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Archive for October, 2009

15

Oct

c4 - transient

Scritto da:Mauro Graziani @ 2009.10.15.03.22.27 — Archiviato in: Confine

coverDalla netlabel Abulia Concepts, specializzata in 8-bit e lo-fi music, eccovi il gruppo denominato c4 di cui presentiamo transient, una piccola raccolta di loop, rigorosamente lo-fi e distribuiti in ogg a 12 kbps

each file is intended to be looped for an indefinate period of time by itself, rather than all 3 files played in succession

Tutti i file sono in formato ogg (forse con windoze dovrete avere un player come vlc o simili).

Potete scaricare l’intero album qui in un unico zip.

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13

Oct

Per Elisa non è di Ludwig van?

Scritto da:Mauro Graziani @ 2009.10.13.02.55.34 — Archiviato in: Classica, Storia

In questo articolo, pubblicato su l’Unità online, Roberto Cotroneo ci fa sapere che, secondo lo studioso italiano Luca Chiantore, Per Elisa non sarebbe di Ludwig van, ma si tratterebbe di un falso realizzato da un giovane musicologo tedesco, tale Ludwig Nohl, che nel 1865 scoprì il manoscritto autografo con gli appunti di Beethoven a Monaco di Baviera. Appunti mai portati a compimento, non una partitura.

Lo studioso italiano Luca Chiantore ha presentato all’università di Barcellona i risultati di un lungo lavoro musicologico. Questo lavoro dice una cosa: il più celebre, il più suonato brano musicale per pianoforte, “Per Elisa”, non è stato scritto da Beethoven. Ma fu un’opera, uscita dai cassetti del grande compositore 40 anni dopo la morte, riscritta da un giovane musicologo tedesco Ludwig Nohl, che nel 1865 scoprì il manoscritto autografo con gli appunti di Beethoven a Monaco di Baviera. Si trattava semplicemente di appunti, e non di un’opera per pianoforte compiuta.

Poi Cotroneo continua dicendo che, in fondo, lui lo aveva sempre sospettato:

Ma è stato fino ad oggi un brano inspiegabile per un compositore come Beethoven. Strano, pieno di banalità compositive, persino bruttarello in quella terza parte del brano che sembra scimmiottare Beethoven senza averne né il genio e neppure le capacità. Chiunque ha eseguito le sonate per pianoforte del grande compositore, di fronte a “Per Elisa” rimane costernato.Come poteva aver scritto una cosa del genere, un genio come Beethoven?

Oddio, io al massimo ho pensato che alcune soluzioni erano un po’ banali, ma ho pensato anche che, in fondo, capita a tutti. O magari LvB temeva che la tipa a cui era dedicata (che fosse Therese Malfatti von Rohrenbach zu Dezza o Elisabeth Roeckl) non avrebbe apprezzato una elucubrazione complessa e così tutto lo sforzo sarebbe stato vano…

La stessa notizia, in formato più scarno, sul Corriere.

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13

Oct

Underwater Music

Scritto da:Mauro Graziani @ 2009.10.13.02.28.16 — Archiviato in: Audio, Confine

underwaterDa molti anni Michel Redolfi propone musica da ascoltarsi preferibilmente sott’acqua e afferma che, in queste condizioni, la banda ottimale va da 200 a 8000 Hz (individuata per via sperimentale) mentre una buona banda media si assesta da 500 a 5000 Hz circa.

Questo perché il suono è percepito direttamente nell’orecchio interno e solo grazie alla vibrazione delle ossa del cranio, in quanto il timpano non è in grado di vibrare bene a causa della presenza del medium acquatico (io nuoto al massimo con lo stile di un cane disperato, ma quello che dice mi sembra verosimile; immagino si riferisca alla differenza di pressione che si crea fra esterno e interno del cranio, perché noi, a differenza dei pesci, non possiamo equilibrarla riempiendoci la testa e quindi la gola e i polmoni di acqua).

Un estratto di un paio di minuti (purtroppo il sito non offre esempi lunghi). Io francamente lo trovo piuttosto scontato (non è il mio tipo di musica), ma non so come funzioni sott’acqua (e probabilmente non lo saprò mai visto che sono disposto ad immergermi solo dentro un batiscafo).

Comunque fatevi un’opinione: altri ascolti e informazioni più dettagliate sono disponibili sul suo sito.

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11

Oct

Sacred Flute Music from New Guinea

Scritto da:Mauro Graziani @ 2009.10.11.02.45.41 — Archiviato in: Extra Europea

coverSacred flutes are blown (”Windim Mambu”) to make the cries of spirits by adult men in the Madang region of Papua New Guinea. Pairs of long bamboo male and female flutes are played for ceremonies in the coastal villages near the Ramu River

These recordings were made in 1976 by Ragnar Johnson assisted by Jessica Mayer while conducting research in a remote village in the Eastern Highlands. Their intention was to preserve this traditional music as it is played in the villages of its origin.

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9

Oct

Aimard - Bach

Scritto da:Mauro Graziani @ 2009.10.09.02.51.57 — Archiviato in: Antica, Classica

coverSentite un po’ Pierre-Laurent Aimard che suona Bach, nientemeno che l’Arte della Fuga.

Oddio, niente da dire tecnicamente. Mi piace anche il suono, così chiaro, quasi clavicembalistico (anche il pedale è molto limitato). Mi lascia solo un po’ perplesso il fatto che lui ormai suoni tutto lo scibile pianistico disponibile…

Comunque questa è la sua prima incisione per DGG. Direi, un esordio impegnativo visto che va a confrontarsi con gente come Glenn Gould (che la iniziava con un metronomo lentissimo) o Sokolov.

In ogni caso, Aimard si appoggia sulla sua tecnica e a un primo ascolto non mi sembra sfigurare anche nei passaggi più difficili. Poi vedremo se mi emoziona…

  • J.S. Bach - Contrapunctus I dall’Arte della Fuga, Pierre-Laurent Aimard pianoforte.

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8

Oct

Petizione per l’IMEB

Scritto da:Mauro Graziani @ 2009.10.08.01.43.57 — Archiviato in: Elettroacustica

Se l’Italia piange la Francia non ride…

L’IMEB, di cui si minaccia la chiusura, è l’Institut International de Musique Electroacoustique / Bourges. Fondato nel 1970, con il nome di GMEB, da Françoise Barrière e Christian Clozier, che lo dirigono attualmente, è cresciuto negli anni fino a diventare uno dei centri di musica elettroacustica più importanti d’Europa. Gestisce anche gli International Music Awards di Bourges che sono uno dei concorsi più frequentati a livello mondiale e il festival annuale Synthese.

Come tale, l’IMEB gode di sovvenzioni pubbliche che arrivano principalmente da parte del Ministero della Cultura e della Direzione Regionale degli Affari Culturali. Proprio quest’ultima, dopo aver ridotto i fondi nel 2008 e nel 2009 di circa 1/3, ha ora espresso la sua ferma intenzione di chiudere l’istituto.

La direzione dell’IMEB ha fatto sapere che, se i fondi non saranno ripristinati, il centro rischia la chiusura già alla fine di quest’anno. Per evitarlo è partita una petizione a livello internazionale che sarà inviata al Ministro della Cultura e al Presidente del Consiglio Regionale.

Per gli interessati, la petizione è qui.

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6

Oct

The Feast of Trimalchio

Scritto da:Mauro Graziani @ 2009.10.06.02.58.34 — Archiviato in: Videoarte

Un estratto (10 min.) dal video The Feast of Trimalchio realizzato dal collettivo russo AES+F e presentato alla Biennale di quest’anno. Una fantastica visione neo-barocca degli stereotipi del lusso nel terzo millennio. Il nostro presidente del consiglio lo amerebbe perché lo prenderebbe sul serio.

Occhio (orecchio) alla musica che secondo me è inserita benissimo e agisce da elemento estraniante non banale.

So che qualcuno dirà che si interrompe sul più bello…

Su YouTube c’è anche la versione di FlashArtVideo, di qualità migliore, che però mostra i tre schermi sovrapposti e a mio avviso, ne falsa la resa (non è quello che vede il pubblico). Per me è migliore questa soggettiva. Comunque l’altro video è qui.

Screening of the video “The Feast of Trimalchio” by AES+F during the opening of 53rd Venice Biennale (10 min. excerpt).

Comments from the authors:

In the ‘Satyricon’, the work of the great wit and melancholic lyric poet of Nero’s reign, Gaius Petronius Arbiter, the best preserved part is ‘The Feast of Trimalchio’ (Cena Trimalchionis). Thanks to Petronius’s fantasy, Trimalchio’s name became synonymous with wealth and luxury, with gluttony and with unbridled pleasure in contrast to the brevity of human existence.

We searched for an analogue in the third millennium and Trimalchio, the former slave, the nouveau riche host of feasts lasting several days, appeared to us not so much as an individual as a collective image of a luxurious hotel, a temporary paradise which one has to pay to enter.

The hotel guests, the ‘masters’, are from the land of the Golden Billion. They’re keen to spend their time, regardless of the season, as guests of the present-day Trimalchio, who has created the most exotic and luxurious hotel possible. The hotel miraculously combines a tropical coastline with a ski resort. The ‘masters’ wear white which calls to mind the uniform of the righteous in the Garden of Eden, or traditional colonial dress, or a summer fashion collection. The ‘masters’ possess all of the characteristics of the human race - they are all ages and types and from all social backgrounds. Here is the university professor, the broker, the society beauty, the intellectual. Trimalchio’s ’servants’ are young, attractive representatives of all continents who work in the vast hospitality industry as housekeeping staff, waiters, chefs, gardeners, security guards and masseurs. They are dressed in traditional uniforms with an ethnic twist. The ’servants’ resemble the brightly-colored angels of a Garden of Eden to which the ‘masters’ are only temporarily admitted.

On one hand the atmosphere of ‘The Feast of Trimalchio’ can be seen as bringing together the hotel rituals of leisure and pleasure (massage and golf, the pool and surfing). On the other hand the ’servants’ are more than attentive service-providers. They are participants in an orgy, bringing to life any fantasy of the ‘masters’, from gastronomic to erotic. At times the ‘masters’ unexpectedly end up in the role of ’servants’. Both become participants in an orgiastic gala reception, a dinner in the style of Roman saturnalia when slaves, dressed as patricians, reclined at table and their masters, dressed in slaves’ tunics, served them.

Every so often the delights of ‘The Feast of Trimalchio’ are spoiled by catastrophes which encroach on the Global Paradise…


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5

Oct

Frequenze di taglio degli MP3

Scritto da:Mauro Graziani @ 2009.10.05.04.04.09 — Archiviato in: Audio

La qualità di un MP3 dipende in gran parte dal codificatore. Le specifiche, infatti, dicono cosa fare, ma non come farlo (a differenza della decodifica, che invece è un processo puramente meccanico). Proprio per questo, un codificatore di bassa qualità è riconoscibile ascoltando persino un brano a 320 kbit/s. Ne consegue che non ha senso parlare di qualità di ascolto di un brano di 128 kbit/s o 192 kbit/s senza un riferimento al codec utilizzato. Una buona codifica MP3 a 128 kbit/s prodotta da un buon codificatore produce un suono migliore di un file MP3 a 192 kbit/s codificato con uno scarso codificatore.

I test, come quello del post precedente, sono eseguiti con L.A.M.E. (Lame Ain’t MP3 Encoder) che è riconosciuto come uno dei migliori (forse il migliore per compressione da 128 in su).

Proprio LAME ci dà le frequenze di taglio ai vari livelli di compressione. Nel processo di codifica, viene attivata una serie di filtri per la suddivisione del segnale in bande che si ferma a una altezza diversa per ciascun bitrate. La porzione di segnale che eccede l’ultima banda viene eliminata con un filtro passabasso che inizia la sua attenuazione a una certa frequenza (inizio in tabella) e taglia completamente oltre un certo livello (fine in tabella).

È possibile anche disattivare il suddetto filtro (c’è una opzione in LAME), tuttavia facendolo si rischiano artefatti identificabili, di solito, come un certo tipo di effetto che assomiglia un po’ ad un flanger (si sente spesso nell’audio dei film rippati e troppo compressi).

Ecco la tabella:

kbps area di taglio: inizio, fine
128 16538 Hz - 17071 Hz
160 17249 Hz - 17782 Hz
192 18671 Hz - 19205 Hz
224 19383 Hz - 19916 Hz
256 19383 Hz - 19916 Hz
320 20094 Hz - 20627 Hz

La tabella si legge così: per es. nel caso di 128 kbps, l’attenuazione delle frequenze inizia a 16538 Hz e aumenta fino a 17071 Hz, oltre i quali tutto viene eliminato. Quindi, in astratto, anche l’MP3 a 320 è sensibilmente inferiore alla qualità CD. Naturalmente qualcuno potrebbe dire che le frequenze oltre i 20 KHz difficilmente si sentono per una combinazione di qualità dell’impianto audio e orecchie dell’ascoltatore.

In realtà, come ha fatto osservare Angelo nel commento al post precedente, è un problema di educazione all’ascolto:

A test given to new students by Stanford University Music Professor Jonathan Berger showed that student preference for MP3 quality music has risen each year. Berger said the students seem to prefer the ’sizzle’ sounds that MP3s bring to music.[27]
Others have reached the same conclusion, and some record producers have begun to mix music specifically to be heard on iPods and mobile phones.[28]
However, the study was criticized for being a short-term A/B test, which does not reflect the listeners preferences when they listen to music for prolonged periods.[29]
[wikipedia]

[27][28][29] sono riferimenti bibliografici citati in wikipedia. Cliccate i numeri per andare agli articoli. Il primo è l’articolo di Berger, gli altri sono commenti. Credo che dovremmo iniziare una seria riflessione sui cambiamenti delle modalità di ascolto sia della musica che dei suoni naturali.


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4

Oct

Differenza fra originale e MP3 128 kbps

Scritto da:Mauro Graziani @ 2009.10.04.00.01.23 — Archiviato in: Audio

Quello che vedete qui sotto è lo spettro di un brano dei Portished: Nylon Smile. Musica non classica e non acustica.

Sopra, i due canali del brano non compresso. Sotto, dopo la riga grigia e la scritta “unite - sync”, quelli dello stesso pezzo compresso in MP3 128 kbps. Lo spettro è volutamente in bianco/nero per evidenziare le differenze.

Se osservate attentamente noterete che, nello spettro superiore (non compresso), la posizione delle linea rossa che ho messo per segnare la frequenza più alta è oltre i 20000 Hz, mentre in quello inferiore si ferma prima, a circa 17000 Hz. Ecco, questa è la banda, visibile a una prima occhiata, che si perde con questo livello di compressione. Poi bisognerebbe entrare nei particolari per vedere se qualcosa manca anche sotto.

Ne consegue che il distribuire musica di qualsiasi tipo in formato MP3 a 128 kbps, come fa la maggior parte dei rivenditori via internet di musica genericamente pop, equivale a un furto di banda di circa 3 KHz e diffonde una abitudine a una banda più ristretta.

Adesso mi direte che, tanto, la banda ristretta la diffondono già le maledette cuffiette, però….


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3

Oct

La fine del CD (ma anche degli MP3 < 256)

Scritto da:Mauro Graziani @ 2009.10.03.02.33.48 — Archiviato in: Audio

…almeno a casa mia.

Dunque, stanco di avere la musica dispersa fra alcune migliaia di CD, altrettanti vinili e molti file su computer (tutti rigorosamente acquistati, CC o digitalizzati da dischi che possiedo), ho deciso di digitalizzare il tutto, metterlo su un HD in rete e utilizzare un vecchio portatile come jukebox (ovviamente con linux).

Un gran lavoro che, per ora, ho fatto solo su un quarto circa dell’insieme, il che spiega anche la non assidua continuità dei post di settembre.

Il sistema, alla fine, è composto da un sistema RAID da 2 terabytes (di cui si usa solo una piccola parte) letti da un portatile di vecchia generazione (avrà 5 anni, monoprocessore da 2.8 GHz) su cui gira un Ubuntu Jaunty con scheda M-Audio, collegata a un micro mixer che va a due casse auto-amplificate Event ALP 5 oppure Yamaha HS80M.

Come software uso Rhythmbox (sto provando anche Banshee). Il software si fa un database di tutto ciò che è audio e lo indicizza in base ai tag. Poi si possono selezionare i brani in base a autore, titolo e/o genere. Inoltre il computer è in rete, quindi si può ascoltare qualunque cosa si trovi su internet, comprese radio, netlabel, podcast etc.

Bene, considerando che la mia discoteca è alquanto eterogenea e va da Luigi Nono fino ai Sex Pistol, sono stato colpito dalla bassa qualità degli MP3. Con casse di questo tipo, che comunque sono lontane dal top, gli MP3 a 128 kbps risultano fastidiosamente ed evidentemente privi delle frequenze alte, non solo con la musica classica, ma anche ascoltando i Rolling Stones. Perfino a 192, la differenza con l’originale si sente e per avere qualcosa di accettabile bisogna arrivare almeno a 256 kbps.

Per quel che riguarda la musica classica, lo sapevo già, ma quello che mi ha colpito è che il degrado è sensibile anche con musica il cui punto di forza non è certamente la pulizia e la chiarezza del suono (tipo Rolling Stones, appunto). Notate che, al di là delle buone casse, non ho una stanza particolarmente insonorizzata o similia. È una stanza normale.

In effetti, all’inizio pensavo di convertire in FLAC (compressione senza perdita) gli album più raffinati e usare MP3 intorno ai 192 kbps, o meno, per il resto. Invece un po’ di prove mi hanno convinto (direi quasi costretto) a usare MP3 solo a 320 oppure con bitrate variabile alla massima qualità per i gruppi un po’ “rumorosi” e andare in FLAC per tutto il resto.

L’effetto collaterale è che non compro più musica in MP3 inferiore a 256 kbps e solo se il prezzo è basso. Altrimenti mi devono dare un file compresso ma senza perdita (FLAC, APE, LA).

La massificazione dell’MP3 si traduce in una perdita della qualità appena conquistata con il passaggio al CD. Magari lo sapevamo già, ma vederlo e sentirlo è un’altra cosa.


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