Musica Arte Tecnologia Storie Estreme

Archive for the 'Musica' Category

1

Dec

Il sogno di Cassandra

Scritto da:Mauro @ 2008.12.01.00.01.17 — Archiviato in: Strumentale

Cassandra’s Dream Song (1970), di Brian Ferneyhough, per flauto solo, è uno di quei brani che hanno contribuito a ridefinre i limiti dello strumento. Considerato dapprima ineseguibile, venne eseguito per la prima volta da Pierre-Yves Artaud al Royan Festival (una rassegna francese di musica contemporanea attiva dal 1964 al 1973 in cui furono realizzate molte prime esecuzioni, sostituita, poi, dai Rencontres Internationales d′Art Contemporain di La Rochelle). Con l’evoluzione della tecnica strumentale, questo brano è ormai entrato a far parte del repertorio solistico del flauto.

Composta unicamente di due densissime e grandi pagine, la partitura è aperta. Ogni pagina contiene varie sezioni che l’esecutore deve eseguire alternando i due fogli (una dal primo e una dal secondo). Tuttavia, sul primo foglio deve seguire l’ordine dato procedendo dalla 1 alla 6, mentre la successione delle sezioni del secondo è libera.

In tal modo, qualsiasi effetto narrativo viene sovvertito, ma non completamente, grazie alla successione fissa del primo foglio. Pur ereditando alcune modalità espressive dal serialismo alla Boulez, Ferneyhough è spesso sorprendente perché, nella linea melodica, passa da momenti estremamente complessi ad episodi quasi lirici, centrati su poche note, fino ad istanti in cui affiorano atmosfere Debussy-like e perfino frasi quasi tonali.

Secondo le note di chi ha postato il video in You Tube, l’esecutore dovrebbe essere Richard Craig.

Tags:

Related posts

29

Nov

Lemma-Icon-Epigram

Scritto da:Mauro @ 2008.11.29.00.01.22 — Archiviato in: Strumentale

Brian Ferneyhough (n. 1943) è il maggior rappresentante della cosiddetta “nuova complessità”, una corrente definita come “a complex, multi-layered interplay of evolutionary processes occurring simultaneously within every dimension of the musical material” (vedi questa interessante voce, in inglese, su wikipedia).

Sotto molti aspetti si tratta di una estremizzazione del serialismo, anche se ormai la serialità è stata abbandonata in favore di una prospettiva evolutiva del materiale musicale. Ciò nonostante, la complessità grafica della partitura rimane elevata, nella forma di una iper-codifica diffusa. Di conseguenza, la musica di Ferneyhough spesso richiede enormi sforzi tecnici da parte degli interpreti (talvolta, come nel caso del brano Unity Capsule per flauto solo, le sue partiture sono talmente dettagliate e complesse che risulta quasi impossibile una realizzazione totale di quanto vi è scritto). Nella sua personale filosofia compositiva, lo scopo di ciò è quello di liberare la creatività dell’interprete, il quale dovrà decidere su quali particolari concentrarsi, e quali altri verranno invece tralasciati (ecco una pagina della partitura di Unity Capsule, cliccatela).

unity capsule

lemma-icon-epigramIl brano che vi presentiamo è Lemma-Icon-Epigram, del 1981, un pezzo tripartito, per piano solo, dedicato a Massimiliano Damerini che ne è l’interprete. Qui vedete anche la prima pagina della partitura (come al solito, cliccabile).

Di questo brano l’autore dice:

Over the years, the detritus of images associated with my alchemical and metaphysical studies, or Renaissance studies, began to accumulate round a core, and this core was, as I said, the idea of Denkbilder: pictures to help you think or “thinking pictures”. So the first part of the piece is the whirlwind of the not-yet-become: the idea of processes, not material, forming the thematic content of the work.

So this is the Lemma, the superscription. The second part, the Icon, is the description of the possible picture put into actual pictorial form. I’m dealing here with the expansion and contraction of rhythmic and chordal cycles. There are only seven chordal identities, and this middle part is the same thing seen from many perspectival standpoints. I have what I call a “time-sun”. That is, I imagine a framework within which these chords are then disposed on several levels, like objects. Then there is a sun passing over them: the shadows thrown by the sun are of different lengths, different intensities, impinging in different ways upon different objects, themselves also moving upon the space defined by this frame. The third part is the Epigram. This is the attempt to unite these two elements that have appeared previously.

Brian Ferneyhough - Lemma-Icon-Epigram, (1981), piano solo.

Tags:

Related posts

28

Nov

Musica per strumenti del rinascimento

Scritto da:Mauro @ 2008.11.28.00.01.39 — Archiviato in: Strumentale

Non fatevi ingannare dal titolo, non è musica antica. Questo, invece, è uno dei miei brani preferiti nella produzione di Mauricio Kagel. Forse anche uno dei più eversivi perché qui il compositore trae sonorità inaudite da un corpus strumentale, quello della musica antica, che nessuno aveva stravolto fino a questo punto.

In realtà avevo già pubblicato questo brano del 1965/66 senza alcun commento in occasione dell’epitaffio del suo autore, ma oggi lo ripropongo alla vostra attenzione, corredato dalle note dello stesso Kagel:

This work contains neither prediction, pointers to the future, nor a comforting return to the past: the use of Renaissance instruments here has no programmatic purpose in any general sense. The only decisive fact is that these instruments correspond to my tonal concept better than any present-day stringed and wind instruments could.

The systematic alienation of conventional instrumental sound, which comes into its own in the material and methods of the most modem music, seemed to me to justify an attempt, for once, to reverse the normally accepted view on the subject of the composition of tone colour. The individual quality of restraint which belongs to the nature of these Renaissance instruments made it all the easier for me to introduce each of them in its own unadulterated tonal character. While still a student of musicology in Argentina I began to sketch a similar piece, but I dropped the project at that time, since one of the essential conditions for bringing the idea to fruition-the formation of a truly orchestral ensemble of early instruments-could not then be fulfilled. In the renaissance of the Renaissance which we are now experiencing such an ensemble has become feasible, because copies of most of the instruments have recently been made, and numerous musicians have become proficient in playing them.

Only the formation of complete families of typical instruments, played by 23 musicians, could produce a sound picture true to the period in question. All the Renaissance instruments required for my composition were represented in the Theatrum Instrumentorum of the “Syntagma Musicum” by Michael Praetorius (1619). During recent years I have become so familiar with each of the instruments used that I could think out its tonal function afresh, and have been able to develop the performing techniques beyond the conventional limits. Even an instrument such as the recorder, which is closely associated with home and school music making of a very different kind, proved to be extremely versatile, and more suitable for use in new instrumental music than, for example, the transverse flute.

Each instrumental part of this work was composed like a solo line. However, the parts were put together as a full score, written in more or less normal notation. Other versions of the work are also possible, using any number of players from two to twenty-two, in every combination of instruments drawn from the original scoring. These reduced versions are entitled “Chamber Music for Renaissance Instruments”. The concept of an ad hoc orchestra made up of whatever instruments are available–in accordance with the performing practice of the Renaissance period–is here taken literally, so that a degree of variation is possible which cannot be foreseen by the composer. This work (1965/66) was written in memoriam Claudio Monteverdi. Nevertheless it contains no collages of old music.

Mauricio Kagel - Music for Renaissance Instruments (1965/66)
Collegium instrumentale, conducted by Mauricio Kagel

Il brano è scaricabile in formato flac dall’AGP40.

Tags:

Related posts

24

Nov

Iubiri

Scritto da:Mauro @ 2008.11.24.00.23.12 — Archiviato in: Strumentale

Ancora Radulescu con un brano per una formazione complessa: 16 strumenti (2 flauti, 2 clarinetti, 2 fagotti, corno, tromba, trombone, percussioni e quintetto di archi).

Secondo le note del libretto, peraltro abbastanza deliranti, il termine Iubiri è il plurale del rumeno iubire (amore). Questo brano, dalla durata ragguardevole, si compone di 343 iubiri. 343 micro musiche che, nei 47 minuti del brano, integrano 7 spettri acustici che derivano dai primi 7 armonici (escludendo le 8ve) di una fondamentale di DO, ovvero Do, Sol, Mi, Sib, Re, Fa monesis (1/4 di tono), Sol triesis (3/4 di tono).

Il brano è distribuito su AGP #110 in formato flac. Qui il libretto con note in pdf.

  • Horatiu Radulescu - Iubiri
    Ensemble Polychromie
Tags:

Related posts

22

Nov

Dérives

Scritto da:Mauro @ 2008.11.22.00.05.10 — Archiviato in: Strumentale

Dérives, composto da Gérard Grisey nel 1973-74, è insieme a Périodes e Partiels, una delle composizioni seminali per il movimento della musica spettrale.

In questo brano per due gruppi orchestrali, una sinfonietta e un’orchestra completa (interessante notare che nell’ensemble c’è anche una chitarra elettrica), si applica una tecnica che può essere definita come sintesi additiva strumentale, in cui gli strumenti arrivano a comporre una timbrica mediante la somma di molte componenti. Si parla di timbrica e non di armonia perché è in questo senso che l’indieme sonoro è concepito, al punto che agli strumenti è spesso richiesta una intonazione sugli armonici di un suono base e non sulla scala temperata.

Il suono come generatore della forma globale, secondo la poetica dello spettralismo espressa da questa dichiarazione programmatica dello stesso Grisey:

We are musicians and our model is sound not literature, sound not mathematics, sound not theatre, visual arts, quantum physics, geology, astrology or acupuncture

[cit. in Fineberg, Joshua (2006). Classical Music, Why Bother?: Hearing the World of Contemporary Culture Through a Composer’s Ears. Routledge. ISBN-10: 0415971748, ISBN-13: 978-0415971744]

E ancora:

Spectralism is not a system. It’s not a system like serial music or even tonal music. It’s an attitude. It considers sounds, not as dead objects that you can easily and arbitrarily permutate in all directions, but as being like living objects with a birth, lifetime and death. This is not new. I think Varese was thinking in that direction also. He was the grandfather of us all. The second statement of the spectral movement — especially at the beginning — was to try to find a better equation between concept and percept — between the concept of the score and the perception the audience might have of it. That was extremely important for us.

Quest’ultima dichiarazione è tratta da questa interessante intervista con David Bundle.

  • Gérard Grisey - Dérives (1973-74), per due gruppi orchestrali
    Orchestre National de France diretta da Jacques Mercier
    Vinile ormai fuori catalogo
Tags: ,

Related posts

20

Nov

Klavierstück IX

Scritto da:Mauro @ 2008.11.20.00.01.53 — Archiviato in: Strumentale

Stockhausen ha dichiarato che i Klavierstücke (pezzi per piano, anzi, per tastiera) sono i suoi schizzi. Alcuni, però, sono schizzi di grande portata, come questo Klavierstück IX (vers. def. 1961), con il suo accordo ripetuto più di cento volte (148 se non erro), con atmosfere e risonanze diverse.

Dedicato ad Aloys Kontarsky, che lo eseguì per la prima volta a Colonia nel maggio 1962 nella versione definitiva del ‘61, il Klavierstück IX si collega direttamente al X sia perché nella sezione finale sono presenti gruppi di notine che saranno il segno distintivo dell’altro, sia perché nonostante i differenti esiti sonori ambedue obbediscono al principio, fondamentale in Stockhausen, della giustapposizione - intesa come coesistenza dinamica - delle categorie dell’ordine e del disordine . In particolare, il IX è costruito attorno all’alternanza di un accordo presentato immediatamente e ripetuto oltre cento volte nel corso del brano con zone rarefatte di sapore improvvisativo. Quanto ai citati gruppi di notine della parte conclusiva, da notare che queste fanno riferimento ai valori della serie dei numeri di Fibonacci (1, 1, 2, 3, 5, 8, ecc.), dalla quale derivano anche i rapporti metronomici. Da questo punto di vista è indubbio che il Klavierstück IX rappresenta tra i quattordici composti tra il 1952 e il 1985 quello che più di tutti concretizza l’idea di fondo del compositore tedesco di “creare opere in cui i piani della forma e del materiale fossero totalmente pervasi da una serie unificante di proporzioni e dalle loro derivazioni combinatorie”.
[Nota tratta da Novurgia]

Eccolo eseguito da Michail Goleminov il 28 marzo alla Northern Kentucky University.

Tags:

Related posts

19

Nov

Basso Profondo

Scritto da:Mauro @ 2008.11.19.00.01.24 — Archiviato in: Antica, Russia

Uff, finalmente oggi posso dormire… Sono quasi due settimane che mi alzo all’alba.

Intanto beccatevi questi notevoli esempi di basso profondo tipico della scuola russa. Dice bene johnxxx20000 che ha inserito il video in YouTube:

Here are two short extracts of an exceptional record of Russian choral work (which includes anonymous ancient liturgical chant, popular folk songs, and music by well known Russian choral composers, such as Tchesnokov and Gretchaninov), introducing some of the lowest voices in the world. The two singers here are Vladimir Pasuikov and, with an even lower voice, Viktor Wichniakov, one of the most famous Basso Profondo, who are unique to Russian singing. Their vocal range is at least one octave below the normal bass range (think Paul Robeson). In the first extract the bass hits the low Ab1; in the second the bass hits a G1. Not only do they possess the lowest notes of any choral singer, but the soloists have such full voices that the effect is immediately striking.
Enjoy those exceptional samples of the magnificent Russian choral art!

Comunque, uno degli effetti collaterali di You Tube che mi colpisce maggiormente e in modo sfavorevole è il fatto che, ormai, per mettere in internet della musica si sia costretti a realizzare un video. Per es. questo post è musicale. Qui il video ha una importanza assolutamente marginale e se ne potrebbe benissimo fare a meno. Esiste solo per poter mettere il tutto su uno dei siti più cliccati dell’orbe terracqueo.

No tag for this post.

Related posts

17

Nov

Compositori a confronto

Scritto da:Mauro @ 2008.11.17.20.55.35 — Archiviato in: Contemporanea

A Reggio Emilia, nell’ambito del festival Compositori a confronto, organizzato dall’istituto musicale “Peri”, produzioni del Conservatorio di musica “Bonporti” di Trento, presente con compositori e interpreti.

Martedi’ 18, alle ore 16.30 presso l’Auditorium dell’Istituto Peri di Reggio Emilia, concerto con musiche di Colazzo, Graziani, Polato, Straffelini, Priori, tutti docenti compositori del Bonporti, e degli studenti Banal e Palaoro, dediti alla musica elettronica.
Interpreti di grande levatura, anch’essi docenti dell’istituzione trentina, dal clarinettto di Mauro Pedron al flauto di Antonella Dalla Benetta, alla tromba di Ivano Ascari, al contrabbasso di Massimiliano Rizzoli.
Prima, una tavola rotonda, dove si confronteranno, sul tema della didattica della composizione, operatori impegnati di varie istituzioni, italiane e straniere.

Tags:

Related posts

15

Nov

Suoni e Poesia

Scritto da:Mauro @ 2008.11.15.23.23.02 — Archiviato in: Elettroacustica, Multimedia, Strumentale

Il Conservatorio di Musica “Bonporti” di Trento, in collaborazione con la rivista di poesia Anterem di Verona, realizza un concerto di musiche nuove, in prima, su testi poetici, alcuni inediti. a Verona, domenica 16 novembre alle ore 11, alla biblioteca comunale.  quindi a Riva del Garda, il 22 novembre, al conservatorio, alle 20.30. poi, nel mese di dicembre, a trento.

Suoni e Poesia e’ il titolo di questa ricerca artistica e di sperimentazione, che si tiene da diversi anni, ormai, coinvolgendo gruppi di compositori docenti del conservatorio, come di compositori invitati, ora anche un gruppo selezionato di studenti.

Un progetto di sperimentazione creativa, che riguarda insieme la musica e la poesia, anima la manifestazione “Suoni e poesia”, giunta alla terza edizione, che il Conservatorio di musica “Bonporti” di Trento e Riva del Garda organizza, in collaborazione con la rivista di poesia Anterem di Verona. Si svolge tra Verona, Riva del Garda e Trento, a partire da domenica 16 novembre, che vede il primo appuntamento, a Verona, alla Biblioteca Comunale, Spazio Nervi, alla ore 11.00. Successivamente, il 22 novembre, il concerto sarà a Riva del Garda, all’Auditorium del Conservatorio, alle ore 20.30.  Quindi, replica a Trento, nel mese di dicembre, nel contesto del festival “Il Conservatorio per la città”.

Nella proposta di quest’anno, dieci composizioni di studenti compositori del “Bonporti”, che vengono rappresentate in prima esecuzione assoluta. Sono state scritte appositamente per il progetto, nel contesto dei corsi di Composizione, Musica elettronica, Nuove tecnologie e multimedialità del Conservatorio, per la cura di coordinamento dei prof.ri Massimo Priori, Nicola Straffelini, Leonardo Polato, Mauro Graziani. Le composizioni trattano altrettanti testi poetici, alcuni inediti, plasmandoli nel coinvolgimento della voce, che si ritrova nella declinazione di canto o anche in quella della recitazione. Il contesto di accompagnamento musicale è vario, coinvolge gli strumenti o anche l’elaborazione elettronica.

Gli autori delle composizioni sono Marco Banal, Nadia Carli, Antonio Casagrande, Laura Crescini, Andrea Gonella, Andrea Mattevi, Enrico Miaroma, Lucia Palaoro, Mauro Tonolli.

Le poesie, come le musiche, sono anch’esse, per lo più nuove, scelte dalla Rivista Anterem, che organizza un festival di poesia a Verona, e il noto premio “Lorenzo Montano”. Alcune opere letterarie, recentemente premiate nel XXII concorso di poesia “Lorenzo Montano” (2008) di Verona, sono state messe in musica dagli studenti compositori del Conservatorio. Accanto ad esse, poesie che sono state raccolte dalla rivista Anterem. Questi i nomi dei poeti messi in musica: Yves Bonnefoy, Silvia Bre, Mara Cini, Paolo Ferrari, Massimiliano Finazzer Flory, Philippe Jaccottet, Camillo Pennati, Michele Ranchetti, Luigi Trucillo.

Il risultato è la realizzazione di opere assai diverse fra di loro che, oltre a mostrare delle ovvie quanto naturali distinzioni stilistiche ed espressive, si pongono come una rassegna delle numerose possibilità di integrazione fra le due arti.

Studenti del Conservatorio “Bonporti” sono anche gli interpreti, solisti o in formazioni da camera, o impegnati ai dispositivi elettronici. Gli studenti hanno lavorato nel contesto degli ensemble strumentali curati dai prof.ri Simonetta Bungaro e Corrado Ruzza. Così risultano impegnati nel progetto, B. Canins e C. Molinari (flauto), F. Pola e N. Bortolamedi (clarinetto), A. Mattevi (viola), V. Rakos (violoncello), D. Cavada, I. Tibolla, A. Sala, F. Moncher (pianoforte), C. Turrini (voce recitante), I. Pisoni, F. Monatti e D. Tosi (canto), M. Banal, L. Palaoro, N. Carli e A. Gonella  (dispositivi elettroacustici). La presenza video, in uno dei brani in programma, è di L. Olzer.

Conservatorio di Musica di Trento “F. A. Bonporti”
Galleria Legionari Trentini, 5
38100 Trento
Tel. 0461 261673
Fax 0461 263888

http://www.conservatorio.tn.it

Tags: , ,

Related posts

14

Nov

L’accordo segreto (?)

Scritto da:Mauro @ 2008.11.14.05.01.16 — Archiviato in: Pop

hdchordDunque, questa faccenda dell’accordo iniziale di A Hard Day’s Night deve essere esplosa in questi giorni, perché mi sono arrivate ben due segnalazioni (Nicola e Vinz).

In breve, la storia è questa: ricordate il klang iniziale di A Hard Day’s Night? (Beatles, 1964). Se la risposta è no, avviate il video qui sotto: è proprio la prima cosa che sentite.

Il problema è che non si riusciva a determinare esattamente la composizione di questo accordo e non si riusciva a riprodurlo accuratamente con 2 chitarre (una a 12 corde) e basso (l’organico dell’incisione). In pratica, sembrava fosse impossibile ottenere esattamente quella sonorità con la strumentazione di cui sopra. Sebbene le note fossero state identificate, non si riusciva a rendere conto della loro distribuzione fra gli strumenti.

Nella sua ponderosa analisi, Alan Pollack, che ha analizzato l’intera produzione dei quattro, dice:

I’ve seen better people than myself argue (and in public, no less) about the exact guitar voicing of this chord and I’ll stay out of that question for now (what a cop-out, Alan!), and merely state that its sonority is akin to a superimposition of the chords of d-minor, F-Major, and G-Major; i.e. it contains the notes D, F, A, C, and G - to my ears, only the B is missing. Even if you don’t know a thing about harmony or musical dictation, you can at least hear the G as a suspended fourth over the D on the bottom. Hullaballoo aside, this chord functions as a surrogate dominant (i.e. V) with respect to the chord on G which begins the first verse.
[A. Pollack - Notes on “A Hard Day’s Night”]

Ma finalmente il dott. Jason I. Brown, della Dalhousie University, ha pensato bene di fare una analisi FFT sull’accordo, elencando tutte le frequenze in esso contenute. L’analisi ha permesso di determinare la composizione esatta dell’accordo, mettendo in luce il fatto che le note coinvolte non possono essere state prodotte solo con due chitarre e basso (e non risulta traccia di sovraincisioni, che nel 1964 erano un po’ problematiche).

L’ipotesi finale, quindi, è che dentro il “klang” ci sia anche il pianoforte di George Martin, che, d’altronde, più avanti, doppia anche il solo di George. L’accordo lo vedete in figura (cliccate per ingrandire). I raddoppiamenti di 8va di La, Re e Sol che vedete nella parte di GH sono dovuti alla 12 corde. Qui trovate l’articolo di Jason Brown (pdf) con tutte le sue deduzioni.

Tags: ,

Related posts

Next Page »