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24

May

Klavierstücke 1 - 11

Scritto da:Mauro @ 2008.05.24.00.01.59 — Archiviato in: Strumentale

I Klavierstücke di Stockhausen da 1 a 11, nella prima, storica esecuzione di Aloys Kontarsky ormai fuori catalogo, sono disponibili su AGP.

Li trovate qui in formato flac (compressione senza perdita, la migliore, ma il sito di AGP è spesso molto lento) e qui in mp3.

Nel frattempo ascoltate il Klavierstück 7, con le sue caratteristiche risonanze.


AGP101 features the first eleven Klavierstucke (Piano Pieces) by Karlheinz Stockhausen, performed by Aloys Kontarsky in 1965 and transcribed from an out-of-print 2CD set. A recording of Klavierstucke I-XIV performed by Ellen Corver is available on CD 56 of the Stockhausen Complete Edition. But Kontarsky’s recording was the first of this set of Klavierstucke and so has historical interest.

Download from here in flac format or from here in mp3.

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24

Dec

Simon Stockhausen

Scritto da:Mauro @ 2007.12.24.02.11.50 — Archiviato in: Elettroacustica

Ho visitato il sito di Simon Stockhausen, figlio di tanto padre e vi ho trovato molta musica che può rientrare in diversi generi, da uno pseudo jazz alla contemporanea, fino al pop (fra cui una serie di pezzettini composti per il campionato del mondo di calcio del 2006).

Vi linko alcuni estratti del brano che mi ha colpito di più: queste Berliner Geschichten (Berlin stories) del 1999, composte da registrazioni eseguite sul campo a Berlino mixate con parti orchestrali, a formare un insieme fluttuante e in continua trasformazione.

Devo dire, comunque, che le cose per me più interessanti sono le più vecchie che, fra l’altro, ricordano a tratti il padre, mentre non riesco ad apprezzare i brani che utilizzano altri linguaggi, per di più in un modo che mi sembra piuttosto banale. Effettivamente il muoversi con naturalezza fra generi molto diversi è riuscito, finora, soltanto a pochissimi compositori.

E d’altra parte, fare il compositore portando un nome del genere può anche aprire diverse porte, ma il costruirsi una identità svincolata da quella del padre deve essere piuttosto difficile…

Simon Stockhausen - Berliner Geschichten (1999)

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14

Dec

Hymnen

Scritto da:Mauro @ 2007.12.14.00.01.49 — Archiviato in: Elettroacustica

Interessante, ma anche un po’ buffo questo sito segnalato da ermes in cui si possono ascoltare le varie sezioni di Hymnen, di Stockhausen e l’ascoltatore può manipolare il volume e il bilanciamento.

Interessante perché si può ascoltare Hymnen. Buffo perché non ne capisco il fine. Il volume e il bilanciamento di quello che si ascolta via computer possono essere manipolati facilmente anche senza questo accrocchio: basta tirare fuori il mixerino di sistema.

Non capisco perché costruire questa maschera che, peraltro, in molte parti è completamente falsa. Le onde che si vedono sotto sono delle semplici sinusoidi che non hanno niente a che fare con l’onda sonora in riproduzione e anche lo spettro colorato che troneggia in alto non mi sembra essere quello del suono. Il tutto mi sembra, più che altro, un esercizio di programmazione in flash.

Peraltro, Hymnen è una composizione complessa, una manipolazione elettronica di inni nazionali, figlia della tecnologia anni ‘60, a tratti ostica per i più, che forse non dovrebbe essere ascoltata così.

Una seria presentazione di Hymnen è qui.

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12

Dec

Ripensando a Stockhausen

Scritto da:Mauro @ 2007.12.12.02.37.20 — Archiviato in: Contemporanea

Ci pensavo oggi in treno e così ho deciso di scriverne.

Di solito i post che cominciano così finiscono per essere un assemblaggio di retorica e luoghi comuni. Non questo. Vorrei evitare la retorica, come quella di un po’ di cose che ho letto in giro sulla scomparsa di KS. Gente che fino a ieri non ne parlava neanche di striscio, oggi esce con post che parlano di genio, etc etc.

Generalmente, non tengo un blog per guardarmi l’ombelico, ma stavolta faccio un’eccezione. Allora, cerco di dirvi cos’era per me Stockhausen.

Cosa ammiravo in Stockhausen

  • La capacità di innovare e la quantità delle sue innovazioni. Molti dei cambiamenti nella musica dei secondi anni ‘50 sono venuti da lui.
    Ci sono dei compositori che sono ricordati per uno o due contributi importanti. Quelli di KS sono molti. Un certo tipo di strutturalismo, un diverso modo di vedere il serialismo, la momente form, le nuove sonorità pianistiche, la musica intuitiva, l’idea dell’unità del tempo musicale, la rivisitazione dell’opera e poi l’elettroacustica degli anni ‘50, il microfono come strumento, la sua fede nell’elettronica e potrei andare avanti un bel po’…
  • Il suo coraggio. Coraggio nell’andare fuori dal mainstream e poi essere il mainstream, coraggio nello scrivere in una partitura istruzioni come “…arriva a uno stato di non pensiero…”, coraggio nel chiedere il cielo sul soffitto del Teatro alla Scala…
  • La cura posta nell’esecuzione e nella messa in scena delle proprie opere arrivando a volte a rifiutare una esecuzione anche importante se non venivano rispettati tutti i dettagli.
  • Infine, anche qualcuno dei suoi deliri. Era quasi simpatico quando sosteneva di venire da Sirio.

Cosa detestavo in Stockhausen

  • In una sola parola: lui come persona. Lo dico una buona volta senza usare parafrasi, come quelle dei giornali (tipo: il suo narcisismo gli attirava qualche critica).
    Non voglio offendere qualcuno che magari lo amava o lo frequentava quotidianamente, ma, dal punto di vista di uno che ci ha parlato insieme solo qualche volta e leggeva le sue interviste, KS appariva come uno che pretendeva di avere sempre ragione e sputava sugli altri con una facilità unica. Per lui, quasi tutto quello che non era Stockhausen era praticamente privo di valore.
    Un esempio fra tanti: intervista con Odifreddi; si parla della musica delle sfere:

      PO: Cosa pensa dell’opera di Hindemith L’armonia del mondo, costruita appunto in base alla versione kepleriana di questo motto pitagorico?
      KS: Mi sembra molto ingenua: quasi la visione musicale di un agricoltore.

    Ma, porca miseria, è Hindemith. Puoi non essere d’accordo con la musica che ha scritto e motivarlo, ma non puoi farlo fuori dando dell’ingenuo a lui e a tutti gli agricoltori.
    Esistono vari aneddoti di questo tipo. Ciò che lui pensava, diventava assoluto e veniva corroborato da esempi spesso assolutamente campati in aria, ma che lui pretendeva fossero corretti:

      Il pensiero seriale è divenuto parte della nostra consapevolezza e resterà qui per sempre … Anche le stelle sono distribuite in modo seriale …
      [cit. in Cott, 1973]

    Ci sono molte altre storie del genere. Vedi anche le dichiarazioni di Ligeti in “Lei sogna a colori?” oppure l’intera “Intervista sul genio musicale”.
    Eppure una persona di tale livello non aveva certo bisogno di tutta questa auto-affermazione, ma probabilmente non sarebbe stato così geniale altrimenti. La sua genialità era sorretta anche dall’incrollabile convinzione di essere sempre nel giusto. Una volta presa una strada, KS non aveva dubbi. E il coraggio che mostrava nelle sue partiture derivava anche da questo atteggiamento.
    Se fosse stato un politico sarebbe stato molto pericoloso. Fortunatamente ha fatto il compositore.

D’altronde, spesso la vita è così: bisogna prendere tutto il pacchetto o rinunciare a tutto il pacchetto.

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10

Dec

Freitag aus Licht

Scritto da:Mauro @ 2007.12.10.00.01.31 — Archiviato in: Strumentale

Un po’ di musica di Stockhausen da Freitag aus Licht tratta dal suo sito.

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7

Dec

RIP Karlheinz Stockhausen

Scritto da:Mauro @ 2007.12.07.20.36.32 — Archiviato in: Contemporanea

È morto il compositore Karlheinz Stockhausen; aveva 79 anni.

Stockhausen, riferisce la fondazione che porta il suo nome in un comunicato, è deceduto mercoledì 5/12 a Kuerten, nell’ovest della Germania.
______________________

The composer Karlheinz Stockhausen passed away on December 5th 2007 at his home in Kuerten-Kettenberg and will be buried in the Waldfriedhof (forest cemetery) in Kuerten.

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6

Nov

Stockhausen: Stimmung

Scritto da:Mauro @ 2006.11.06.00.01.38 — Archiviato in: Strumentale

StimmungIl rivolgersi a oriente tipico della seconda metà degli anni ‘60 coinvolge anche Stockhausen che, nel fatidico 1968, abbraccia con decisione le filosofie orientali. Passando attraverso Stimmung, giungerà gradualmente alla definizione di una musica intuitiva, praticamente priva di partitura

Stimmung, per 6 voci (2 soprani., contralto, 2 tenori, basso; in altre versioni un tenore è sostituito da un baritono), è considerata come l’opera pop di Stockhausen, un po’ a causa della sonorità marcatamente modale, un po’ per l’aspetto (ingenuamente) mistico dell’opera, sottolineato dalle invocazioni alle divinità di varie culture.
Il carattere meditativo dell’opera è evidenziato dal fatto che il materiale base, anzi, l’unico materiale, è costituito da un accordo di 6 note ricavato dai primi armonici di una fondamentale (figura a sin.).
accordoQuesto non significa che tutta l’opera, che dura ben 70 minuti, sia costituita da un unico accordo, ma quasi. Un accordo di 6 note implica una gamma di possibilità che va dalle singole note fino ad accordi composti di 2, 3, 4, 5 e finalmente 6 note. Inoltre, ogni nota può essere potenzialmente eseguita da più di un cantante (tutti dovrebbero poter cantare il RE).
Stockhausen quantifica in 21 le possibili combinazioni di cantanti su una sola nota, ovvero il SIb può essere cantato solo dal basso (1), il FA da basso e 2 tenori (3), l’altro SIb da basso, 2 tenori e contralto (4), il RE da tutti (6), il LAb da 2 tenori, contralto e 2 soprani (5), il DO solo da 2 soprani (2), totale 21. Notare che il DO potrebbe essere cantato anche dal contralto, ma questa possibilità viene scartata perché così si ottiene il totale dei numeri da 1 a 6 nella serie 1-3-4-6-5-2 e notare anche che 1+2+3+4+5+6 = 21.
Ora esaminiamo il numero dei possibili accordi da 2 a 6 note: con 2 note abbiamo 15 combinazioni; con 3, 20; con 4, ancora 15; con 5, 6; con 6, 1. Totale 55. Stockhausen ne seleziona 30 che, aggiunte alle precedenti 21, fanno 51: queste sono le sezioni (senza soluzione di continuità) di cui è composta l’opera.
La regola è che in ogni sezione un cantante agisce come guida e propone una struttura ritmica enunciando uno dei nomi magici (divinità di varie culture), mentre gli altri si porteranno, molto gradualmente, a identificarsi con la voce guida mantenendo, però, la propria nota. L’articolazione ritmica è ottenuta mediante una modulazione del suono effettuata con le vocali, a evidenziare gli armonici. Il tessuto è, così, molto più complesso di quanto sembra.
In questa figura, disegnata dal compositore, si vedono, per ogni sezione, i cantanti attivi in quella sezione con la voce guida in neretto (sopra) e le note loro assegnate (sotto). Un circoletto identifica la nota assegnata alla voce guida. [NB: in una prima stesura, quella di questi appunti, l’accordo venne scritto sul SOL].
Un estratto (dall’inizio) si può ascoltare qui (questa è la vecchia versione). Comprende la prima sezione (tuning) e le prime strutture basate sui nomi magici.

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27

Sep

Stockhausen on YouTube

Scritto da:Mauro @ 2006.09.27.01.43.01 — Archiviato in: Strumentale

Again from YouTube, a Stockhausen interview with excerpts of his works.

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