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28

Nov

Musica per strumenti del rinascimento

Scritto da:Mauro @ 2008.11.28.00.01.39 — Archiviato in: Strumentale

Non fatevi ingannare dal titolo, non è musica antica. Questo, invece, è uno dei miei brani preferiti nella produzione di Mauricio Kagel. Forse anche uno dei più eversivi perché qui il compositore trae sonorità inaudite da un corpus strumentale, quello della musica antica, che nessuno aveva stravolto fino a questo punto.

In realtà avevo già pubblicato questo brano del 1965/66 senza alcun commento in occasione dell’epitaffio del suo autore, ma oggi lo ripropongo alla vostra attenzione, corredato dalle note dello stesso Kagel:

This work contains neither prediction, pointers to the future, nor a comforting return to the past: the use of Renaissance instruments here has no programmatic purpose in any general sense. The only decisive fact is that these instruments correspond to my tonal concept better than any present-day stringed and wind instruments could.

The systematic alienation of conventional instrumental sound, which comes into its own in the material and methods of the most modem music, seemed to me to justify an attempt, for once, to reverse the normally accepted view on the subject of the composition of tone colour. The individual quality of restraint which belongs to the nature of these Renaissance instruments made it all the easier for me to introduce each of them in its own unadulterated tonal character. While still a student of musicology in Argentina I began to sketch a similar piece, but I dropped the project at that time, since one of the essential conditions for bringing the idea to fruition-the formation of a truly orchestral ensemble of early instruments-could not then be fulfilled. In the renaissance of the Renaissance which we are now experiencing such an ensemble has become feasible, because copies of most of the instruments have recently been made, and numerous musicians have become proficient in playing them.

Only the formation of complete families of typical instruments, played by 23 musicians, could produce a sound picture true to the period in question. All the Renaissance instruments required for my composition were represented in the Theatrum Instrumentorum of the “Syntagma Musicum” by Michael Praetorius (1619). During recent years I have become so familiar with each of the instruments used that I could think out its tonal function afresh, and have been able to develop the performing techniques beyond the conventional limits. Even an instrument such as the recorder, which is closely associated with home and school music making of a very different kind, proved to be extremely versatile, and more suitable for use in new instrumental music than, for example, the transverse flute.

Each instrumental part of this work was composed like a solo line. However, the parts were put together as a full score, written in more or less normal notation. Other versions of the work are also possible, using any number of players from two to twenty-two, in every combination of instruments drawn from the original scoring. These reduced versions are entitled “Chamber Music for Renaissance Instruments”. The concept of an ad hoc orchestra made up of whatever instruments are available–in accordance with the performing practice of the Renaissance period–is here taken literally, so that a degree of variation is possible which cannot be foreseen by the composer. This work (1965/66) was written in memoriam Claudio Monteverdi. Nevertheless it contains no collages of old music.

Mauricio Kagel - Music for Renaissance Instruments (1965/66)
Collegium instrumentale, conducted by Mauricio Kagel

Il brano è scaricabile in formato flac dall’AGP40.

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29

Oct

Exotica

Scritto da:Mauro @ 2008.10.29.01.27.07 — Archiviato in: Strumentale

kagelUBUWeb ha messo in linea una serie di film di Mauricio Kagel. Li trovate qui [segnalato da Leonardo].

Nel frattempo, ho trovato su YouTube questa esecuzione di Exotica (1971-1972), una composizione in cui sei esecutori di tradizione e cultura europea sono costretti a confrontarsi con musica e cultura extra-europea. In Exotica gli esecutori non sanno suonare gli strumenti che si trovano a maneggiare (almeno 10) perché provengono tutti da culture non europee. Proprio per questo la partitura prescrive essenzialmente durate e dinamiche, mentre la linea melodica è generalmente una monodia oppure si limita a intervalli vicini.

La partitura impone anche di cantare, a volte emettendo suoni più o meno snaturati. La voce è una parte molto importante del brano, tanto che, nei punti in cui un interprete sia impossibilitato ad eseguire insieme le parti strumentali e vocali, quest’ultima è prioritaria.

Esistono inoltre 12 nastri su cui è incisa autentica musica extra-europea, che gli esecutori devono imitare con un grado di accuratezza variabile, prescritto in partitura per i vari parametri.

Purtroppo chi ha messo in linea il filmato, diviso in due parti, non ha aggiunto alcuna nota, nemmeno i nomi dei musicisti. Si intuisce soltanto che alcuni di loro sono francesi. L’esecuzione, comunque, è buona, anche se la vecchia incisione DGG degli anni ‘70 (nell’immagine), con Portal, Caskel, Palm, Globokar, Bruck e Ross mi sembrava più incisiva.

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30

Sep

Anagrama

Scritto da:Mauro @ 2008.09.30.02.15.34 — Archiviato in: Strumentale

In questo podcast, dopo una breve presentazione, potete ascoltare Kagel che commenta, in inglese, il suo brano Anagrama del 1957-58, per soli, coro e ensemble, basato sul famoso palindromo In girum imus nocte et consumimur igni. Segue poi l’esecuzione dell’opera e al termine, Kagel risponde a domande di Pauline Oliveros, Ramon Sender, e Will Ogdon.

Il podcast proviene dalla stazione radio KPFA. Registrato nel 1963, è attualmente disponibile sull’Internet Archive, da cui è scaricabile in MP3 a questo link.

Per gli interessati ecco delle note al brano, in inglese, tratte dalla vecchia e non più disponibile edizione:
(continua…)

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21

Sep

Acustica

Scritto da:Mauro @ 2008.09.21.03.20.32 — Archiviato in: Elettroacustica

Composto fra il 1968 e il 1970, Acustica, per “dispositivi sonori sperimentali” e altoparlanti, è uno dei più radicali e straordinari esempi della ricerca sonora di Mauricio Kagel.

Nei suoi continui tentativi di sfuggire ai vincoli e alle convenzioni della performance musicale tradizionale, Kagel ci guida in un mondo sonoro generato da strumenti esotici e invenzioni surreali.

Lo strumentarium di Acustica è immenso: va da strumenti di tutte le culture e di tutte le epoche storiche fino a invenzioni dello stesso Kagel, tutte notate meticolosamente.

Alcuni esempi tratti dalle note alla prima incisione, quella ormai fuori catalogo e rimessa in circolazione da AGP, o dal suo mirror che spesso è più veloce, da cui potete scaricarla in formato FLAC (compressione senza perdita):

  • Nail-Violin, uno strumento a frizione inventato alla metà del 18° sec. in cui delle barre di ferro di egual diametro ma differente lunghezza vengono messe in vibrazione con un archetto
  • Roundpeg-Violin, come sopra, ma con barre di legno
  • Scabella, sandali rumorosi che venivano indossati dal direttore di coro nell’antica Roma
  • Hinged-board (Crepitacolo), un piatto di legno a cui sono attaccati vari pezzi di metallo che agiscono da batacchi quando il piatto viene agitato
  • Linguelle metalliche messe in vibrazione da un albero a gomiti
  • Puntine di vario tipo per esplorare approcci devianti alla bassa fedeltà: es. un grammofono in cui la puntina è sostituita da una lama di coltello infilata in un barattolo di latta
  • Megafoni di vario tipo
  • Soffiatore incrociato per la modulazione timbrica delle pagine di un libro
  • Palloncini usati come risuonatori negli strumenti a fiato oppure come riserve d’aria
  • Pipe-branch, un lungo tubo collegato a canne d’organo, alimentato da un cilindro pieno di aria compressa
  • Sordine per strumenti a fiato dotate di altoparlante collegato a un registratore su cui sono incise note di strumenti a fiato

Il brano è costituito dalla sovrapposizione di due diversi piani:

  1. un nastro pre-registrato a 4 canali composto principalmente da suoni elettronici, ma anche strumentali e vocali non modificati
  2. le azioni degli strumentisti in numero variabile da due a cinque.

Oltre alle indicazioni per costruire gli strumenti, la partitura è composta da 200 schede (filing cards: le schede degli schedari) ognuna delle quali reca nell’angolo in alto a destra il simbolo dello strumento utilizzato.
L’ordine delle schede è completamente libero, ma l’azione indicata su ogni scheda è descritta con precisione. Anche il comportamento degli esecutori e la loro espressione facciale è dettagliata sulle schede. Gli esecutori decidono in che ordine utilizzarle, così come i loro tempi di entrata.

Nell’incisione pubblicata da AGP, registrata a Colonia nel 1971 sotto la direzione dello stesso Kagel, le prime due parti sono live e comprendono cinque esecutori e il nastro, controllato dal compositore. Le parti 3 e 4 sono un assemblaggio effettuato in studio. Non ci si aspetta che vengano ascoltate di seguito.

Qui ho collegato le prime due parti in una sola playlist. Gli esecutori sono: Christoph Caskel, Karlheinz Böttner, Edward H. Tarr, Wilhelm Bruck e Vinko Globokar.

  • Mauricio Kagel - Acustica (1969-70), per 5 esecutori e altoparlanti

Quello che segue, invece, è una parte di una esecuzione di Acustica reperito su YouTube. Le note dicono: Apartment House perform Kagel’s Acustica at LSO St. Luke’s, London as part of the Cut and Splice festival

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19

Sep

Un saluto a Mauricio Kagel

Scritto da:Mauro @ 2008.09.19.03.45.17 — Archiviato in: Contemporanea

KagelTripla maledizione, scrivere necrologi è deprimente.

Due giorni fa è scomparso Mauricio Kagel. Argentino, trasferito in Germania fin dal 1957, Kagel è stato sempre una figura provocatoria e diversa nel panorama della musica europea.

Interessato al teatro musicale, alla parte “scenica” della musica non meno che alla musica stessa, ha saputo creare opere che vanno oltre entrambi questi aspetti, fino a qualificarsi come lavori metamusicali. Da Exotica (1971-72) e Der Schall (1968), in cui gli esecutori, che di solito sono degli esperti dello strumento, sono costretti a confrontarsi con strumenti che non sanno suonare a Musik fur Renaissance Instrumente (1965/66) dove gli strumenti antichi vengono utilizzati per creare sonorità del tutto nuove, fino ad opere lucidamente provocatorie come Con voce (1972), dove tre attori muti si presentano sulla scena e, dopo un lungo imperterrito silenzio, mimano brevi frammenti di concerto, in atteggiamenti ridicoli e dissacranti o Recitativarie (1971-72), dove una clavicembalista-cantante inscena una delirante lettura musicale o ancora Match (1964) per due violoncelli e percussioni che è la trascrizione musicale di un incontro di pugilato.

Mi preme citare anche Hétérophonie (1961), un brano per orchestra interamente formato da materiale altrui, desunto da opere di autori del ‘900 come Debussy, Schoenberg, Stravinskij, Ravel, Varèse, Boulez, Stockhausen. La citazione portata all’eccesso e fatta arte.

È giusto dire che, in Kagel, la musica si faceva teatro e a volte anche film come per Ludwig van (1970) uno dei suoi lavori più noti. Si tratta di una riproduzione di una visita fittizia allo studio di Beethoven nella sua casa di Bonn. Molte scene sono tappezzate dagli spartiti della musica di Beethoven e la colonna sonora è costituita dai brani musicali che appaiono negli spartiti inseriti nelle inquadrature. La musica è come deformata timbricamente ed ha un suono distorto che lascia comunque riconoscere le autentiche melodie beethoveniane. In altre scene il film mostra delle parodie di trasmissioni radio televisive connesse alla commemorazione del “Beethoven Year 1770″.

La sua produzione, in vari campi, è molto vasta ed è impossibile darle qui lo spazio che merita, ma ne riparleremo. Per ora ascoltate

Potete trovate altra musica/film di Kagel in AGP (num. 2, 40, 41, 104), su UBUWeb e qui in MGBlog.
Su wikipedia in spagnolo trovate anche il catalogo delle opere.

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13

Jun

Il Suono

Scritto da:Mauro @ 2008.06.13.01.38.04 — Archiviato in: Strumentale

KagelTorniamo a parlare di Der Schall di Kagel, di cui ci siamo già occupati qualche mese fa. Ci ritorniamo perché è stata ripubblicata dal solito AGP e così cogliamo l’occasione per darvi alcune informazioni su questa inconsueta partitura.

Uno dei desideri di Mauricio Kagel, compositore argentino di nascita (1931), ma tedesco di adozione, è sempre stato quello di “sabotare l’ascoltatore”. Ma con Der Schall (1968) (il suono, nell’accezione della fisica), Kagel riesce a sabotare anche gli esecutori.

In questo brano, infatti, il compositore demolisce la tradizionale struttura dell’esecuzione, in cui un esecutore iper-specializzato nel proprio strumento interpreta una partitura codificata, pensata e scritta per il suddetto strumento. Der Schall, invece, è per 5 esecutori e 54 strumenti, gran parte dei quali sono totalmente ignoti agli esecutori.

Le regole del brano, inoltre, sono concepite proprio per mettere questi ultimi in una situazione per loro inconsueta: quella di avere in mano uno strumento che non sanno suonare. Gli esecutori devono cambiare strumento molto spesso. La partitura stabilisce che:

  1. nel corso dell’esecuzione ogni strumentista deve sperimentare un numero di strumenti pari almeno alla metà di quelli a lui disponibili e
  2. ogni strumento non può essere utilizzato per più di un terzo della durata totale del pezzo.

In tal modo si assicura che la composizione dell’ensemble strumentale cambi continuamente. Una esecuzione come questa dura circa 36 minuti e dispone di 54 strumenti che sono stati suddivisi fra i 5 esecutori come segue (riporto i nomi in inglese dalle note di copertina):

  1. Foghorn, spaghetti tube with trumpet mouthpiece, straight cornet, C-trumpet. baroque trumpet (clarino), plastic tubing with ringed joints, tromba d a tirarsi, short tube with plastic funnel, 20 meters of garden hose with plastic funnel, antilope horn, various mutes and mouthpieces.
  2. Conch trumpet, pandean pipe, 2 posthorns, hand-drum as mute, double foghorn, plastic tubing with connection piece, plastic tubing with ringed joints, trombone, various mutes and mouthpieces, nafir.
  3. Low jew’s harp, sitar, banjo, octave guitar, stoessel lute, rubberphone (rubber bands to be plucked), various gloves, bowing and plucking requisites.
  4. 6-12 organ pipes (mixtures) to be blown by mouth, 2 pandean pipes, taishokoto, ocarina, Kimuan violin (Kimuanyemuanye), bass balalaika, bass mouth-organ, 2 brass tubes, various bowing and plucking requisites.
  5. Bell-board (eight bells fixed to a board, to be bowed only), genuine Cagniard de la Tour siren (blown siren with frequency measuring device), cuckoo (a short of seesaw with two bellows, each adjustable in pitch), 4 tortoiseshelIs, nose-flute, bassdrum, telephone, 2 brass tubes, 1 musical box

Dato che ogni esecutore ha a disposizione circa una decina di strumenti, ognuno di essi è tenuto a cambiarlo mediamente ogni 3.5 minuti.

L’esecuzione che riportiamo si è tenuta a Colonia nel 1969, a cura del Kölner Ensemble für Neue Musik (Edward Tarr, Vinko Globokar, Karlheinz Böttner, Wilhem Bruck, Cristopher Caskel). È disponibile in flac qui.

Mauricio Kagel - Der Schall (1968)

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22

Mar

Der Schall

Scritto da:Mauro @ 2008.03.22.01.16.29 — Archiviato in: Strumentale

Nel 1968 Mauricio Kagel compone Der Schall (il suono) per 5 esecutori e 54 strumenti. È un’opera innovativa che, come spesso accade con Kagel, ha un carattere quasi meta-musicale.

Qui e coma accadrà più tardi in Exotica, gli esecutori sono obbligati a confrontarsi con una serie di strumenti e oggetti che producono suoni la cui meccanica è a loro sconosciuta, mettendo in discussione l’idea di specializzazione dello strumentista, che di solito è legata ad uno strumento e a un repertorio specifico.

Nel 1969 il brano viene inciso per Deutsche Gramophone da un quintetto d’eccezione composto da Edward H. Tarr, Vinko Globokar, Karlheinz Botner, Wilhelm Bruck, Christoph Caskel, con la direzione dell’autore (vinile ormai fuori catalogo).

Grazie a UbuWeb questa registrazione ricompare oggi, presumibilmente acquisita da vinile. La divisione in due parti non è strutturale, ma dipende solo dai limiti temporali imposti da una facciata del vinile (circa 20′).

Maurizio Kagel - Der Schall (1968)

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