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Archive for October, 2006

31

Oct

La genesi del rock satanico

Scritto da:Mauro Graziani @ 2006.10.31.02.04.05 — Archiviato in: Musica, Società

Il Libro
Sono andato a fare qualche ricerca, nella mia biblioteca, sul preteso satanismo di Hotel California e mi è capitato in mano il libercolo capostipite dell’intera faccenda.
Ma voi sapete come è iniziata questa storia del satanismo nel rock?
Inizia nel 1983, con un libretto (meno di 100 pagg.) di un sacerdote canadese, tale Jean Paul Régimbal, che viene ristampato in Europa e in Italia nel 1987. Il titolo è bellissimo: IL ROCK’N'ROLL - Violenza alla coscienza per mezzo dei messaggi subliminali (nella versione originale c’era anche la cassetta audio, arrivata in Italia più tardi). La copertina, pure (in figura).
Me lo segnala qualcuno, forse Nicola. Lo compro subito e già nell’introduzione vengo folgorato dalla seguente geniale intuizione (cito)

Lo studio di 18 casi di suicidio avvenuti dal 1979 al 1980 nella regione di Montréal-Grandby-Québec, di giovani dai 15 ai 21 anni, ha dimostrato che

la sola costante reperibile in tutti questi casi era l’ascolto della musica rock (in corsivo e centrata nel testo)

Ma vi rendete conto? Alla fine dei ‘70, era quasi impossibile trovare un ragazzo fra i 15 e i 21 che non ascoltasse rock. È come dire che, nell’esame di 18 casi di suicidio di americani fra i 30 e i 40 anni, la sola costante è che tutti possiedono l’automobile. Ergo, l’automobile è la causa del suicidio.
Il testo procede, poi, con una breve storia del rock dalle origini al rock satanico, costellata di perle come la seguente (a proposito dell’hard rock)

Ciò che distingue questa seconda ondata, è innanzitutto un perfezionamento del ritmo, l’intensità del volume e la furia frenetica degli strumenti a percussione.
Per quanto riguarda il ritmo, è stata fatta una intensa ricerca tra le tribù africane e gli ambienti del vodù (sic) […] Inoltre, allo scopo di condurre gli ascoltatori ad un godimento sessuale completo, è stato fatto un inventario di tutti i riti copulatori, degli incantesimi e degli scongiuri per riprodurre il più fedelmente il succedersi dei ritmi.

Magari l’hard rock avesse tale potere! Cambierei subito musica!
La cosa divertente è che, secondo l’autore, l’hard rock è una cospirazione costruita a tavolino per pervertire le giovani menti. Ora, che una musica in 4/4 in cui il levare serve solo per aspettare il battere possa spianare il cervello a qualcuno è anche possibile, ma la complessità dei ritmi africani e voodoo non è nemmeno sfiorata dall’hard rock, la cui regola, invece, è una pulsazione ritmica semplice e continua (e proprio per questo qualche volta è bello).
Altra perla:

L’intensità del suono è di 20 dB oltre il limite di tolleranza dell’orecchio umano

Idiozia immane. Basta guardare la tabellina nel mio corso di acustica. Casomai, sfiora la soglia del dolore, che non è la stessa cosa.
Potrei continuare con altri dati fino a smontare totalmente questa asserzione, ma non ne vale la pena, perché le cose più belle vengono dopo (dal punto di vista tecnico, il libro è pieno di idiozie immani, circa una ogni 2 pagine).
Quando arriva alla terza fase, il rock satanico, ne indica come artefici nientemeno che i Beatles del 1965, con il brano Norwegian Wood in Rubber Soul. La sordida cospirazione poi continua con Sgt Pepper’s, Magical Mistery Tour e finalmente con quello che lui chiama il Devil’s White Album a causa delle due Revolution (number one e nine).
A parte l’inversione storica (questi dischi vengono ben prima dell’hard rock), la cosa buffa è che per noi, a quel tempo, i Beatles erano bravi e raffinati, ma tutti casa e famiglia, tutt’altro che dei rivoluzionari. Poi, infatti, il nostro se la prende con gli Stones e tanti altri (dai Black Sabbath ai KISS), ma qui è fin troppo facile.
E proprio da questo libro, inizia la moda di inserire i messaggi al contrario.
A proposito, qui, credo, nasce anche la leggenda secondo la quale il nome KISS significa Kings In Satan’s Service.

Comunque, alla fine ho trovato il capitolo su Hotel California. In breve, sostiene che la canzone è consacrata interamente alla chiesa di satana di Anton La Vey (l’ispiratore di Manson) e che il testo è una allegoria della vendita dell’anima a satana in cambio di piacere, ricchezza, etc (noi lo interpretavamo come un’allegoria dell’esperienza psichedelica).
Ma c’è anche un testo lungo un’intera pagina che è ciò che si sentirebbe ascoltando la canzone al contrario. Inutile dire che ho provato e non ho sentito nulla.
D’altra parte, una cosa del genere, con un palindromo così lungo, è più difficile che scrivere l’arte della fuga. Pensate che uno dei più lunghi palindromi conosciuti è

    in girum imus nocte et consumimur igni

Agli occhi di qualcuno, già la citazione di questo verso mi qualifica come satanista.
Se volete approfondire la cosa, cercate su Google il centro culturale san giorgio (mi rifiuto di mettere un link per non regalargli punti in google).

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31

Oct

Finalmente risolto il problema del batterista

Scritto da:Mauro Graziani @ 2006.10.31.00.01.03 — Archiviato in: Informatica, Musica, Tecnologia

Haile
Se questa ricerca procede, fra un po’ potrete, a cuor leggero, minacciare di licenziamento il vostro batterista :mrgreen:.
Haile è un percussionista robotico che è in grado di ascoltare gli altri musicisti (umani), analizzare in tempo reale la loro performance e suonare insieme a loro, anche improvvisando.
Guardatevi questi due video (quicktime). Nel primo, “Pow”, Haile suona insieme a un percussionista che usa un powwow drum tradizionale degli indiani d’America. Nel secondo, “Jam’aa”, Haile suona con vari musicisti equipaggiati con tamburi medio-orientali.
Quest’ultimo video, invece, è dimostrativo e didattico.
Heile è stato sviluppato da Gil Weinberg e Scott Driscoll press il College of Computing della Georgia Tech.

Come informatico, però, lasciatemi dire che sviluppare un programma che ascolta e segue un percussionista umano non è così difficile, perché la percezione del ritmo è data dagli attacchi e gli attacchi dei suoni percussivi sono facilmente individuabili.
Ben altra cosa è seguire un flautista o un violinista. Intanto l’attacco di questi strumenti non è così secco e poi, se questo comincia a fare lunghe frasi legate, in cui gli attacchi non si sentono, allora il computer deve capire il ritmo individuando il cambio di nota e la cosa è più complicata.
Come vedete, per ora il sistema è in via di perfezionamento, però, con la velocità della tecnologia, aspettiamoci, fra un po’, una band fatta di robot che suona dal vivo musica semplice (per es. tipo kraftwerk) senza essere pagata.

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30

Oct

Welcome to the Hotel California

Scritto da:Mauro Graziani @ 2006.10.30.02.36.57 — Archiviato in: Pop

Un interessante analisi armonica della famosa Hotel California, una canzone che amo perché è considerata dagli esperti del ramo una delle canzoni più sataniche di tutti i tempi (insieme a Stairway to Heaven), anche se non ho mai capito perché.

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30

Oct

Elettronica anni ‘50/’60

Scritto da:Mauro Graziani @ 2006.10.30.01.27.19 — Archiviato in: Elettroacustica

Electronic Panorama

Un cofanetto di 4 dischi, Electronic Panorama, pubblicato da Philips negli anni ‘70 e ormai fuori catalogo viene ora distribuito gratuitamente in formato digitale dal sito Earlabs.
Si tratta di materiale storico, rappresentativo di scuole diverse, prodotto dalle avanguardie elettroniche degli anni ‘50 e ‘60 negli studi di Parigi, Utrecht, Varsavia e Tokyo.
Come esempio ascoltate Screen di Jaap Vink (Utrecht), uno di quei brani stile grande fascia in auge alla fine degli anni ‘60.

La pagine da cui scaricare sono

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30

Oct

L’Universo non è user friendly anche se lo sembra

Scritto da:Mauro Graziani @ 2006.10.30.00.02.43 — Archiviato in: Audio, Multimedia, Privacy, Web

kakophone

Signore e signori, vi presento il Kakophone.
Questo divertente sintetizzatore virtuale genera una quantità infinita di suonerie personalizzate in diversi stili. Poi ve le manda al vostro indirizzo email. Tutto gratis. In cambio vi chiede solo di iscrivervi a una newsletter, verosimilmente pubblicitaria, che poi potete annullare.
L’oggetto è effettivamente molto simpatico. Fa un sacco di rumorini graziosi. Immagino che torme di ragazzini si siano immediatamente fiondati sul sito. Provatelo anche voi. Però, prima, seguite questo ragionamento.

Dunque, per prima cosa il kakophone vi chiede il vostro numero telefonico che appare sotto forma di bar-code nell’immagine (sulla destra sotto alla freccia; 789… non è il mio). Il numero serve come base per un generatore di numeri casuali ed è quello che assicura che una suoneria non possa essere duplicata. Dal punto di vista informatico è corretto. Ovviamente potete dare un numero qualsiasi, ma di solito non ci si pensa. Anch’io ho dato il mio.
Poi voi giocherellate con l’oggetto. Generate un po’ di suonerie e ne scegliete una. A questo punto il programma te la deve inviare come file perché tu possa caricarla nel telefono e ti chiede nazionalità, marca e modello del telefono e email.
E qui mi sono bloccato. Perché, così facendo, il sito conosce e associa

  • la mia nazionalità
  • il mio numero di telefono
  • la mia email
  • marca e modello del mio telefono

Non male. Vi rendete conto? Va bene che non può esserne sicuro e io sono tendenzialmente paranoico, ma le vie di internet sono infinite…

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30

Oct

Siamo una casa discografica, ma non siamo cattivi

Scritto da:Mauro Graziani @ 2006.10.30.00.01.27 — Archiviato in: Mercato, Musica

Magnatune founder
Magnatune è una etichetta discografica di nuovo genere che lavora via internet e tenta di ristabilire un equo rapporto fra artisti, pubblico e produzione.
I punti base della sua metodologia sono:

  • Divisione equa dei profitti: i musicisti ricevono il 50% sulle vendite.
  • MP3 gratuiti per pre-ascolto: tutti gli album possono essere interamente e gratuitamente scaricati in MP3 di buona qualità disturbati solo da una voce che ripete i nomi dell’etichetta e dell’artista fra un brano e l’altro. La musica non è disturbata.
  • Nessuna protezione anti-copia. La musica acquistata può essere copiata su qualunque dispositivo.
  • Ottima qualità audio: gli album possono essere acquistati in molti formati. MP3 di alta qualità, originale in WAV, AAC, FLAC, OGG. Si può anche acquistare il CD che viene spedito.
  • L’acquirente partecipa alla formazione del prezzo. A mio avviso, questa è la novità più interessante e intelligente. Ne parliamo in dettaglio qui sotto.

Il prezzo
I prezzi sono specificati in dollari, euro e sterline.
Quando acquistate un album in download, vi viene consigliato un prezzo, tipicamente € 6, come vedete abbastanza basso. Voi, però, potete offrire una cifra diversa che va da un minimo di € 4 a un max di € 14. Non c’è contrattazione. Voi comprate l’album alla cifra che scegliete.
Ricordate che, prima dell’acquisto, potete scaricare l’intero album in MP3 (non solo degli estratti) e ascoltarlo per quanto volete (anche mesi). Se poi ritenete che valga meno di € 6, lo comprate a 5 o 4. Se pensate che valga molto, potete offrire € 8 o 10 o ancora di più. Pensate che il 50% di questa cifra va all’artista.

Tutto questo vale per la vendita al dettaglio per l’ascolto privato. Se invece volete acquistare della musica per inserirla in un vostro progetto anche commerciale (film, video, locali pubblici, compilations, perfino remix, etc), allora potete acquistare una licenza.
Il prezzo delle licenze cambia in base al budget del progetto e a vari altri fatti, tipo l’ampiezza della distribuzione, se è un progetto su web, se la musica è usata anche nella pubblicità, eccetera.
Vediamo alcuni esempi. Licenza per una canzone usata in:

    Un film con minimo budget (meno di $ 10000 che per un film è niente) che gira solo nei festival d’autore = $100
    Stesso film che però è distribuito nelle sale a livello nazionale = $ 380
    Stesso film distribuito nelle sale tutta la UE = $ 690
    Stesso film distribuito nelle sale in tutto il mondo = $ 869
    Film con budget fino a $ 5 milioni distribuito in tutto il mondo = $ 4785
    Film con budget fino a $ 5 milioni distribuito in tutto il mondo e canzone usata anche nei trailers = $ 7177

In modo simile si calcolano i prezzi per altri tipi di progetto. C’è una apposita pagina di calcolo sul sito.

Repertorio
Posso dire di aver visto crescere questa etichetta. L’avevo già vista vari anni fa, poco dopo l’apertura, quando aveva in repertorio solo una cinquantina di album. Oggi Magnatune distribuisce più di 200 artisti e più di 500 album di tutti i generi, dalla musica classica all’heavy metal. Andate a leggervi le dichiarazioni del fondatore John Buckman (nell’immagine) per capirne lo spirito.

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Oct

Dowland poll

Scritto da:Mauro Graziani @ 2006.10.29.03.34.06 — Archiviato in: Antica

Queste sono 3 versioni dello stesso pezzo di Dowland fra cui quella di Sting.
Se ne avete voglia, ascoltatele tutte e poi ditemi quale preferite. Basta mettere un commento con il numero (se volete potete anche argomentare).
Anche per quelli che l’hanno sentito per la prima volta da Sting può essere un test interessante. Non voglio dimostrare niente. Lo faccio solo per curiosità,
Il brano è “Can she excuse my wrongs”. Gli interpreti sono quelli indicati qui sotto. Cliccate sul nome per ascoltare.

  1. Ensemble La Primavera
  2. Sting - Karamazov
  3. Edward Martin and William Bastian
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29

Oct

L’Universo non è user-friendly ma a volte fa ridere

Scritto da:Mauro Graziani @ 2006.10.29.02.06.41 — Archiviato in: Privacy, Web

Che cosa si scrive di solito su un documento quando non si vuole venga diffuso?
Per esempio “confidential”, oppure “not for distribution”, o ancora “not for public release”. In italiano, “strettamente confidenziale” o cose del genere.
E dove si usano documenti di questo tipo? Nelle aziende, nelle organizzazioni e in posti del genere. E ovviamente, perché sia accessibile agli interni, si piazza in una apposita cartella sulla intranet aziendale. E come al solito l’idiota di turno dimentica che in quella cartella ci arrivano anche i robots, come quello di Google.
Adesso cercate le frasi di cui sopra in Google e divertitevi a spulciare fra le decine di migliaia di documenti che saltano fuori. Ovviamente non tutto quello che trovate è un documento confidenziale; ci sono anche pagine che contengono le suddette frasi per caso (come questo post), ma in ogni caso, sembra proprio che molte aziende si divertano a spiattellare i propri verbali in faccia a cani e porci.
I risultati migliori li ho ottenuti con questa ricerca. Se poi si limita il tipo di file a pdf va ancora meglio.
Adesso provate anche ad aggiungere il nome di una specifica azienda…

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29

Oct

John Whitney

Scritto da:Mauro Graziani @ 2006.10.29.00.51.07 — Archiviato in: Computer Art, Musica, Videoarte

Animation
John Whitney (1917 - 1995) è stato uno dei pionieri della computer graphic collegata alla musica.
Dopo aver iniziato con film sperimentali in 8 e 16 mm, Whitney teorizzò un collegamento diretto, su basi matematiche, fra la serie armonica e una serie di forme in movimento (tutto questo nel suo testo più importante, Digital Harmony, pubblicato da McGraw-Hill nel 1980).
Il suo lavoro può apparire un po’ naive nel 2006, ma è stato penalizzato dalla poca potenza dei computer dell’epoca. Oggi abbiamo questo sito, segnalato da Federico, in cui alcune delle idee di Whitney prendono la forma di animazioni flash che uniscono immagine e suono.
Le animazioni funzionano come segue: le sferette colorate che partono insime viaggiano su traiettorie circolari con velocità legate alla serie armonica. Se la sfera più grossa fa un giro in, poniamo, 2 minuti, quella immediatamente più piccola, nello stesso tempo fa 2 giri; la seguente fa 3 giri, l’altra 4 e così via, esattamente come, nal caso degli armonici, mentre la fondamentale fa 1 ciclo, il primo armonico ne fa 2, il secondo 3 eccetera. Inoltre, ogni volta che una sfera attraversa la linea orizzontale, emette la nota ad essa collegata, che dipende dal tipo di esempio che scegliete.
Tutte le figure che si formano sono generate unicamente dai rapporti delle velocità. Quando le sfere sono allineate, gli armonici sono in fase.
Potete verificare il tutto lanciando l’ultima variazione (hand cranked) in cui il movimento viene controllato manualmente con una simpatica manovella.

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29

Oct

The Avant Garde Project

Scritto da:Mauro Graziani @ 2006.10.29.00.01.04 — Archiviato in: Copyright, Elettroacustica, Strumentale

Segnalato da max.

The Avant Garde Project (AGP) è un archivio di registrazioni di musica del ‘900, originariamente pubblicate su vinile e mai riportate su CD, quindi praticamente perdute per il pubblico e il mercato.
Vi si trovano, fra gli altri, lavori di Berio, Maderna, Kagel, Cage, Takemitsu, Zimmermann e molti altri. La pagina dell’archivio è qui.

Il materiale è in formato FLAC (Free Lossless Audio Codec). Si tratta di un compressore audio senza perdita, cioè, a differenza dell’MP3, la decompressione restituisce pari pari l’originale in formato wav. Normalmente non si ascolta direttamente il FLAC. Prima si decomprime ottenendo il wav e poi se ne fa quello che si vuole. Il decompressore esiste per windoze, mac e linux. Winamp 5.31 lo gestisce. Al limite cliccate qui: cerca per windoze, cerca per mac.

Questo progetto evidenzia anche una ennesima distorsione del copyright contro cui mi sono già scagliato. Quello che l’AGP fa è teoricamente illegale, perché, se le registrazioni sono uscite su vinile, sono in mano a un editore discografico che ne detiene i diritti. Però (e qui arriva la considerazione ispirata al buon senso), se questo editore non le mette in vendita da anni, significa che, per lui, hanno un valore di mercato nullo oppure che la spesa per produrre l’edizione in CD supera i profitti stimati, il che è lo stesso.
Ne consegue che, in questo caso, i diritti dovrebbero scadere e l’opera dovrebbe diventare di dominio pubblico, altrimenti il copyright serve solo a farla sparire. In effetti i vinili mai diventati CD non sono pochi. Per i libri, poi, la cosa è ancora peggiore: sono molti i volumi ormai fuori catalogo che non vengono ristampati e quindi non si possono acquistare a nessuna cifra. Eppure, anche in questo caso, la legge ne vieta la fotocopia.
Mi rendo conto che l’editore può sempre dire: ho pagato i diritti e adesso ne faccio quello che voglio. A mio avviso, però, il sistema dovrebbe prevedere un esproprio culturale a fini di pubblica utilità. Se detieni i diritti di un’opera, la devi anche immettere sul mercato, rendendola accessibile al pubblico, oppure, dopo un certo tempo di non pubblicazione, ne perdi i diritti.

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