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Archive for April, 2008

18

Apr

Intervista con Grisey

Scritto da:Mauro Graziani @ 2008.04.18.00.32.18 — Archiviato in: Contemporanea

Vi segnalo questa intervista con Gerard Grisey di Andrea Verrengia.

Il sito contiene anche altre interviste dello stesso autore a compositori ed esecutori nonché vari articoli dedicati alle problematiche della musica contemporanea.


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17

Apr

Les Chants de l’Amour - Note di programma

Scritto da:Mauro Graziani @ 2008.04.17.23.57.18 — Archiviato in: Elettroacustica

Pubblico la traduzione delle note di programma scritte dallo stesso Gérard Grisey per “Les Chants de l’Amour”. Scusate la forma un po’ involuta, ma, data la lunghezza, le ho tradotte con babelfish, correggendo poi i punti errati (devo dire che babelfish se la cava piuttosto bene dal francese all’italiano).

Les Chants de l’Amour - Note di programma di Gérard Grisey

Il primo progetto de “Les Chants de l’Amour”, in realtà la messa in atto formale, data dell’estate 1981. Io concepiti allora l’idea di grandi polifonie vocali avvolte e sostenute da una fondamentale potente. Il programma CHANT concepito alla IRCAM, di cui avevo allora ascoltato alcuni esempi, mi apparì immediatamente come lo strumento adeguato per realizzare questa voce continua e queste pulsazioni respiratorie, vero liquido amniotico delle voci umane.

All’origine dei “Les Chants de l’Amour”, non c’è nessun testo particolare, bensì piuttosto un materiale fonetico così costituito:

  1. Un’introduzione che contiene la dedica del brano in dieci lingue diverse (”canti d’amore dedicati a tutti gli amanti della terra”);
  2. Le diverse vocali contenute nella frase “I love you”. Così sedici vocali diverse per i cantanti ed un centinaio di vocali per la voce sintetizzata;
  3. Diverse consonanti che appaiono gradualmente nel corso del brano.
  4. I nomi di amanti famosi: Tristan, isolde, Orfeo, Euridice, don Quichote, Dulcinea, Romeo, Giuletta…
  5. Litanie attorno alla parola amore, composte in francese, inglese, tedesco ed ungherese, soprattutto per la loro sonorità;
  6. Interiezioni, sospiri, scoppi di risa, halètements, gemiti, pezzetti di frasi, soprattutto per il loro carattere erotico;
  7. “Ti amo”, “Amant”, “amore” registrati in 22 lingue diverse, materiale fonetico per la folla e fonte concreta destinata a essere trattata dall’elaboratore;
  8. Un estratto “di Rayuela”di Cortazar;”
  9. La frase “I love you” base formale semantica di tutta la parte.

Ossia nel totale 28 sezioni, facilmente reperibili poiché ciascuna di essa possiede la stessa forma respiratoria.

La parte elettronica de “Les Chants de l’Amour” proviene principalmente da due fonti sonore: la voce sintetizzata dal programma CHANT e voci parlate registrate, digitalizzate e quindi trattate dall’elaboratore, soprattutto con una serie di filtri. L’interesse della voce sintetica non risiede tanto nell’imitazione della voce umana quanto nelle possibilità infinite di deviazione di queste voci. Vi scopriamo molti campi di percezioni e reazioni emotive legate agli avatars della voce umana.

L’altro versante di questa voce sintetica, cantata e tutta vocalizzata, sono la voce parlata, il rumore delle consonanti e della lingua. Solo l’elaboratore poteva permettermi di registrare queste voci diverse, raggrupparle, moltiplicarle e trasporle per creare vere cascate di voce umana, turbinio di folle ai quattro punti cardinali che vanno ripetendo “Ti amo” nella diversità dei loro timbri e delle loro lingue.. Nel corso di “Les Chants de l’Amour” evolvono vari tipi di relazioni tra le dodici voti del coro e tra il coro come entità e la voce della macchina. Questa voce, a sua volta, divina, enorme, minacciando, seduttrice, specchio e proiezione di tutti i fantasmi delle voci umane, si sdoppia e si moltiplica fino alla folla.


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17

Apr

Les Chants de l’Amour

Scritto da:Mauro Graziani @ 2008.04.17.00.01.25 — Archiviato in: Elettroacustica

Gérard Grisey - Les Chants de l’Amour (1982-84), per 12 voci e nastro magnetico
streaming audio - mp3

La scrittura delle parti affidate ai 12 cantanti è basata non su delle parole, ma su vocali e dittonghi estratti dalla analisi spettrale della frase “I love you”. Vengono inoltre utilizzate alcune interiezioni sonore come sospiri, scoppi di risa o frammenti della stessa frase.

La parte elettronica è stata sintetizzata all’IRCAM mediante il programma “Chant”, la cui caratteristica è di creare delle vocali artificiali molto malleabili che agiscono a tratti da collante, a tratti come elemento complementare o di contrasto rispetto alle voci reali.

Intelligentemente, Grisey utilizza le vocali anche nella maggioranza delle parti cantate, riuscendo così a fondere le voci reali con i materiali generati dal programma.

“Vedo i suoni come fasci di forza orientati nel tempo, infinitamente mobili e fluttuanti”.

La lezione di Stimmung è presente e Grisey la supera, inventando un brano estremamente mobile, con una scrittura a tratti quasi pirotecnica, che unisce i tratti fondamentali dello spettralismo a una notevole forza espressiva.


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16

Apr

Spazio Visivo

Scritto da:Mauro Graziani @ 2008.04.16.02.17.22 — Archiviato in: Elettroacustica

In occasione dell’apertura dell’esposizione “SPAZIO VISIVO“, con installazioni di Paolo Cavinato e suoni di Stefano Trevisi, si terrà un concerto per voce, pianoforte ed elettronica, con protagonisti

Beatrice Santini, voce
Leonardo Zunica, pianoforte
Musiche e regia del suono di Stefano Trevisi

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Venerdì 18 Aprile, ore 18.30
Palazzo Libera
Villa Lagarina (TN)
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Dettagli e mappe qui


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15

Apr

Barcode

Scritto da:Mauro Graziani @ 2008.04.15.00.57.48 — Archiviato in: Concettuale, Net Art

Questo è il mio barcode.

Non c’è dentro il mio nome, ma ci sono sesso, nazionalità, età, altezza, peso.

Trattasi di un lavoro di Scott Blake:

Scott Blake takes barcodes and turns them into art - art that is simultaneously pop and op, intellectual and personal, minimal and ocular. Blake uses the black and white icon of our data-drenched existence to stimulate thought on topics from consumerism to religion and individual identity. He urges the viewer to consider the limitations of digitized human expression and to appropriate these symbols of commodity.

C’è un intero sito dedicato al lavoro di Scott Blake sui barcode.

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14

Apr

Karratu

Scritto da:Mauro Graziani @ 2008.04.14.01.12.57 — Archiviato in: Net Art

Karratu è net-art e nello stesso tempo è un gioco decisamente ingegnoso.

Simile a tetris, con la differenza che i pezzi da combinare sono lettere che possono essere selezionate dal giocatore a formare parole che, una volta complete, vengono cercate automaticamente su Google. La somma dei numeri di reference risultanti costituisce il punteggio.

Karratu è stato creato per ARTIUM, il museo di arte contemporanea del paese basco da Santiago Ortiz, artista colombiano che vive e lavora in Portogallo e Spagna.

Via Rhizome


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13

Apr

Roulette Russa

Scritto da:Mauro Graziani @ 2008.04.13.01.16.43 — Archiviato in: Net Art

the file you can download below by pressing the button is randomly chosen. but be aware! it could be pornographic, a virus that crashes your entire system, a britney spears - song or other bad data. but it also could be some really great stuff… who knows?

e sotto c’è un bottone su cui sta scritto semplicemente “download”.

Una provocazione, ma anche un lavoro di net & social art di carlos katastrofsky, artista che vive a Vienna e lavora principalmente nell’area dei new media, il cui pseudonimo è tutto un programma.

Impossibile resistere. Ho provato. La prima volta mi è arrivata un’immagine optical. La seconda un eseguibile chiamato virus.exe (da me non va perché ho linux). La terza un documento di testo che sembra essere il log di una chat…

Se volete tentare la sorte, il sito è qui.

E questo è il sito dell’artista.

PS: post che mi sembra adatto alla giornata del voto… Ho la sensazione di andare a suicidarmi andando a votare … e lo stesso se non ci vado…

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11

Apr

Soundkinesis

Scritto da:Mauro Graziani @ 2008.04.11.00.01.23 — Archiviato in: Danza, Musica

Giovedì 24 - sabato 26 aprile ore 17.30-20.30
Associazione culturale tad&dans
Via XX Settembre, 90
Verona
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Riccardo Massari Spiritini
SOUNDKINESIS

laboratorio sonoro
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SOUNDKINESIS é un laboratorio sonoro orientato ad artisti e musicisti (voce, strumenti tradizionali, acustici ed elettriconici, movimento-danza, gesto, teatro) ed aperto anche alla partecipazione come uditore di altri interessati (appartenenti o no al mondo delle arti).

L’obbiettivo del corso é quello di studiare, attraverso un lavoro di pratica diretta, il rapporto tra suono e immagini/movimento (video, danza, animazione etc).

Si lavorerá concretamente su un cortometraggio dell’artista e danzatrice Maya Deren intitolato AT LAND (15 min. BN - New York 1944).
I ritmi del film e le cadenze delle scene serviranno da conduttore per una musica originale creata con i partecipanti. I materiali sonori e gestuali vengono preparati durante le giornate di laboratorio.
La pellicola viene considerata come punto di partenza per un lavoro creativo, una partitura cinetica, che ci suggerisce durate, intensitá, movimento o stasi.
Non si tratta di musica per cinema muto, ma di un lavoro di variazione obliqua che fa nascere un nuovo pezzo di movimento-danza-arte-sonora.
Si tratta di un esercizio creativo per familiarizzare con questa fusione di elementi che ormai fa parte del nostro mondo in maniera abituale.
Il lavoro si concretizza in una performance finale con e senza la proiezione del film.

Durata 3 giorni:
2 giorni di lavoro e performance il terzo giorno.

Gruppo: (massimo) 10 musicisti/artisti sonori, 10 danzatori - uditori fino a 30.
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Per informazioni:
Tel. +39 3341934095
info@tadedans.it
www.tadedans.it


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10

Apr

Penthesilea

Scritto da:Mauro Graziani @ 2008.04.10.00.01.43 — Archiviato in: Teatro

Nevio Gàmbula
PENTHESILEA (nel delirio di Artaud)
da H. Von Kleist

Torna in scena ai Filippini, ad un anno di distanza, l’ultimo lavoro di Nevio Gambula, attore torinese da sempre impegnato sulle scena di un teatro critico e di rottura con le convenzioni linguistiche e formali. Anche Penthesilea, al suo debutto veronese, sarà esperienza del limite: il limite del corpo e il limite della voce. Il corpo contratto che dice il disastro di essere costretto dentro le forme sociali e culturali, che dice il disastro della civiltà al suo tramonto. “La performance”, spiega Nevio Gambula, “è rigorosa gabbia ispirata a un concetto di recitazione come insolita e radiosa epifania”. Una recitazione che, come già ci ha abituato Gambula, è una canzone atroce, popolata di rumori, gesti vocali dissonanti, movimenti spezzati, immagini estremamente evocative. Un ultimo canto, dove la voce tenta di uscire dai suoi stessi argini.

Vicolo Dietro Campanile Filippini, 1 - Verona
Sabato 12 aprile ore 21:00
Ingresso: intero 8,00 euro, ridotto 6,00 euro (anziani, studenti, valido per tessere FNAC, Galassia e Amici della Fondazione)


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9

Apr

Ravel e la FTD

Scritto da:Mauro Graziani @ 2008.04.09.02.16.39 — Archiviato in: 900 storico

Ipotesi recenti suggeriscono che Maurice Ravel, il cui decesso è imputato ad una non ben identificata atrofia cerebrale o all’Alzheimer, soffrisse in realtà di FTD (frontotemporal dementia), una malattia non ancora ben conosciuta, nota anche come morbo di Pick.

Si tratta di una malattia degenerativa che colpisce in età non troppo avanzata (fra i 50 e i 60) attaccando e distruggendo lentamente i lobi temporali del soggetto, riducendone progressivamente le facoltà cognitive. Ma l’aspetto più interessante di questa patologia è che, in alcuni casi, il decadimento cognitivo è accompagnato da esplosioni creative non convenzionali, nel senso che spesso vanno al di là delle convenzioni artistiche del periodo e che, quando il soggetto è già un artista di valore, possono diventare esplosioni di genio.

Se così fosse, il Bolero potrebbe essere il risultato di una di queste. In effetti è stato composto nel 1928, quando Ravel aveva 53 anni e cominciava a mostrare i primi segni della malattia, come testimoniano errori di linguaggio e scrittura. Di questa ipotesi suggestiva, sollevata dal Dr. Bruce Miller, neurologo e direttore del Memory and Aging Center, University of California, si parla in un articolo pubblicato in Medical Hypotheses (sorry, serve una registrazione per leggerlo). La notizia è stata ripresa dal New York Times.

Il tutto, ovviamente, non toglie nulla al genio di Ravel, ma è interessante pensare che le condizioni mentali anomale possano essere in parte responsabili di un’opera di tale grandezza e intensità. Forse Ravel non avrebbe osato così tanto se non fosse stato malato?


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