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Archive for March, 2008

31

Mar

Guero

Scritto da:Mauro Graziani @ 2008.03.31.00.01.16 — Archiviato in: Strumentale

Ecco un brano di Helmut Lachenmann, Guero, del 1970, definito dall’autore come uno studio per piano.

I suoni che sentirete, però, non hanno niente a che fare con il pianoforte a cui siete abituati (praticamente non si sente nemmeno una nota), ma assomigliano piuttosto a quelli dell’omonimo strumento a percussione, il guiro (nella dizione originale).

Non solo, ma Lachenmann non utilizza nemmeno tutta quella serie di sonorità pianistiche che fanno parte dei “rumori pedalizzati” basata su pizzicati o percussioni che creano risonanze sostenute dal pedale, già utilizzata nella letteratura pianistica contemporanea.

In effetti la musica di Lachenmann è definita come musica concreta strumentale, a significare che il suo linguaggio strumentale abbraccia l’intero mondo sonoro ottenibile dallo strumento, anche ricorrendo a tecniche decisamente non convenzionali.

Helmut Lachenmann - Guero (1970), per pianoforte solo

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30

Mar

La stampante ci spia

Scritto da:Mauro Graziani @ 2008.03.30.00.01.51 — Archiviato in: Privacy

Ed è vero.

Dunque, anni fa qualcuno notò una strana serie di puntini gialli, sbiaditi e quasi invisibili, su un foglio stampato da una laser a colori (vedi immagine qui sotto).

(continua…)

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29

Mar

Denis Plutalov

Scritto da:Mauro Graziani @ 2008.03.29.00.01.34 — Archiviato in: Classica

Il pianista Denis Plutalov mette a disposizione sul suo sito una notevole quantità di MP3 di proprie esecuzioni che spaziano da Bach a Rachmaninoff e Shostakovich.

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28

Mar

Wanderweg

Scritto da:Mauro Graziani @ 2008.03.28.00.01.49 — Archiviato in: Confine

Una serie di drone per chitarra dal sapore ambientale (i titoli sono cose come Castello, Roccia, Alberi, Sentiero, Fiume …) in questo album di Brad Mitchell sotto lo pseudonimo di Pocka e pubblicato dalla netlabel lusitana Test Tube.

Pocka - Wanderweg

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27

Mar

Bello scherzo!

Scritto da:Mauro Graziani @ 2008.03.27.00.01.08 — Archiviato in: Informatica, Umorismo

Volete fare un bello scherzo a qualche collega d’ufficio?

Acquistate, a soli $ 25 (€ 16.25), questo stupendo circuitino che, una volta collegato all’USB del computer della vittima, provvederà a inviare, a intervalli casuali, sciami di lettere e movimenti del mouse come se ci fossero un mouse e una tastiera fantasma.

Non c’è bisogno di installare driver, basta collegarlo ed è sufficientemente piccolo da non essere notato subito (mettetelo sulle porte posteriori). Idea: si può attaccarlo al posto della stampante creando un ulteriore malfunzionamento e la vittima non si accorgerà subito della cosa perché non noterà ulteriori cavi che partono dal suo computer.

In vendita presso Think Geek

Via Boing Boing

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26

Mar

Retro Sabotage

Scritto da:Mauro Graziani @ 2008.03.26.00.01.18 — Archiviato in: Net Art

Retro Sabotage si diverte a riscrivere la storia dei videogame realizzandone anche delle versioni sabotate con cui giocare in rete.

Così Pac-Man diventa un sistema per incitare i giovani giapponesi a consumare di più per evitare la recessione e poi, nella versione Nord Coreana, si trasforma in un gioco che si auto-gioca, mentre si può giocare a Tetris con tanto di sfondo di minareti e bombe americane che cadono.

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25

Mar

L’inganno del 2000

Scritto da:Mauro Graziani @ 2008.03.25.00.25.01 — Archiviato in: Società

Il blog Modern Mechanix ha recuperato un articolo del 1968 in cui si descrive la vita nel 2008 ed è interessante perché, in un certo qual modo, si collega al post precedente e ai discorsi sulla fantascienza in genere.

Leggerlo è divertente, ma fa anche pensare. L’articolo è la classica predizione fantascientifica intrisa di fede scientista che andava di moda negli anni ‘60. Alcune cose sono azzeccate, ma la maggior parte delle predizioni è iper-ottimistica, cioè, le cose di cui si parla effettivamente esistono, ma non sono utilizzate con la facilità e la diffusione descritte.

Un esempio banale. Una persona che sta viaggiando in auto riceve una richiesta di informazioni dall’ufficio. Lui fa uno schizzo con uno stilo su uno schermo portatile, lo invia all’ufficio dove viene immediatamente stampato. Con la tecnologia attuale si tratta di una cosa perfettamente possibile, ma non la si vede quasi mai.

È un esempio di quello che io chiamo “l’inganno del 2000″ di cui è stata vittima quasi tutta la mia generazione. Da bambino, leggevo articoli come questo e ci credevo. Auto che si guidano da sole, computer che regolano il traffico, giornali che arrivano su uno schermo, città climatizzate e prive di inquinamento e poi lo spazio…

Quando, poi, il 2000 è arrivato davvero, tirando un po’ di somme, la delusione più evidente era, ovviamente, lo spazio. In tutto una decina di persone hanno messo piede sulla luna, ma Marte è decisamente fuori portata e di basi nemmeno l’ombra.

Ma anche altre cose, il cui sviluppo 40 anni fa poteva sembrare giustificabile e razionale, oggi non esistono, anche se potrebbero esistere. È interessante notare, infatti, che, nella maggior parte dei casi, queste predizioni non erano errate sotto il profilo scientifico, bensì sul piano politico ed economico.

In pratica, la ricerca il suo dovere l’ha fatto. È la politica che non è stata in grado di gestirne i risultati nell’interesse pubblico. E il vedere che molte cose che si potrebbero fare facilmente, in realtà esistono solo in qualche isola fa un po’ incazzare.

Insomma. quando ero piccolo mi dicevano “vedrai quando avrai 50 anni…” Adesso ho passato i 50. Non ho visto niente.

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24

Mar

La Sentinella

Scritto da:Mauro Graziani @ 2008.03.24.00.01.45 — Archiviato in: Letteratura

«Qui giace Arthur Clarke. Non è mai stato un grande ma non ha mai cessato di crescere»

Con una ottantina di libri e decine di milioni di copie vendute, Arthur C. Clarke era probabilmente lo scrittore di fantascienza più famoso dopo Isaac Asimov e uno dei primi che noi, ragazzini degli anni ‘60, incontravamo iniziando a leggere fantascienza.

Ricordo che, a parte Jules Verne, che avevo letto più o meno a 8/9 anni e un libro per ragazzi di cui non ricordo né l’autore né il titolo, il primo vero romanzo di fantascienza in cui mi imbattei, a 11/12 anni, fu “Tutto bene a Carson Planet” re-titolazione (a quei tempi si usava) di “The war against the Rull” di A. Van Vogt. Subito dopo arrivò “Cronache Marziane” di Bradbury e poi qualche Urania di Asimov e Arthur Clarke, fra cui la famosa Sentinella che intanto era diventata parte di 2001 Odissea nello Spazio.

In effetti, lo stesso Clarke nel 1983 affermava:

Continuo a notare con fastidio che si cita erroneamente La Sentinella come “il racconto su cui si basa 2001″. In realtà il racconto assomiglia al film come una ghianda potrebbe assomigliare a una quercia adulta. (Molto meno, anzi, perché nel film compaiono idee di vari altri racconti). Anche gli elementi che Stanley Kubrick ed io abbiamo effettivamente utilizzati sono stati alquanto modificati. Così la “struttura scintillante, di forma quasi piramidale… incastonata nella roccia come una gigantesca gemma dalle mille sfaccettature” divenne - dopo parecchie modifiche - il famoso monolito nero…
[A. Clarke, in La Sentinella, Interno Giallo, Milano, 1990]

La cosa curiosa, riportata dallo stesso Clarke nel commento al suo racconto che, ricordiamo, è stato scritto nel Natale del 1948, è che anche La Sentinella ha un antenato pubblicato ben 30 anni prima. Si tratta di “The Red One” di Jack London, in cui si parla della “Figlia delle Stelle”, un’enorme sfera rimasta a giacere per intere epoche nella giungla di Guadalcanal.
Evidentemente l’enigma ancora irrisolto “siamo soli nell’universo?” è troppo potente e citando ancora una volta Clarke

Esistono due possibilità: o siamo soli nell’universo non lo siamo. Entrambe sono terrificanti.

Però la frase per cui io lo ricorderò sempre è quella passata alla storia come la sua terza legge:

Una tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia.

È sempre stato così Arthur Clarke: rigorosamente scientifico, capace di passare alla storia come l’ideatore del concetto di satellite geostazionario, tanto che quando John Robinson Pierce, ai laboratori Bell, progettò il Telstar I - il primo satellite geostazionario per telecomunicazioni - il brevetto gli fu negato in quanto l’idea era stata già descritta proprio da Clarke.
Scientifico, ma nello stesso tempo ricco di poesia e capace di far sognare, come con le farfalle delle Fontane del Paradiso o con quell’immensa scatola, piena di segreti, che passa e se ne va, senza degnarci di uno sguardo, nel primo libro di Rama.

Comunque è ben triste rendersi conto che quelli che hanno significato qualcosa per me, cioè quelli che in qualche modo hanno segnato la mia gioventù e mi hanno fatto sognare, uno dopo l’altro si stanno spegnendo. È vero che dopo di loro ce ne sono stati altri, ma è anche vero che, dopo una certa età, non stato più disposto a farmi segnare più di tanto.

Alla fine, negli ultimi 20 anni, c’è una persona sola che è riuscita a farmi sognare, ma non è così importante per il resto del mondo…

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23

Mar

Byzantine Prayer

Scritto da:Mauro Graziani @ 2008.03.23.01.46.09 — Archiviato in: Strumentale

Un altro bel brano di Radulescu dal già citato AGP 85. Si tratta di Byzantine Prayer opus 74 del 1988, per 40 flautisti con 72 flauti. Il brano è un requiem per Giacinto Scelsi.

In scena, i 40 flautisti sono distribuiti in 8 gruppi concentrici composti da 1, 2, 3, 5, 8, 13, 5, 3 strumentisti, dal centro verso la periferia. In questa progressione il lettore attento avrà certamente riconosciuto la serie di Fibonacci.

La strumentazione è distribuita come segue:

  • l’esecutore centrale (1) suona un flauto ottobasso (3 8ve sotto il consueto flauto in do);
  • i 2 del primo cerchio hanno un flauto contrabbasso e un basso;
  • i 3 ancora più esterni suonano un flauto in sol (una 4a sotto al flauto in do: alto flute in inglese);
  • il primo gruppo da 5 esecutori impugna altrettanti flauti bassi;
  • i tre gruppi seguenti (8, 13, e ancora 5 esecutori) suonano quello che ritengo essere il comune flauto in do (grand nelle note);
  • con i 3 più esterni si torna ai flauti in sol.

A questo punto non mi è chiaro perché nelle note si parli di 72 flauti, cosa che sarebbe possibile solo se alcuni esecutori dovessero cambiare strumento nel corso del brano, mentre, da questa descrizione, non sembra.

Il brano è formato da un Ritornello Litanico costruito su un teorico spettro di LA e da tre Intermundi che sviluppano altri 6 spettri e fanno largo uso della tecnica della modulazione ad anello per la generazione delle frequenze.

Il suono, infine, si muove circolarmente perché i 40 esecutori sono distribuiti nella sala.

Ricordiamo che i brani contenuti nell’AGP 85 sono liberamente scaricabili in formato flac (compressione senza perdita.

Horatiu Radulescu - Byzantine Prayer opus 74 (1988), mp3 download, streaming audio

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22

Mar

Der Schall

Scritto da:Mauro Graziani @ 2008.03.22.01.16.29 — Archiviato in: Strumentale

Nel 1968 Mauricio Kagel compone Der Schall (il suono) per 5 esecutori e 54 strumenti. È un’opera innovativa che, come spesso accade con Kagel, ha un carattere quasi meta-musicale.

Qui e coma accadrà più tardi in Exotica, gli esecutori sono obbligati a confrontarsi con una serie di strumenti e oggetti che producono suoni la cui meccanica è a loro sconosciuta, mettendo in discussione l’idea di specializzazione dello strumentista, che di solito è legata ad uno strumento e a un repertorio specifico.

Nel 1969 il brano viene inciso per Deutsche Gramophone da un quintetto d’eccezione composto da Edward H. Tarr, Vinko Globokar, Karlheinz Botner, Wilhelm Bruck, Christoph Caskel, con la direzione dell’autore (vinile ormai fuori catalogo).

Grazie a UbuWeb questa registrazione ricompare oggi, presumibilmente acquisita da vinile. La divisione in due parti non è strutturale, ma dipende solo dai limiti temporali imposti da una facciata del vinile (circa 20′).

Maurizio Kagel - Der Schall (1968)

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