Musica Arte Tecnologia Storie Estreme

13

Nov

Anthèmes 2

Scritto da:Mauro Graziani @ 2009.11.13.21.37.28 — Archiviato in: Elettroacustica

Anthèmes 2 (1997), by Pierre Boulez, has evolved from Anthèmes, a substantially shorter piece for solo violin.

Andrew Gerzso has for many years been the composer’s chief collaborator on works involving live electronics and the two men regularly discuss their work together. He describes the way in which all the nuances in this nucleus of works were examined in the studio in order to find out which elements could be electronically processed and differentiated. As a result, the process of expanding these works is based not only on abstract structural considerations (such as the questions as to how it may be possible to use electronic procedures to spatialize and to merge or separate specific complexes of sound),but also on concrete considerations bound up with performing practice: in a word, on the way in which the instrument’s technical possibilities may be developed along figurative lines.

As a result, Anthèmes 2 provides us with both an analysis and an interpretation of Anthèmes: it is a text in its own right and the same time a sub-text of the earlier piece.

[notes from the CD]


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8

Nov

Speaking of Music: Pierre Boulez

Scritto da:Mauro Graziani @ 2009.11.08.03.12.30 — Archiviato in: Audio, Elettroacustica

February 16, 1986.

Charles Amirkhanian interviews Pierre Boulez and Andrew Gerzso as part of the Speaking of Music series. Boulez discusses the pros and cons of microtonal music, spatial music, as well as delving into the technical details of his latest work, “Répons”.

From Internet Archive

Fisrt part

Second part


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9

Feb

Schoenberg è morto

Scritto da:Mauro Graziani @ 2008.02.09.00.01.33 — Archiviato in: Strumentale

L’opera d’arte è principalmente genesi

scriveva Paul Klee, per il quale l’arte era una metafora della creazione. Egli concepiva l’opera come ‘formazione della forma’, non come risultato. Analogamente, Boulez parlerà dell’opera che “genera ogni volta la sua propria gerarchia”.

Proprio a liberare le possibilità di una generazione funzionale tende Boulez quando individua la serie come il suo nucleo: “Predecessore principalmente prescelto: Webern; oggetto essenziale delle investigazioni nei suoi riguardi: l’organizzazione del materiale sonoro”.

Non sembra dimenticare, ma nemmeno lo ricorda esplicitamente, che fu proprio Webern a parlare di una musica tale per cui “si ha la sensazione di non essere più di fronte a un lavoro dell’uomo, ma della natura”.

Nota bene: Webern, non Schoenberg. Soltanto un anno dopo la morte, infatti, Boulez seppellirà definitivamente Schoenberg denunciando ogni aspetto della sua estetica come retrivo, contraddittorio e contrario alla nuova organizzazione del mondo sonoro da lui stesso ideata:

Dalla penna di Schoenberg abbondano, in effetti, - non senza provocare l’irritazione - , i clichés di scrittura temibilmente stereotipi, rappresentativi, anche qui, del romanticismo più ostentato e più desueto.

Si tratta del famoso articolo, apparso sulla rivista “The Score” nel 1952, pieno del dogmatismo ingenuo che solo un 27nne può esibire, che termina con l’enunciato in lettere maiuscole: SCHOENBERG È MORTO. [da noi è pubblicato in Note di Apprendistato, Einaudi, 1968]. È l’atto finale di condanna dell’incapacità di Schoenberg di adeguare interamente il suo linguaggio compositivo alla novità del metodo dodecafonico e l’indicazione di Webern come l’esempio da seguire.

Pierre Boulez - Strutture per 2 pianoforti Libro I° (1952)

A dimostrare quanto sopra dichiarato a grandi lettere, Boulez scrive il primo libro delle Strutture per 2 pianoforti che costituisce, in pratica, un manifesto dell’estensione del principio seriale a tutti i parametri in uno strutturalismo tanto raffinato quanto totalitario.
Mostreremo, ora, alcune tracce analitiche della prima sezione (Structure I/a), basandoci sullo storico articolo che György Ligeti pubblicò sulla rivista «Die Reihe» (trad: La Serie) nel 1958.

(continua…)


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7

Oct

Octopus Boulez

Scritto da:Mauro Graziani @ 2007.10.07.00.01.51 — Archiviato in: Strumentale

Ted Norman (1912-1997) era un chitarrista e compositore canadese dotato anche di sense of humour.
Infatti, dopo aver partecipato all’esecuzione del Marteau diretto dallo stesso Boulez, ha prodotto lo schizzo che vedete sotto e che trovate qui in dimensioni originali.
octopus boulez


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15

Jul

Boulez - Première Sonate

Scritto da:Mauro Graziani @ 2007.07.15.00.01.19 — Archiviato in: Strumentale

La prima sonata di Boulez, conposta nel 1946, eseguita da Aimard.
Note di programma di Jacques-Marie Lonchampt (tradotta da me, l’originale è qui).

La prima Sonata è in due movimenti. Se conservano una certa dualità compositiva, non si tratta ovviamente più di dualità tematica ed ancora meno armonica, come era il caso nella definizione “classica” della sonate, bensì piuttosto del confronto tra diversi tipi di scritture, che si oppongono per il tempo, l’intensità, il fraseggio e si raccolgono in sezioni contrastanti.
Il primo movimento, “lento”, comincia con la presentazione di quattro elementi molto semplici: intervallo (in questo caso, sesta), appoggiatura, suono isolato e tratto incisivo, che si oppone agli altri tre altri per la sua aggressività, che contrasta con la morbidezza dell’insieme. Quest’elementi si combinano in uno sviluppo generalmente calmo, a volte interrotto da una caratteristica rabbia, che chiuderà questa sezione in un soprassalto ancora più veemente. Il tratto incisivo domina la seconda parte, più nervosa, alterndosi con passaggi in staccato. Un ritorno degli elementi iniziali indica la ri-esposizione, variata ed accorciata ma chiaramente identificabile, seguita di una coda sugli stessi elementi, che vanno finalmente a sovrapporsi in un ampio aggregato, seguito in modo inatteso di un ultimo ritorno, pianissimo, quasi beffardo rispetto alla caratteristica iniziale.
Il secondo movimento comincia con un gioco di “ping-pong” staccato tra i diversi registri, simile alle variazioni opus 27 di Webern. In seguito si assisterà ad una lunga lotta tra una sorta di toccata, che esplora nervosamente in un movimento vivo e regolare tutta la tastiera, ed i passaggi più legati e annegati nel pedale, quasi dei “mobiles” armonici che vanno della dolcezza a un’espressione più intensa. La conclusione del movimento, interrotta inizialmente da silenzi, finora rari, cederà in extremis il posto ad un ultimo ritorno della toccata.


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30

Mar

Boulez 82

Scritto da:Mauro Graziani @ 2007.03.30.00.01.34 — Archiviato in: Strumentale

boulez

March 26 was the Pierre Boulez 82th birthday.
Here is the opening bars of Piano Sonata No. 1, written in 1946, when he was twenty-one years old.
Click the image to enlarge.

Il 26 marzo Pierre Boulez ha compiuto 82 anni.
Anche noi lo ricordiamo pubblicando le battute iniziali della sua Prima Sonata per piano scritta a soli 21 anni.
Cliccate sull’immagine per ingrandire.

[from Monotonous Forest]


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16

Aug

Boulez about tradition

Scritto da:Mauro Graziani @ 2006.08.16.19.19.37 — Archiviato in: Strumentale

Renewable Music post this statement by Pierre Boulez about the tradition:

There’s a game that we played as children: You sit at a table, the first whispers a sentence in the ear of his neighbor: “The hankerchief is in my pocket”. The entence travels, from ear to ear, ever faster, and how does it go at the end? “The cat is eating chocolate”. Tja. That’s tradition - often only the inheritence of mannerisms. One is imitating gestures without understanding their spirit.
[original here]

I like this idea. I think the comparison is right and meaningful. It takes in account the time also. The first to receive the message can have a quite clear idea of its meaning, but as much as the distance increase, the message becomes unclear.
The Boulez thinking about tradition is clear in this statement from an interview to the Telegraph:

No, I do not believe in tradition, I believe in history, The lessons you get from history are your own lessons, you are teaching yourself. Tradition is simply the mannerism of people who came before you. Tradition is passive, history is active.


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