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Archive for October, 2008

21

Oct

Festival della Creatività

Scritto da:Mauro Graziani @ 2008.10.21.00.08.08 — Archiviato in: Multimedia

Ricevo dagli amici di sounDesign

Master Multimedia Workshop:
Sound Design, nuove forme di comunicazione creativa
26 ottobre 2008, ore 14.00-16.00
Festival della Creatività
Fortezza da Basso
Firenze

Ospiti

Moderato da: Sara Lenzi e Gianpaolo D’Amico, sounDesign.

Organizzato da:
Master in Multimedia Content Design, Università degli Studi di Firenze
sounDesign


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20

Oct

Brokers con le mani nei capelli

Scritto da:Mauro Graziani @ 2008.10.20.00.01.24 — Archiviato in: Fotografia, Storia

Una serie di immagini che bene illustrano l’atmosfera corrente in borsa: the brokers with hands on their face blog. Ecco un estratto.

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19

Oct

Industrial Landscapes

Scritto da:Mauro Graziani @ 2008.10.19.02.25.04 — Archiviato in: Architettura

Le immagini di archeologia industriale sono fra le mie preferite. In realtà questa non è propriamente archeologia perché queste installazioni sono tuttora attive, ma hanno comunque un certo fascino.

L’autore è Dave Bullock e le trovate sul suo sito.


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18

Oct

Musica - Architettura

Scritto da:Mauro Graziani @ 2008.10.18.04.36.14 — Archiviato in: Architettura, Contemporanea

click per ingrandire

musica - architettura


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16

Oct

Dipity

Scritto da:Mauro Graziani @ 2008.10.16.12.07.00 — Archiviato in: Web

dipity Dipity è un sito che permette di creare delle cronologie interattive (interactive timelines). Cronologie di cosa? Di tutto quello che volete, dalle scoperte scientifiche, alla musica, dai post di un blog, fino alla vostra vita privata. Potete metterci di tutto, dato che le create voi.

Per esempio, la cronologia in figura (click per ingrandire) elenca i film di fantascienza, ordinati secondo la data di uscita. Ogni entry è cliccabile e apre una scheda che può contenere descrizione, con tanto di link e immagini, nonché eventuali commenti.

Ogni cronologia può essere vista anche come insieme di schede o come semplice lista ed è anche possibile collegarvi una google-map con la locazione degli eventi. Il fattore di scala è regolabile da 500 anni fino a 1 ora! Le possibilità sono innumerevoli. Dal punto di vista didattico, per es., è utilissimo.

Naturalmente non tutto oro è quello che riluce. I lati negativi sono che, dato che la gestione è tutta in javascript, il sito è un po’ lento. Inoltre le ricerche sono un po’ stupide: si cerca per chiave, ma non ho trovato un modo di cambiare l’ordinamento dei risultati. Vedere per prime le cronologie con molte entry sarebbe utile.

In ogni caso, per gli pseudo-enciclopedisti (o i maniaci) come il sottoscritto, è proprio bello. Penso che lo userò quanto prima.


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15

Oct

25 anni di cellulari

Scritto da:Mauro Graziani @ 2008.10.15.00.01.29 — Archiviato in: Storia, Tecnologia

25 anni fa, il Motorola DynaTAC 8000X fu il primo telefono portatile (click to enlarge).

Il 13 ottobre 1983 Bob Barnett, presidente di Ameritech Mobile Communications fece la prima chiamata commerciale della storia, comodamente seduto in una Chrysler convertibile a Chicago, telefonando al pronipote di Alexander Graham Bell che in quel momento si trovava in Germania.

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14

Oct

Ylem

Scritto da:Mauro Graziani @ 2008.10.14.00.40.25 — Archiviato in: Strumentale

Ylem è un termine usato da Gamow, Alpher e dai loro associati nei tardi anni ‘40 per dare un nome a una ipotetica sostanza primordiale o a uno stato condensato della materia che ha dato origine alle particelle subatomiche e agli elementi come li conosciamo oggi. Era il nome che Gamow e soci davano alla “cosa” che presumibilmente esisteva immediatamente dopo il Big Bang insieme a una grande quantità di fotoni ad alta energia, il cui residuo termico oggi si osserva sotto forma di Radiazione Cosmica di Fondo.

Il termine deriva da un vocabolo dell’inglese medioevale che designa qualcosa come “primordial substance from which all matter is formed [wikipedia]” e a sua volta discende dal greco hylem, “materia”.

Ylem, per 19 esecutori, composto da Stockhausen nel 1972, è una allegoria dell’esplosione primordiale e della teoria oscillatoria dell’universo. Prende la forma di una partitura in gran parte indeterminata, formata da solo testo, senza alcuna notazione, secondo la quale gli esecutori iniziano concentrati intorno al pianoforte, per poi “esplodere” suonando la nota centrale del proprio strumento con densità via via minore, mentre i 10 esecutori di strumenti portatili si allontanano dal punto centrale fino a disporsi intorno al pubblico.

Inizia poi il processo inverso: la musica gradualmente si addensa egli esecutori tornano a concentrarsi per dare vita ad una nuova esplosione. L’insieme delle istruzioni, comunque, è più complesso di questa mia breve semplificazione. Prescrive varie azioni, fra cui il passaggio di un segnale costituito dalla sillaba sacra HU (il nome del senza-nome), l’utilizzo di un ricevitore a onde corte e alcune istruzioni specifiche per i 4 esecutori di strumenti elettronici (sintetizzatori). Potete trovarne una descrizione più accurata qui.

Colpisce anche il fatto che si tratta di un brano ad altezze quasi totalmente invarianti. La maggior parte degli strumentisti, infatti, si concentra su una singola nota o un accordo, eseguendo al massimo brevi fluttuazioni in un suo intorno.

Karlheinz Stockhausen - Ylem (1972), per 19 esecutori


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13

Oct

Zyklus

Scritto da:Mauro Graziani @ 2008.10.13.02.55.29 — Archiviato in: Strumentale

Zyklus für einen Schlagzeuger (”Cycle for a percussionist”) is a composition by Karlheinz Stockhausen. It was composed in 1959 at the request of Wolfgang Steinecke as a test piece for a percussion competition at the Darmstadt Summer Courses, where it was premièred on 25 August 1959 by Christoph Caskel. It quickly became the most frequently played solo percussion work, and “inspired a wave of writing for percussion” (Kurtz 1992, 96).

The title of Zyklus is reflected in its form, which is circular and without a set starting point. The score is spiral-bound, and there is no “right-side up”-it may be read with either edge at the top. The performer is free to start at any point, and plays through the work either left to right, or right to left, stopping when the first stroke is reached again. (In this way, it is an example of what Stockhausen calls “polyvalent” form.) The instruments are arranged in a circle around the performer, in the order they are used in the score. The notation is only conventional in some details, and an early review of this first graphic score by Stockhausen remarked that “The initial impression is that one is looking not at a score, but at a drawing by Paul Klee” (Lewinski 1959). Zyklus contains a range of notational specificity, from exactly fixed at one extreme, to open, “variable” passages at the other. Stockhausen composed these elements using a nine-degree scale of statistical distribution, but states that the listener is not “supposed to identify these nine degrees when you hear the music, nevertheless the music that results from such a method has very particular characteristics. . . .” (Stockhausen 1989, 51).

In principle, the percussionist decides on the starting point and direction through the score only at the moment of commencing a performance, but in practice this is almost universally worked out well in advance. Only the percussionist/composer Max Neuhaus claims to have consistently given “spontaneous” versions (Neuhaus 2004).

[text from wikipedia]

Listen to the Max Neuhaus version from UBUWeb

Watch the Nicholas Tolle version from YouTube


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12

Oct

Il manoscritto della 9a

Scritto da:Mauro Graziani @ 2008.10.12.00.01.21 — Archiviato in: Classica

nonaSul sito della Biblioteca di Stato di Berlino è in linea il manoscritto originale della 9a Sinfonia di Beethoven. Il sito è solo in tedesco; cliccate “Digitale Abbildungen” nel menu a sin. per aprire l’indice che permette di andare all’inizio di ciascun movimento.

Ecco una delle pagine con la famosa melodia, con tanto di testo autografo (click per ingrandire). Emozionante.

Potete portarvi a casa l”intero manoscritto in un singolo pdf di quasi 30 Mb (425 immagini) scaricandolo dall’IMSLP.


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11

Oct

Intervista Lachenmann

Scritto da:Mauro Graziani @ 2008.10.11.00.01.49 — Archiviato in: Contemporanea

Ermes mi segnala che l’Osservatore Romano ha pubblicato una breve intervista con Helmut Lachenmann, premiato il 3 ottobre dalla Biennale musica di Venezia con il Leone d’Oro alla carriera con la seguente motivazione:

Amatissima e controversa, la musica di Helmut Lachenmann ha avuto ed ha una grande influenza sui compositori di almeno due generazioni. La concezione molto radicale e utopica a un tempo di un suono disseccato, spogliato di peso semantico fino a raggiungere uno stato che si può definire “minerale”, ha emblematicamente siglato le estreme conseguenze dell’avanguardia musicale strutturalista. Ma contemporaneamente, e questo è l’aspetto forse più interessante e anche sorprendente, ha aperto un nuovo mondo sonoro forzando provocatoriamente i limiti della percezione. Nata da una concezione negativa dell’orizzonte semantico, ha infine dischiuso una nuova idea di linguaggio e, per così dire, una nuova forma di “verginità” della materia sonora

L’intervista, nella sua, brevità, è simpatica e il premio a Lachenmann è sacrosanto (appunto :) ), ma la motivazione mi inquieta un po’.

Se da un lato non ho nulla da eccepire al premio, dall’altro mi è difficile non rilevare che la motivazione suddetta si adatterebbe benissimo a qualche compositore di musica elettronica o, meglio, digitale. Musica che, invece, viene generalmente ignorata, o al massimo sopportata, dalla gran parte delle rassegne nazionali.

In anni recenti, anzi, abbiamo assistito alla ripresa e al “porting” (per usare un termine informatico) in area strumentale di idee sviluppate dall’elettronica e dal digitale. La stessa musica spettrale, che, per carità, ha prodotto opere notevoli nelle mani di compositori come Grisey, Murail, Radulescu e quant’altri, altro non è che un adattamento strumentale tecnicamente improbabile di idee sviluppate e utilizzate già da anni nella musica digitale.

E dico “tecnicamente improbabile” perché è assurdo chiedere a un violinista di eseguire un RE# crescente di 28 cents, in quanto 23° armonico di un LA 110 Hz, anche se, bontà sua, approssimato al quarto di tono. Gli strumenti classici non sono fatti per questo e a mio avviso, dal punto di vista tecnico, l’intera nozione di musica spettrale strumentale è soltanto un’idea, un concetto, una fonte di ispirazione. Si tratta, in pratica, di un ideale che viene tradotto per approssimazione in una partitura che, a sua volta, è tradotta in modo approssimato in esecuzione. L’unico modo di farlo davvero è utilizzare un sistema digitale, cosa che, del resto, è stata fatta ben prima da persone come, per es., Truax e Risset.

Lo stesso discorso può applicarsi, in fondo, a cose come la fasce sonore di Ligeti (che resta sempre un grande). Nello stesso modo, la musica concreta strumentale di Lachenmann è bellissima, ma, secondo me, non ha affatto “aperto un nuovo mondo sonoro forzando provocatoriamente i limiti della percezione”. Elaborazioni di suoni strumentali e non che fanno la stessa cosa ne esistono da sempre nella musica concreta analogica e digitale.

Quindi, senza alcuna vena polemica, mi chiedo per quanto ancora una gran parte del mondo musicale accademico si ostinerà a restare per quanto possibile unplugged e se questo dipenda da ragioni estetiche o semplicemente dal fatto che la musica elettronica, digitale, via laptop, etc., scardina meccanismi di mercato consolidati assicurati dalla triade compositore - editore - interprete.

In altre parole, è soltanto l’impossibilità di disporre di una partitura standard per gli strumenti elettronici a generare il problema o c’è dell’altro?


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