versione digitale del disco.
In breve, i prodotti in vendita sul sito radiohead.com sono due, l’uno fisico, l’altro digitale:

  • quello fisico è un lussuoso discbox comprendente due CD e due vinili con materiale inedito. Uno dei CD è un mixed con alcuni brani, immagini e artwork vario. L’acquisto include anche la versione digitale del disco.
    Il box è a prezzo fisso: £ 40 (circa € 60) e sarà spedito a partire dal 3 dicembre (si accettano prenotazioni).
  • Il prodotto digitale, invece, è il nuovo disco senza il materiale extra contenuto nel box. Suppongo che il formato sia MP3, ma ne ignoro la qualità (nulla è riportato sul sito; sarebbe bello poter scaricare anche un formato senza perdita). Soprattutto, però, non si specifica se il formato digitale è affetto da DRM (protezione contro la copia). I download inizieranno il 10 ottobre, ma anche qui si può prenotare.
    Il punto interessante di questa seconda opzione, però, è il prezzo: come si dice sul sito, “really, it’s up to you”. Trattasi, cioè, di offerta libera: l’acquirente può offrire un prezzo qualsiasi scrivendolo nelle apposite caselline. Il minimo è nulla (ma se scrivi £ 00.00 finisci in una lunga coda, poi passi; non ho provato ad andare avanti, al limite si può offrire 1 penny + 45 pence di commissione carta di credito).

Non si tratta di una novità: gia la netlabel Magnatune (di cui abbiamo già parlato) e il negozio canadese Sheeba, fanno così (anche se Magnatune ha un’offerta minima di € 4). Quello che è importante, però, è che a farlo sia una delle più famose band del pianeta, il che dà coraggio anche agli altri e se non bastasse, offre alla gente un argomento sensato: “questo significa che vendere un disco a pochi soldi è possibile, quindi, perché dovremmo pagare € 18?”.
In effetti, come riferisce il Times, la notizia, annunciata con 4 righe sul blog della band, ha lasciato attoniti parecchi dirigenti delle major. Sempre secondo il Times, uno di loro ha dichiarato:

Sembra un’altra campana a morto; se la migliore band del mondo vuole andare avanti senza di noi, qual è il futuro del business musicale?

Fra le star, aveva cominciato Prince, vendendo il proprio disco come allegato a un periodico, anche se in cambio di un sostanzioso assegno.
Ora Thom Yorke ricara la dose spiegando la posizione della band con parole educate, ma pesanti (all’inglese):

I like the people at our record company, but the time is at hand when you have to ask why anyone needs one. And, yes, it probably would give us some perverse pleasure to say ‘F___ you’ to this decaying business model.

Trad. mia
Mi piace la gente della nostra compagnia discografica, ma è venuto il momento di chiedersi se qualcuno ha ancora bisogno di loro. E sì, probabilmente c’è anche un certo piacere perverso nel mandare questo decadente modello di business a farsi fottere.

Alla nuova luna

Una poesia di Quasimodo (da “La terra impareggiabile”, 1958) scritta in occasione del lancio dello Sputnik-I, prima Luna artificiale.

Alla nuova Luna

In principio Dio creò il cielo
e la terra, poi nel suo giorno
esatto mise i luminari in cielo,
e al settimo giorno si riposò.
Dopo miliardi di anni l’uomo,
fatto a sua immagine e somiglianza,
senza mai riposare, con la sua
intelligenza laica,
senza timore, nel cielo sereno
d’una notte d’ottobre,
mise altri luminari uguali
a quelli che giravano
dalla creazione del mondo. Amen.

Sputnik 1

sputnik

UPDATE 2023

50 anni fa, lo Sputnik 1 (in russo Спутник, satellite) fu il primo satellite artificiale in orbita nella storia. Venne lanciato il 4 ottobre 1957 dal cosmodromo di Baikonur, nell’odierno Kazakistan, grazie al vettore R-7 (Semyorka). In russo la parola Sputnik significa compagno di viaggio, inteso come satellite in astronomia. Fu progettato dall’Unione Sovietica, anche grazie ai missili tedeschi V2 reperiti nella Seconda Guerra Mondiale. Il programma Sputnik ebbe inizio nel 1948, quando si intuì la possibilità di modificare missili militari in vettori per il lancio di satelliti. L’annuncio del successo del lancio venne dato da Radio Mosca la notte tra il 4 e il 5 ottobre 1957. Con il lancio dello Sputnik 1 l’Unione Sovietica prese in contropiede gli Stati Uniti, che solo il 31 gennaio 1958 mandarono in orbita il loro primo satellite: l’Explorer 1. Gli strumenti a bordo dello Sputnik 1 rimasero funzionanti per 21 giorni. Lo Sputnik 1 aveva lineamenti ben più semplici di un satellite artificiale odierno, era infatti formato solo da una sfera pressurizzata di alluminio di 58 cm di raggio e da 4 antenne lunghe circa 2,5 metri. Bruciò durante il rientro in atmosfera il 3 gennaio 1958 dopo circa 1400 orbite e 70.000.000 km.
Ecco un’immagine ad alta risoluzione dell’oggetto.
[da Wikipedia]

Un mese dopo, il 3 novembre, venne lanciato lo Sputnik 2 con a bordo la cagnetta Laika.

Il beep-beep dello Sputnik, che si poteva ricevere più volte al giorno, quando il satellite passava sugli USA, fu una doccia fredda sia per la nascente industria aerospaziale americana che per politici e militari. Nell’ottica della guerra fredda, infatti, chi poteva mettere in orbita un satellite avrebbe potuto facilmente fare lo stesso con una bomba.

R.E.M. Reloaded

remdrive xv

Dopo aver convinto una dozzina di band a risuonare l’intero Ok Computer dei Radiohead a dieci anni dall’uscita, il blog Stereogum ha fatto la stessa cosa per Automatic for the People dei R.E.M., del quale si festeggia il quindicesimo anniversario.
L’ascolto, a fronte dell’originale, è un ottimo test per capire come sia mutato il sound negli ultimi 15 anni.
Il disco, che in questa versione ha assunto il titolo di Drive XV, coinvolge band come Veils, Rogue Wave, Meat Puppets e può essere scaricato liberamente da questa pagina.
Potete ascoltarlo anche da qui grazie al player di Stereogum.

you should see the stereogum.com drive xv player here if you have flash

Pubblicato in Pop

Passages of the Beast

Passages of the Beast (1978) by Morton Subotnick

From 1977 Subotnick began to explore the relationship between performers and technology in a series of “ghost” pieces for instruments and interactive electronics. In these compositions, the ghost score is a silent digital program which activates electronic modules to modify the instrumental sounds with regard to pitch, timbre, volume, and location of the sounds. Each work has its own digital program which controls a standardized ghost box. The ghost electronics were designed by Donald Buchla and built by John Payne according to the composer’s specifications; funding was provided by a grant from the Rockefeller Foundation. There are fourteen ghost works (composed between 1977 and 1983), and, at present, Subotnick feels he has finished this series. While the ghost pieces have used electronics to modify instrumental sounds, it appears Subotnick’s next compositional period will involve having instruments control computer generated sounds.
Subotnick states:

The title Passages of the Beast refers to the rites of passage, of beastness to humanness, the passion of the beast and human awareness joined. The clarinet is treated as both a very old instrument (through a series of invented fingerings to get some of the non-diatonic qualities back into the technique) and a modern instrument, paralleling, more or less, the transition or passages from beast to human. The almost programmatic quality of the work is in keeping with the mainstream of my work for more than a decade. Passages, in particular, deals metaphorically with the evolution of the human spirit, and was one of a group of works which led up to the final (as of this writing) piece in the series, The Double Life of Amphibians, a ninety minute staged tone poem which received its world premiere at the 1984 Olympics Arts Festival in Los Angeles.

 

The Tides of Manaunaun

La prima composizione per pianoforte con massiccia presenza di cluster.

Henry Cowell (1897-1965) – The Tides of Manaunaun (c. 1912) – Sorrel Hays, piano

The Tides of Manaunaun was written as a prelude to an opera based on Irish mythology. In Irish mythology, Manaunaun was the god of motion and of the waves of the sea; and according to the mythology, at the time when the universe was being built, Manaunaun swayed all of the materials out of which the universe was being built with fine particles which were distributed everywhere through cosmos. And he kept these moving in rhythmical tides so that they should remain fresh when the time came for their use in the building of the universe.
[Henry Cowell]

An Idyll for the Misbegotten

George Crumb – An Idyll for the Misbegotten (1986)
per flauto amplificato e 3 percussioni
Kristen Halay flauto, Brian Scott, W. Sean Wagoner, Tracy Freeze percussioni

I feel that ‘misbegotten’ [trad: figlio illegittimo, bastardo] well describes the fateful and melancholy predicament of the species homo sapiens at the present moment in time. Mankind has become ever more ‘illegitimate’ in the natural world of plants and animals. The ancient sense of brotherhood with all life-forms (so poignantly expressed in the poetry of St. Francis of Assisi) has gradually and relentlessly eroded, and consequently we find ourselves monarchs of a dying world. We share the fervent hope that humankind will embrace anew nature’s ‘moral imperative.’
[George Crumb]

Crumb suggests, “impractically,” that the music be “heard from afar, over a lake, on a moonlit evening in August.” (Crumb) Over a slow bass drum tremolo, the flute begins its haunting melody, which over the course of the piece includes quotations of Claude Debussy’s solo flute piece Syrinx and spoken verse by the eighth-century Chinese poet Ssu-K’ung Shu: “The moon goes down. There are shivering birds and withering grasses.” Far from a traditionally peaceful idyll, the music’s energy and dynamics gradually rise and fall, with a sense of desolation throughout.