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Archive for July, 2008

31

Jul

Night Visions

Scritto da:Mauro @ 2008.07.31.01.22.36 — Archiviato in: Fotografia

Troy Paiva è un fotografo ed esploratore urbano, che gira per gli USA e non solo, immortalando rovine e luoghi desolati con la sua tecnica preferita: foto notturne prese in luce naturale con pose molto lunghe (fino a 6 minuti) e a volte dei piccoli flash spesso colorati a illuminare alcuni particolari.

Ora ha raccolto i suoi scatti in un libro, Night Visions, di cui potete ammirare qui una selezione. Eccone alcuni esempi (clicca per ingrandire).

L’effetto è incredibile. I cieli sono splendidi e a volte le tracce lasciate dalle stelle rivelano le lunghe pose, mentre gli oggetti, differenziati dalla luce dei flash, sembrano entità aliene.

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30

Jul

O Superman

Scritto da:Mauro @ 2008.07.30.03.38.27 — Archiviato in: Confine

Il web magazine dello Smithsonian American Art Museum pubblica una breve intervista con Laurie Anderson che ricorda anche il momento in cui è diventata una star con O Superman negli anni ‘80.

La storia è divertente:

I didn’t know anything about the pop world. I was just an artist in New York and I had made a record that I was distributing by mail order. People would call me up on the phone and say, “Can I get this record?” I would go over to a carton, pick it up and go to the post office with it. I had pressed 1,000 records of something I had done on an NEA grant called O Superman. Then I got a call one afternoon from a guy in Britain who said “I’d like to order some records. I’ll need 40,000 Thursday and 40,000 more on Monday.” So I said, “Right. Okay. I’ll get right back to you.”

I called Warner Brothers and said, “Listen, I need to press a bunch of records, could you help me with it?” And they said, “That’s not how we do things at Warner Brothers Records. What we do is you sign an eight-record deal.” And I was like, “What?”

So that’s what I did, because I thought that could be interesting. I tried very hard not to be seduced by that kind of world. I had a lot of fun with it. You get out of a car and everyone is screaming, it was just funny for me. They were like, “Can I get your autograph? Oh my god!” and “It’s really you.” For me I felt like an anthropologist.

E visto che c’è su You Tube, tanto vale rivederselo

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29

Jul

Light

Scritto da:Mauro @ 2008.07.29.03.05.01 — Archiviato in: Elettroacustica

AGP ha ripubblicato recentemente alcune incisioni di musica elettronica degli anni ‘80 che trovate nell’archivio ai numeri 106, 107, 108 da dove potete scaricarle in FLAC.

Proprio quest’ultimo contiene due brani di Tod Machover, compositore americano del 1953 molto attivo anche in area multimediale.

Qui vi faccio ascoltare Light, un pezzo del 1979 scritto per l’Ensemble Intercontemporain più due flussi elettronici preregistrati ottenuti mediante elaborazione di suoni strumentali.

L’autore spiega in dettaglio il brano:

The piece takes its title from a quote by Rider Haggard, the English fantasy author: “Occasionally one sees the Light, one touches the pierced feet, one thinks that the peace which passes understanding is gained - then all is gone again.” The atmosphere and expressive content of the work reflect these words, which also influenced the choice and treatment of musical materials.

From a single melody (heard in entirety only at the climax of the piece) a complex polyphony is developed that creates layers of simultaneously overlapping, shifting musical planes, like independent clouds that move each at its own speed, and part momentarily to allow rays of light to pass through. Each of these layers is characterized by a different musical elaboration of the same basic materials. The largest contrast is between the instrumental ensemble (14 players) and two separate computer-generated 4track tapes. Each of these tapes represents a different (and opposing) approach to the elaboration of musical structures. The first uses traditional instrumental timbres and playing techniques as a starting point and transcends the “normal” by extending past the human capacities. The second explores microscopic details of sounds derived from these same instruments, although the connection between the two worlds is made clear only gradually during the course of the piece.

The instrumental ensemble is musically situated between these two approaches. It is divided into four sub groups (string quartet; woodwind quartet; piano, harp and wood/skin percussion; trumpet, trombone and metal percussion), each of which develops a distinct set of musical tendencies, and possesses a clear timbral identity. The piece was conceived for IRCAM’s experimental concert hall, or Espace de Projection, where all acoustical and physical characteristics are controllable. The instrumental ensembles are placed in the four comers of the room, on platforms, with the public seated in the middle. Tape I is distributed through 4 speakers, one placed over each instrumental group, thus emphasizing the “instrumental” departure point for this tape’s electronic sound. Tape II emanates from a set of 4 speakers placed on the ceiling of the hall, to exaggerate the separateness of this ethereal and delicate murmuring that develops gradually into the thunderous crashes that mark the climax of the piece.

The piece begins by emphasizing the distinctness of all its various layers. Each group follows its own developmental principles in a section that culminates in a series of cadenzas. After each group has had its say, all material is combined in the large solo of Tape I which builds until the first crashes of Tape II. In the quiet that follows, a new, more homogeneous order is built up gradually, and leads to a final section of delicate chamber music, where equality prevails among all the diverse elements. The main harmony of the piece provides the basis for a meditative coda, which dissolves into the isolation and bareness of the final piano notes, a shadow of the defiance and brilliance shown by the same instrument at other points of the piece.

The musical form is dramatic, the expressive mood quite romantic, and both are founded on a conviction of mine: that faced with todafs confusing kaleidoscope of equally valid parallel lifestyles, cultures and ideas, the only response is to search quietly but resolutely for a deeper truth, perhaps out of nostalgia for a lost simplicity, but hopefully from a courage aid belief in a “new order” of synthesis and unity behind the surface choas. It is this search that I have tried to portray in Light.

Tod Machover - Light (1979), per ensemble e suoni elettronici
Members of the Ensemble InterContemporain with two computer-generated tapes. Conducted by Peter Eötvös. Computer parts realized at IRCAM, Paris.

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28

Jul

Vuoti e/o abbandonati

Scritto da:Mauro @ 2008.07.28.00.42.23 — Archiviato in: Architettura

Non so voi, ma io sono affascinato dai grandi ambienti vuoti e/o abbandonati.

Il fatto è che, anche se non si notano, le città ne sono piene ed esistono dei gruppi di persone il cui hobby è scoprirli ed entrarci per puro spirito esplorativo e di documentazione. Mi sono imbattuto per la prima volta in una di queste “bande” verso il 1990/91 a Mosca e ho fatto un po’ di giri nei sotterranei della città.

Alla fine ho scoperto che ci sono anche dei blog e dei siti che se ne occupano, alcuni stabilmente, altri saltuariamente. Qui su Dark Roasted Blend, per esempio, potete vedere le immagini di

  • una miniera di sale abbandonata in Romania
  • una base sottomarina sovietica
  • la metropolitana abbandonata di Cincinnati

Ma quello che mi ha colpito di più sono gli enormi spazi scavati sotto Tokyo per far defluire le acque di una eventuale inondazione o di un tifone. Sono tenuti puliti e in ordine, con la consueta precisione giapponese. Click to enlarge.

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27

Jul

Le cose cambiano

Scritto da:Mauro @ 2008.07.27.01.44.27 — Archiviato in: Informatica

Infine, a un anno e mezzo dalla presentazione (gennaio 2007), l’iPhone è arrivato ufficialmente anche in Italia.

Considerando anche la coincidenza delle date, non posso fare a meno di pensare che, a 30 anni di distanza, nel 1977, la stessa persona, Steve Jobs, presentava al mondo un altro prodotto destinato a rivoluzionare le comunicazioni, il modo di lavorare e di divertirsi e cioè l’Apple II, il primo vero microcomputer di massa.

E non posso fare a meno di pensare a una grande differenza fra questi due prodotti. Il vecchio Apple II era aperto, in tutti i sensi. Chiunque ne avesse le capacità poteva programmarlo. Tutte le informazioni necessarie, compresa la mappa della memoria di sistema, erano stampate sui manuali e in effetti le vendite dell’Apple II cominciarono a schizzare quando alcuni programmatori indipendenti crearono le prime “killer application”, come Visicalc di Dan Bricklin (il primo foglio elettronico, 1979; dal sito di Dan Bricklin è possibile scaricarne liberamente una versione perfettamente funzionante (basta salvarlo come file VC.COM); Il programma occupa solo 27 Kb).
Ma l’Apple II era aperto anche dal punto di vista hardware. Si poteva aprire e smontare. I manuali contenevano lo schema della motherboard. Tutto era perfettamente visibile. Non c’erano segreti nell’Apple II. Più che un sistema, era una piattaforma che spingeva i programmatori a creare applicazioni e i tecnici hardware a fabbricare schede.

Al contrario, l’iPhone è chiuso. Non si può programmare. Soltanto Apple può cambiarne i contenuti via update remoto. Le sue funzionalità sono protette ed Apple ha già minacciato chiunque pensasse di sbloccare il codice originale per per farvi girare anche altre applicazioni. Alla fine qualcuno lo farà perché è una sfida, ma lo farà clandestinamente e soltanto pochi potranno beneficiarne.

La differenza essenziale è questa: mentre una volta tutto il mondo ha creato innovazioni per l’Apple II, ora soltanto Apple potrà innovare per l’iPhone. Il primo era generativo, il secondo, al massimo, è funzionale.

Apple II iPhone

Update

Mi è stato fatto giustamente notare che l’iPhone SDK, con tutto il necessario per programmarlo, è scaricabile gratuitamente da un apposito sito Apple.

Però “Free sign up as a Registered iPhone Developer required to download the iPhone SDK”

e praticamente vogliono sapere chi sei, compreso indirizzo fisico e email valida. Questo è quello che mi dà fastidio. Perché devo identificarmi anche solo per vedere come è fatto l’iPhone?

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26

Jul

Nietzsche is my co-pilot

Scritto da:Mauro @ 2008.07.26.01.52.20 — Archiviato in: Varie

t-shirt

Alcune delle T-Shirt di Amorphia Apparel sono decisamente notevoli.

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25

Jul

Taiko

Scritto da:Mauro @ 2008.07.25.00.01.12 — Archiviato in: Extra Europea, Giappone

Taiko (太鼓, o daiko nei composti) significa tamburo in giapponese. In realtà ne esistono diversi tipi, ma ormai, al di fuori del Giappone, questa parola designa tutti gli ensemble di tamburi.

L’origine del taiko è legata al Gagaku (雅楽, letteralmente “musica elegante”), uno stile musicale di corte molto antico tramandato attraverso i secoli (si esegue tuttora), ma ben presto questi tamburo trovarono anche un impiego militare.

Lo stile moderno, quello noto in tutto il mondo e che vediamo nel filmato, è recente. Venne fondato del 1951 da Daihachi Oguchi, un batterista jazz nato nel 1924 e morto il 27 giugno di quest’anno. Secondo la leggenda. Oguchi mise insieme il primo ensemble con diversi tamburi e vari esecutori volendo aggiungere un tocco più ritmico ad un brano che doveva eseguire dirante una cerimonia in un tempio. L’idea, poi, si diffuse e vennero fondati molti ensemble che svilupparono il concetto del taiko ensemble secondo i criteri di spettacolarità che vediamo nelle esibizioni attuali.

Esistono, tuttavia, varie combinazioni di esecutori e tamburi, che vanno dai normali ensemble con molti tamburi e molti esecutori, passando per molti tamburi con un solo esecutore oppure un tamburo con più di un esecutore, fino a un tamburo e un solo esecutore. In questa performance si possono vedere tutte queste combinazioni.

È interessante notare, infine, che i taiko sono spesso ricavati da un unico pezzo di legno ottenuto scavando il tronco di un albero sufficientemente grosso.

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24

Jul

Dementia 13

Scritto da:Mauro @ 2008.07.24.00.23.10 — Archiviato in: Cinema

Dementia 13 è un film horror scritto e diretto da Francis Ford Coppola nel 1963 che ora è disponibile sull’Internet Archive.

Lo potete vedere qui sotto o scaricare da qui in vari formati fra cui il DivX.


Written and directed by Francis Ford Coppola, this horror film depicts a strange family, complete with insanity and axe murders.

Download from here.


Update

rinuncio a mettere qui il film perché ad ogni apertura del browser il player ne scarica un tot per metterlo in cache e prepararsi a un eventuale esecuzione e questo penalizza chi ha una connessione lenta. Se vi interessa potete cliccare il link di cui sopra.

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23

Jul

Formant

Scritto da:Mauro @ 2008.07.23.15.52.17 — Archiviato in: Audio, Software

Formant è una simpatica applicazione disponibile su tutte le piattaforme che mostra chiaramente la correlazione fra vocali e formanti.

Cliccando e muovendo il mouse nello spazio delle vocali (a sin.) si sente il suono e si vedono i formanti cambiare nel riquadro di destra.

Scaricabile qui.


This application demonstrates formant-based synthesis of vowels in real time, in the spirit of Gunnar Fant’s Orator Verbis Electris (OVE-1) synthesizer of 1953.

  • Set source and filter parameters at the top. Click and drag in the “vowel space” to hear the vowels.
  • Right-click to select target language for vowel symbols.
  • LPC power spectrum of source (red) and output signal (green) are to the right, waveforms are displayed at the bottom.
  • The source type “sampled” will use a sound file containing a single period of a waveform as voice source.

Download from here.

formant

Segnalato da Tertium Auris

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22

Jul

Valle Arcana

Scritto da:Mauro @ 2008.07.22.00.01.41 — Archiviato in: Tecnologia

La teoria della “Uncanny Valley” (valle arcana, misteriosa) è un’ipotesi legata alla robotica che riguarda la risposta emotiva degli esseri umani rispetto a robot ed altre entità non umane. È stata introdotta dal roboticista giapponese Masashiro Mori nel 1970.

L’ipotesi di Mori afferma che più un robot ha sembianze o movimenti umanoidi più è alta la risposta emotiva di un essere umano nei suoi confronti.

Questa diventa sempre maggiore fino a che l’essere umano ritiene il robot troppo perfetto e notandone i difetti quella che era attrazione diviene repulsione se non addirittura paura.

Tuttavia se l’apparenza e i movimenti diventano sempre più simili ad un essere umano senza che si possano notare delle differenze allora l’approccio diventa come tra essere umano ed essere umano.

Questa area di risposta emotiva repulsiva tra un robot con apparenze e movimenti umani ed un essere umano è chiamata Uncanny Valley ed è evidenziata in figura.
[testo e immagine da wikipedia]

uncanny valley

La teoria è molto interessante e in effetti è alla base di romanzi e horror film, ma ormai è verificabile anche nella vita reale. Per esempio, le scimmie piacciono tanto più sono simili all’uomo e più esibiscono un comportamento analogo a quello umano. Ma questo vale solo se sono visibilmente scimmie. I robot troppo simili all’uomo, invece, fanno paura.

Se però si supera una certa soglia di somiglianza si hanno reazioni opposte. Recentemente in Australia e negli USA sono stati segnalati casi di poliziotti che hanno infranto vetri per salvare del neonati abbandonati per ore in auto, neonati che poi si sono rivelati delle bambole molto somiglianti alla realtà, come nel caso di quelle fabbricate da Vynette Cernik.

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