Mauro Graziani - Dispense di Acustica per Musicisti
Acustica 06
Il Timbro
Un fenomeno multidimensionale
Il
timbro è un fenomeno multidimensionale
il che significa che il timbro, pur essendo considerato una proprietà
del suono come l'altezza e la dinamica, non può essere espresso con un
singolo numero in una qualche unità di misura. Non possiamo dire che il
timbro di un suono è 25 qualcosa o 1100 qualcos'altro. Come vedremo,
misurare il timbro significa prendere in considerazione una certa
quantità di parametri.
La teoria classica: gli armonici
Alla metà dell'800 Helmholtz dimostrò in modo scientifico l'esistenza
degli armonici, cosa che era già nota intuitivamente fin dai tempi di
Rameau, formalizzando quella che è nota come la teoria classica del
timbro.
Secondo questa teoria, il timbro di un suono è determinato dai suoi
armonici. Ma cos'è un armonico?
Ogni onda può essere scomposta in una serie di onde semplici e prive di
armonici, dette sinusoidi (in figura), ognuna delle quali ha una certa
frequenza, una certa ampiezza e una certa fase (ma quest'ultima ci
interessa meno delle altre due).
Consideriamo
questo
suono prodotto elettronicamente. Questa è la sua forma d'onda
Con un procedimento matematico messo a punto nel '700 da Fourier e
chiamato, appunto, trasformata di Fourier, possiamo scomporre
quest'onda in una serie di sinusoidi (fortunatamente, al giorno d'oggi
i calcoli vengono eseguiti dal computer con un algoritmo chiamato FFT
(Fast Fourier Transform)).
Quello che vedete sotto è il risultato della scomposizione e la sua
rappresentazione.
Quello che stiamo guardando è lo spettro del suono in esame.
Sull'asse orizzontale troviamo le frequenze, su quello verticale le
loro ampiezze.
Nell'immagine, ogni componente è piazzata al suo posto sull'asse
orizzontale delle frequenze e la sua ampiezza è rappresentata da una
linea verticale proporzionale al valore di ampiezza. I valori numerici
di frequenza e ampiezza sono in alto a destra.
Vediamo che questo suono può essere visto come una sovrapposizione di 8
sinusoidi la cui frequenza in Hz è il primo dei due numeri, mentre il
secondo rappresenta l'ampiezza che qui non è in dB, ma in una scala in
cui il valore 1.0000 rappresenta convenzionalmente la massima ampiezza
possibile (non prendiamo in considerazione le sinusoidi con ampiezza
0.0000 o molto vicina: sono solo valori parassitari dovuti ai calcoli.
In effetti, qualsiasi analisi deve essere interpretata e confrontata
con
l'ascolto).
Ma allora, se il suono che abbiamo
sentito è formato da queste 8 sinusoidi, sovrapponendole dovremmo
ottenere il suono di partenza? Naturalmente. In
questo esempio potete ascoltare le 8
sinusoidi prima in scala ascendente, poi in forma di arpeggio e infine
perfettamente sovrapposte a formare il suono che abbiamo analizzato.
A questo punto punto possiamo affermare che
ogni
suono può essere scomposto in una serie di sinusoidi con relative
frequenze e ampiezze
e a partire da queste ultime può essere anche ricomposto.
Ma queste sinusoidi sono gli armonici? La risposta è non sempre. In
questo caso specifico, sì. Se osserviamo la serie delle frequenze
notiamo che
- la più bassa, che in questo caso è la fondamentale, è 220 Hz,
cioè un LA
- la frequenza delle altre sinusoidi è sempre un multiplo della
fondamentale (o quasi). 440=220*2; 660=220*3; 880=220*4; 1099 quasi = a
220*5 (sarebbe 1100); 1319 quasi = a 220*6 (sarebbe 1320).
Per questa ragione (frequenze multiple di quella della fondamentale) in
questo caso le sinusoidi sono armonici. In realtà, la cosa deve essere
generalizzata come segue
ogni
sinusoide in cui un suono è scomposto viene chiamata parziale (o
componente)
se
la frequenza di una parziale è multipla di quella della fondamentale,
essa è una armonica
Ne consegue che una parziale può essere o non essere una armonica,
quindi esistono anche dei suoni le cui parziali non sono armoniche.
Sono quelli che la teoria classica chiamava "rumori" o "suoni non
musicali", ma che oggi sono soltanto suoni. Ascoltate questo suono, vagamente simile a una
campana, di cui potete vedere la forma d'onda in figura
Ascoltandolo, vi serete accorti che non
suona come una nota precisa, ma come una specie di accordo. Notate che
la forma d'onda qui sopra non è periodica. Ora vediamo l'analisi
Qui la situazione è più complessa. La
componente più bassa (200 Hz) potrebbe essere una fondamentale, ma
nessuna delle altre è un multiplo di 200 (non ci vanno nemmeno vicino).
Infatti, questo suono non ha componenti armoniche, ovvero ha parziali
inarmoniche. La cosa è evidente anche confrontando i due grafici: nel
primo le parziali hanno sempre la stessa distanza orizzontale, segno
che fra loro c'è sempre la stessa distanza in frequenza; nel secondo no.
Qui potete sentire le componenti di
questo suono in forma di scala, arpeggio e insieme. Notate come il
grado di fusione delle parziali in un unico suono non sia così forte
come del caso degli armonici.
Ora confrontate i due suoni che abbiamo analizzato
Suono
|
Onda
|
Parziali
|
Percezione
|
Il primo
|
Periodica
|
Armoniche
|
Nota
precisa (LA) |
Il secondo
|
Non
periodica
|
Inarmoniche |
No
nota precisa
|
Con una certa cautela, possiamo arrivare alle seguenti conclusioni
basate sulla forma d'onda
se
un'onda è chiaramente periodica, quasi certamente ha parziali armoniche
se
un'onda non è periodica, quasi certamente ha delle parziali inarmoniche
Perché, in entrambi i casi, non possiamo dare una certezza? Perché in
natura esistono sempre dei casi particolari. Per esempio, molti
strumenti che suonano all'unisono non sono intonati perfettamente sullo
stesso numero di Hertz (non è umano). Si crea quindi quel complesso
gioco di battimenti che è tipico di questa situazione. L'onda potrebbe
avere una periodicità molto difficile da individuare, tuttavia,
all'ascolto, sentiremo una nota precisa.
Una situazione analoga si ha quando il suono ha un forte componente di
rumore, come può essere in certi strumenti a fiato, oppure è formato da
più suoni leggermente stonati, come nel pianoforte.
Inoltre, non basta esaminare la forma d'onda in un punto, ma bisogna
guardarla per tutto il corso della nota. Ora vedremo dei casi reali,
ma, innanzitutto, ascoltiamo
questa serie degli armonici (fino al 16mo) e vediamo a quali note
corrispondono (ATTENZIONE: il DO iniziale è troppo basso per molti
altoparlanti da computer e essendo una sinusoide priva di armonici,
rischiate di non sentirlo).
Ascoltate ora questo esempio
in cui gli armonici arrivano uno dopo l'altro sommandosi (fondendosi)
insieme.
Analisi di suoni reali
Subito un caso complesso. SIb di pianoforte.
Notate l'alto numero di
parziali armoniche, sia pure con qualche piccola deviazione (la
fondamentale è 232.8). Notate
anche che la parziale che ha
maggior ampiezza è la seconda, all'8va sopra la fondamentale. Non è un
caso particolare. Accade spesso e dipende dalla cassa di risonanza o
dalla risonanza del corpo dello strumento (ne parliamo più avanti).
Guardate sempre il numero in basso a destra, sotto l'asse orizzontale
come riferimento per l'estensione dello spettro.
E ora qualche suono con parziali inarmoniche
Un gong
Tam-tam (grande gong non
intonato)
Piatto (batteria)
Notate come, in questi ultimi due casi che si avvicinano molto al
rumore indifferenziato (soprattutto il piatto), non abbia più senso
parlare di parziali, ma solo di bande di rumore più o meno estese. Nel
caso del piatto c'è una banda intorno ai 6000 Hz e un'altra fra i 12000
e 20000 Hz.
Ora guardate un rumore quasi totalmente indifferenziato come quello prodotto da una fontana
Come vedete, non si vedono parziali, ma solo una banda continua la cui
ampiezza diminuisce verso gli acuti
I limiti della teoria classica
Secondo la teoria classica, il timbro di un suono è determinato
unicamente dalla forma d'onda e dalle sue parziali (armoniche o
inarmoniche). Se fosse vero, sarebbe molto facile ricreare in studio un
suono reale. Basterebbe riprodurre la forma d'onda con il suo contenuto
armonico.
Abbiamo già visto due casi (i primi due esempi) in cui questo
procedimento ha funzionato, ma, in realtà non funziona quasi mai. Ecco
una prova: considerate questa nota di
pianoforte, di cui vedete lo spettro
Ora riproduciamo la forma d'onda inserendo le parziali armoniche
trovate con l'analisi, ognuna con la sua ampiezza, e diamo al suono un
inviluppo simile a quello del pianoforte. Ne esce questo: un suono un po' simile, ma
decisamente non uguale. Quindi la teoria non funziona. Cosa manca?
Il primo problema sta nel fatto che i suoni reali non sono fissi. Nella
realtà l'ampiezza delle parziali non rimane fissa, ma cambia. Nelle
fasi di attacco e rilascio cambia notevolmente, ma anche nella fase di
tenuta, in cui il suono sembra fisso, ci sono dei leggeri cambiamenti.
Il pianoforte, poi, è uno strumento a evoluzione libera, privo di una
fase di tenuta, quindi l'ampiezza delle parziali cambia sempre.
Il
suono è una cosa viva e si
evolve nel tempo.
In tutte le analisi che abbiamo visto, invece, la componente temporale
non c'è mai. Si tratta di analisi istantanee che fotografano il suono
in un particolare istante (un po' come una vostra foto a 5 anni: siete
voi, ma non voi adesso).
Guardate, invece, questo tipo di analisi. Qui abbiamo le frequenze
sull'asse verticale e il tempo su quello orizzontale. Le parziali sono
le linee colorate e la loro ampiezza è rappresenta con il colore
(colore scuro = ampiezza elevata). Qui perdiamo un po' di definizione
in ampiezza per vedere l'evoluzione temporale. Questo tipo di grafico è
chiamato sonogramma.
Si vede benissimo che le parziali non hanno tutte la stessa durata.
Quelle più acute finiscono prima. Si tratta di una caratteristica
comune a tutti i mezzi vibranti che riescono a sostenere più facilmente
le vibrazioni basse e lente rispetto a quelle acute e veloci.
Il segno in basso vicino a 0.0 con frequenza bassa e durata breve è il
rumore del martelletto.
Ora guardiamo un altro bel grafico in cui il suono è
rappresentato come un paesaggio montagnoso.
Qui abbiamo frequenza e tempo sui due assi, mentre le ampiezze si
elevano in verticale. Si tratta di uno spettrogramma in cui possiamo
vedere l'inviluppo di ogni singola parziale. Da qui vediamo, per es.,
che la durata delle tre armoniche più alte è molto breve rispetto alle
altre. La collina vicina all'angolo degli assi è il rumore del
martelletto. Ovviamente nulla di tutto ciò sarebbe mai stato possibile
senza la potenza di calcolo dei computer attuali.
Questo programma può anche salvare i dati per risintetizzare tutte le
componenti e riprodurle. In questo
esempio, quindi, possiamo ascoltare le parziali della nota di
pianoforte senza il rumore dell'attacco (che non è riproducibile
mediante somma di parziali). In quest'altro
esempio abbiamo anche
aggiunto il rumore del martelletto (generato con altri sistemi) e il
suono è praticamente identico
all'originale.
Disponendo di questo tipo di analisi, è utile anche osservare lo
spettrogramma della tromba in cui si vede come, anche nella fase di
tenuta, le parziali non hanno mai una ampiezza veramente fissa, a causa
del fatto che l'esecutore non è una macchina e la sua azione ha sempre
delle piccole variazioni.
In conclusione, possiamo affermare che la teoria classica deve essere
estesa e che nella creazione del timbro giocano un ruolo importante i
seguenti parametri:
le
parziali presenti
la
loro evoluzione nel tempo
il
tipo di attacco
eventuali
altre sonorità significative
(rumore di attacco, soffio, etc)
La teoria formantica: lo strumento
In uno strumento musicale esistono sempre
- un elemento vibrante (quello che genera la vibrazione; è
chiamato eccitatore)
- un elemento risonante (che entra in vibrazione a causa della
presenza del primo; è detto risuonatore)
L'esempio tipico è corda e cassa armonica, ma l'idea su può estendere
anche a colonna d'aria e corpo dello strumento. Questi due elementi
formano il suono che sentiamo interagendo fra loro. Qual'è esattamente
il
loro ruolo?
Osservate questa analisi di un suono di chitarra effettuata nel punto
segnato in azzurro, cioè poco dopo l'attacco
Ora, noi sappiamo che una corda
vibrante, da sola, produce la fondamentale seguita da una serie di
armonici con ampiezza calante. Allora ci si può chiedere perché qui la
seconda e la terza parziale sono entrambe più forti della fondamentale?
E perché anche le parziali seguenti non hanno ampiezza regolarmente
discendenti?
Tecnicamente, si dice che questo spettro mostra dei formanti.
formante
= concentrazione di energia acustica in una certa banda frequenziale
Ne consegue che le parziali che si trovano entro quella banda hanno una
ampiezza maggiore del normale. In figura vedete i formanti in questo
spettro di chitarra.
Qui, i formanti sono causati dalla cassa armonica, essenzialmente per
due ragioni.
La prima (e principale) è che il materiale di cui è composta ha delle
frequenze di risonanza, cioè vibra meglio in certe zone di frequenza
rispetto ad altre e il risultato è che le frequenze che si trovano
in queste zone vengono rinforzate, mentre quelle che si trovano al di
fuori vengono attenuate.
La seconda è che, nello spazio all'interno della cassa, le onde sonore
prodotte dalla corda continuano a rimbalzare e si sommano alle onde
principali con un piccolo ritardo sufficiente, però, a mettere
certe frequenze in fase e altre in controfase (ricordate la prima
figura sui battimenti), ancora con l'effetto di rinforzarne alcune e
attenuarne altre. Proprio per questa ragione non si costruiscono casse
armoniche rettangolari, che sarebbero molto più facili da fare.
L'effetto di una forma così regolare sarebbe quello di creare una serie
di rimbalzi regolari e quindi di amplificare troppo le frequenze il cui
periodo è pari o multiplo al tempo di rimbalzo.
In pratica, la cassa armonica amplifica certamente il suono, ma non
agisce nello stesso modo su tutte le frequenze. Alcune sono amplificate
maggiormente, altre vengono attenuate. In pratica
la
cassa armonica è un filtro che con la sua azione crea i formanti
che non devono essere visti come una cosa negativa perché
caratterizzano timbricamente il suono di tutto lo strumento.
Quello che accade, in sintesi, è schematizzato in figura. La corda
fornisce un segnale con armoniche di ampiezza calante. Questo segnale
viene rimodellato in base alle frequenze di risonanza della cassa
armonica che agisce da filtro. Il segnale risultante è il prodotto
dell'interazione di questi due elementi.
Questo fenomeno ha un importante effetto collaterale. La cassa armonica
è fissa. Non cambia da una nota all'altra e nello stesso modo, sono
fisse le sue frequenze di risonanza. Quindi anche i formanti che essa
crea sono sempre negli stessi punti, qualsiasi nota si faccia. Ora,
osservate questi due spettri di violoncello relativi a due note a
distanza di 8va.
Se osservate lo spettro del DO in 8va, il secondo, noterete che
nell'area del primo formante cadono la prima e la seconda parziale
(fondamentale e primo armonico). In questa nota la fondamentale è la
componente più forte.
Se ora guardate il DO più basso (il primo), noterete che, essendo una
8va sotto e essendo il formante fisso, a cadere nella sua area qui sono
la seconda e la terza parziale. Di conseguenza, qui non è la
fondamentale, ma la terza parziale a essere la componente più forte. Il
che significa che, in un singolo strumento, il timbro cambia, sia pure
gradualmente, da una nota all'altra.
La cosa non si verifica solo negli strumenti con cassa armonica. Qui potete vedere alcune analisi di
note di tromba e constatare come cambia lo spettro su varie note.
Non esistendo una cassa armonica, i formanti della tromba sono meno
complessi di quelli degli strumenti con cassa, ma esistono e sono
dovuti alla risonanza della campana e del corpo dello strumento.
Probabilmente è proprio questo cambiamento timbrico provocato dai
formanti ad aver generato la nozione di "registro". Si dice, infatti
che lo strumento entra in un altro registro quando il cambiamento
timbrico diventa avvertibile.
Qui trovate i grafici dei formanti
di vari strumenti basati su analisi dell'Università di Stanford.
Il principale strumento che si basa sui formanti resta comunque la
voce. La differenza fra le vocali, infatti, è legata unicamente alla
posizione dei formanti che viene modificata dalle diverse posizioni che
può assumere il tratto vocale (i dettagli vanno oltre il programma di
Storia della Musica, ma gli studenti curiosi possono trovarli in una
delle lezioni successive).
Sulle scoperte relative ai formanti si basa la teoria formantica del
timbro secondo la quale il nostro sistema percettivo riesce a
riconoscere la posizione dei formanti e proprio in base a questi ultimi
è in grado di identificare lo strumento anche se in realtà lo spettro
cambia di nota in nota.
Parlando della banda critica, abbiamo visto come la chiocciola sia come
un analizzatore basato appunto sull'ampiezza di banda critica (circa
1/3 di 8va). L'intero campo udibile può essere diviso in 25 bande, per
la maggior parte a terzi di 8va, e quindi il sistema percettivo è in
grado di misurare l'energia acustica presente in ogni banda. In questo
modo i formanti possono essere identificati facilmente.
Si può quindi affermare che anche
la
posizione dei formanti gioca un ruolo importante nel riconoscimento del
timbro