17
Feb
17
Feb
16
Feb

Markus Kison ha realizzato un burka “bluetooth enabled” che invia una immagine a tutti i cellulari raggiungibili.
Ovviamente, trattandosi di un abito che da noi è percepito come simbolo di oppressione nei confronti delle donne, si suggerisce che queste ultime potrebbero utilizzarlo per rendere manifesta la propria immagine (o un proprio avatar).
L’inventore afferma che
The virtual appeals can not be gathered by the laws of the Koran and so the CharmingBurka fulfills the desire of living a more western life, which some Muslim women have today.
Bisogna sempre vedere cosa ne pensano i giudici della sharia che hanno condannato donne per molto meno.
Francamente, non so se prenderlo come una cosa seria o una provocazione. E se è una provocazione, è una provocazione utile o fine a se stessa?
D’altra parte Markus Klein non è nuovo alle provocazioni. Guardate questo Ticker Cross, un crocifisso collegato in rete con un display che, oltre a esibire la tradizionale scritta INRI, fa scorrere le quotazioni delle azioni in mano al Vaticano.

Via Boing Boing
15
Feb
Finora ci sono state ben 277 risposte alla sfida lanciata circa un anno fa da tale 13Strings su YouTube che invitava a mostrare i propri strumenti autocostruiti e tutte mostrano un notevole grado di inventiva. Pochi hanno tentato di replicare strumenti reali, parecchi si sono ispirati a modelli già esistenti apportando delle innovazioni, molti hanno fatto ricorso all’elettronica.
Devo dire, però, che fra le cose che ho visto fino a questo momento, quello che mi ha veramente colpito è un ordigno meccanico dal sapore arcaico, quasi un oggetto da archeologia industriale, che produce sonorità macchinistiche da sfregamento in un loop dolcemente irritante. Ha un titolo: Transition Song
14
Feb
The Vegetable Orchestra performs music solely on instruments made of vegetables. Using carrot flutes, pumpkin basses, leek violins, leek-zucchini-vibrators, cucumberophones and celery bongos, the orchestra creates its own extraordinary and vegetabile sound universe. The ensemble overcomes preserved and marinated sound conceptions or tirelessly re-stewed listening habits, putting its focus on expanding the variety of vegetable instruments, developing novel musical ideas and exploring fresh vegetable sound gardens.
Suonano veramente con carote, zucchine, zucche, porri, cocomeri, sedano.
12
Feb
Da circa un mese, l’aeroporto della famigerata Area 51, che vedete in questa foto da satellite (cliccatela per ingrandirla molto) ha formalmente un nome: Homey Airport.
Lo rende noto la newsletter dell’AOPA (Aircraft Owners & Pilots Association). Finora, infatti, l’aeroporto più famoso e segreto d’America compariva sui software di volo e sui GPS soltanto con una sigla: KXTA (acronimo di … cosa?), ma il sottoscritto ricorda ancora i bei tempi in cui il suo radiofaro rispondeva con il morse di Dreamland.
Non pensate, però, che adesso ci si possa tranquillamente atterrare. Nei software per i piani di volo Homey è descritto come “Private, VFR, No Fee, Customs Info Unavailable”.
Il nuovo nome conserva comunque un aspetto inquietante. Homey significa “familiare, casalingo”. Visto il segreto che lo circonda e l’impossibilità di atterrarvi, questo aeroporto è familiare e casalingo per chi?
Per ulteriori informazioni: Dreamland Resort che presenta anche questa stessa foto commentata.
11
Feb
Wolfang Rihm è una figura abbastanza importante nella musica contemporanea tedesca. Nato nel 1952 a Karlsruhe, di formazione musicale tradizionale, pur avendo poi studiato con Stockhausen non aderì mai completamente allo sperimentalismo di Darmstadt e Donaueschingen.
Quando compongo io non voglio sforzarmi perché venga fuori la costruzione o il piano dell´opera, ma voglio partecipare al flusso cangiante delle forme; io voglio solo andare dentro, essere trascinato.
Di Rihm si può trovare su AGP la sua seconda opera, Jakob Lenz (1977/78) per solisti, coro e orchestra da camera: due oboi (anche corno inglese), un clarinetto (anche clarinetto basso), un fagotto (anche controfagotto), una tromba, un trombone, un percussionista, un clavicembalo (talvolta, come nelle scene X e XI, amplificato) e tre violoncelli. Spicca la mancanza del violino tra gli archi e del flauto tra i legni. I cantanti sfruttano tutti i tipi di emissione, dal parlato fino all’intonazione vera e propria; anche la recitazione è spesso inserita con una vasta gamma di sfumature e inflessioni.
Il testo è tratto da una novella di Büchner, adattata da Michael Fröhling, incentrata sulla figura del poeta tedesco Lenz. Il quale anticipò il romanticismo proprio come Büchner fu il precursore dell’espressionismo. Il poeta Michael Reinhold Lenz, nato in Livonia nel 1751, fu trovato morto, a Mosca, per strada, un giorno del 1792. La sua fu una vita dura, sofferente ed emarginata, scissa tra l’educazione religiosa pietista e l’attrazione per un naturalismo pagano ed erotico. Continuando nella catena di rimandi che caratterizza il lato evocativo della scrittura di Rihm, ricordiamo che Lenz fu, per un certo periodo, amico di Goethe. Proprio una frase del Faust , nella prima parte, simbolizza l’atroce contrasto interiore di Lenz: «Due anime, ahimé, dimorano nel mio petto; e una è sempre divisa dall’altra». Nel 1778, Lenz manifestò i primi veri e propri sintomi di schizofrenia, e le sue condizioni sono registrate in un diario tenuto dal pastore Johann Friedrich Oberlin, che lo ospitò a Waldbach. Fu proprio questo diario a fornire a Büchner il materiale per la sua novella. Nella partitura di Rihm aleggia un filo conduttore che, attraverso Lenz e Woyzeck di Büchner giunge a Berg. Non solo in alcune tracce stilistiche, ma anche in analogie simboliche, come nel ruolo di baritono affidato a Lenz, che coincide con quello di Wozzeck nell’opera di Berg.
Potete leggerne una breve analisi qui.
Da AGP, invece, potete scaricare l’opera in formato FLAC suddivisa in quattro file con note. Una lista dei decompressori FLAC per i vari sistemi è qui. WinAmp supporta FLAC, ma non so se lo fa anche la versione gratuita.
Intanto ascoltatene una parte
9
Feb
L’opera d’arte è principalmente genesi
scriveva Paul Klee, per il quale l’arte era una metafora della creazione. Egli concepiva l’opera come ‘formazione della forma’, non come risultato. Analogamente, Boulez parlerà dell’opera che “genera ogni volta la sua propria gerarchia”.
Proprio a liberare le possibilità di una generazione funzionale tende Boulez quando individua la serie come il suo nucleo: “Predecessore principalmente prescelto: Webern; oggetto essenziale delle investigazioni nei suoi riguardi: l’organizzazione del materiale sonoro”.
Non sembra dimenticare, ma nemmeno lo ricorda esplicitamente, che fu proprio Webern a parlare di una musica tale per cui “si ha la sensazione di non essere più di fronte a un lavoro dell’uomo, ma della natura”.
Nota bene: Webern, non Schoenberg. Soltanto un anno dopo la morte, infatti, Boulez seppellirà definitivamente Schoenberg denunciando ogni aspetto della sua estetica come retrivo, contraddittorio e contrario alla nuova organizzazione del mondo sonoro da lui stesso ideata:
Dalla penna di Schoenberg abbondano, in effetti, - non senza provocare l’irritazione - , i clichés di scrittura temibilmente stereotipi, rappresentativi, anche qui, del romanticismo più ostentato e più desueto.
Si tratta del famoso articolo, apparso sulla rivista “The Score” nel 1952, pieno del dogmatismo ingenuo che solo un 27nne può esibire, che termina con l’enunciato in lettere maiuscole: SCHOENBERG È MORTO. [da noi è pubblicato in Note di Apprendistato, Einaudi, 1968]. È l’atto finale di condanna dell’incapacità di Schoenberg di adeguare interamente il suo linguaggio compositivo alla novità del metodo dodecafonico e l’indicazione di Webern come l’esempio da seguire.
A dimostrare quanto sopra dichiarato a grandi lettere, Boulez scrive il primo libro delle Strutture per 2 pianoforti che costituisce, in pratica, un manifesto dell’estensione del principio seriale a tutti i parametri in uno strutturalismo tanto raffinato quanto totalitario.
Mostreremo, ora, alcune tracce analitiche della prima sezione (Structure I/a), basandoci sullo storico articolo che György Ligeti pubblicò sulla rivista «Die Reihe» (trad: La Serie) nel 1958.
8
Feb
Torniamo su Messiaen nel centenario della sua nascita.
Olivier Messiaen non è mai stato un serialista, se non occasionalmente, a titolo sperimentale. Ciò nonostante, una sua composiziona è stata alla base dell’idea di serialismo integrale negli anni ‘50.
In questo brano, tratto dai “Quattro studi sul ritmo” del 1950, si può ritrovare il primo indizio di organizzazione totale dei parametri di altezza, durata, intensità e modi di attacco. Le idee contenute in questa composizione suscitarono grande interesse in Boulez e Stockhausen, entrambi allievi di Messiaen.
Qui Messiaen non usa delle serie, quindi non si può parlare di serialismo. Si tratta, invece, di modi, cioè di scale da cui il compositore trae liberamente le note senza rispettarne l’ordine.
Il punto è che, in questo brano, ad ogni altezza è associata una durata, un’intensità e un modo di attacco. La figura seguente mostra le tre divisioni del modo adottato nel pezzo. Ogni divisione verrà usata in una voce diversa (cliccare sull’immagine per ingrandire).
Così, per es., in questo pezzo il Mib alto (div. I, nota 1) comparirà sempre come biscroma, ppp, legato alla nota successiva; il Lab con taglio in testa sarà sempre una croma, forte, eseguita in staccato (notare che, essendo staccato, parte della sua durata può essere espressa come pausa, come nella pgina seguente; ciò nonostante, la durata totale sarà sempre una croma), ecc. (anche qui, cliccare sull’immagine per ingrandire)
In quegli anni, l’impressione suscitata da questo brano fu grande. Non a caso, Boulez ne riprese la serie nelle sue Structures per due pianoforti del 1952.
Ma la cosa interessante è che, nel 1986, lo stesso Messiaen ebbe a dire
J’ai été très contrarié de l’importance absolument démesurée que l’on a accordée à une petite oeuvre, qui n’a que trois pages et qui s’appelle “Modes de valeurs et d’intensités”, sous le prétexte qu’elle aurait été à l’origine de l’éclatement sériel dans le domaine des attaques, des durées, des intensités, des timbres, bref, de tous les paramètres musicaux.
Cette musique a peut-être été prophétique, historiquement importante, mais, musicalement, c’est trois fois rien…
[“Olivier Messiaen, musique et couleur” - Nouveaux entretiens avec Claude Samuel - Belfond - 1986]
Messian - Mode de valeurs et d’intensités (1950)
7
Feb

Guardatevi questo bellissimo e spiritoso sito di Hans Reichel, chitarrista improvvisatore tedesco, ma anche liutaio, inventore di nuovi strumenti e tipografo.
Una sua recente invenzione è il daxophone. Si tratta di un idiofono dalla forma simile a una lama fissato a un blocco di legno che contiene uno o più microfoni a contatto. Pizzicato, percosso o trattato con un arco, il daxophone produce dei suoni simili alla voce umana, spesso umoristici.
L’altezza delle note viene variata con il dax: un blocco di legno con una parte tastata e un’altra liscia che, premuto sulla lama e inclinano, varia la lunghezza della parte vibrante, un po’ come un ponticello mobile. Lo si vede in azione in questo breve video e in altri simili.
Ma Reichel è anche noto per le sue sorprendenti elaborazioni della chitarra e del liuto che comprendono vari tipi di strumenti a doppio manico, come quello visibile nella foto.
6
Feb
Secondo Wired Magazine, nella notte fra lunedì e martedì, a mezzanotte UTC (l’una ora italiana), la NASA ha lanciato via radio Across the universe da una antenna presso Madrid verso la stella polare.
Il tutto per celebrare i 40 anni della canzone (uscita nel 1969 ma composta nel 1968), i 45 anni del NASA’s Deep Space Network e i 50 anni della stessa NASA.
Il brano dei Beatles, principalmente opera di John Lennon, viaggerà alla velocità della luce per 431 anni percorrendo 2.5 quadrilioni di miglia fino a raggiungere Polaris, la stella del nord.
Across the universe, appunto…
Via Open Culture