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Archive for November, 2007

21

Nov

Altra Scena

Scritto da:Mauro Graziani @ 2007.11.21.00.01.23 — Archiviato in: Teatro

Altra Scena è un blog, nato recentemente e dedicato a una forma d’arte di cui finora non ci eravamo mai occupati: il teatro.
Ricco di podcast e di cose da ascoltare, il blog si dedica a teatro sperimentale e radio-theatre.

Da Altra Scena

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20

Nov

Ancora morphing

Scritto da:Mauro Graziani @ 2007.11.20.00.01.10 — Archiviato in: Pittura, Videoarte

Fantastico! Ce ne sono altri due, più brevi, dedicati a Van Gogh e Picasso.
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Incredible! Two more morphing videos showing Van Gogh and Picasso portraits.


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19

Nov

MunArt

Scritto da:Mauro Graziani @ 2007.11.19.04.55.30 — Archiviato in: Concettuale

Per il centenario di Bruno Munari, un sito a lui dedicato.

Ci ho trovato questa poetica citazione di Buzzati sulle macchine inutili:

…ciascuna ha una sua speciale personalità; alcune hanno persino i loro estri bizzarri, un giorno sono vivaci e agitatissime, e il giorno dopo cadono in un incomprensibile letargo… Una volta lasciate a se stesse, le macchine inutili si sottraggono al controllo umano acquistando una esistenza autonoma e lo stesso Munari che le ha create, candido negromante, non riesce più a signoreggiarle. Ancora al buio più nero esse continuano a girare.
Noi dormiamo e loro no. Ci svegliamo e sono ancora là che ruotano, accompagnando con dolcezza l’irreparabile fuga del tempo
[Dino Buzzati, 1948]

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19

Nov

Donne nel cinema

Scritto da:Mauro Graziani @ 2007.11.19.00.01.34 — Archiviato in: Arte Visuale

Con le stesse modalità di cui abbiamo parlato due giorni fa (l’autore è lo stesso), ecco un video sulle donne nel cinema. Questa volta l’elenco completo è qui sotto.
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Another morphing video. This time about women in film.

The list:
Mary Pickford, Lillian Gish, Gloria Swanson, Marlene Dietrich, Norma Shearer, Ruth Chatterton, Jean Harlow, Katharine Hepburn, Carole Lombard, Bette Davis, Greta Garbo, Barbara Stanwyck, Vivien Leigh, Greer Garson, Hedy Lamarr, Rita Hayworth, Gene Tierney, Olivia de Havilland, Ingrid Bergman, Joan Crawford, Ginger Rogers, Loretta Young, Deborah Kerr, Judy Garland, Anne Baxter, Lauren Bacall, Susan Hayward, Ava Gardner, Marilyn Monroe, Grace Kelly, Lana Turner, Elizabeth Taylor, Kim Novak, Audrey Hepburn, Dorothy Dandridge, Shirley MacLaine, Natalie Wood, Rita Moreno, Janet Leigh, Brigitte Bardot, Sophia Loren, Ann Margret, Julie Andrews, Raquel Welch, Tuesday Weld, Jane Fonda, Julie Christie, Faye Dunaway, Catherine Deneuve, Jacqueline Bisset, Candice Bergen, Isabella Rossellini, Diane Keaton, Goldie Hawn, Meryl Streep, Susan Sarandon, Jessica Lange, Michelle Pfeiffer, Sigourney Weaver, Kathleen Turner, Holly Hunter, Jodie Foster, Angela Bassett, Demi Moore, Sharon Stone, Meg Ryan, Julia Roberts, Salma Hayek, Sandra Bullock, Julianne Moore, Diane Lane, Nicole Kidman, Catherine Zeta-Jones, Angelina Jolie, Charlize Theron, Reese Witherspoon, Halle Berry


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18

Nov

Quarti di tono

Scritto da:Mauro Graziani @ 2007.11.18.00.01.47 — Archiviato in: 900 storico

ivesDai quarti di tono incidentali di Van Halen, passiamo ai quarti di tono intenzionali di Charles Ives (1874–1954) con questi Three Quarter-Tone Pieces for Two Pianos del 1924 (sono gli anni in cui, in Europa, i Viennesi formalizzano le regole della dodecafonia).

È interessante e anche divertente sapere qualcosa di più sul rapporto tra Ives e la microtonalità e sul modo in cui quest’ultima viene ottenuta in questi pezzi.
Rendere microtonale un pianoforte, in effetti, è un problema. A prima vista, sembra che ci siano solo due modi: o si riaccorda interamente il pianoforte, perdendo, però, metà dell’estensione, oppure si ricorre a uno strumento appositamente costruito.
C’è, però, una terza via ed è quella utilizzata da Ives in questi pezzi: usare due pianoforti uno dei quali è accordato 1/4 di tono più alto dell’altro. Ovviamente i due strumenti devono essere uguali e i due pianisti devono essere molto accurati sia come tempo che come tocco e dinamiche perché il tutto deve suonare come un unico strumento e vi sono accordi e frasi in cui l’uno esegue note complementari all’altro.

I rapporti fra Ives e la microtonalità sono curiosi e risalgono all’infanzia in una famiglia di musicisti. Il padre, però, era anche un appassionato di bricolage. Aveva costruito una specie di arpa fra cui aveva teso 24 o più corde per sperimentare con i quarti di tono. In seguito, come racconta lo stesso Ives, aveva composto alcune canzoni in quarti di tono e cercava di convincere la famiglia a cantarle, tentativo rapidamente abbandonato per essere ripreso solo come forma di punizione.
Ciò nonostante, al piccolo Charles, alcune di queste canzoni, quelle che erano temperate e usavano i microtoni solo come note di passaggio, piacevano.

Ives ricorda anche il padre aveva l’orecchio assoluto, ma lo considerava una cosa disturbante e quasi vergognosa, affermando che “tutto è relativo; solo i pazzi e le tasse sono assoluti”. E ad un amico, diplomato al conservatorio di Boston, che gli chiedeva come mai, nonostante il suo orecchio, insistesse nel produrre dissonanze al piano, rispose “Io avrò anche l’orecchio assoluto, ma, grazie a Dio, il piano non ce l’ha”.

L’influenza del padre spiega anche l’atteggiamento di Charles Ives nei confronti della tonalità: “Non vedo perché la tonalità, come tale, debba essere eliminata, così come non vedo perché debba sempre essere presente”.
Così, mentre in Europa si preparava un conflitto ideologico atonale contro tonale, in America si assestavano i fondamenti di quell’atteggiamento neutrale che avrebbe prodotto gente come Cage, Feldman, Wolff e molti altri, estendendo la sua influenza fino al presente.

In questo brano, il primo e il terzo movimento erano stati concepiti per un unico pianoforte con due tastiere. Un ordigno del genere era stato effettivamente costruito in via sperimentale e in pratica, era costituito da due arpe, due meccaniche e due tastiere sovrapposte, incluse nello stesso box. Questi due movimenti sono basati su una serie di accordi, quasi nello stile di un inno, che all’inizio lasciano all’orecchio il tempo di assorbire le stranezze prodotte dai quarti di tono. Si nota in modo particolare nel I° mov. che presenta all’ascoltatore il materiale sonoro in modo graduale, quasi didattico. Ciò non toglie che, alle nostre orecchie educate al sistema temperato, l’insieme dia spesso l’impressione di un pianoforte scordato.
Su questo tessuto, si dispiega poi una linea cantabile che, nel III° mov., riprende e distorce una canzone popolare (America, my country ’tis of thee), sottolineando il verso “land where my fathers died!”.
L’allegro, invece, è vigoroso e vivace, diviso ritmicamente fra i due pianoforti.

Il brano è tratto da Art of The States ed è in formato RealAudio. Agli interessati segnalo questa incisione che contiene anche la Sonata Concord. Esecutori Aimard e Lubimov, a soli € 4.60.
Ecco anche una tesi di Myles Skinner in inglese che discute l’utilizzo della microtonalità nella musica occidentale moderna.

Charles Ives - Three Quarter-Tone Pieces for Two Pianos (1924)
Donald Berman e Stephen Drury, pianoforte


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17

Nov

-3

Scritto da:Mauro Graziani @ 2007.11.17.04.56.58 — Archiviato in: Varie

-3Quella nel cerchio giallo è la temperatura esterna, misurata all’aeroporto, che arriva sul mio computer via internet.

È la prima volta che la vedo sotto zero, ma siamo solo a metà novembre…
Sarà un lungo inverno…

Se volete consolarvi, a Yakutsk c’è il sole e la temperatura è meno 31. E siamo solo a metà novembre…


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17

Nov

Classica Viva

Scritto da:Mauro Graziani @ 2007.11.17.01.42.19 — Archiviato in: Classica

Che esista una netlabel italiana dedicata alla musica classica fa solo piacere. Che ne esistano due fa ancora più piacere.
Quindi blogghiamo anche Classica Viva che ci ha gentilmente segnalato la sua presenza (e speriamo ne saltino fuori altre).

logoA differenza di OnClassical, Classica Viva vende principalmente tracce singole in formato MP3, quasi tutte a € 0.50 ciascuna (per tutte c’è un preview) indirizzandosi, così, verso un target un po’ diverso da quello dei già citati colleghi. È difficile, infatti, che un audiofilo si accontenti di un MP3, ma d’altra parte in questo modo è molto più facile raggiungere settori di pubblico più vasti.
In effetti le statistiche di Nielsen SoundScan relative al 2006, di cui abbiamo riferito, mostrano una decisa crescita (+22.5%) della musica classica, che viene generalmente spiegata con la disponibilità di singoli brani su servizi come iTunes e simili.
Il fatto è che certi brani di classica, anche se spesso non completi (tipo, un solo movimento di una sonata), sono innegabilmente belli ed emozionanti anche per le orecchie di un pubblico non abituato al genere e il trovarli in lista su iTunes a € 0.99 fa sì che, quando qualcuno spende una ventina di euro in singoli brani, magari ne metta dentro un paio, mentre non acquisterebbe mai un intero album.
Per completezza, però, bisogna ricordare che questi acquisti sono trainati da un catalogo che, in massima parte, è pop ed è invece difficile che questo tipo di acquirente vada su un sito dedicato solo alla musica classica. Non so. Magari il prezzo di 0.50, sensibilmente minore, può fare la differenza. Vedremo…
In ogni caso, ricordiamo che Classica Viva vende anche normali CD a € 12 e registrazioni complete di concerti.

L’attività di questa etichetta, comunque, non si ferma alla musica registrata. Distribuisce anche partiture, libri e audiolibri con il contorno di varie iniziative fra cui un blog e una rivista online (le altre iniziative le lascio scoprire a voi altrimenti non c’è gusto).
Ovviamente le auguro tutto il successo che merita.

Qualche appunto, invece, lo farei non come musicista, ma come informatico.
Prima di tutto, secondo me, ci vorrebbe un pulsante per fermare la musica che parte quando si carica il sito. Non che non ami Rameau (e il suono del clavicembalo di Ligoratti è bello anche con gli schifosissimi altoparlanti del portatile), ma il punto è che, quando ho caricato la pagina, stavo ascoltando dell’altra musica.
Secondariamente, sempre imho, java farà le scritte scorrevoli, ma stressa anche il processore e rallenta un po’ tutto, il che, considerando che le pagine sono piuttosto piene, non è una bellissima idea.

Dal blog di Classica Viva, la Ciaccona di Bach-Busoni nell’interpretazione di Stefano Ligoratti


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17

Nov

500 anni di arte

Scritto da:Mauro Graziani @ 2007.11.17.00.01.11 — Archiviato in: Pittura, Videoarte

Questo notevole video mostra, in un sorprendente gioco di morphing, circa 500 anni di pittura.

Lo fa concentrandosi su un genere: quello del ritratto femminile, sacro e profano, passando attraverso 90 opere ordinate più o meno storicamente: da un’icona di Novgorod della fine del 12mo secolo fino a un Picasso del 1946. Qui trovate l’elenco completo.

La colonna sonora è la sarabanda dalla Suite no. 1 per violoncello solo di J. S. Bach, esecutore essendone Yo-Yo Ma.
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Here is a morphing video showing the evolution of female portrait in western art, from a Novgorod icon (2nd half of the 12th c.) to Picasso. Click here for the complete list.


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16

Nov

100 Immagini

Scritto da:Mauro Graziani @ 2007.11.16.00.01.40 — Archiviato in: Fotografia, Storia

Anna FrankDigital Journalist, un sito affiliato all’Università del Texas, ha pubblicato le 100 foto che hanno cambiato il mondo, tratte da LIFE Magazine (il link di entrata è in fondo alla pagina introduttiva).

Al di là della retorica nel titolo, la mostra, perché di mostra si tratta, è bellissima, emozionante e a tratti scioccante. Sono quasi tutte immagini storicamente significative e fanno pensare.
Questa è la prima: la ragazzina un po’ malinconica, qui a destra, è Anna Frank.
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Digital Journalist, a web site affiliated with the University of Texas, has posted 100 world-changing photographs by the iconic LIFE magazine. You can read the introduction to the collection here, or start with the first powerful image and then advance through a sampling of the other impact-filled images that topped their list.

from Open Culture


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15

Nov

Barry Truax

Scritto da:Mauro Graziani @ 2007.11.15.00.10.21 — Archiviato in: Elettroacustica

Truax ca. 1949La prima volta che incontrai Barry Truax (nella foto a 2/3 anni), al CSC di Padova alla fine degli anni ‘70, io ero uno studente e lui era già un guru della computer music che aveva al suo attivo il POD (un software per la composizione assistita da computer) e una convincente sistematizzazione compositiva della modulazione di frequenza e alcuni brani che la sfruttavano, come Sonic Landscape e Androginy.

Già allora Truax utilizzava il concetto di “paesaggio sonoro”, mutuato dal World Soundscape Project, di cui aveva fatto parte nel 1973. Più tardi sarebbe stato uno dei pionieri della sintesi granulare.

I lavori di Barry che preferisco sono le composizioni elettroacustiche in cui dà prova di grande maestria nella elaborazione del suono, come “Basilica“, interamente basato sulle sonorità delle tre campane della cattedrale di Quebec City (Truax è canadese, vive e lavora a Vancouver) o “Temple“, elaborazione di campioni vocali registrati nella riverberante cattedrale di San Bartolomeo, a Busetto (Italia) o ancora “Steam“, dedicato alla grande varietà di fischietti e corni da nebbia che popolano il paesaggio sonoro del Canada. Nello stesso modo mi piacciono i suoi brani di sintesi, come “Arras“, ispirato agli arazzi dell’omonima città francese. (estratti audio sotto la parte in inglese)
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Truax from Wikipedia

Barry Truax (born 1947) is a Canadian composer who specializes in real-time implementations of granular synthesis, often of sampled sounds, and soundscapes. He developed the first ever implementation of real-time granular synthesis, in 1986, the first to use a sample as the source of a granular composition in 1987’s Wings of Nike, and was the first composer to explore the range between synchronic and asynchronic granular synthesis in 1986’s Riverrun. The real-time technique suites or emphasizes auditory streams, which, along with soundscapes, inform his aesthetic.
Truax teaches both electroacoustic music and computer music and acoustic communication at Simon Fraser University. He was one of the original members of the World Soundscape Project. His students include John Oswald.
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Barry Truax works excerpts (from the author’s site where you can listen to many other sound examples)

  • Basilica (1992) for two or eight digital soundtracks
  • Temple (opening) (2002) for eight digital soundtracks
  • Steam (2001) for alto flute and two digital soundtracks (Chenoa Anderson, alto flute)
  • Arras (1980) for four computer-synthesized soundtracks

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