Musica Arte Tecnologia Storie Estreme

Archive for April, 2008

30

Apr

Polla Ta Dhina

Scritto da:Mauro @ 2008.04.30.00.33.47 — Archiviato in: Strumentale

Polla Ta Dhina, del 1962, è il primo lavoro di Xenakis con voci e testo.

Qui le voci sono quelle di un coro di bambini che declama su una sola nota (il LA del corista) l’Inno all’Uomo, signore dei mari e della terra tratto dall’Antigone di Sofocle. C’è un grande contrasto fra la semplicità della parte vocale e l’estensione di quella orchestrale che utilizza cromaticamente tutto lo spazio sonoro, dall’ottavino al contrabbasso.

Anche le tessiture strumentali sono molto complesse e in continuo movimento, andando dai ritmi iniziali dei legni e delle percussioni, a sciami di glissati degli archi, agli accordi tenuti degli ottoni, a ribadire il contrasto.

Iannis Xenakis - Polla Ta Dhina (1962), for children chorus & orchestra - mp3, streaming audio
Paris Instrumental Ensemble for Contemporary Music, Children Chorus of Notre Dame de Paris, Cond. Konstantin Simonovitch

Il brano è distribuito da AGP come parte di una incisione ormai fuori catalogo.

Tags:

Related posts

29

Apr

Eclipse

Scritto da:Mauro @ 2008.04.29.00.53.42 — Archiviato in: Strumentale

Il secondo allievo di Messiaen inserito nel disco ripubblicato da AGP di cui abbiamo parlato un paio di giorni fa, è Alain Gaussin, nato nel 1943.

Questo brano, Éclipse, per piccola orchestra e due pianoforti è costruito intorno a una idea di mutazione. Le fascie sonore statiche iniziali si trasformano lentamente in una serie di ritmi sovrapposti che, a loro volta, mutano in un insieme magmatico di frasi, fino alla violenta cesura percussiva centrale, dopo la quale il magma si ricostituisce, per poi dissolversi nel finale.

Eseguito dall Ensemble Intercontemporain diretto da Eotvos

Alain Gaussin - Éclipse - mp3, streaming audio

No tag for this post.

Related posts

28

Apr

Zona di Alienazione

Scritto da:Mauro @ 2008.04.28.02.24.31 — Archiviato in: Russia

La zona di alienazione, detta anche zona dei 30 Km, zona di esclusione o semplicemente la zona, è un’area di circa 30 km di diametro attorno a Chernobyl interdetta agli esseri umani a causa della radioattività che permane e rimarrà per migliaia di anni in seguito al disastro del 26 Aprile 1986.

Sebbene gli effetti delle radiazioni siano visibili anche sugli animali (sono stati documentati vari casi di albinismo negli uccelli e mutazioni genetiche nei topi), sembra che per la natura, la scomparsa di ogni attività umana abbia effetti così benefici da compensare anche la presenza delle radiazioni. Senza i limiti imposti dall’uomo, infatti, piante e animali prosperano in modo mai visto prima ed è interessante notare come anche gli studiosi abbiano diverse opinioni sulla situazione. Vedi, per esempio, questi due articoli della BBC, il primo intitolato “Wildlife defies Chernobyl radiation“, mentre il secondo avverte “Chernobyl ‘not a wildlife haven’“.

Quest’area è ormai divenuta una TAZ (zona temporaneamente, ma forse anche definitivamente autonoma). La natura se l’è ripresa e anche nella città di Pripyat, praticamente disabitata, non è raro incontrare un lupo, un orso o una volpe che attraversano la strada.

Nonostante i controlli di polizia, comunque, vi sono ancora circa quattrocento persone, soprattutto anziane, che in un modo o in un altro, sono tornate nelle loro case e vivono nell’area circostante la centrale, rifiutandosi di abbandonare le loro abitazioni. Si cibano dei prodotti della terra, mangiando alimenti come verdura e funghi e bevendo l’acqua dei torrenti, altamente contaminati.

Vi confesso che l’idea di andarci e concludere la vita con un blog dalla zona del disastro è affascinante.

Qui sotto, alcune immagini della città e del fiume Pripyat (cliccate sulle immagini per ingrandirle).

Il luna park visto dalla casa della cultura e un panorama della città con il sarcofago sullo sfondo.
L’entrata a Pripyat e alcuni edifici
Navi abbandonate sul fiume Pripyat, nei pressi della centrale
Tags: , ,

Related posts

26

Apr

Enka I

Scritto da:Mauro @ 2008.04.26.03.02.19 — Archiviato in: Giappone, Strumentale

L’Avant-Garde Project, che si dedica alla lodevole attività di rimettere in circolazione incisioni di musica contemporanea ormai fuori catalogo, ha pubblicato un disco dedicato a due allievi di Messiaen: Allain Gaussin e il giapponese Susumu Yoshida.

Vi facciamo ascoltare un brano di quest’ultimo perché rappresenta molto bene l’atteggiamento giapponese nei confronti del silenzio.

Composta nel 1978, Enka I (esiste anche un Enka II), per soprano e nove strumenti, si ispira allo spirito (non allo stile) di un certo tipo di canzone popolare giapponese. Enka, in Giappone, è un genere musicale popolare, che potrebbe essere paragonato alle canzoni drammatiche di Gilbert Bécaud o Edit Piaf in Francia.

Qui, Susumu Yoshida vuole analizzare, estrarre e ricostruire l’essenza drammatica dell’Enka, ma lo fa con gesti che, a noi occidentali, appaiono estremamente misurati, nella tradizione del teatro giapponese in cui anche la semplice posizione di una mano ha un significato preciso.

giardino di pietre e sabbiaBellissimo e spiazzante è ciò che il compositore dice del silenzio, che abbonda in quest’opera:

La mia musica si basa sul silenzio. È una musica concepita “in negativo” in quanto le note esistono solo per creare e condizionare questo silenzio. Il silenzio non è il Nulla, non è solo il momento in cui non si sente più niente, è una forma di esistenza in sé, che si nasconde dietro alle note.

Questi silenzi non sono cageani e non sono espressivi. Non si può non pensare al giardino di pietre e sabbia del tempio Ryoanji a Kyoto, oppure ai vuoti delle pitture orientali.

Susumu Yoshida - Enka I (1078), per soprano e nove strumenti - mp3 - streaming audio
Yumi Nara soprano - Orchestra Colonne, Hikotaro Yazaki cond.

Potete scaricare il brano in formato flac dal sito AGP

No tag for this post.

Related posts

25

Apr

Max 5

Scritto da:Mauro @ 2008.04.25.14.59.31 — Archiviato in: Musica, Software

New Max/MSP

Lungamente attesa e “rumoreggiata”, esce da Cycling ‘74 la versione 5 di Max/MSP, uno dei principali ambienti di sviluppo utilizzati nella musica elettroacustica e di ricerca.

Le principali novità sono:

  • Kernel completamente riprogettato
  • interfaccia utente più funzionale con una finestra degli oggetti a parte, auto-completamento dei nomi, griglia per il posizionamento degli oggetti e zoom
  • presentation mode (figura in alto) per creare una interfaccia al proprio patch senza il maledetto effetto spaghetti generato dai cavi
  • debugnuovi strumenti per il debug (fig. a destra) che permettono di intercettare il flusso dei dati e vedere i valori che passano, nonché di fissare dei punti di watch
  • timing specificabile anche in termini musicali: anche in oggetti come line~ è possibile definire la durata dei segmenti in termini di crome, semiminime, etc.
  • documentazione integrata: per ogni oggetto si può aprire una finestra con la documentazione relativa
  • funzioni di ricerca (searching and finding) potenziate
  • collegamento di hints e annotazioni agli oggetti
  • molti oggetti sono stati migliorati

Questa è la pagina relativa in Cycling ‘74

Tags:

Related posts

24

Apr

Rarefazioni di luce: analisi

Scritto da:Cesare Valentini @ 2008.04.24.02.19.54 — Archiviato in: Strumentale

Ecco una breve analisi di Cesare Valentini del suo brano “Rarefazioni di luce”, al quale abbiamo dedicato un post qualche giorno fa.

“Rarefazioni di luce” è un brano per orchestra d’archi nato da una commissione ricevuta dall’Orchestra da Camera Fiorentina ed ha avuto la prima assoluta a Firenze il 20 maggio 2007 sotto la direzione di Piero Romano. La registrazione che può essere ascoltata nei collegamenti citati si riferisce alla replica avvenuta il giorno seguente. L’ispirazione deriva dalla rarefazione della luce ai primi bagliori dell’alba, non come fatto impressionistico ma come fenomeno del cosmo che si attua sulla terra attraverso l’atmosfera. La prospettiva è dunque di carattere non personale. Il brano segue “Colori del crepuscolo” dell’anno precedente ed avrà la sua naturale continuità in “Universi paralleli” che sarà eseguito in prima assoluta il 29 giugno 2008 a Firenze.

Dal punto di vista strettamente musicale, volendo esprimere i bagliori di luce rarefatta con gli archi ho pensato di ricorrere a “suoni rarefatti” dati dagli armonici, naturali ed artificiali, da glissandi di armonici e non, pizzicati di armonici, controtempi, suoni oltre il ponticello, tremoli di glissandi e pizzicati con la mano sinistra. Il brano si apre con degli accenni, come un’introduzione, di armonici e suoni naturali che sembrano iniziare temi e ritmi ma si spengono subito in pause, come un meccanismo che cerca di partire ma non vi riesce. Il buio predomina anche in agglomerati di accordi che all’ascolto possono sembrare dei clusters ma sono disposti in posizione lata.

Qualche bagliore appare di quando in quando come a rassicurare. Iniziano poi delle strutture di “forma classica” in periodi di otto battute dove i bagliori, dati da glissandi di armonici, cominciano a predominare. Per attuare con maggiori possibilità il gioco dei glissandi, le parti dei violini sono divise in quattro, così ogni sezione può utilizzare una corda per glissare. Le viole sono divise in due parti.

L’intera composizione è quindi divisa in sette, 4 per i violini, 2 per le viole, una ciascuno per violoncelli e contrabbassi. I glissandi, poi, ho ritenuto di scriverli in modo che tutti gli archi potessero andare a tempo evitando il caos. Nei glissandi di maggior estensione sono partito dal primo armonico per arrivare all’armonico più lontano purché udibile che è situato ad una terza di qualche ottava sopra. Non mi sono limitato a scrivere la nota di partenza e l’ultima unite dalla linea del glissando ma ho scritto per intero tutte le note che il dito dell’esecutore avrebbe suonato nel glissare. Creando così anche figure complesse come diciassettimine come si può notare alla battuta 96 in fondo alla pagina in questo collegamento che ne riporta un breve estratto. Con grande stupore degli esecutori che alla prima prova chiedevano come era possibile suonare tutte quelle note. Risposi che dovevano farlo senza pensarci troppo tanto passando il dito sopra la corda quelle note le avrebbero fatte tutte. In questo modo davo loro una ritmica precisa. Vi è un’altra particolarità, i glissandi creano rapporti di quinte vuote fra le corde ma con un’accordatura naturale e non temperata. Come noto gli armonici creano rapporti non temperati poiché fisici.

Finita la seconda serie di passaggi con gli armonici dentro i quali si inserivano altre sonorità, inizia il gioco delle terzine sfalzate e spezzate (mancano ciascuna di una nota) che, dal punto di vista esecutivo, è stato il punto più difficile. Le terzine sono investite dal suono di un glissando dei contrabbassi che parte da una nota acuta ed arriva al registro basso con note marcate. Per far comprendere bene agli esecutori la violenza dell’intervento dei bassi ho scritto in partitura la parola “cattivo!”.

Le terzine nel frattempo continuano alternativamente in alcune sezioni mentre altre si danno il cambio nel “cantare” un tema di contrasto e l’intervento dei bassi ho pensato che fosse fondamentale per rompere l’intricato disegno. Seguono un vorticoso ed incessante con gli archi molto marcati e in omoritmìa, tremoli sugli armonici, scale di pizzicati molto tenui poiché fatti con la mano sinistra ed un lungo accordo finale che raccoglie lo spettro armonico fondamentale della composizione. Per maggiori delucidazioni, per la partitura e le parti staccate per l’esecuzione potete scrivermi a info@cesarevalentini.com

Tags:

Related posts

23

Apr

Weekend Xenakis

Scritto da:Mauro @ 2008.04.23.00.01.23 — Archiviato in: Musica

Cara Serena Terranova,

per pubblicizzare un evento bastava scrivermi all’indirizzo chiaramente visibile nella barra laterale. Come puoi vedere (i.e. post del 10, 11, 16 Apr.) non l’ho mai negato a nessuno, purché collegato agli argomenti di cui si parla qui. Inoltre, come post, si ottiene una visibilità molto maggiore.

Invece mettere una specie di manifesto come commento a un post che oltretutto con Xenakis non c’entra niente, è un atteggiamento invasivo e sa tanto di SPAM (gli spammers, in effetti, fanno esattamente la stessa cosa).

La rassegna, tuttavia, sembra interessante e Agostino Di Scipio è uno stimato collega. per cui la segnalo.

Come vedi, era facile…
_____________________________________________________________________

Caro Mauro Graziani,
mi chiamo Serena Terranova, sto lavorando con la compagnia Masque Teatro di Forlì. I Masque stanno organizzando una rassegna teatrale sviluppata su tre week end, e il primo è dedicato a Iannis Xenakis. Ho letto l’articolo che gli hai dedicato sul tuo blog, e ho pensato di contattarti per farti conoscere la rassegna.
Le performance di quel weekend sono tutte legate a Xenakis, sia per l’indagine architettonica che per quella musicale. Se volessi del materiale più specifico te lo mando senza problemi.

Ti allego il calendario di sotto.
Se volessi contattarci puoi scriverci a masque@masque.it (www.masque.it).
Il progetto si chiama ZEBRA.
Eccoti il programma.

Grazie,
Serena
Masque:_0543/370506
MasqueMob:_393/9707741

ZEBRA

Iannis Xenakis / Verso una architettura sonora

sabato 3 maggio

20.30 - Polytopes reperto #1
21.30 - Sul rumore di fondo di e con Agostino Di Scipio performance
22.30 - Analogique A et B reperto #2
22.45 - Sistemi di nuvole, polveri e ceneri. Suoni migranti Agostino Di Scipio incontro
23.15 - La Légend d’Eer reperto #3

domenica 4 maggio

18.00 - Polytopes reperto #1
18.45 - UPIC reperto #4
19.30 - IX variazioni di e con Roberto Paci Dalò-Giardini Pensili performance
21.00 - La Légend d’Eer reperto #3

Philip K. Dick / Ma gli androidi sognano pecore elettriche?

domenica 18 maggio

17.00 - In pursuit of Valis reperto #1
17.45 - Philip K. Dick: deus absconditus Antonio Caronia incontro
18.45 - Scorrete lacrime, disse il poliziotto reperto #2
19.30 - Spero di arrivare presto di e con Gabriele Frasca performance
20.30 - A scanner darkly reperto #3

Gilles Deleuze / Francis Bacon. Logica della sensazione

domenica 1 giugno

18.00 - Head VI Masque teatro performance
21.00 - Gilles Deleuze, un filosofo dalla parte del fuoco
incontro con Tiziana Villani e Ubaldo Fadini
partecipano Marco Pacioni, Lorenzo Bazzocchi, Catia Gatelli
23.00 - Love is the devil. Un ritratto di Francis Bacon reperto #1

lunedì 2 giugno

18.00 - Head VI Masque teatro performance

Tags: ,

Related posts

21

Apr

Rarefazioni di luce

Scritto da:Mauro @ 2008.04.21.03.35.49 — Archiviato in: Strumentale

Di Cesare Valentini, “giovane” compositore italiano, ascoltate questo frammento da “Rarefazioni di luce”, tratto dal suo sito.

Rarefazioni di luce (frammento) - Orchestra da Camera Fiorentina - P. Romano cond.

Potete ascoltarlo integralmente sul suo MySpace.

Sarebbe bello che l’autore ce ne parlasse un po’, visto che ci legge…

No tag for this post.

Related posts

20

Apr

Spettro Elettromagnetico

Scritto da:Mauro @ 2008.04.20.00.40.30 — Archiviato in: Net Art, Scienza

elecromagnetic spectrumNon male questo atlante interattivo dello spettro elettromagnetico (cliccare l’immagina per ingrandire).

An interactive visualization of the Radio Spectrum, and a database of artistic and social interventions that have been developed in the last decades that employ radio technologies. Projects are catalogued according to the frequencies they occupy.

AES was designed and developed by Bestiario with Irma Vila and Jose Luis de Vicente for the AV festival (New Castle) and CCCB (Barcelona).

Io però ho qualche perplessità sull’effettivo significato artistico di una operazione di questo tipo. È un’ottima visualizzazione, ma non c’è nessuna interpretazione. Praticamente mi comunica dei dati scientifici in una bella forma, godibile. Potrebbe essere una nuova interfaccia per ricevitori, ma ogni tanto ho la sensazione che l’etichetta di arte venga applicata con estrema facilità.

D’altra parte, l’arte informativa esiste e ha un senso evidenziare dei dati di fatto sconosciuti ai più (anche qui ne abbiamo parlato). In un suo scritto nemmeno tanto recente, Eno proponeva l’installazione di enormi schermi che mostrassero in tempo reale i dati sul pianeta e sul cambiamento climatico.

Via Rhizome

Tags:

Related posts

19

Apr

La canzone più orrenda

Scritto da:Mauro @ 2008.04.19.00.01.03 — Archiviato in: Pop

Una coppia di artisti concettuali russi (Vitaly Komar e Alex Melamid) ha cercato di determinare, mediante una serie di interviste, quali siano le caratteristiche musicali più odiate in una canzone al fine di comporre il brano più nefando di tutti i tempi. Fra le le cose più citate troviamo le seguenti

The most unwanted music is over 25 minutes long, veers wildly between loud and quiet sections, between fast and slow tempos, and features timbres of extremely high and low pitch, with each dichotomy presented in abrupt transition. The most unwanted orchestra was determined to be large, and features the accordion and bagpipe (which tie at 13% as the most unwanted instrument), banjo, flute, tuba, harp, organ, synthesizer (the only instrument that appears in both the most wanted and most unwanted ensembles). An operatic soprano raps and sings atonal music, advertising jingles, political slogans, and “elevator” music, and a children’s choir sings jingles and holiday songs. The most unwanted subjects for lyrics are cowboys and holidays, and the most unwanted listening circumstances are involuntary exposure to commercials and elevator music.

Poi, naturalmente, l’hanno composta. Eccovi quindi, di Vitaly Komar e Alex Melamid, The Most Unwanted Song [mp3, streaming audio e considerando la durata, vi consiglio quest’ultima modalità di ascolto].

Secondo gli autori, fatti i debiti calcoli statistici, questo brano dovrebbe essere gradito al massimo a 200 persone al mondo. Per quanto mi riguarda, nel complesso è piuttosto orrendo, però alcuni punti mi piacciono…

Via ArtsJournal

Tags:

Related posts

Next Page »