Posts Tagged ‘linguaggio’

Speak Forcefully

Sunday, December 12th, 2010

A Klingon Christmas Carol è un adattamento della Christmas Carol di Dickens, tradotta e recitata in klingon (o, meglio, in tlhIngan Hol). La compagnia teatrale americana Commedia Beauregard (CommBeau) la mette in scena da tre anni e ora sta per sbarcare a Chicago.

D’altra parte il linguaggio klingon non è semplicemente un insieme di versacci inventati per caratterizzare questa razza aliena in Star Trek, ma una vera e propria lingua ideata da Marc Okrand, che è un linguista esperto, per la Paramount Pictures.

Da anni esiste su internet il Klingon Language Institute, che studia la linguistica e la cultura Klingon e fornisce un forum per discussioni e scambi d’idee. C’è anche Google in klingon.

Heghlu’meH QaQ jajvam (trad: oggi è un bel giorno per morire).

Ecco il trailer.

Simpatici. Però sulla prima e unica rappresentazione in lingua klingon si sbagliano. Forse è la prima commedia, ma esiste già un’opera, con tanto di ricostruzione della musica klingon, messa in scena da una compagnia olandese. Naturalmente, anche loro si considerano “the first authentic klingon opera on the earth”.

Ecco la prova di una scena


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La lingua di Babilonia

Saturday, October 2nd, 2010

cuneiformeL’accadico (akkadû) era una lingua semitica parlata nell’antica Mesopotamia, in particolare dagli Assiri e dai Babilonesi. Utilizzava la scrittura cuneiforme che era stata inventata dai Sumeri. Il sumerico, una lingua non-semitica isolata, influenzò l’accadico sul piano del lessico, e lo segnò con la sua impronta culturale. Nell’impero accadico di Sargon la lingua accadica era di fatto la lingua della burocrazia e dell’esercito, mentre il sumero rimase in uso come lingua liturgica. Il nome della lingua deriva dalla città di Akkad, un grande centro della civiltà mesopotamica.

La lingua accadica è vissuta per circa tre millenni: dal 2800 a.C. fino al primo secolo d.C. quando ormai sopravviveva solo come lingua tradizionale (un po’ come il latino da noi). In realtà cominciò a declinare già nell’ottavo secolo a.C., gradualmente sostituita dall’aramaico, per ricevere il colpo finale in seguito alla conquista di Alessandro Magno.

Oggi, però, torna, in parte. a rivivere nella sua variante babilonese (l’altra era l’assira). Alcuni studiosi della Cambridge University hanno dedotto quella che poteva essere la pronuncia basandosi sia sulla trascrizione di parole babilonesi in altre lingue, che su uno studio delle combinazioni delle lettere negli antichi testi.

Il Dr. Martin Worthington, a cui va ascritto il maggior merito del lavoro, afferma

It’s essentially detective work. We will never know for sure that a Babylonian would have approved of our attempts at pronunciation, but by looking at the original sources closely, we can make a pretty good guess.

E ora, dopo quasi 2000 anni di oblio, possiamo ascoltare il suono del poema di Gilgamesh e di molti altri testi in lingua originale.


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Il canto degli antenati

Tuesday, August 25th, 2009

coverQualche report sui libri letti durante l’estate. Inizio con il bellissimo “Il canto degli antenati” di Steven Mithen (Tit. orig. The singing neanderthal, 2005). Sottotitolo: Le origini della musica, del linguaggio, della mente e del corpo.

Mithen, archeologo britannico, parte da un assunto: la propensione a fare musica è uno dei più misteriosi, affascinanti e allo stesso tempo trascurati tratti distintivi del genere umano. La letteratura scientifica ha sottovalutato questo campo di studio, definendo la musica come una tecnologia, un prodotto, creato unicamente a scopo ludico e ricreativo, e non come un adattamento selettivo. Diversamente, Mithen sostiene che lo studio dell’origine del linguaggio, e più in generale dell’abilità comunicativa dei nostri antenati, dovrebbe essere rivalutato alla luce dell’aspetto musicale, che a sua volta non può prescindere dall’evoluzione del corpo e della mente.

Si tratta di un’idea che per molti musicisti è intuitivamente vera, ma che finora non era stata sostenuta dalla letteratura scientifica e dalla ricerca. Ma l’ipotesi di Mithen va più in là. Citando la recensione di Giuseppe Mirabella su Le Scienze (Apr. 2007):

La musica è un elemento proprio di tutte le culture umane. Strumenti musicali, canti e danze rituali fanno parte di tutte le società, da quelle moderne alle più primitive. E l’enorme diffusione delle abilità musicali ha fatto ipotizzare che questa capacità avesse un ruolo evolutivo. Ma quale può essere stato il vantaggio selettivo offerto dalla musica ai nostri antenati? Steven Mithen, archeologo cognitivo dell’Università di Reading, prova a formulare una teoria molto accattivante, secondo la quale i primi ominidi comunicavano attraverso un linguaggio musicale, un miscuglio tra il linguaggio e la musica come li intendiamo noi oggi. Secondo Mithen, questa forma di comunicazione avrebbe toccato l’apice nei neandertaliani. Che avevano una configurazione delle alte vie respiratorie che avrebbe consentito loro di parlare, ma non disponevano dei circuiti nervosi deputati al controllo del linguaggio. Le difficili condizioni ambientali in cui vivevano e la crescente complessità dei loro gruppi sociali richiedevano uno scambio continuo di informazioni, e quindi si sviluppò un sistema di comunicazione articolato che includeva sia suoni sia gesti del corpo.

Per definire il sistema di comunicazione dell’uomo di Neanderthal, Mithen ha coniato l’acronimo “Hmmmm”, per olistico (holistic), multi-modale, manipolativo and musicale (invidio molto la facilità dell’inglese nella creazione di acronimi):

“Its essence would have been a large number of holistic utterances, each functioning as a complete message in itself rather than as words that could be combined to generate new meanings.”

Probabilmente anche i primissimi Homo sapiens comunicavano in questo modo, ma lo sviluppo del cervello consentì loro di evolvere un vero e proprio linguaggio dotato di una grammatica, cioè di un sistema per combinare i simboli base a formare nuovi significati. L’ipotesi di Mithen è necessariamente di natura speculativa, ma le prove indirette che porta a suo sostegno sono numerose e convincenti.

NB: il libro è effettivamente affascinante, ma non facilissimo. È un trattato scientifico che deve prendere in considerazione, riferire e valutare le ricerche e gli esperimenti condotti finora. Di conseguenza, a tratto, non è discorsivo e scorrevole. Vivamente consigliato a coloro che nutrono un interesse particolare per questo argomento.


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La Voce nella Musica Elettronica

Tuesday, May 20th, 2008

Conservatorio Bonporti
Galleria dei Legionari Trentini
Trento

Sabato 24 Maggio, ore 16

Mauro Graziani

La Voce nella Musica Elettronica

La voce umana, il nostro principale sistema di comunicazione, reca in sé un universo sonoro difficilmente immaginabile.
L’insieme dei suoni che compongono il linguaggio parlato nelle varie lingue è molto vasto e supera abbondantemente le classiche 26 lettere.
Di questo materiale sonoro ha fatto tesoro la musica elettronica che ha sviluppato, negli anni, una serie di estetiche e di strumenti di elaborazione adatti e a volte creati specificamente per utilizzare la voce parlata in ambito compositivo.
In questa conferenza verranno illustrate le principali caratteristiche sonore del linguaggio parlato e saranno esaminati i metodi di elaborazione audio sviluppati per la musica elettronica.
Il tutto sarà corredato da esempi audio.

Mappa funzionante

Visualizzazione ingrandita della mappa


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Musica e linguaggio parlato

Tuesday, December 5th, 2006

Un interessante articolo di Aniruddh Patel dell’Istituto di Neuroscienze di San Diego che collega la produzione musicale e il linguaggio nativo del compositore. In inglese,
Comparing the rhythm and melody of speech and music: The case of British English and French.

Qui una bibliografia sull’argomento con numerosi articoli in pdf.

Da Soho the Dog


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Interspecies

Thursday, November 16th, 2006

dolphin

La mission di Interspecies è di coinvolgere gli artisti per migliorare le relazioni fra esseri umani e animali. Una delle cose interessanti è che questi mettono a contatto diretto i musicisti con i cetacei, tentando di instaurare una comunicazione sonora.
Molto materiale, anche sonoro, sui cetacei è disponibile sul sito, incluso il disco Belly of the Whale e un attirante articolo sulla logica del linguaggio delle balene.


The mission of Interspecies is

empowering artists to re-create the human relationship with animals. Our best known work, now in its 30th year, brings musicians together with free-swimming whales and dolphins to explore the potential for interspecies communication. Interspecies.com promotes an aesthetic model for coexistence between species, with the objective of healing the human species’ emotional, spiritual, and cultural ties with nature. Read our 2006 letter to potential donors.

Many interesting materialias are available on the site, includind the recording Belly of the Whale and an article about The Logic of Whale language.


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La Musica dei Krhaangh, Pt. 1

Tuesday, November 7th, 2006

Ci giunge questo contributo dal Dott. HakNam Auroma, esomusicologo affiliato all’Istituto di Esobiologia dello Spazio Profondo e attualmente distaccato sull’Enterprise. Volentieri pubblichiamo (in più parti perché è lungo e la traduzione è in corso).

I Krhaangh sono esseri chitinosi.
Questi individui insettiformi sono tenuti insieme da un esoscheletro con apposite superfici di risonanza. Non avendo alcun organo vibrante interno né alcuna possibilità di soffiare aria, i Krhaangh non sono in grado di produrre suoni continui. Tutto il loro universo sonoro è percussivo.
Naturalmente anche il loro linguaggio è formato da suoni percussivi. Come negli umani, infatti, lo stesso organo serve sia per il linguaggio che per la musica. Così, per capire le basi della musica dei Krhaangh, cominciamo con l’esaminare il loro linguaggio.

Le basi del linguaggio Krhaanergh

L’evoluzione agisce con principi simili in tutti i luoghi. Con il progredire della specie verso quella che chiamiamo intelligenza, si manifesta la necessità di una comunicazione via via sempre più complessa.
Nei Krhaangh, questa esigenza ha condotto allo sviluppo di cavità risonanti formate da una membrana chitinosa curva e di uno spazio sottostante perennemente riempito di aria.
Lo spessore della membrana non è costante, ma è più spesso verso i bordi e più sottile nella parte centrale. In tal modo, la sua percussione in diversi punti produce altezze diverse, più basse e sorde verso i bordi, più alte e vibranti al centro.
I Krhaangh percuotono tale membrana con le 3+3 dita ungulate con cui termina il secondo paio di braccia di cui sono dotati.
La cosa interessante è che, data la normale differenza di dimensioni fra i vari individui, anche le membrane risonanti sono di dimensioni diverse, il che significa che le altezze prodotte non sono le stesse per tutti gli individui. La cosa, in sé, non sorprende. Accade lo stesso anche negli esseri umani: generalmente la voce è più alta nelle femmine rispetto ai maschi e ancora più alta nei bambini.
Questo significa soltanto che, nella comunicazione degli esseri umani, l’altezza non è importante. Infatti possiamo dire una parola con voce bassa o in falsetto e la capiamo sempre.
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