non dimenticate di cliccare l’immagine…
Archivio mensile:Ottobre 2010
Growth
Bella l’idea delle gocce di inchiostro nell’acqua in questo lavoro di danio catanuto e trovo anche l’abbinamento con la musica discreto e raffinato.
L’autore:
Growth is a vision both of reality and life/growth/death. Ink drops in water are arborescences, inflorescences. Phantasmogorical images which any of us can interpret estetically on basis on one’s own uncounscious, revealing a sometimes dramatic or sometimes symbolic aestethic.
It represents the organicity and behaviour of every form of life that borns, growths and deads in its ambient, among other individuals. Some external umpredictable elements can generate, determinate and modify the course of events.
Music, here, is the scene’s sound, artificially organic, that describes and emotionally interprets the entire narrating form.
The soundscape elements represent three main aspects: the environment ambient (water), the forms’ organic developement (treated piano samples) and the presence of unpredictables and isolated events.
The whole formal aspect comes from the physics of ink drop’s expanding course.
Cecità indotta dal moto
Sopportate il messaggio dello sponsor (è l’unico modo per poter pubblicare il video) e guardatelo.
Se su uno schermo ci sono dei punti fissi, circondati da particelle in movimento, il fissare uno dei punti, in certi momenti fa scomparire gli altri.
Per cominciare, avviate il video e dopo il maledetto messaggio pubblicitario, tenete lo sguardo fisso su uno dei punti gialli. A volte, vi accorgerete di non vedere più alcuni o tutti gli altri punti gialli. Lo stesso accade se fissate la croce centrale. Il fatto è che si tratta di un’illusione. I punti non scompaiono mai, come potete verificare facendo ripartire il video fissando un punto diverso.
Il fenomeno si verifica molto più facilmente se le particelle blu sono in moto casuale le une rispetto alle altre. Se, invece, il loro movimento è correlato, come nella seconda parte del video, la cosa accade con maggiore difficoltà.
Questo effetto è chiamato “cecità indotta dal moto” (MIB: Motion Induced Blindness) ed è stato scoperto circa 20 anni fa. Gli psicologi stanno ancora cercando una spiegazione. Una teoria è che sia dovuto a un sovraccarico del nostro sistema percettivo, che cerca di seguire tutti i movimenti, per cui parte di essa va persa.
Questa ipotesi è coerente con la maggiore difficoltà di processare una serie di moti non correlati, il che spiega perché con i movimenti casuali il fenomeno si verifichi più facilmente.
Tiny Jungle
Un altro video di Jon Weinel su cui, stavolta, abbiamo qualche informazione
This is my latest audio-visual work, a collage of different material created in Maya, Jitter, After Effects, Flash etc. It Uses hand-drawn animation as source material. The basic concept is to explore the idea of entoptic phenomena (spiral dot patterns experienced in altered states of consciousness), through the audio visual medium.
Direct Telepathic Transmission From Mars
Un lavoro audio/video di Jon Weinel del 2005/06. Alcune idee sono interessanti, imho. Purtroppo l’autore non ci dà nessuna informazione sul brano.
Questa è la parte audio
Direct Telepathic Transmission From Mars
L’intero disco è scaricabile qui.
The Boomcase
Yellow and Blue 200 Watt BoomCase. Measures Approx. 14″x16″x6″
La scoperta della BoomCase by Mr. SiMo mi suscita una fantasia…
Quasi sempre, quando vado in Conservatorio in treno (regionale, senza scompartimenti), prima o poi vengo oppresso da un qualche umanoide che ascolta musica inferiore dal suo inferiore telefonino.
A questo punto io tiro giù la mia valigia da 200 watts, la accendo e lo annichilisco con, per es., Kontakte, sparato al massimo del volume… 
Joy Division
Kaikhosru Shapurji Sorabji
Kaikhosru Shapurji Sorabji – al secolo Leon Dudley Sorabji – (Chingford, 14 agosto 1892 – 15 ottobre 1988) è stato un compositore e pianista britannico, di origine Parsi.
Una delle sue opere più famose, l’Opus Clavicembalisticum, è considerato uno dei pezzi più difficili mai scritti per pianoforte per virtuosismo trascendentale e durata (a seconda dell’esecuzione può variare da oltre tre fino a cinque ore). Il suo lavoro mastodontico (oltre 11.000 pagine di partiture e 100 ore di musica) ne fa uno compositori più prolifici del XX secolo.
In questa playlist ne possiamo ancoltare una parte.
Mandelbrot RIP
Benoît Mandelbrot, l'”inventore” della geometria frattale, è morto giovedì scorso a Cambridge (Massachusetts) all’età di 85 anni. Che i frattali siano con lui.
L’Orologio Astronomico di Praga
Un light show proiettato sull’Orologio Astronomico di Praga per celebrare il suo 600° compleanno. La trovo molto bella, sia dal punto di vista video che da quello del rapporto con il suono.
Da quel che ne so sono stati utilizzati due proiettori Christie Roadster 18k HD da 18000 lumen.
A light show projected onto the Astronomical Clock Tower in Praga to celebrate its 600th birthday.
Mapping: The Macula, Michal Kotek, Lukáš Duběda
Sound: data-live
Production: Tomato Production
La ricerca dell’audio perduto
Un recente rapporto della Biblioteca del Congresso USA dal titolo The State of Recorded Sound Preservation in the United States: A National Legacy at Risk in the Digital Age, scaricabile in pdf, fa notare che vaste porzioni del patrimonio audio sono ormai perdute o inaccessibili al pubblico a causa di errata conservazione, supporti labili, ma anche e spesso, di problemi determinati dal copyright.
In merito a quest’ultimo punto, il rapporto dichiara fin da subito che
Copyright law and interests in protecting intellectual property are a final thread (or perhaps a seemingly unyielding tangle) in the environment affecting recorded sound preservation. [pag. 6]
e continua
In many instances, early commercial recordings may be unavailable from rights holders. As reported in the Survey of Reissues of U.S. Recordings, a study commissioned by the NRPB, “ten percent or less
of listed recordings have been made available by rights holders for most periods prior to World War II. For periods before 1920, the percentage approaches zero.
…
All U.S. recordings, both commercially released and unpublished, created before February 15, 1972, are protected by a complex network of disparate state civil, criminal, and common laws. Accordingly, sound recordings are unique among all creative works in the United States insofar as the effective term of copyright protection for even the oldest U.S. recordings, dating from the late nineteenth century, will not end until the year 2067 at the earliest (i.e., 95 years after the placement of sound recordings under federal protection in 1972)
Questa situazione ha dell’incredibile: le istituzioni che si occupano della conservazione dei documenti audio sono impedite, quando non bloccate, dalle leggi fatte da un altro ramo della stessa istituzione.
È interessante osservare che, invece, i problemi tecnici, che pure esistono, si possono risolvere. Una volta accettato il fatto che non esiste un supporto eterno, si tratta solo di rinnovare i supporti ogni congruo numero di anni.
Con questo non voglio dire che quello posto dal copyright sia l’unico ostacolo. Il rapporto insiste anche sulle corrette modalità di conservazione, sulla necessità di formati standard, adeguati e non compressi, sulla creazione di professionalità apposite. Ma, mentre queste ultime sono, in fondo, questioni tecniche che si risolvono impiegando risorse adeguate, quello del copyright è, in realtà, un problema di potere, quindi molto più difficile.
10/10/10
Mi era sfuggito. Domenica era il 10/10/10, numero topico che, letto in binario (101010) fa 42, la risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto nel romanzo di Douglas Adams.
Come è noto, non si conosce la domanda
“Quarantadue!” urlò Loonquawl. “Questo è tutto ciò che sai dire dopo un lavoro di sette milioni e mezzo di anni?”
“Ho controllato molto approfonditamente,” disse il computer, “e questa è sicuramente la risposta. Ad essere sinceri, penso che il problema sia che voi non abbiate mai saputo veramente qual è la domanda.”
Peraltro, secondo wikipedia, il 42 ha parecchi significati, soprattutto religiosi:
- È il numero di generazioni intercorrenti tra Abramo e Gesù Cristo nel Vangelo secondo Matteo
- Nell’Apocalisse biblica, l’impero “che assomiglia all’Impero Romano” regna sulla Terra per 42 mesi.
- È il numero del Diavolo (6) moltiplicato per il numero di Dio (7).
- È il numero dei comandamenti (o regole) della divinità egiziana Maat [cavolo, noi siamo già in difficoltà con 10]
- Nell’antico testo cinese Tao Te Ching di Lao Tzu il capitolo 42 contiene una spiegazione dell’universo [Il Tao generò l’Uno, l’Uno generò il Due, il Due generò il Tre, il Tre generò le diecimila creature].
The Ware Tetralogy
Coloro che leggono l’inglese e amano la SF, possono scaricare gratuitamente The Ware Tetralogy di Rudy Rucker. Si tratta di una serie di 4 racconti lunghi (novels, in inglese) intitolati Software, Wetware, Freeware e Realware scritti fra il 1982 e il 2000.
I primi due hanno vinto il premio Philip K. Dick per il miglior racconto. Ora l’intera serie è stata ripubblicata da Prime Book. Si può acquistare il volume o scaricare il pdf o l’rtf da questa pagina.
Star Wars meme
V’ger
Mauro Graziani – V’ger (2009), acusmatico.
Questo brano è stato composto per l’anno internazionale dell’astronomia (2009) e per il convegno “Musica e Astronomia” organizzato dal Conservatorio Bonporti di Trento e Riva del Garda.
V’ger (pron. Vyger) è il nome che, nel primo film tratto dal serial Star Trek, i Borg danno a una fittizia sonda intelligente Voyager 6, lanciata dalla Terra e da loro recuperata dopo una serie complessa di peregrinazioni nello spazio esterno. Il tutto si rifà alle vere sonde Voyager 1 e 2, lanciate alla fine degli anni ’70 e destinate a perdersi nello spazio interstellare, dopo una serie di passaggi intorno ai pianeti esterni da cui ci hanno inviato non solo splendide immagini, ma anche suoni.
Per chi si chiedesse come sia possibile trovare dei suoni nel vuoto dello spazio, puntualizziamo che non si tratta di rumori udibili da orecchie umane, ma di vibrazioni rilevabili solo dalla strumentazione posta sulle sonde e derivano, ad esempio, dall’interazione del vento solare con la magnetosfera del pianeta, che rilascia particelle ioniche con una frequenza di vibrazione che ricade dell’estensione udibile, oppure sono radio-frequenza generate dai campi magnetici del pianeta e delle sue lune e in questo caso è stato necessario abbassarle di parecchie ottave per renderle udibili.
Per realizzare V’ger, di cui, per esigenze organizzative, viene presentato un “condensato”, i suddetti suoni sono stati analizzati e risintetizzati per renderli utilizzabili musicalmente, perché nella realtà la loro evoluzione si svolge in tempi circadiani (ore, a volte giorni). Questi suoni, poi, sono stati strutturati in “accordi” in base alle distanze medie dei pianeti dal sole, mentre la loro evoluzione è governata dalla legge di Newton (la gravitazione).
V’ger onora i viaggi dei due Voyager che, guidati solo dalla gravitazione, hanno percorso miliardi di kilometri e oggi sono gli oggetti più lontani che l’uomo abbia mai costruito (Voyager 1 si trovava a 16.560.484.000 km dalla Terra nell’Agosto 2009).
Io ho avuto il mio primo telescopio quando ero alle medie. Per chi, come me, già da bambino era solito passare qualche notte a scrutare il cielo ed era convinto che, nel 2000, avrebbe potuto farsi una vacanza su Marte come un semplice turista, l’avvento del terzo millennio è stata una vera delusione. Niente auto volanti. Niente androidi intelligenti che ci sostituiscono nel lavoro. Niente basi sulla Luna e su Marte. Uno skifo. A parte la musica, le missioni come quelle dei Voyager e delle sonde che li hanno seguiti sono le uniche cose che mi danno la percezione di una frontiera.
V’ger è stato composto utilizzando il software di composizione assistita AlGen, creato dal sottoscritto e sintetizzato in 4 canali tramite Csound.
La documentazione in forma estesa del brano si trova qui.
Mauro Graziani – V’ger (2009), acusmatico (riduzione stereo dell’originale quadrifonico)
Stereogramma (click to enlarge)
Sita Sings the Blues
Sita Sings the Blues (2009) è un film di animazione di Nina Paley che racconta l’epica del Ramayana (la storia di Sita, moglie di Rama, che segue il marito in un periglioso esilio, finendo per essere rapita dal demone Ravana), facendo un parallelo con la vicenda autobiografica di una newyorkese contemporanea in cui marito viene inviato per lungo tempo in India per lavoro e che lei decide di raggiungere. Il tutto condito da una colonna sonora formata da canzoni di Annette Hanshaw, cantante blues degli anni ’20.
Il film è stato osannato dalla critica, sebbene sia stato accusato da alcuni gruppi Hindu di essere irrispettoso nei confronti del Ramayana e della cultura indiana. Il New York Time lo ha recensito come un’opera che
evokes painting, collage, underground comic books, Mumbai musicals and ‘Yellow Submarine’ (for starters)
Sita Sings the Blues è rilasciato in Creative Commons e può essere scaricato liberamente da questa pagina dell’Internet Archive in vari formati e risoluzioni (e quindi dimensioni). Il film ha vinto una enorme quantità di premi.
Ecco, come preview, la versione da You Tube (quelle scaricabili sono meno compresse e di qualità migliore)
Improvvisazione Elettroacustica
Una conferenza/concerto dedicata all’improvvisazione elettroacustica in cui illustreremo le nostre tecniche di creazione estemporanea, con particolare riferimento al software che le supporta, appositamente realizzato con Max/MSP.
Conservatorio Bonporti – Sede di Riva del Garda
Ore 15
Ingresso libero
Altre rovine contemporanee
Tempo fa, parlando del Ryugyung Hotel a Pyong Yang, dicevo che mi colpiva perché era una rovina contemporanea, pensando che non ce ne fossero molte.
Mi sbagliavo. Una veloce ricerca mi ha fatto scoprire che gli edifici contemporanei abbandonati, figli delle recenti crisi (1998 e 2008) sono parecchi. Alcuni si possono vedere in questo articolo su Web Urbanist. Vero è che molti erano appena iniziati, ma esistono anche casi di edifici abbandonati a costruzione avanzata, come le torri di Bangkok che vedete in figura (foto Javier Ortega Figueiral, click to enlarge) o le Torri Abraham Lincoln a Rio de Janeiro (foto seguente di Rafael Pacheco) destinate, a quanto pare, ad essere demolite nel 2016 in occasione delle Olimpiadi a Rio.
Halta definizione
Avete mai visto l’occhio della Venere del Botticelli così vicino? (cliccare per ingrandire)
Halta definizione ha piazzato online alcuni capolavori degli Uffizi in super alta definizione. L’immagine viene acquisita digitalmente con una risoluzione ottica minima di 1500 pixel per pollice, il che significa che in un pollice quadrato (cm 2.542 = cm2 6.4516) c’è un minimo di 2250000 pixel (più di 2 megapixel).
Alla fine ogni immagine ha un totale di circa 28 miliardi di pixel, circa 3000 volte di più di una normale macchina fotografica.
Le trovate qui.
Oxymore
d’incise (al secolo Laurent Peter, svizzero) è uno di quei musicisti i cui lavori, per quanto astratti, hanno per me sempre una certa componente emozionale.
Vi segnalo questo suo album del 2008 (con tzii) di natura elettroacustica e concreta. Un collage sonoro di suoni elettronici e naturali spesso elaborati, a tratti anche inquietante, ma mai banale.
Oxymore è scaricabile dall’internet archive
Estratto: dincise + tzii – grisaille compagne
Libri censurati
Oggi è terminata la Banned Books Week (BBW), una settimana in cui, negli USA, si ricorda che la censura sui libri è esistita ed esiste tuttora.
È stata approntata anche una Google Map che mappa ed elenca 460 tentativi di eliminare dei libri dalle scuole o dalle biblioteche registrati in USA dal 2007 al 2010.
Per l’occasione, l’Internet Archive ha messo in linea 74 libri un tempo banditi. Si va da testi d’autore come l’Ulisse di Joyce o il Mondo Nuovo di Huxley, a libri per bambini come Il Mago di Oz, fino a scritti più discutibili come Mein Kampf. Questo perché la BBW, in pratica, celebra il primo emendamento cioè la libertà di parola, di qualsiasi opinione si tratti.
I testi sono scaricabili in vari formati, dal PDF fino agli eBooks (fra cui Kindle, Daisy, EPUB), tutti in lingua originale.
La lingua di Babilonia
L’accadico (akkadû) era una lingua semitica parlata nell’antica Mesopotamia, in particolare dagli Assiri e dai Babilonesi. Utilizzava la scrittura cuneiforme che era stata inventata dai Sumeri. Il sumerico, una lingua non-semitica isolata, influenzò l’accadico sul piano del lessico, e lo segnò con la sua impronta culturale. Nell’impero accadico di Sargon la lingua accadica era di fatto la lingua della burocrazia e dell’esercito, mentre il sumero rimase in uso come lingua liturgica. Il nome della lingua deriva dalla città di Akkad, un grande centro della civiltà mesopotamica.
La lingua accadica è vissuta per circa tre millenni: dal 2800 a.C. fino al primo secolo d.C. quando ormai sopravviveva solo come lingua tradizionale (un po’ come il latino da noi). In realtà cominciò a declinare già nell’ottavo secolo a.C., gradualmente sostituita dall’aramaico, per ricevere il colpo finale in seguito alla conquista di Alessandro Magno.
Oggi, però, torna, in parte. a rivivere nella sua variante babilonese (l’altra era l’assira). Alcuni studiosi della Cambridge University hanno dedotto quella che poteva essere la pronuncia basandosi sia sulla trascrizione di parole babilonesi in altre lingue, che su uno studio delle combinazioni delle lettere negli antichi testi.
Il Dr. Martin Worthington, a cui va ascritto il maggior merito del lavoro, afferma
It’s essentially detective work. We will never know for sure that a Babylonian would have approved of our attempts at pronunciation, but by looking at the original sources closely, we can make a pretty good guess.
E ora, dopo quasi 2000 anni di oblio, possiamo ascoltare il suono del poema di Gilgamesh e di molti altri testi in lingua originale.
- The Epic of Gilgameš, Old Babylonian Version, Tablet II – lettore Antoine Cavigneaux
Improvising With Water
From High Zero Festival: Tomoko Sauvage And M.C. Schmidt In Concert
Surrounded by porcelain bowls, a mixer, effects pedals and bottles of Perrier, we sat rapt with curiosity as Tomoko Sauvage took the stage of the Theatre Project with Matmos member M.C. Schmidt. Sauvage poured carbonated water into the bowl closest to her, and she manipulated and looped the movements of the water itself, accented by the tranquil clinks of porcelain. Suspended above her mic stands were paper cups filled with water; she tore them ever so slightly, periodically releasing drips into the bowls below. It was an elegant (and more palatable) solution to John Cage’s chance operations, responding to random droplets with loops and delays through a mixer.
Listen to Tomoko Sauvage
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COM.POST [post-gecomponeerd] 2010
COM.POST is an exploration into the current state of affairs in the field of composed sound by invited artists, filmmakers, composers, scientists, architects and performers. Main areas of analysis are sound in contemporary composed music, public space/architecture/urban planning/chaos, staging and the spectacle/opera. With COM.POST we are searching for the compositional statement which has, within the completely stagemanaged society in which we live, at the very least a disquieting effect.
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