Posts Tagged ‘webern’

Webern – Bach

Saturday, January 10th, 2009

J. S. Bach orchestrato da Anton Webern. Ricercar da L’Offerta Musicale.

Philharmonia Orchestra, Christoph von Dohnányi
BBC Proms, August 2007, Royal Albert Hall, London


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Webern dirige Schubert

Friday, January 9th, 2009

In questa registrazione del 1932, Anton Webern dirige le Deutscher Tanz op. 33 di Schubert, da lui stesso orchestrate. Si tratta di uno dei pochi documenti che vedono uno dei grandi del XX° secolo impegnato a dirigere.

È un video tratto da You Tube, ma in realtà è solo audio perché l’immagine è fissa, quindi lo metto nella dimensione più piccola possibile per risparmiare un po’ di banda. Per qualche strana ragione, forse perché considerato un potente veicolo pubblicitario, ormai You Tube gode di una virtuale impunità nei confronti delle major, tanto che anche chi vuole mettere musica ci piazza sotto un video fisso.


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Schoenberg commercial

Tuesday, August 12th, 2008

Ecco come si fa a vendere la dodecafonia…

How to sell twelve tone music…


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Schoenberg è morto

Saturday, February 9th, 2008

L’opera d’arte è principalmente genesi

scriveva Paul Klee, per il quale l’arte era una metafora della creazione. Egli concepiva l’opera come ‘formazione della forma’, non come risultato. Analogamente, Boulez parlerà dell’opera che “genera ogni volta la sua propria gerarchia”.

Proprio a liberare le possibilità di una generazione funzionale tende Boulez quando individua la serie come il suo nucleo: “Predecessore principalmente prescelto: Webern; oggetto essenziale delle investigazioni nei suoi riguardi: l’organizzazione del materiale sonoro”.

Non sembra dimenticare, ma nemmeno lo ricorda esplicitamente, che fu proprio Webern a parlare di una musica tale per cui “si ha la sensazione di non essere più di fronte a un lavoro dell’uomo, ma della natura”.

Nota bene: Webern, non Schoenberg. Soltanto un anno dopo la morte, infatti, Boulez seppellirà definitivamente Schoenberg denunciando ogni aspetto della sua estetica come retrivo, contraddittorio e contrario alla nuova organizzazione del mondo sonoro da lui stesso ideata:

Dalla penna di Schoenberg abbondano, in effetti, – non senza provocare l’irritazione – , i clichés di scrittura temibilmente stereotipi, rappresentativi, anche qui, del romanticismo più ostentato e più desueto.

Si tratta del famoso articolo, apparso sulla rivista “The Score” nel 1952, pieno del dogmatismo ingenuo che solo un 27nne può esibire, che termina con l’enunciato in lettere maiuscole: SCHOENBERG È MORTO. [da noi è pubblicato in Note di Apprendistato, Einaudi, 1968]. È l’atto finale di condanna dell’incapacità di Schoenberg di adeguare interamente il suo linguaggio compositivo alla novità del metodo dodecafonico e l’indicazione di Webern come l’esempio da seguire.

Pierre Boulez – Strutture per 2 pianoforti Libro I° (1952)

A dimostrare quanto sopra dichiarato a grandi lettere, Boulez scrive il primo libro delle Strutture per 2 pianoforti che costituisce, in pratica, un manifesto dell’estensione del principio seriale a tutti i parametri in uno strutturalismo tanto raffinato quanto totalitario.
Mostreremo, ora, alcune tracce analitiche della prima sezione (Structure I/a), basandoci sullo storico articolo che György Ligeti pubblicò sulla rivista «Die Reihe» (trad: La Serie) nel 1958.

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I love Webern

Thursday, November 16th, 2006
I love Webern

from Soho the Dog


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Decomporre

Sunday, November 12th, 2006

Picasso
Guardate cosa fa Picasso con l’immagine di un toro (dall’alto al basso e da sinistra a destra; qui trovate i disegni in dimensioni maggiori).
Quando lo vedo, mi viene sempre in mente il Webern atonale. Quello che, dal 1909 al 1914, raggiunge il massimo della concisione riducendo all’osso la propria scrittura, fino all’ultimo dei Tre Piccoli Pezzi per violoncello e piano in cui sfiora il silenzio, ma è un silenzio che non è vuoto.
Webern


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